Intervista a Paolo Mottura, il pittore di Topolino | SalTo24

Al Salone del Libro di Torino abbiamo avuto l’onore di intervistare uno degli autori di Topolino più importanti del panorama italiano: Paolo Mottura. Ecco cosa ha detto ai microfoni di MegaNerd!

copertina intervista mottura

Sarebbe stato un ‘delitto’ non cogliere l’occasione di fare quattro chiacchiere con Paolo Mottura. Quando Panini Comics ci ha dato questa opportunità al suo stand all’interno del Salone del Libro di quest’anno (SalTo24), non ci abbiamo pensato due volte. Con Paolo, artista straordinario dallo stile pittorico unico, abbiamo parlato dei suoi inizi presso la casa editrice di Topolino, del suo periodo in PK, ma anche della sua stratosferica cover variant realizzata per Topolino #3572 e esclusiva per il Salone del Libro e forse una delle copertine più belle mai viste sulla rivista. Ma insomma, basta parole e lasciamo spazio al maestro disneyano Paolo Mottura! Buona lettura!


Ai microfoni di MegaNerd… Paolo Mottura! Grazie mille di essere qui con noi!

Grazie a voi è un piacere!

Sono tanti anni ormai che lavori per Disney. Ci puoi raccontare come è avvenuto il tuo contatto con la casa editrice?

Diciamo che prima di avere contatti con la casa editrice, ho avuto prima dei contatti con un fumettista che era abbastanza conosciuto all’epoca, Giampiero Ubezio [sceneggiatore e disegnatore italiano che dal 1984 al 2022 ha collaborato con il settimanale Topolino n.d.r.], uno dei disegnatori principali di Topolino che viveva a Torino, cioè vicino a dove vivevo io. Ho avuto la possibilità di conoscerlo e di andare da lui regolarmente, ogni sei mesi circa, e da lui ho appreso i primi rudimenti. Ogni volta che andavo gli portavo i miei lavori, che controllava, e allo stesso tempo mi dava delle dritte.

La cosa è andata avanti per circa due – tre anni, fino al punto che ho deciso di provare a capire se potevo fare questa professione o se era solo un’idea che avevo io nella testa. Ho chiesto a Giampiero di presentare dei lavori agli editori… e così ha fatto! Sono stato contattato subito da Giovan Battista Carpi [storico fumettista di Topolino n.d.r.] che stava mettendo su una squadra di giovani disegnatori per rilanciare un po’ le testate della Disney.

L'universo Disney di Paolo Mottura torna ad Etna Comics

Fu un incontro che ricordo ancora benissimo perché andai alla redazione di Milano in via Dante dove trovai proprio Carpi ad accogliermi che guardò le mie tavole ancora molto acerbe e di livello sicuramente dilettantistico. Però lui vide che c’era qualcosa d’interessante. Andò via lasciandomi alla sua scrivania per più di mezz’ora tant’è che io non sapevo se sarebbe mai ritornato [risata n.d.r.], ma tornò invece con una sceneggiatura in mano. Quello fu l’inizio della mia carriera da disegnatore, perché da quel giorno non ho mai più smesso di disegnare fumetti.

Al Salone del Libro di Torino è stata presentata una versione variant di Topolino #3572, numero dove esordisce il personaggio di Pippo Holmes, protagonista della copertina da te disegnata e dall’ effetto molto particolare. Come nasce l’idea e la realizzazione di questa cover e dei suoi effetti particolari con decorazioni dorate?

Sì; la copertina ha degli effetti molto particolari. Tutto è partito da un suggerimento della redazione e del mio art director che mi hanno chiesto se avevo voglia di pensare a qualcosa ispirandomi alle antiche incisioni dell’ottocento. Quindi sono andato a vedermi un po’ di immagini riferite a Sherlock Holmes con quello stile di incisioni, ne ho trovate alcune che mi piacevano e le ho elaborate secondo lo stile ‘disneyano’.

