Intervista a Stefano Fantelli e Marcello Mangiantini – Il lato horror di Zagor

Lo scorso dicembre, durante la kermesse X-Mas Comics 2023 di Torino, abbiamo avuto l’opportunità di intervistare Stefano Fantelli e Marcello Mangiantini, autori di casa Bonelli e tra gli artefici delle storie horror di Zagor

copertina intervista fantelli mangiantini

Zagor è tante cose: avventura, western, mistery, fantasy… ma anche horror! Molte delle storie dello Spirito con la Scure hanno delle tinte e delle ambientazioni da vero e proprio ‘film dell’orrore’. E per un genere così particolare ci vogliono degli esperti del settore; qualcuno capace di scrivere delle storie che facciano venire i brividi lungo la schiena e qualcuno capace di tramutare le parole in vere e proprie immagini terrificanti da far stampare nelle menti dei lettori. Ed eccoci, quindi, all’intervista che segue e che riassume l’incontro avvenuto con Stefano Fantelli e Marcello Mangiantini, rispettivamente sceneggiatore e disegnatore per Sergio Bonelli Editore (in particolare di Zagor), ma anche grandi amici. In questa lunga chiacchierata andremo a conoscere il percorso dei due autori, le loro esperienze con lo Spirito con la Scure e alcune anticipazioni su interessanti (ma altrettanto spaventosi) progetti futuri. Buona lettura!


Ciao Stefano e Marcello e benvenuti su MegaNerd! Cominciamo questa chiacchierata con qualche informazione su di voi; Stefano Fantelli sei un autore molto versatile nella scrittura: libri, fumetti, qualcosa anche legato al teatro, curatore editoriale… insomma ti tieni molto impegnato!

S.F. – Sì, credo di essere abbastanza eclettico… “anche poeta” (risata n.d.r.). Questa era una citazione però (riferendosi ovviamente alla chiacchierata tra il mitico Ragionier Ugo Fantozzi e la Signorina Silvani, n.d.r.). A parte gli scherzi, prossimamente uscirà anche un mio libro di poesie che è in lavorazione, si tratta anche questo di un progetto molto dark…

Sei legato, per l’appunto, principalmente all’horror e allo splatter-punk e sei soprannominato ‘Il Brujo’ (“stregone” in spagnolo). Come nasce questo soprannome che è anche, tra l’altro, il personaggio di molte delle tue storie e soprattutto la tua passione per il genere horror?

S.F. Il Brujo nacque come personaggio in una mia raccolta di racconti pubblicato nel 2003, intitolata “Alla fine della notte”. All’interno c’è questa storia che si intitola “El Brujo: storia di un uomo così pazzo da fidanzarsi con una fata”. Le avventure del Brujo poi sono continuate in seguito, anche come fumetto, nel 2010 è uscita la graphic novel “El Brujo Grand Hotel”. La mia scrittura è molto autobiografica e quelle del Brujo sono le mie storie più autobiografiche, anche se romanzate e con l’aggiunta del surreale, quello che di recente viene definito “realismo magico”. Sono le mie storie di narrativa che hanno avuto più successo ed è diventato poi il mio soprannome, una sorta di mio alter-ego letterario. Ma non è un supereroe, anzi, è un personaggio con un sacco di problemi (risata n.d.r.). Riguardo la mia passione per l’horror, ne sono sempre stato appassionato sin da bambino. Ho avuto la fortuna di avere un fratello maggiore e un padre grandi appassionati del genere e mi sono ritrovato sin da piccolo a guardare film insieme a loro. Ho visto i film di Dario Argento e Freaks di Tod Browning quando avevo 8/9 anni… e questo potrebbe spiegare molte cose, che poi disegnatori come lui (Marcello Mangiantini, n.d.r.) adesso stanno pagando (risata n.d.r.). Quindi sono rimasto colpito dall’horror e in particolare da alcuni autori; adoravo leggere Edgar Allan Poe o guardare i film della Hammer che davano di notte in TV. Questa è un po’ la genesi del Brujo/Fantelli.

