La Lega degli Straordinari Gentlemen, il progetto più ambizioso di Alan Moore


Scopriamo insieme l’opera più ambiziosa, personale e indipendente di Alan Moore: La Lega degli Straordinari Gentlemen, pubblicata in Italia da Bao Publishing

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Non è facile scrivere del La Lega degli Straordinari Gentlemen. Non è tanto perché  è un’ opera mastodontica di costruzione di un universo narrativo di supereroi a fumetti, partendo dalla rielaborazione di personaggi della letteratura e della cultura popolare inglese. Non è neanche per la mole quasi infinita di citazioni e riferimenti colti di cui è piena ogni pagina, che sembrano quasi sfidare il lettore a indovinarli tutti, con la consapevolezza quasi sadica dell’ autore che nessuno ci riuscirà per davvero. Non è neanche per la chiave di lettura ironica utilizzata  per passare in rassegna più di 100 anni di storia britannica e rielaborarne il mito in chiave fantascientifica, esoterica, complottista, solo per citare alcune delle interpretazioni più evidenti.

È che quando bisogna scrivere di un fumetto del genere ci si trova un po’ in soggezione, soprattutto se si cerca di essere obiettivi, mettendo in luce anche alcune ombre che un progetto così ambizioso inevitabilmente si porta dietro.

Ma andiamo con ordine. Dopo aver ridefinito il modo di vedere alcune icone dei fumetti, tra cui Batman, Superman ed il Joker, con la famosa The Killing Joke, dopo aver presentato i supereroi revisionisti e decostruzionisti, drammatici e crepuscolari di Miraclemen e Watchmen, dopo aver ideato una versione originale e personale non solo del passato del suo paese, con From Hell, ma anche del suo futuro, con il distopico V for Vendetta, Alan Moore alla fine degli anni novanta decide di dare alle stampe il suo progetto più ambizioso, La Lega degli Straordinari Gentlemen, che ha avuto una storia editoriale travagliata, partendo da una sussidiaria della DC Comics per approdare alla indipendente Knockabout Comics per motivi di copyright, e una gestazione molto lunga. Il primo ciclo di storie è  uscito in lingua originale tra il marzo del 1999 e il settembre del 2000; il secondo, seguito naturale del primo e ambientato nello stesso anno, poco dopo la prima avventura, è stato dato alle stampe tra il settembre del 2002 e il novembre 2003 (quasi in contemporanea con l’uscita del discutibile film tratto dall’opera, degno di nota solo per essere stata l’ultima pellicola in cui ha recitato Sean Connery); il terzo, invece, dal titolo Century, è  stato pubblicato nel 2009; tutto questo senza far menzione di Black Dossier e Nemo, storie strettamente collegate alla serie portante.  In Italia, in occasione dell’uscita de La Tempesta, ultimo capitolo della saga, l’editore Bao Publishing ha riproposto i tre episodi principali nel formato 17×26 dell’edizione originale; sono proprio questi che andremo a recensire cercando di non rivelare troppo della trama.


 

Il progetto iniziale di Moore è intrigante: costruire un mondo dove un gruppo di personaggi celebri provenienti dalla letteratura vittoriana s’incontrino e interagiscano per diventare un gruppo di supereroi segreto che agisce nell’interesse dell’impero Britannico. Nel primo ciclo di storie, vediamo prendere vita la prima formazione della Lega (un rimando neanche troppo velato alla Justice League), riunita  nel 1898 da un misterioso agente governativo di nome M. e guidata dall’unico personaggio femminile presente tra le sue fila, cioè  Mina Murray, la donna  rapita da Dracula nel romanzo di Bram Stoker, che nella versione di Moore ha divorziato dal marito Jonathan Harker ed è diventata una spia. Con l’aiuto di Campion Bond (nonno del più famoso James), Mina arruola uno dopo l”altro: Allan Quatermain, il cacciatore  creato da H.R. Haggard, diventato un vecchio oppiomane; Hawley Griffin, l’uomo invisibile dei romanzi di H.G. Wells; il capitano Nemo, comandante del Nautilus in Ventimila Leghe Sotto i Mari, principe indiano critico  verso l’imperialismo britannico; il fortissimo e pazzo Edward Hyde, che si nasconde a Parigi con il suo alterego, il fragile dottor Jekyll, dopo aver finto la propria morte e viene rintracciato con l’aiuto di Augusta Dupin.