Le proposte Disney al Salone del Libro di Torino

Quindi, ho usato uno stile di tratteggio molto simile all’originale, che desse quel tipo di resa, cercando di sposarlo con lo stile Disney, cioè semplificandolo un po’ per renderlo leggibile per un formato così piccolo come quello del Topolino.

Poi ho applicato questo disegno [il personaggio di Pippo Holmes ritratto nella cover n.d.r.] che ho inchiostrato con un pennarello su un livello di trasparenza in modo da dare l’effetto pergamena e dargli un effetto più antico. Infine, ho disegnato questa quinta che circonda un po’ il disegno in stile liberty, ottocentesco, insomma del periodo di Sherlock Holmes. Quando è stata poi stampata è stato dato questo effetto leggermente in rilievo che si sposa bene con l’ocra della pergamena. E il risultato è questo.

Pippo Holmes è una storia che ripropone in chiave disneyana il famoso personaggio di Conan Doyle. Ma hai lavorato anche sull’adattamento di Moby dick e mi viene in mente il tuo lavoro su Pinocchio, ma sicuramente dimentico qualcosa. Sei molto legato, quindi, alla letteratura classica e ti piace crearne una tua versione a fumetti?

Sicuramente sì, ma tieni conto che sono storie scritte dagli sceneggiatori, che mi sono state proposte e io poi ho interpretato secondo il mio stile e la mia sensibilità come disegnatore. Non ho mai scritto storie che sono parodie di romanzi o film. Sicuramente mi trovo a mio agio con questo tipo di storie. Forse ancor più che le storie tratte da romanzi, mi trovo meglio su quelle in stile cinematografico. Tant’è che ho fatto anche una rivisitazione di locandine di film famosi. Ricordo in particolare la storia Metopolis, parodia del film di Fritz Lang, Metropolis.

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Mi piace comunque uscire un po’ dal ‘Disney classico’ soprattutto con queste storie che permettono maggiore libertà. Sono un disegnatore poco canonico in quanto non mi ritengo un fumettista puro, dato che amo molto dipingere e usare le tecniche più svariate rispetto allo stile fumettistico, che è più bidimensionale. Avendo un approccio pittorico mi trovo meglio quando posso metterci anche del mio e le parodie in campo fumettistico sono un ambito in cui si può sperimentare e uscire dal seminato.

Parliamo di PK. Sei stato tra quegli autori che sono stati impegnati in questo fortunatissimo progetto di fine anni ’90 che ha visto Disney sperimentare qualcosa di diverso, molto rivoluzionario rispetto al solito. Cosa ricordi di quel periodo e dei momenti in cui hai lavorato a PK?

È una domanda che richiederebbe un po’ di tempo [risata n.d.r.]. Sono passati anni, però è stato un periodo molto particolare che non si è più ripetuto. Soprattutto a noi, che eravamo giovani, ci è stato dato il permesso di fare un po’ quello che volevamo. Non c’erano censura, sbarramenti o limitazioni di vario genere anzi; spesso ci veniva chiesto di sperimentare. C’era addirittura uno spazio all’interno del giornale dove potevamo fare delle storie con uno stile assolutamente libero, pittorico o usando qualsiasi tipo di tecnica. Noi eravamo ‘ragazzini’ se vuoi, e non ci rendevamo neanche conto. Poi con gli anni abbiamo capito che quel periodo è stato un unicum.

Panini: Fumetti_PK – Il Principio di Voyda_1

È stato un periodo bello, perché eravamo tutti molto amici e ci conoscevamo bene. Eravamo giovani con tanta voglia di sperimentare e di far vedere quanto valevamo. Per cui c’era una sorta di ‘competizione amichevole’ che ha dato origine a delle cose bellissime. Ogni albo che usciva era una sorpresa, ognuno di noi non voleva sentirsi inferiore agli altri e dava tutto sé stesso. Ci sono state anche delle collaborazioni ad esempio con Fabio Celoni e Corrado Mastantuono. Con quest’ultimo abbiamo addirittura fatto un albo a quattro mani. È stato un periodo bello e irripetibile.