 

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Invece Marcello Mangiantini, tu sei diventato un disegnatore della Bonelli nel 2003, ma precedentemente al tuo approdo in Bonelli hai fatto parte di Lucca Fumetto con le prime pubblicazioni, in particolare Area 51. Ci puoi dire qualcosa di quel periodo?

M.M.- Allora, Lucca Fumetto è stato il mio primo contatto con le pubblicazioni e con il mondo semi professionistico. Era un’associazione formata da artisti uniti dalla stessa passione e avevamo uno stand al Lucca Comics, nella sua prima incarnazione quando si svolgeva all’interno del palazzetto. C’erano un sacco di ragazzi appassionati, tra cui Simone Bianchi e c’era sempre grande fermento e voglia di creare, inventarsi qualcosa. Abbiamo fatto cose umoristiche e poi abbiamo avuto l’occasione di fare questa serie, ‘Area 51’, di genere fantascientifico, mondo a me completamente oscuro all’epoca, ma che mi ha dato l’opportunità della prima pubblicazione. Dacché dovevo fare un numero, ne ho disegnati cinque. Poi mi sono occupato di un lavoro importante per il Comune di Poggio a Caiano, che riguardava la storia di un personaggio poggese, Filippo Mazzei, medico che ha partecipato alla guerra d’indipendenza americana e grande amico di Benjamin Franklin e Thomas Jefferson. Il comune me l’aveva commissionata con il fine di divulgare la conoscenza della storia di questo concittadino.

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Si trattò di un lavoro molto consistente di circa 80 pagine, con una grande diffusione e fu il mio primo vero lavoro da professionista. In seguito ho lavorato anche per l’editore Mercury a una piccola serie intitolata “Il diavolo bianco” con ambientazione settecentesca, una sorta di Zorro. E dopo sono arrivato in Bonelli nel 2003 con circa 500 tavole pubblicate con editori minori. E’ stata una bella gavetta. In Bonelli ho cominciato subito su Zagor, un personaggio che mi tornava particolarmente congeniale perché è dinamico e le avventure si svolgono negli Stati Uniti. Devi sapere che io ho una passione per la cultura dei nativi americani e un pochino questo hobby mi ha fatto da traino, perché appassionandomi agli indiani ho cominciato a leggere fumetti e di conseguenza ho cominciato a interessarmi anche alle culture. E, come di consueto, da cosa nasce cosa. Inoltre ho disegnato storie western sin da piccolo sui quaderni di scuola. E’ stato un avvicinarsi graduale al mondo professionale. Poi mi sono accorto che poteva diventare un mestiere. E devo dire la verità… anche se sono passati 20 anni è un lavoro che non mi pesa. Tutte le mattine mi metto al tavolo da lavoro con un bel carico di energie.

Siete entrambi autori di Zagor. Era un personaggio a cui eravate già affezionati e che leggevate da fan?

S.F. – Sempre grazie alla mia famiglia, principalmente mio padre e mio fratello, mi sono ritrovato a crescere in una casa piena di libri e fumetti e fin da piccolo, prima ancora di cominciare a leggere, il mio personaggio preferito dei fumetti è subito diventato Zagor. Nei primi anni ‘80 non c’era ancora Dylan Dog e l’horror lo si ritrovava in casa Bonelli nei fumetti di Zagor. Lui era il mio eroe e io volevo essere come lui. Pensa che mi sono fatto fare la scure da mio zio e la casacca da mia madre… mi posso definire uno dei primi cosplayer! Poi dopo sono arrivati Martin Mystère e a seguire Dylan Dog, che mi hanno letteralmente fulminato, ma il mio primo amore è stato senza dubbio Zagor. Ovviamente le storie che mi colpivano di più erano quelle horror e soprannaturali dove c’erano gli zombie, la mummia, l’uomo lupo, ecc.. Sergio Bonelli era un grande appassionato di horror e fantascienza e a differenza di Tex inseriva molti più elementi weird in Zagor.

M.M.– Si lo conoscevo sin da prima di esserne un disegnatore. Lo leggevo insieme a Tex e Alan Ford anche se non sono mai stato un grande collezionista. Sono sempre stato un lettore disordinato e occasionale. Quelli che mi capitavano, leggevo.

