Intervista a Roberto Diso, l’artista dalle mille avventure

Durante l’X-Mas Comics 2023 abbiamo avuto l’onore di poter fare intervistare Roberto Diso, celebre disegnatore di Mister No e scrittore del libro fantasy ,recentemente uscito, Vaharo. Preparatevi a scoprire la straordinarietà di quest’uomo che poco si discosta dai personaggi che scrive e disegna!

copertina intervista roberto diso

Quando ho scoperto che Roberto Diso sarebbe stato ospite all’ X-Mas Comics 2023 (edizione natalizia di Torino Comics), non ho potuto fare a meno di attivarmi per cercare di intervistare uno dei colossi della Sergio Bonelli Editore. E sono riuscito nell’impresa. Quello che andrete a leggere è il resoconto di quattro chiacchere fatte con il disegnatore celebre per essere uno dei pilastri della storia editoriale di Mister No, ma anche autore e scrittore in quanto abbiamo parlato della sua ultima fatica e primo romanzo Vaharo. Quello che ne è emerso è il racconto di un uomo straordinario che ha vissuto una vita ricca di avventure proprio come i personaggi che ha disegnato e continua, tutt’ora, a disegnare. Preparatevi lettori di MegaNerd a una lunghissima intervista, ma ricca di riferimenti sulla carriera di Roberto Diso, i segreti della sua arte, il rapporto con Sergio Bonelli e con Mister No, e molto, molto altro.


Ciao Roberto, ti diamo il benvenuto su MegaNerd ringraziandoti a nome di tutta la redazione per la tua disponibilità. Per il sottoscritto è un vero onore, da lettore di Mister No, avere l’opportunità di intervistarti. Hai disegnato (e continui a farlo) i più grandi personaggi della Casa editrice Bonelli. Ma iniziamo questa intervista parlando del tuo ultimo progetto che non è un fumetto, bensì un libro intitolato Vaharo. Prima di tutto qual è la pronuncia corretta di quello che, oltre a essere il titolo del romanzo, è anche il nome del personaggio principale?

Si pronuncia Vahàro, ma ognuno lo può pronunciare come vuole visto che è un nome inventato (risata n.d.r.). Anche perché del linguaggio che si poteva utilizzare nei tempi remoti come il paleolitico obiettivamente… che ne sappiamo? (risata n.d.r.).

Vaharo è il tuo primo romanzo, edito da Cut-Up Publishing, che presenti in anteprima proprio qua a Torino. Di che storia si tratta e chi è il ragazzo protagonista?

Dunque, il protagonista è un giovane del paleolitico che cresce all’interno della sua tribù e vive il rituale del passaggio a guerriero-cacciatore. Una prova dura, nel complesso, che io descrivo nei minimi particolari, secondo, ovviamente, quello che nel mio immaginario avveniva all’epoca.

Ma Vaharo, oltre a essere un giovane cacciatore, è dotato di una percettività psichica che lo turba, nel senso che percepisce il pensiero e il lamento degli animali durante la caccia. In un momento di carestia e di difficoltà della sua tribù, Vaharo, durante la caccia di un grosso uccello (un’otarda n.d.r.), scorge nascosto tra il fogliame un maestoso cavallo nero. Il puledro è molto bello e diverso da quelli rozzi che lui è abituato a vedere solitamente… i tarpan per intenderci!(cavalli selvatici dell’epoca preistorica ormai estinti n.d.r.).

Vaharo rimane colpito dalla regalità e dall’armoniosità di forme dell’animale. Dopo aver tentato di cacciare il puledro portandolo, secondo una tecnica di caccia dell’epoca, su un lato di un dirupo dove, i cavalli venivano indotti con lo spavento a buttarsi e cadere di sotto, decide di rinunciare alla caccia in quanto stabilisce un collegamento psichico con l’animale. E’ un legame che gli tornerà utile nel corso della storia.