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Questi personaggi fuori dal comune si imbarcano in un’avventura rischiosissima volta a recuperare un misterioso elemento, chiamato cavorite, rubato al governo da un boss del crimine cinese di Londra, il dottor Fu Manchu, che vuole utilizzarlo per rovesciare l’impero bombardando la sua capitale. Nel corso della storia non mancherà un colpo di scena che svelerà l’identità del vero cattivo del racconto, l’ideatore del piano criminale dietro al furto della cavorite. I protagonisti rischiano tutto per salvare il proprio paese, appianando le proprie divergenze e superando i propri dubbi. Alla fine del volume i Gentlemen riescono nel loro intento, Mycroft Holmes, fratello di Sherlock, diventa il nuovo M e già una nuova minaccia si profila all’orizzonte.

La seconda saga della Lega inizia dove si era fermata la prima: dopo una veloce apparizione di John Carter e Gullivar Jones, protagonisti di avventure fantastiche di inizio 900, mostruose macchine tripodi provenienti da Marte cominciano ad apparire nel Regno Unito e tocca alla Lega combattere anche questa battaglia. Per affrontare la minaccia proveniente dalla Guerra dei Mondi di H.G. Wells, il gruppo si divide in due: mentre Mina e Allan vanno alla ricerca di un’arma ideata dal dottor Moreu (altro personaggio letterario), abbandonandosi alla propria passione reciproca, gli altri personaggi rimangono a Londra, per fronteggiare l’invasione sul campo, il tradimento di uno di loro e gli eccessi di un Mr. Hyde sempre più fuori controllo, anche per motivi di cuore. Alla fine Moore fornisce la sua personale interpretazione della vittoria dell’umanità sugli alieni: il governo inglese ricorre ad un’arma batteriologica e ad una grande bugia per coprire il proprio cinismo, mentre la Lega compie il suo dovere, ma rimane profondamente disgustata dai compromessi che ha dovuto accettare. La disillusione che deriva da questa vicenda, oltre che la defezione di due elementi, spinge il gruppo a sciogliersi.

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Century, terzo capitolo dell’epopea, ambientato dopo gli eventi collaterali narrati nei testi scritti e nelle illustrazioni presenti in appendice ai primi due volumi e nel Black Dossier, è in realtà una trilogia che si articola in tre periodi storici diversi. Il primo episodio si svolge nel 1910, presenta una formazione della Lega composta da Mina, da un Quatermain ringiovanito grazie ad una fonte di eterna giovinezza africana, da Orlando (l’immortale personaggio dell’omonimo romanzo di Virginia Wolf, che Moore fonde con l’Orlando della narrativa epica), da Thomas Carnacki (detective dell’occulto creato agli inizi del secolo scorso dallo scrittore William Hope Hodgson) e da A.J. Raffle (una sorta di antenato di Arsenio Lupin). La nuova squadra dovrà cercare di fermare le macchinazioni di Oliver Haddo un occultista diventato immortale grazie alla sua capacità di appropriarsi dei corpi altrui, che sta cercando di organizzare la venuta sulla terra dell’Anticristo, mentre i bassifondi di Londra vengono sconvolti dall’arrivo in città di Jenny, la figlia del capitano Nemo, e da una misteriosa riapparizione di Jack lo Squartatore dopo anni di inattività. Il secondo episodio di Century si svolge nel 1969. Haddo è ancora in circolazione e questa volta cerca di occupare il corpo della più grande rockstar del momento, un certo Terner, che è un chiaro riferimento a Mick Jagger.