Voi due vi siete conosciuti proprio sulle pagine dello Spirito con La Scure?

S.F. – Per anni non ci siamo mai incrociati. Poi siamo stati ospiti insieme a una fiera e ci siamo conosciuti di persona. Ma è stato in seguito, quando abbiamo cominciato a lavorare entrambi sulla stessa storia che ci siamo conosciuti davvero ed è nata, cosa non banale, una vera e propria amicizia. Entrambi lavoriamo con altri autori però non è così scontato che ci possa essere quell’alchimia e sintonia. In questo caso ci siamo trovati e questo è stato notato anche dal curatore editoriale di Zagor, Moreno Burattini, che ha scherzato definendoci, già dopo la prima storia, una ‘coppia di fatto’. Dopo la prima storia insieme, che è stata il Color Zagor uscito ad agosto 2023, abbiamo realizzato lo speciale di Zagor che uscirà a marzo 2024, ma abbiamo già un’altra storia in cantiere che sarà importante, inizieremo a lavorarci tra qualche mese, per ora ho scritto solo il soggetto. Siamo diventati amici, ci conosciamo abbastanza bene ormai e questo ci fa funzionare meglio sul lavoro.

M.M. – Io ho una particolarità, ho ‘battezzato’ quattro nuovi sceneggiatori: Roberto Altariva, Antonio Zamberletti, Gabriella Contu e adesso lui. Però con Stefano abbiamo trovato un’affinità particolare. Si riesce a lavorare, ci si capisce e ci si intende al volo. Nessuno prevarica sull’altro. Così si lavora bene.

S.F. – Marcello dice che mi ha battezzato, ma in realtà era già uscita una mia storia di Zagor qualche anno prima (risata n.d.r.). Però quella con lui sullo Zagor Color è stata la mia prima storia lunga, 126 pagine… ma è stata anche la prima storia a colori per Marcello.

Zagor

Zagor Color n. 17 intitolato ‘Il signore dei cimiteri’ è stato, appunto, per te, Marcello, il primo albo a colori su cui hai lavorato. Ci sono state differenze o difficoltà nella realizzazione rispetto al classico albo in b/n ?

M.M. – E’ stato un lavoro gratificante, nonostante qualche diffidenza preventiva, e che ha avuto diversi riscontri positivi. Di sicuro un lavoro che viene ultimato con la colorazione va pensato sapendo che, dopo il disegno, ci sarà un intervento successivo. Per cui ho cercato di eliminare il tratteggio inutile, di tenere un segno più pulito e di non appesantire troppo con i neri pensando al fatto che dopo ci sarebbe stata questa ‘aggiunta’. E’ stata per me una novità. Avevo già disegnato una storia che era nata come ‘color’ e che poi per faccende editoriali, di uscite e scadenze è stata dirottata altrove. Però è stato divertente e ce la siamo cavata più che dignitosamente.

Color Zagor #17: usare gli zombie per parlare di schiavitù – Lo Spazio Bianco

 

Ne ‘ll signore dei cimiteri’ si parla di voodoo. Avete recuperato anche un vecchio alleato ‘nolittiano’ di Zagor : Guedè Danseur. Guedè è un personaggio di stampo comico, ma con cui immagino vi siate trovati a vostro agio viste le tematiche horror.

S.F. Da bambino una delle storie che mi aveva colpito di più di Zagor era quella con protagonisti gli zombie e il voodoo. Il tema della storia, in realtà, non l’ho scelto io, ma ne sono stato felicissimo. Il voodoo è un argomento ricorrente in alcuni miei libri di narrativa e Moreno Burattini, curatore di Zagor, aveva letto un mio romanzo, “Brigitte”, che è molto incentrato sul voodoo anche se è ambientato ai giorni nostri. Burattini, così, mi ha detto “Perché non scrivi una storia di Zagor sul voodoo? Così fai ritornare il personaggio di Guedè Danseur.” Ci tengo a dire che non si tratta del seguito della storia di Nolitta, ma vede solo il ritorno del personaggio di Guedè. All’epoca i nostri si trovavano ad Haiti, ora invece la storia si svolge a New Orleans.