VAHARO - Cut-Up Publishing

Vaharo, inoltre, ha una missione personale da portare avanti: scoprire come è morto suo padre, capo della comunità quando era in vita. La cosa gli viene rivelata dallo sciamano del villaggio, che gli confessa che il padre è morto dopo averlo costretto a reincarnare in un animale con sembianze e fisicità materiali, la costellazione del Toro. Questo animale taurino vuole tornare a essere una costellazione e può farlo solo morendo per mano di una persona degna del compito di estrargli una spada che ha conficcata nel garrese. Inizia, pertanto, a perseguitare Vaharo in quanto membro della famiglia di chi lo ha incarnato, nonché erede diretto. Ora… per un giovane dover affrontare un Toro enorme di due/tre metri è una sfida esagerata, ma Vaharo capisce che può farlo con l’aiuto del cavallo nero con cui ha instaurato in precedenza il legame psichico. Dopo varie vicissitudini e avventure in compagnia dell’animale si troverà a confrontarsi con il gigantesco Toro.

Il romanzo tratta anche della storia d’amore tra Vaharo e una ragazza con cui ha degli approcci e una vita sessualmente completa, che viene però messa in pericolo da un nemico e rivale che si trova all’interno della tribù. Il finale è tutto da leggere. Pensa che alcuni miei amici l’hanno letto e mi hanno confidato che il romanzo gli è piaciuto molto, anche se la conclusione non era come se l’aspettavano.

Per quanto riguarda il periodo storico in cui si svolgono le avventure di Vaharo, hai ambientato il tuo libro nella preistoria, forse un’epoca con cui non ti sei mai cimentato prima nella tua carriera da artista. Come nasce l’idea di scrivere un romanzo fantasy e di ambientarlo in questo determinato periodo storico specifico?

No, non ho mai disegnato un fumetto ambientato nella preistoria, ma è un’epoca che mi ha sempre affascinato. Sono sempre stato interessato a questo mondo, per tanti aspetti ignoto, e che ci consente ogni livello d’immaginazione. Alcune culture in certi luoghi o all’interno di certe comunità, magari, erano anche più avanzate rispetto a quanto noi possiamo supporre. Voglio dire… c’è un certo alone di mistero e anche il meccanismo dell’interesse si attiva in questa cosa. Come ad esempio la fisionomia e la fisicità del Neanderthal, individuo che pare fosse piuttosto rozzo come aspetto ma che, nonostante l’estinzione ha lasciato delle tracce ancora oggi nella genetica dell’uomo moderno. La preistoria mi ha sempre interessato; un mondo misterioso per certi versi e per altri affascinante. Mi immagino quanto dovesse essere dura, ma ricca di significato la vita di questi ominidi. Teniamo conto che questi individui avevano le potenzialità che hanno espresso nella loro evoluzione e raccontate dalla storia. Mi è venuto abbastanza facile raccontare la vicenda di questo giovane.

Questo è il tuo primo libro. Come mai ti sei messo in gioco come scrittore proprio adesso e non prima? Non avevi trovato l’idea giusta fino a qui?

Guarda questo è il mio primo libro e forse anche l’ultimo, in quanto non mi considero uno scrittore (risata n.d.r.). Comunque non è una cosa recentissima la stesura di questo romanzo. Dovendo lavorare come disegnatore, rimaneva un po’ ai margini, però si è sviluppato abbastanza facilmente, in autonomia, con il piacere di raccontare una storia.

Hai trovato difficoltà nel doverti esprimere per una volta con il solo utilizzo delle parole e non della matita, tuo strumento abituale di lavoro?

A essere sincero non ho trovato difficoltà. Io sono solito raccontare agli amici di qualche esperienza che ho avuto in passato e, anche nel libro, ho utilizzato il modo espressivo e abbastanza naturale che mi contraddistingue. Almeno, secondo il parere di chi l’ha letto che mi ha confidato “guarda mentre lo leggevo mi sembrava di sentirti parlare”. Un po’ mi ha sorpreso e un po’ no! So di essere stato spontaneo nella stesura del racconto. Alcuni amici, probabilmente benevolenti, mi hanno detto che è ben scritto, ma lascio giudicare a chi ha un approccio più asettico. Credo di aver scritto come disegno, cercando di creare gli ambienti e le caratteristiche psico-fisiche dei personaggi.

