Il Vento di libertà di Lelio Bonaccorso

Vento di libertà, fumetto ispirato alle vicende dei Vespri Siciliani del 1282, è da pochissimo uscito per Tunué. È la prima opera in cui Lelio Bonaccorso è autore unico e noi abbiamo colto l’occasione per fargli qualche domanda

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Vento di Libertà è da poco arrivato in tutte le librerie e fumetterie. La storia eroica di Dina e Clarenza uscirà fuori dai confini siciliani, per raggiungere i tuoi lettori. Come mai hai deciso di raccontare la loro storia?

Nella mia città, Messina, la storia di Dina e Clarenza è piuttosto nota, a metà tra fatto storico e leggenda. L’incredibile vicenda di due donne del 1200 che da sole respingono uno stuolo di soldati addestrati e salvano la popolazione da un massacro pressoché certo, credevo che avesse tutte le carte in regola per essere raccontata. Inoltre non ho mai trovato corretto il modo in cui le cronache storiche hanno sempre considerato le donne: prostitute, streghe da ardere sul rogo, dettagli di minore importanza, tutto ovviamente frutto di una propaganda secolare, una forma di controllo sociale dal quale usciamo tutti sconfitti, a prescindere dal sesso. Penso sia arrivato il momento di equilibrare questi pesi, raccontando storie di donne che hanno fatto cose importanti e dare ai lettori una narrazione più oggettiva della realtà.

I Vespri Siciliani sono un evento storico importantissimo nel nostro Medioevo, ed è uno dei pochissimi casi in cui la popolazione sia riuscita a unirsi per combattere un nemico comune e non cercare di scavalcarsi a vicenda. Il Medioevo è un periodo storico bistrattatissimo, che passa ancora come un’età buia e di pochissimo valore, che però, come hai dimostrato con la tua storia; ha degli avvenimenti fondamentali e tutt’altro che di poco conto. Che senso ha per te raccontare la Storia oggi? 

La storia del Vespro porta con sé valori importantissimi, che vanno oltre il tempo e la posizione geografica, ed io ho espressamente voluto raccontare questo fatto accaduto quasi 800 anni fa ai lettori di oggi, usando un linguaggio contemporaneo, volutamente non arcaico. Da amante della storia quale sono, mi rendo perfettamente conto del fatto che ogni epoca va analizzata nella sua totalità e contestualizzata ai suoi tempi. Ultimamente vari storici stanno rivalutando il Medioevo, troppo spesso considerato un periodo buio, quando invece questa conclusione è spesso il frutto di una critica quantomeno parziale. Naturalmente il modo in cui noi consideriamo un’epoca dipende da come noi vogliamo vederla, e generalmente tendiamo a fare una divisione tra “bianco e nero”, senza pensare alle sfumature, che sono molteplici, ma che per essere colte richiedono uno sforzo da parte nostra. Bisogna capire se siamo disposti a farlo o no questo sforzo.

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Dina e Clarenza sono le protagoniste di questo fumetto e della vittoriosa rivolta a Messina, ma raramente le donne sono protagoniste della narrazione storica, tu hai invece dato risalto alla personalità e alla storia di queste eroine. Il tuo fumetto fa parte infatti di Ariel, la collana di Tunuè che si occupa di sottolineare l’autodeterminazione femminile, il coraggio, le innovazioni e i traguardi raggiunti dalle donne. Qual è la storia editoriale che ha fatto entrare Vento di libertà in Ariel?

Avevo scritto il soggetto di “Vento di Libertà” già qualche anno fa, ma è rimasto nel cassetto in attesa del momento giusto. Qualche tempo dopo, ad una piovosa Lucca, Simona Binni, direttrice della collana, nonché brava e nota autrice, mi chiese se avessi voglia di pubblicare un titolo per il suo catalogo. Mi disse espressamente che secondo lei, avrei potuto lavorare interamente su una storia, dato che era convinta che fossi adatto allo spirito della collana e vedeva in me delle caratteristiche da autore completo. Devo dire che le devo molto, perché senza di lei non so se avremmo in mano questo volume oggi; o forse sarebbe arrivato comunque, non so. Di certo i libri sono come i fiori, nascono quando è la stagione giusta, altrimenti vengono fuori già appassiti.