M.M. – Tra l’altro un personaggio come Guedè è l’esempio lampante della forza di Zagor, ovvero la capacità di inserire nelle situazione drammatiche dei personaggi comici, Cico su tutti, che alleggeriscono un po’ sia la tensione che la narrazione generale. Secondo me è un valore aggiunto e tende a rendere la lettura più leggera. Sono momenti che spezzano la tensione e tolgono la pesantezza.

S.F. Parlando sempre di serie Bonelli, Zagor è stato il primo ad avere una spalla comica (Cico n.d.r.), prima ancora di Dylan Dog con Groucho.

Un po' di pagine dal nuovo speciale a colori di Zagor - Fumettologica

Quando vi siete trovati davanti alla pagina bianca dove dovevate scrivere (Stefano) e disegnare (Marcello) la vostra prima storia di Zagor, quali sono state le vostre sensazioni? Stiamo parlando di un personaggio di un certo peso e con un passato editoriale importantissimo… avete sentito una certa pressione oltre alla soddisfazione di essere nella storia di questo personaggio?

M.M.Io ho avuto un approccio non semplicissimo con Zagor. Agli inizi dopo i riscontri dei lettori riguardo le mie prime due storie, mi sono dovuto correggere, perché ho capito che dietro allo Zagor personaggio c’era una passione che andava oltre. Lì per lì, pensavo di dover disegnare un personaggio. Però, poi, ho capito in seguito agli incontri con i lettori e gli appassionati, che non era un personaggio e basta. Zagor era qualcosa di più e andava trattato con il massimo del rispetto. Io l’avevo trattato con rispetto ovviamente, ma non era abbastanza. Devo dire la verità, inizialmente è stata una bella botta e ho pensato “Cavolo… ce la farò?”. Poi però ho corretto il tiro in corsa, anche dal punto di vista grafico, e ora sono assolutamente soddisfatto (per quanto si possa e si debba sentire soddisfatto un artista). Pensa che Zagor ha due forum che fa raduni periodici. Non credo che altre testate abbiano situazioni simili. Ad esempio, io e Stefano siamo reduci dalla ‘pizzata’ natalizia di qualche giorno fa, dove noi autori incontriamo i lettori zagoriani. Dietro al personaggio c’è un qualcosa di simile a una famiglia… i cosiddetti ‘Abitanti di Darkwood’. Quando disegni o scrivi Zagor devi comunque considerare che dietro c’è un pubblico che è ben più che appassionato e che ha un amore fraterno con questo personaggio. È un pubblico pretenzioso perché ama il personaggio.

Lo Zagor Color di Mangiantini. Nei disegni la lotta con i non-morti: "Mi sono divertito tantissimo"

S.F. Allora, io ho fatto una gavetta lunghissima. Ho scritto un sacco di serie e di storie underground per piccole e medie case editrici, ma il mio sogno e obiettivo è sempre stato di diventare uno sceneggiatore per la Bonelli, scrivere Zagor e magari anche Dylan Dog, le collane più in linea con lo spirito horror che ho sempre voluto raccontare. Però non mi sono mai proposto e sono sempre andato avanti con le mie cose. Un giorno, ormai diversi anni fa, mi pare fosse il 2016, Moreno (Burattini n.d.r.) mi ha chiesto se volevo scrivere Zagor. Ovviamente c’è stata tanta emozione ma allo stesso tempo anche un po’ di ansia e nel mio cervello è apparsa la domanda: ‘Cavolo, e adesso cosa faccio?’ (risata n.d.r.) C’è stato un attimo di ‘ansia da prestazione’, ma dopo ho pensato che era quello che avevo sempre voluto fare e che dovevo lasciarmi andare. Burattini, che non è solo il curatore di Zagor ma, da 30 anni, ne è anche il principale sceneggiatore, ha creduto in me e non mi stancherò mai di ringraziarlo per questo. Lui non mi ha dato solo la possibilità di scrivere Zagor ma mi ha anche insegnato a farlo, perché di sceneggiature ne avevo già scritte tante ma ogni personaggio, ogni testata, ha le sue regole. Per esempio, ci sono cose che Zagor non farebbe e invece Tex sì, e viceversa. Ma non è solo questo, per scrivere Zagor devi imparare a pensare come Zagor e a parlare come Zagor, poi c’è anche il contesto storico da tenere presente, che personalmente amo alla follia… Il mio unico dispiacere è che mio padre non abbia fatto in tempo a vedere la mia prima storia di Zagor pubblicata, è morto un mese prima che uscisse l’albo in edicola… Comunque, adesso sto lavorando a quattro storie diverse di Zagor. Una posso dirti che la sta disegnando il bravissimo Giuliano Piccininno. Parallelamente, a dicembre è uscita la mia prima storia di Dylan Dog (“Incubo di Natale” presente in Dylan Dog Old Boy 22 n.d.r.).