Questa è, secondo me, una tua capacità. Oltre la rappresentazione dei personaggi il tuo disegno è coinvolgente anche per quanto riguarda le ambientazioni, i luoghi e i personaggi che li abitano. Probabilmente, anche se con le parole, sei riuscito a fare lo stesso in Vaharo. Riesci a trasportare il lettore dentro l’opera (fumetto o libro che sia) come se stesse vivendo con gli stessi personaggi. Questa tua abilità è frutto, oltre che di studio, anche dell’inserimento di elementi derivanti da ricordi ed esperienze personali?

Probabilmente sì. Io ho fatto alcune esperienze, talune non del tutto comuni; ho fatto lo speleologo scendendo in grotte profonde, ho montato a cavallo per molto tempo, ho fatto il paracadutista e anche attività subacquee. Voglio dire che la mia vita non è stata ‘formale’. Qualcosa ho fatto, anche se non ai livelli di Mister No, che la scampa sempre (risata n.d.r.). Io sono stato fortunato perché ho corso qualche rischio sia con il cavallo che con il paracadutismo… e mi è andata bene! Mi piaceva mettermi in gioco e lo trovavo divertente. Ti racconto un paio di aneddoti. Durante un lancio per colpa dell’elevato vento mi sono ritrovato in pericolo perché stavo scendendo verso il suolo molto velocemente e con in dotazione un paracadute molto piccolo. All’epoca (anni ‘70 n.d.r.) durante il corso di paracadutismo veniva spiegato come cadere in modo da distribuire nell’impatto la maggior parte del tuo corpo, arrotandoti su te stesso. Nella caduta, mentre facevo quella che nel gergo chiamavo ‘la capovolta’ mi sono detto “Roberto devi fare la capovolta del secolo” (risata n.d.r.). E l’ho fatta in quanto i danni si sono limitati per fortuna al ‘solo’ distacco netto del coccige.

Per quanto riguarda le mie disavventure a cavallo, li si è manifestato l’errore di presunzione che alcuni cavalieri fanno con il cavallo. Io ho voluto imporre al cavallo di fare una cosa che lui non voleva fare. Subito ha finto (la carogna) di assecondarmi e poi mi ha sparato per aria e nella ricaduta mi sono rotto un paio di vertebre. Sono stato fermo un mese a letto con il busto, ma mi sono ripreso bene. Sto qua e posso raccontarlo. (risata n.d.r.).

Ho avuto anche la fortuna di avere accanto una donna straordinaria, mia moglie, che mi ha guidato senza parere e me ne sono accorto dopo ragionandoci su. Purtroppo è mancata e ne sento molto la mancanza. Una donna eccezionale.

Hayatım........: Roberto DISO

 

Venendo al fumetto, tu sei un autodidatta. Hai fatto il liceo artistico e frequentato un po’ architettura, ma oltre al tuo talento naturale, hai dovuto affinare la tecnica in un periodo storico in cui non c’erano le scuole del fumetto come oggi. Qual è il segreto della tua arte?

Io sto molto attento alla dinamica dei corpi, da sempre. Disegno molto bene i cavalli perché li conosco, avendo montato per anni, e so come si muovono. Ho guardato con continuo interesse come si muovono i corpi e gli esseri viventi in generale nello spazio. Un uomo e una donna si muovono in maniera diversa. Molti piccoli particolari che possono sfuggire denotano la femminilità contrapposta alla mascolinità e a un modo di muoversi diverso. Ad esempio osservando una donna mentre fa un qualcosa ti accorgi che la parte superiore delle braccia rimane molto aderente al torace. E’ un particolare che non si nota quasi mai, ma che è proprio caratteristico della femminilità. Non so se è un fatto fisico o è dovuto a una sorta di educazione comportamentale. Anche nel movimento della seduta la donna lo fa in maniera sinuosa, facendo un movimento quasi avvolgente sé stessa. L’uomo quando si siede sbraca quasi sempre!

Se tu riporti tutto questo al cavallo, al leone, alla scimmia, ecc… con le dovute differenze ovviamente, a poco a poco cominci a padroneggiare il loro modo di muoversi nello spazio. Direi, quindi, che sono un buon osservatore.

