Dal Marrakech Film Festival, a cui sta partecipando in qualità di giurata, l’attrice Jenna Ortega dice la sua sull’intelligenza artificiale, dichiarando che è molto facile esserne terrorizzati.
La domanda, posta durante la conferenza stampa di apertura del festival, è stata rivolta all’intera giuria, composta, oltre che da Ortega, da Anya Taylor-Joy, dalla regista di Past Lives e Materialists Celine Song, dalla vincitrice della Palma d’oro per Titane Julia Ducournau, dal regista brasiliano Karim Aïnouz, dal cineasta marocchino Hakim Belabbes e dall’attore-regista iraniano-americano Payman Maadi.
A presiederla, il regista del film Premio Oscar Parasite, Bong Joon Ho.

Jenna Ortega e i timori sull’IA
Ortega ha fatto riferimento alla storia del rapporto tra umanità e tecnologia, dichiarando poi:
«Tendiamo sempre a esagerare e penso che sia molto facile esserne terrorizzati — io so di esserlo — davanti a una profonda incertezza. Sembra quasi di aver aperto il vaso di Pandora.»
Il sentimento predominante è la paura, quindi; ma, in lontananza si affaccia la speranza che l’IA serva da stimolo per una nuova rivoluzione artistica e culturale:
«In questi tempi difficili e confusi, spesso è proprio questo che spinge gli artisti a farsi sentire di più, a fare di più, a generare un nuovo risveglio, una nuova passione e un nuovo senso di protezione, e voglio pensare — e sperare — che sarà così.»
Ortega ha poi aggiunto:
«Ci sono cose che l’IA semplicemente non riesce a replicare. C’è bellezza nella difficoltà e c’è bellezza negli errori, e un computer non può farlo. Un computer non ha un’anima.
[Spero si] arrivi a un punto in cui diventerà una sorta di cibo spazzatura mentale, che ci fa star male senza sapere il perché. Credo che, per quanto sia brutto dirlo, a volte il pubblico debba essere privato di qualcosa per tornare ad apprezzarla.»
Bong Joon Ho le ha fatto eco, aggiungendo però che l’IA potrebbe avere un aspetto positivo, segnando
«l’inizio della fase in cui la razza umana comincia finalmente a chiedersi, seriamente, che cosa solo gli esseri umani possono fare.» e ha continuato, ridendo, con «La mia risposta personale, invece, è che organizzerò una squadra militare la cui missione sarà distruggere l’IA in tutto il mondo.»
Celine Song è andata meno per il sottile:
«Per citare Guillermo del Toro, che sarà presto qui al festival, fott*** l’IA. Sta distruggendo completamente il nostro pianeta […], colonizzando la nostra mente e il modo in cui incontriamo le immagini, il modo in cui incontriamo il suono.
Sono molto preoccupata, perché penso che la cosa numero uno che siamo qui a difendere, come artisti, sia l’umanità. L’IA sta cercando di infiltrarsi in ciò che rende le nostre vite bellissime e complesse e degne di essere vissute… Dal profondo e in modo non molto rispettoso, fott*** l’IA.»
Il Marrakech Film Festival 2025 è ufficialmente iniziato venerdì sera con la proiezione di Dead Man’s Wire di Gus Van Sant e proseguirà fino al 6 dicembre.
Tra i film in programma, A Private Life e Frankenstein, Hamnet di Chloé Zhao, Calle Málaga di Maryam Touzani e il film di chiusura Palestine 36.
Previsti poi dei tributi a Jodie Foster e Guillermo del Toro, e conversazioni con Kleber Mendonça Filho – CEO dell’Academy of Motion Picture Arts and Sciences -, Bill Kramer, la star di Matrix Laurence Fishburne, il vincitore della Palma d’oro per It Was Just an Accident Jafar Panahi e il regista di Blonde Andrew Dominik.
Il festival vede concorrere 14 film, tutti realizzati da registi al loro primo o secondo lungometraggio e provenienti da tutto il mondo, per scoprire nuovi talenti internazionali.
Fonte: Variety