Ci sono state differenze di approccio nella realizzazione della sceneggiatura della storia di Dylan rispetto a Zagor? Quali elementi classici horror ti piace inserire nelle storie che scrivi?

S.F. Avendo scritto già diverse storie di Zagor, l’approccio a Dylan per Incubo di Natale è stato diverso. Nonostante la gioia di scrivere questo personaggio non c’è stata quell’ansia degli inizi perché ero già uno sceneggiatore bonelliano, ma l’emozione della prima storia, quella c’è sempre. È Dylan Dog… Quindi diciamo che è stato più facile perché comunque conoscevo già le regole e le direttive di base, trattandosi della stessa casa editrice, ma ogni curatore di testata ha le sue esigenze e le sue idee. Mi sono trovato molto bene con Franco Busatta che trovo sia un ottimo curatore per il Dylan Dog Old Boy.

 

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Come avete già accennato, a marzo uscirà una vostra nuova storia su Zagor, uno speciale. Ci potete dare qualche anticipazione su cosa avverrà in questa nuova avventura Zagoriana? Sarà sempre a tinte horror?

S.F. – Si tratta del sequel di una storia uscita alla fine del 1980 scritta da Tiziano Sclavi, ‘La montagna degli dei che è il titolo di uno degli albi di cui si compone. È una storia assolutamente folle dove uno scienziato psicopatico crede di essere il nuovo Re dell’Olimpo e, siccome è schifosamente ricco perché ha rubato un tesoro trovato in una tomba in Grecia, si fa costruire a Darkwood una città ispirata all’antica Grecia… tanto a Darkwood si può trovare di tutto (risata n.d.r.)! Quindi Basileo, questo il nome del folle Re del nuovo Olimpo, fa rapire dai suoi sgherri gli uomini più forti di Darkwood per sottoporli alle leggendarie 12 fatiche di Ercole. Tra gli uomini rapiti c’è ovviamente anche il nostro Zagor. Nella storia in uscita il prossimo marzo, che sarà lo speciale di Zagor del 2024, torna questo avversario che si vuole vendicare dello Spirito con la Scure che nel 1980 gli ha mandato tutto a rotoli. Negli anni ‘80 c’era anche un approccio diverso di raccontare le storie di Zagor, c’era meno ricerca a livello storico, ma per forza di cose, potevi contare solo sui libri, sulle biblioteche, su qualche documentario che potevi beccare casualmente in tv. Non c’era Internet. Quindi rispetto a quella storia iniziale, io ho potuto svolgere un lavoro di ricerca e di documentazione molto più approfondito riguardo all’architettura, l’abbigliamento, le creature mitologiche, ecc.. così come anche Marcello ha potuto fare a sua volta un ulteriore lavoro di ricerca dopo aver ricevuto la mia sceneggiatura. Ho inserito diverse figure della mitologia greca, di cui sono da sempre un appassionato, quindi non solo quelle legate a Ercole.

zagor la montagna degli dei

M.M. – È stato molto divertente ed interessante disegnare questo speciale. Come dicevamo, su Zagor si ha anche l’opportunità di ambientazioni inconsuete, come in questo caso. C’è stata quindi della ricerca, uno sforzo di fantasia per immaginare le creature fantastiche e alcune scene piuttosto d’impatto. Stefano (Fantelli n.d.r.) ha avuto tra l’altro l’idea, ogni volta che viene introdotta una nuova figura mitologica, di presentarla con una grande vignetta a doppia striscia. Ci sono anche delle scene un po’ scioccanti di cui non posso dire nulla ma qualcuno forse rimarrà di sasso. D’altra parte bisogna lanciare il cuore oltre l’ostacolo e magari alcuni lettori riceveranno una botta, ma capiranno (almeno spero) che dietro ogni pubblicazione c’è uno sforzo massimo da parte nostra per dare il meglio.