Ad esempio… anche per riprodurre certi movimenti, come i combattimenti, mi sono ispirato alla mia breve esperienza nel pugilato. Il pugno non parte dalla spalla ma dal piede, da cui partono tutte le energie. Il fatto che i miei disegni siano considerati realistici, è dato dal fatto che alcune esperienze le ho sperimentate personalmente. Poi ho questa capacità di visualizzare, che mi aiuta.

Quando devo fare una scena di movimento non mi limito a immaginare il singolo colpo ma, come in un rallenty, anche quello che accade un po’ prima e un po’ dopo. Mi fisso su una parte di questa cosa. Tutto questo crea atmosfera, io credo, e il movimento che viene fatto non si isola dal contesto ma ha un momento di produttività e un momento di conclusione. Questo è un piccolo segreto che non è in esclusiva, ma che può essere interessante e che utilizzo per creare l’atmosfera che voglio.

Uno dei personaggi più importanti della tua carriera è Jerry Drake alias Mister No. Con il tuo arrivo sulla collana hai portato delle innovazioni sul personaggio, anche grafiche; dal taglio di capelli sbarazzino e un po’ disordinato, all’abbigliamento con il jeans, la maglietta e il classico giubbotto nero. E’ un restyling che hai deciso di fare personalmente perché si adattava di più al tuo stile, o è stata una scelta condivisa con Nolitta dettata comunque dal tuo apporto grafico?

Prima di tutto bisogna fare una premessa. Ho conosciuto Sergio Bonelli, tramite la mia attività con il WWF. Io collaboravo gratuitamente alle loro pubblicazioni e conoscevo Fulco Pratesi (fondatore WWF Italia n.d.r.), che un giorno mi disse “ Perché non ci mettiamo in contatto con i giornali che pubblicano le cose per i giovani? Per vedere se possiamo inserire alcuni brevi articoli su certe popolazioni umane o animali che sono a rischio o in pericolo?”. Il tutto sarebbe stato corredato anche da un disegno che dovevo fare io. Siamo andati a Milano e abbiamo contattato Il Corriere dei Piccoli e la Sergio Bonelli Editore. Il Corriere ha fatto orecchie da mercante. Sergio Bonelli, che era già sensibile di suo a certe problematiche, ha detto subito di sì. Mi ero portato dietro una tavola per dimostrare che ero in grado di fare delle cose dignitose e lui ha capito che potevo essergli utile. E’ nata non soltanto una collaborazione ma anche una profonda amicizia che ci ha legato molto.

Sergio mi disse “Ho due storie già pronte nel cassetto di Mister No, ma non mi decido a pubblicarle perché non mi convince l’aspetto grafico di questo personaggio”. Sergio voleva un personaggio un po’ fuori dai canoni classici che invece, fino a lì, aveva avuto un aspetto più western. Mi disse allora “Perché non lo rielabori? Fagli i capelli come i tuoi!”.

ROBERTO DISO - MISTER NO - LITOGRAFIA FIRMATA/NUMERATA | eBay

Difatti è innegabile una certa somiglianza tra te e Mister No!

E’ un caso! (risata n.d.r.) All’ epoca avevo i capelli grigi sulle tempie e scuri sopra e glieli feci così. Mister No non era giovanissimo, avendo passato due guerre. Oltre all’aspetto gli modificai anche l’abbigliamento, ispirandomi a un fotografo alpinista, Walter Bonatti, un personaggio dell’epoca che era protagonista di articoli e di servizi fotografici, che vestiva anche in un certo modo e che io vedevo abbastanza vicino a Mister No per certi aspetti. Ho utilizzato questi stivali di tela che Bonatti adoperava in certi frangenti per proteggersi, così come faceva Mister No che si proteggeva, ad esempio dai serpenti. E relativamente ai serpenti, ti confesso che in un viaggio in Amazzonia ci ho avuto a che fare anche io, e ho rischiato anche lì, ma mi è andata bene di nuovo (risata n.d.r.).

Quindi hai visitato anche l’Amazzonia, casa di Mister No?