Allan, Orlando e Mina in un oceanico concerto ad Hyde Park della Purple Orchestra-il gruppo di Terner simile ai Rolling Stones-con lo sfondo di una Beat Generation che sta vivendo la propria apoteosi, devono fermare le macchinazioni del loro nemico. Lo scontro decisivo avvienesul piano astrale tra Haddo e una Mina strafatta di acido, proprio quando sulla terra un ragazzo cerca di approfittarsi di lei, del suo stato alterato. Mina riesce a prevalere, ma Haddo si impossessa proprio del ragazzo approfittatore, che a sorpresa si rivela essere addirittura Voldemort della saga di Harry Potter. Il malvagio scappa e Mina sotto l’effetto di allucinazioni viene portata in manicomio, Allan e Orlando non hanno più sue notizie e sprofondano in un baratro di solitudine.

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Il finale di Century è ambientato nel 2009: Mina è rimasta in manicomio 40 anni, Quatermain senza di lei ha ceduto di nuovo alla droga e Orlando è  rimasto l’unico in grado di fermare Haddo. Dopo aver liberato Mina e fatto un ultimo tentativo per redimere Allan, Orlando parte con Mina per la resa dei conti con Haddo che si rivela essere….no, questo preferiamo non rivelarlo. Diciamo solo che l’indizio lasciato sul finale dello scorso episodio è  fondamentale, che il nemico finale è un’icona della letteratura e del cinema contemporaneo e che, per fermarlo, è necessario l’intervento addirittura di Dio travestito da Mary Poppins (!), in uno scontro all’ultimo sangue, che vede partecipare anche la Lega, per nulla epico e totalmente surreale.

Come già accennato in precedenza, l’opera di Moore, trasformando dei personaggi letterari negli antesignani dei supereroi, riesce a soddisfare il palato esigente sia degli amanti della letteratura sia degli amanti dei comics; inoltre la straordinaria cultura dell’autore inglese trasuda da ogni pagina e il lettore si trova incastrato in un gioco divertente di caccia alla citazione e alla differenza tra la versione di ciascun personaggio fornita  dalla letteratura e la versione riveduta e corretta del Bardo di Northampton. La quantità di materiale prodotto, poi, è  veramente titanica e il lavoro di Worldbuilding dell’universo narrativo in cui i personaggi della Lega si muovono, ottenuto anche grazie alle parti narrative inserite in ogni albo, fa impallidire qualsiasi altra operazione simile realizzata.

La trama inoltre è  costruita in maniera molto solida, i colpi di scena sono sapientemente dosati e non mancano scene memorabili. Moore ha la straordinaria capacità di utilizzare tutti gli strumenti che la tavola gli concede per procedere con la narrazione: il lettore si può immergere in una lettura su due livelli, uno verbale ed uno visivo. I personaggi parlano di argomenti anche importanti mentre fanno altro e bisogna seguire ogni dettaglio della vignetta per capire tutto l’ordito. E poi l’autore sa quando suggerire è più potente che mostrare ( per esempio nella famosa scena della cena di Hyde con Nemo prima della battaglia finale con i marziani) e quando invece è più d’impatto non lasciare niente all’immaginazione ( la passione sfrenata di Mina e Quatermain nel bosco anche di fronte all’ipotesi della fine del mondo, sempre per menzionare uno solo dei tanti episodi degni di nota).