S.F. – Negli anni ‘70-‘80 i lettori erano scioccati da Zagor rispetto a Tex, al Piccolo Ranger ed altri fumetti contemporanei. Leggendo Zagor quindi capitava spesso di chiedersi ‘Ma che sta succedendo?’. Questo perché a quei tempi non c’era la possibilità, come abbiamo invece oggi, di usufruire di serie TV, film e videogame sempre più pazzeschi. Dovevi andare al cinema, o, se volevi vedere un film dell’orrore, dovevi stare sveglio fino a tarda notte. Quindi Zagor era un fumetto moderno per l’epoca, ma non solo per l’horror. Nolitta ha scritto delle storie drammatiche bellissime. Basti pensare che all’epoca i lettori rimanevano scioccati anche quando Zagor baciava una ragazza… anzi ora che ci penso qualcuno di quei lettori che seguono ancora fedelmente Zagor continua ancora adesso a restare scioccato quando capita che Zagor baci una ragazza (risata n.d.r.). Se Bonelli/Nolitta fosse ancora vivo credo che cercherebbe ancora, da sceneggiatore, di scrivere storie che colpiscano i lettori, e credo che ci riuscirebbe, che sarebbe sempre in grado di stare al passo coi tempi, di essere moderno, una dote che ritengo appartenga solo ai grandi narratori, di qualunque genere siano, che riescono ad attraversare i decenni mantenendo una scrittura fresca e giovanile, il che gli permette di non perdere lettori e anzi di continuare a conquistare anche i più giovani.

Oltre a Zagor vi vedremo insieme su qualche altro progetto futuro? Magari non necessariamente targato Bonelli?

S.F. – C’è un progetto che abbiamo presentato all’X-Mas Comics 2023, che vede la partecipazione anche di Carlo Lucarelli, per il quale curo da qualche anno l’edizione da libreria del fumetto Cornelio da lui creato insieme a Giuseppe Di Bernardo e Mauro SmocovichDurante una fiera del fumetto dove eravamo entrambi ospiti, l’anno scorso, Lucarelli mi ha detto “Potresti fare una graphic novel tratta da Julian…”. Julian” è un racconto di Carlo particolarmente horror, ambientato durante la rivoluzione francese, che quindi si discosta molto dalla sua produzione classica che è più strettamente gialla e noir. Ovviamente ho accettato subito la proposta. Carlo è sempre stato appassionato di fumetto (e in particolare grande fan di Zagor). Ha scritto in passato un soggetto per Dylan Dog negli anni ‘90 che fu sceneggiato da Sclavi (Dylan Dog 153 – La strada verso il nulla n.d.r.).

Ho proposto il progetto di “Julian” a Cut-Up Publishing, la casa editrice che pubblica i volumi di Cornelio, che lo ha approvato e quindi ho iniziato subito a lavorarci. Mi è venuto spontaneo proporre a Marcello di disegnarlo, non solo perché è un bravissimo disegnatore, ma perché aveva già realizzato storie in costume. In realtà non siamo lontanissimi come linea temporale da Zagor; considera che questa storia inizia nel 1793 e Zagor è ambientato intorno al 1830. Siamo più lontani a livello di spazio, poiché Julian si svolge in Francia e Zagor, invece, in America. Trattandosi, inoltre, di un graphic novel da libreria, abbiamo pensato che fosse meglio realizzarlo a colori. Della colorazione se ne sta occupando Letizia Castagna.

Al nuovo numero della storica rivista Fumo di China attualmente in edicola, quello di dicembre, è allegato un albo promozionale che contiene le prime otto pagine del volume di Julian che uscirà ad aprile 2024.