Per caso e dopo che si era concluso Mister No. Un amico, che era docente all’Università di Modena mi ha chiamato un giorno e mi ha detto “Senti l’Università sta organizzando un gruppo per portare dei medicinali in un villaggio dell’Amazzonia e uno della spedizione ci ha dato forfait. Sei interessato a venire?”. Ovviamente gli risposi subito di sì e sono partito.

Quindi ti sei vestito come Mister No e sei partito per una delle sue avventure!

(risata n.d.r.) No no assolutamente! Il fatto è che, tornando al mio Mister No, non ho mai cercato di farlo assomigliare a me. Ci ho ragionato su, però…quando un disegnatore non ha i vincoli e i legami di un personaggio ormai un po’ cristallizzato, tende a fare sé stesso perché è la persona che conosce meglio! Come ti muovi tu, fai muovere i tuoi personaggi. Io sono stato abbastanza sportivo e in grado di esprimere meglio le energie di un corpo che si muove nelle difficoltà.

Mister No è il personaggio a cui storicamente vieni associato per il tuo contributo immenso che hai dato al personaggio. Ma Mister No è il personaggio della Bonelli in cui tu ti identifichi di più e a cui sei più legato?

Sicuramente sì. Anche se in minima parte condivido molte delle cose di Mister No, anche perché, ribadisco, lui, rispetto a me, ne esce quasi sempre indenne! Non sempre, per fortuna, perché anche lui ha vissuto qualche momento di difficoltà, come spesso capita nel fumetto d’avventura. Però, insomma, se facevamo morire il personaggio era finita! (risata n.d.r.)

Roberto Diso - Mister No - L'inganno 1997 | Fumetti: Tavole e Illustrazioni Originali | Finarte, casa d'aste

Ho letto che dagli archivi della Bonelli è emersa una storia inedita di Mister No scritta da Sergio Bonelli. La disegnerai tu, e se sì, vedremo mai la pubblicazione di questa avventura ?

Allora qualche tempo fa mi sono state mandate delle prime tavole per una nuova storia. Mi era stato detto che è una storia che hanno recuperato in casa editrice, negli archivi, che lui (Sergio Bonelli n.d.r.) aveva realizzato in toto, ma che non aveva rifinito. A me sono arrivate delle fotocopie di tavole non rifinite, scritte a mano e a volte anche poco leggibili. Però, la cosa particolare, è che pare rivolgersi a me poiché, ad esempio, nelle tavole ho trovato scritto “ Ti ricordi quel personaggio che hai fatto a pagina 8 del n. 22? Lo rivediamo in questa storia”. La tavola l’avevo fatta io, quella storia l’avevo disegnata io… insomma, non c’è mai scritto ‘Tu Roberto’ ma probabilmente l’avrebbe fatto prima o poi. E’ stata anche, tra l’altro, una cosa emozionante dopo circa 12 anni dalla sua scomparsa (Sergio Bonelli è scomparso il 26 settembre 2011 n.d.r.) ricevere questo messaggio ‘privato’ anche perché c’era una profonda amicizia con Sergio ed è stata una persona molto importante nella mia vita. Quindi sto disegnando questo progetto ma non si sa ancora quando uscirà. Deve essere molto lungo perché ho già fatto più di 40 pagine… e siamo ancora agli inizi.

Nel 2023 hai vinto il premio Romics D’Oro per celebrare la tua pluriennale carriera, hai pubblicato il tuo primo libro e hai fatto il tuo esordio su Zagor, all’interno della collana Zagor+, con la storia Fuga nella notte sceneggiata da Moreno Burattini… sei come Clint Eastwood che non smette mai di stupire! Dopo tanti anni dove trovi gli stimoli che ti portano a proseguire imperterrito la tua carriera e a porti nuovi obiettivi?

E’ stato molto significativo quest’anno, in effetti! Non sono cose che controlli o che gestisci consapevolmente… semplicemente ti va! Mi è capitato di scrivere piccoli episodi della mia vita o anche poesie, ma non mi considero un poeta. Mi considero un individuo che, avendo fatto esperienze diverse, deve esprimere un certo stato d’animo, anche solo occasionalmente. Io sono di origini in parte pugliesi da lato di padre e ho vissuto degli eventi, come la vendemmia, che reputo non privi di significato. Ci sono dei momenti che considero delle ricchezze e che mi hanno colpito; come ad esempio, l’immagine del cavallo che si inturgidisce i muscoli per far muovere il carro strapieno di mosto che viene aiutato dalle persone nei primi passi e poi va da solo. Sono cose che ti rimangono stampate in mente e che a volte, ancora oggi, devo esprimere in qualche modo.