Sei stato anche autore di Peppino Impastato, un giullare contro la mafia, il tuo fumetto di esordio, sceneggiato da Marco Rizzo e della trasposizione a fumetti de Gli Arancini di Montalbano. Il legame con la Sicilia è quindi sugellato da alcune delle tue opere ed è sottolineato da quest’ultima graphic novel, che fa emergere tutto l’orgoglio di una terra che ha saputo combattere contro l’invasore, quanto sono importanti per te le radici?

Un narratore deve avere secondo me due regole auree: raccontare ciò che conosce e ciò che lo emoziona. Solo così può creare un legame empatico con il lettore e “colpirlo”. Di conseguenza, per me, raccontare della Sicilia è un fatto quasi naturale. Inoltre sono convinto del fatto che il nostro patrimonio culturale (e non mi riferisco solo alla mia terra), sia una enorme risorsa, anche economica. Non sopporto il cliché che la Sicilia sia vista solo come “mafia, mare, buon cibo “, capace al massimo di esprimere delle macchiette caricaturali, quando invece abbiamo una mole incredibile di materiale dal punto di vista immaginifico. Penso all’epoca araba e bizantina mai troppo raccontata, all’800 siciliano impregnato di fascino, a cavallo tra gli arcaici rituali magici delle campagne e il positivismo moderno. Tutto questo può essere raccontato e cambiare la narrazione di ciò che siamo, offrendo al pubblico internazionale una visione più ampia e interessante. Poi mi chiedo: perché noi conosciamo film come “Braveheart” in cui celebriamo il coraggio degli scozzesi, e non sappiamo quasi nulla delle eroiche gesta del Vespro, con i suoi intrecci politici degni del “Trono di Spade”? Poniamoci questa domanda.

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Nella tua carriera, hai collaborato con sceneggiatori e scrittori, come Marzo Rizzo, Loulou Dédola e Nadia Terranova. Vento di libertà ti vede invece come autore unico, quali sono i pro e i contro di lavorare in solitaria a un fumetto?

È stata un’esperienza assolutamente gratificante, la definirei un passaggio “naturale”. Sicuramente farò altro da solo, come certamente continuerò le collaborazioni. Già con Marco siamo a lavoro su un nuovo libro. Lavorare con tanti sceneggiatori, così diversi tra loro e in mercati diversi, mi ha fornito in questi anni una buona esperienza che ho messo a frutto in questo mio libro.

Il tuo primo fumetto è del 2009, hai disegnato moltissime altre opere da allora: com’è cambiato il tuo tratto e il tuo approccio al disegno in questi anni?

L’approccio è sempre il medesimo: sperimentazione, desiderio (necessità?) di mettersi in discussione. Ogni storia ti chiama e ti suggerisce immagini interiori diverse, con stili il più possibile aderenti a tale suggestione. Certo ci sono autori che inevitabilmente trovi più vicini a te: penso a gente come Panaccione, Gipi o Pedrosa, grandi autori, personalità che a mio avviso hanno trovato il giusto equilibrio fra tecnica ed espressività. Tutta gente che mi ha influenzato nel mio percorso.

So che la vita degli artisti è attivissima, quindi hai già in mente nuovi progetti per il futuro?

Come dicevo prima sto già lavorando con Marco su un nuovo libro, mentre la mia vita autoriale si sviluppa fondamentalmente in Francia. Lì sto lavorando su un enorme progetto sulla storia del “Tè”, mentre è in uscita in questi giorni un volume sulla storia della macchina “Enigma”, sui testi di Fabien Tillon.


L’autore

Lelio Bonaccorso è fumettista, illustratore e insegnante presso le Scuole del Fumetto di Palermo e Messina. Il suo primo graphic novel è Peppino Impastato, un giullare contro la mafia, sceneggiato da Marco Rizzo. La collaborazione si rinnova con Gli ultimi giorni di Marco Pantani, Primo, Que Viva el Che Guevara, su una versione a puntate di Gli Arancini di Montalbano per La Gazzetta dello Sport e su Jan Karski l’uomo che scoprì l’Olocausto. Nel 2014 pubblica 419 Africa Mafia, sceneggiato da Loulou Dédola e nel 2021 Caravaggio e la ragazza, scritto da Nadia Terranova. Con Tunué ha già pubblicato The passenger con Marco Rizzo e il regista Carlo Carlei.


Carla Gambale

Non si ha memoria di quando abbia iniziato a leggere, ma non ho mai smesso. Lotto da tempo immemore con mia madre per farle comprare una nuova libreria. Tra un'emicrania e l'altra mi adopero a leggere, scrivere e parlare di libri, fumetti e serie tv, poi nel tempo libero studio anche archeologia

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