Chiudiamo con una domanda sul traguardo raggiunto da Topolino: da poco abbiamo festeggiato i 75 anni della testata, una tappa sicuramente importantissima per la rivista. Quale è il segreto di così tanto successo secondo te?

Il segreto non lo so, ma forse non lo sanno neanche gli editori. Dicevo stamattina, durante una mia riflessione, che questi personaggi hanno comunque avuto un’evoluzione stilistica e caratteriale nel corso dei decenni e si sono un po’ adeguati. Le varie generazioni di disegnatori hanno sempre proposto una loro chiave interpretativa, spesso aggiungendo anche delle connotazioni dei personaggi.

Se pensiamo al Topolino delle origini, era un personaggio tutto sommato poco interessante, in  quanto era un topo buffo che andava sulla sua barchetta e che probabilmente non sarebbe sopravvissuto molti anni se non fossero intervenuti dei disegnatori a delinearlo meglio, a dargli spessore e a creargli una personalità più complessa. Penso a Floyd Gottfredson per quanto riguarda i topi, e a Carl Barks [uno dei più grandi fumettisti di sempre ribattezzato ‘l’uomo dei paperi’ per il lavoro rivoluzionario fatto sul mondo dei paperi disneyano n.d.r.] per quanto riguarda i paperi.

E dopo di loro ci sono stati tanti disegnatori importanti, anche italiani che hanno fondato la ‘scuola italiana’ che a sua volta è stata esportata nel resto dell’Europa. Quindi farei questa riflessione: i personaggi sono andati avanti e hanno saputo attraversare decenni sapendosi adeguare ai tempi che cambiavano grazie soprattutto agli autori che hanno saputo interpretarli e dargli nuova vita.

Grazie mille a Paolo Mottura di essere stato con noi e alla prossima!

Grazie a voi!

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Un momento dell’intervista a Paolo Mottura al Salone del Libro di Torino

Paolo Mottura

Paolo nasce sul finire degli anni Sessanta in una famiglia medio-borghese del Nord-est. Dai primi anni di vita si dimostra piuttosto introverso, ama starsene appartato a scarabocchiare su un foglio di carta, mentre i suoi coetanei giocano a pallone. Intanto lui disegna e dà vita ai suoi primi personaggi: Bobo l’elefante e il camion Berlini.

Nello stesso periodo partecipa al suo primo concorso di disegno; il suo lavoro intitolato “Uomo meditabondo con albero” è incompreso e si classifica penultimo. Negli anni del liceo i suoi lavori cominciano a essere apprezzati dai compagni, decine di curiose illustrazioni che Paolo offre in cambio di merendine e aiuti nei compiti in classe.

Durante il servizio militare il suo stile matura ulteriormente e gli consente di evitare faticose marce di addestramento; sono di questo periodo il megaposter degli Sturmtruppen ancora esposto nella caserma Pizzolato di Trento e i numerosi calendari commemorativi della stessa.

Da sempre amante dei viaggi, recentemente Paolo ha trasferito il suo studio su un antico tram restaurato, grazie al quale può spostarsi da una zona all’altra continuando a lavorare. Artista eclettico e poliedrico, ha sperimentato le tecniche più disparate, dalla pittura su sabbia alla scultura subacquea, anche se resta a tutt’oggi conosciuto prevalentemente per la sua attività nel campo del fumetto.


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Doc. G

Il mio nome e' Doc. G , torinese di 36 anni lettore compulsivo di fumetti di quasi ogni genere (manga, italiano, comics) ma che ha una passione irrefrenabile per Spider-Man! Chi è il miglior Spider-Man per me? Chiunque ne indossi il costume.

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