L’ombra di questa grande epopea a fumetti di cui parlavamo prima, nasce proprio dal suo principale punto di forza: il suo scrittore. Moore è dotato di un ego smisurato e, per appagarlo, continua ad alzare l’asticella e ad esasperare le caratteristiche peculiari della sua opera: il gioco delle continue citazioni, se nel primo volume è limitato e funzionale alla narrazione, già a partire dal secondo ciclo di storie riguardante la Guerra dei Mondi, comincia ad essere eccessivo e finisce col prevalere sull’intreccio. Inoltre lo stravolgimento del carattere degli eroi, a volte anche in senso diametralmente opposto a quello dei romanzi da cui sono tratti, in alcuni punti delude il fan letterario, che non riconosce più il personaggio del suo romanzo preferito. L’apoteosi viene raggiunta da Century che, in quanto a eccessi, fa letteralmente  impallidire i primi due volumi. Qui il miscuglio di citazioni arriva a toccare anche personaggi della vita reale (vedi i già citati Rolling Stones, ma anche James Bond, Mrs Peel, personaggi di Harry Potter, per non parlare del cattivo finale, che è un personaggio amato in tutto il mondo e qui viene dileggiato senza pietà) ed è portato talmente all’eccesso, che ognuno di loro viene solo accennato e mai approfondito davvero, la trama perde di complessità e tutto sembra risolversi in una farsa, dissacrante certo, ma talmente eccessiva da non essere più divertente.

 

Anche la parte grafica, affidata al disegnatore britannico Kevin O’Neill, rimasto con Moore per tutti i volumi della saga, presenta luci ed ombre. Mentre nelle storie che si svolgono nella Londra vittoriana l’artista si trova decisamente a proprio agio, riuscendo a stupire con ambientazioni  steampunk realmente ben costruite, grazie anche alla sua cura maniacale per i dettagli degli sfondi delle vignette, dei costumi e delle armi utilizzate dai protagonisti (notevole il suo Nautilus, ancora più avveniristico i quello descritto da Verne), qualche impaccio si nota quando cambia il periodo storico. In Century, infatti, O’Neill si concentra meno su quello che gli viene meglio, il character design, e il risultato è  che i personaggi si somigliano tutti tra di loro, oppure cambiano di aspetto tra una pagina e l’altra, creando qualche confusione narrativa.

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Ben conoscendo i suoi limiti nel disegnare movimenti dinamici verosimili, O’Neill riduce all’osso le scene d’azione, salvandosi di mestiere con uno storytelling fatto di vignette multiple, che guidano il lettore nell’evoluzione della storia, alternate a splash page di grande impatto visivo; infine, si concentra sul suo punto forte, la resa dell’espressione dei personaggi, grazie al suo tratto caricaturale, eccessivo, particolareggiato.

Di nuovo, però, spiace notare come in Century  questo aspetto sia un po’ sotto tono: sembra che l’artista britannico, seguendo il trend di Moore, voglia accentuare il carattere surreale e grottesco della terza avventura, tralasciando il realismo. Sicuramente riesce nell’intento, ma era migliore l’approccio utilizzato nei primi due volumi.

Per concludere, se dovessimo consigliarvi se vale la pena leggere la Lega degli Uomini Straordinari, sicuramente vi diremmo di si: nonostante i suoi difetti, infatti, non esiste nel panorama fumettistico mondiale un’ opera comparabile, così monumentale, ironica, eccessiva, piena di stimoli culturali.

È Il World building definitivo di Alan Moore, la sua opera forse più personale e indipendente, quindi è naturale che si porti dentro anche il difetto più grande dello scrittore inglese: il suo ego smisurato, che però può essere facilmente perdonato. Non resta quindi che recuperare i capitoli successivi della saga sempre pubblicati da Bao Publishing (come per esempio Nemo, la storia della figlia del capitano del Nautilus), per completare tutti i tasselli di questo incredibile affresco narrativo.

 

 

 

 

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Mario Aragrande

Nato con un fumetto in mano, sono cresciuto a pane e supereroi. Mentre aspettavo che il ragno radioattivo mi mordesse, ho sviluppato un'ossessione per musica, cinema e serie TV, che tento di tenere a freno, tra le altre cose, con la mia penna. Perché da una grande passione derivano - spero - grandi recensioni.

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