M.M. – Per me è subito stata un’idea interessante; in primo luogo perché mi permette di uscire un po’ dalla consueta ‘Gabbia Bonelliana’ e poi perché ho notato che mi piace disegnare il fumetto horror. Mi sono avvicinato piano piano e mi piace disegnare i neri, le atmosfere… Il lavoro è ancora in corso d’opera. Mi ci sto divertendo molto e ci sono situazioni in cui non mi ero mai cimentato, e che neanche mai avevo immaginato! (risata n.d.r.). Però è bello misurarsi con situazioni diverse. Quello che mi incuriosisce, soprattutto, è la libertà grafica che mi è concessa.

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Quindi rispetto al lavoro per la grande casa editrice, in questo caso siete un po’ più liberi di proporre certe idee, rappresentazioni grafiche e situazioni?

M.M. – Sì, ma anche in quel caso ci vuole un po’ di autodisciplina. Perché un disegnatore lasciato allo stato brado tende a fare solo quello che gli piace. Ma trattandosi di un progetto dove sono coinvolti anche altri autori e dove si tratta di raccontare una storia, un disegnatore deve essere capace di gestirsi. Le prime pagine sono state molto ben accolte, siamo contenti.

Grazie mille a Stefano e Marcello di essere stati con noi! A presto!

 


Stefano Fantelli

conosciuto anche con lo pseudonimo “El Brujo”, scrittore e sceneggiatore, Active Member della Horror Writers Association, è considerato uno dei principali e più originali autori italiani contemporanei di genere dark e new weird. Ha pubblicato venti libri tra romanzi, raccolte di racconti e graphic novel con diversi editori e più di cento racconti su riviste e antologie.
Creatore e sceneggiatore della serie El Brujo, co-creatore (con il disegnatore Rossano Piccioni) e sceneggiatore delle serie a fumetti splatter-punk The Cannibal Family e Blood Brothers, ha collaborato a diverse testate, tra cui SplatterL’Intrepido e Fumo di China, e ha scritto le sceneggiature di tutta la nuova serie di Zora la vampira.
Tra le sue opere: Dark Circus (2009), El Brujo Grand Hotel (2010), Strane Ferite (2012), Io sono il Brujo (2013), Mutazioni (con Michael Laimo, 2014), Alla fine della notte (2015), Zombie Paradise (2015), Thanks for the zombies (2015), Paura del Brujo: Diario di un cacciatore di fate (2016), Sex and the zombie (2016), Alfredo e la notte dei morti viventi (2017).
I suoi libri più recenti sono Brigitte (Nicola Pesce Editore), La ragazza con l’occhio di vetro (Cut-Up Publishing) e Stuck – Intrappolati nell’oscurità (Cronenter Films). E insieme a Joe Lansdale, Richard C. Matheson, Richard Laymon e altri importanti autori internazionali ha partecipato all’antologia I figli del buio (Independent Legions Publishing).
Attualmente scrive sceneggiature per Zagor (Sergio Bonelli Editore).

Marcello Mangiantini

è nato a Pescia (PT) il 30 aprile 1971. Diplomato al Liceo artistico di Lucca, si avvicina al mondo del fumetto partecipando al concorso “Pierlambicchi”di Prato. Nel 1992 frequenta alcuni corsi e tre anni dopo entra a far parte dell’associazione Lucca Fumetto, attraverso la quale pubblica i suoi primi lavori. Tra il 1996 e il 2002 collabora con diversi sceneggiatori ed editori, dedicandosi sia al fumetto realistico sia a quello umoristico, e nel 2003 inizia a lavorare per Sergio Bonelli Editore entrando nello staff dei disegnatori di Zagor. In seguito disegna anche albi di Martin MystèreNathan NeverDampyr e Dragonero, ma rimane saldamente ancorato allo Spirito con la Scure.


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Doc. G

Il mio nome e' Doc. G , torinese di 36 anni lettore compulsivo di fumetti di quasi ogni genere (manga, italiano, comics) ma che ha una passione irrefrenabile per Spider-Man! Chi è il miglior Spider-Man per me? Chiunque ne indossi il costume.

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