Ultima domanda: dopo Vaharo, sei interessato a scrivere ancora, magari in veste di sceneggiatore di un fumetto?

Ti confesso che non sono molto interessato, anche se ho fatto un’esperienza negli anni ‘80. Ho scritto la storia di un episodio di un personaggio (si tratta di Rodo nel 1985 n.d.r.) che si muove in un futuro problematico dell’umanità che vede la rinascita di città stato, con piccoli agglomerati che si combattono tra loro utilizzando, però, la tecnologia avanzata di oggi mescolata all’utilizzo di strumenti desueti come i cavalli. Non ha avuto fortuna e io non ho avuto interesse a svilupparla e a continuare.

Prima di salutarci, Roberto ha voluto concludere la copiosa intervista con un sincero e toccante omaggio a Sergio Bonelli, ricordandolo più come amico che come datore di lavoro.

Sergio è stato decisamente un uomo fuori dal comune perché, da editore, è molto più facile trattare il collaboratore come un dipendente, cosa che non ha mai fatto Sergio. Sia con me che con altri. Voleva dei collaboratori, non dei dipendenti e si è messo a pari livello con tutti. E’ stato anche generoso per tanti altri aspetti. Io non posso che avere dei ricordi molto, molto belli di questa collaborazione. Eravamo coetanei, e devo dire che se n’è andato via troppo presto. E’ un personaggio che mi manca ed è stato per me più che un capo, un grande amico.

Grazie mille Roberto è stato un grandissimo piacere averti ospite sulla nostra pagina! A presto!

È doveroso, prima di chiudere, fare un enorme ringraziamento a Moreno Burattini, Stefano Fantelli e lo staff di Cut-Up Publishing che con la loro disponibilità ci hanno permesso di realizzare questa incredibile intervista. Grazie dalla redazione MegaNerd!


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Roberto Diso nasce a Roma il 16 aprile 1932. A ventidue anni collabora con “Il Vittorioso”, poi lavora a lungo in Inghilterra, per la Fleetway, e in Francia, dove realizza le serie “Lancelot” e “Dan Panther”. In collaborazione con lo studio di Alberto Giolitti lavora anche ad alcune storie fantastiche destinate al mercato tedesco e nel 1965 disegna alcuni episodi di “Goldrake”, un fumetto per adulti creato da Renzo Barbieri.
Nel 1974 avviene l’incontro con Sergio Bonelli, che gli affida due storie per la Collana Rodeo e quindi lo coinvolge nella lavorazione di Mister No, personaggio che lui rimodella, introducendo sensibili modifiche rispetto alla versione di Gallieno Ferri. Per Mister No, di cui è il principale disegnatore, Diso realizza anche le copertine a partire dall’albo n. 116, “La valle dei morti”.
Nel 1985 si cimenta anche con la scrittura, realizzando testi e disegni di “Rodo”, personaggio nato per la rivista “Giungla!”, pubblicato anche da “L’Eternauta”. Ancora su “L’Eternauta” compare, nel 1992, un breve racconto da lui illustrato su testi di Alfredo Castelli per la serie “Zona X presenta”, mentre per “Comic Art” aveva illustrato anche “Rudy X”, scritto da Rinaldo Traini.
Pur avendo lavorato soprattutto a Mister No, ha realizzato anche storie di Tex, Nathan Never, Dragonero e Volto nascosto, oltre a due Romanzi a fumetti: “Mohican” e “Linea di sangue”.


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Doc. G

Il mio nome e' Doc. G , torinese di 36 anni lettore compulsivo di fumetti di quasi ogni genere (manga, italiano, comics) ma che ha una passione irrefrenabile per Spider-Man! Chi è il miglior Spider-Man per me? Chiunque ne indossi il costume.

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