Il pappagallo del film “Rio” si è estinto in natura


Il team degli ornitologi dell’organizzazione BirdLife International ha annunciato che l’ara di Stix (Cyanopsitta spixii) – la razza di pappagallo che ha ispirato il film campione di incassi “Rio”, uscito nel 2011-  è definitivamente estinta in natura

Questa è una di quelle notizie che non vorremmo mai dare, soprattutto perché fondamentalmente la colpa è dell’uomo. Il pappagallo che ispirato “Rio”, insieme ad altre specie piuttosto rare, si è estinto. L’uomo, tra distruzione degli habitat naturali, caccia e introduzione di specie invasive, ha contribuito a sterminare le specie a rischio e distruggere le nicchie ecologiche di tante creature meravigliose.

 

Fu infatti proprio la condizione delicata dell’ara di Spix, un pappagallo brasiliano così chiamato poiché scoperto dal naturalista tedesco Johann Baptist von Spix, a spingere il regista Carlos Saldanha a dedicare a questa specie due lungometraggi. Nel primo il protagonista “Blu”, chiamato così per il colore che caratterizza questi uccelli, fugge dalla cattività e torna in natura proprio per cercare l’amore – la femmina Gioiel (nella versione inglese Jewel) – e riprodursi. Blu, nella realtà, non l’avrebbe mai trovato, perché gli ultimi ara di Spix in natura si sarebbero estinti attorno al 2000.

A determinare la sorte di questi pappagalli un team di ornitologi dell’associazione BirdLife International e del Dipartimento di zoologia dell’autorevole Università di Cambridge, che hanno utilizzato un nuovo approccio statistico per valutare lo stato di conservazione di 51 specie di uccelli in pericolo di estinzione. Tenendo presenti fattori come tempistiche delle ultime osservazioni, gravità delle minacce e sforzi nella ricerca, gli studiosi sono giunti alla conclusione che per otto di essi l’estinzione è già avvenuta, almeno in natura. Di ara di Spix restano solamente un’ottantina di esemplari in cattività, e gli scienziati grazie ad essi, sperano un giorno di poterli immettere di nuovo nel loro ambiente naturale.


Non è un caso che la metà delle specie dichiarate estinte siano proprio brasiliane, infatti qui il numero di catture per trasformarli in animali da compagnia è davvero esagerato, se ci aggiungiamo la devastante deforestazione e l’introduzione di api “killer” provenienti dall’Africa, che costruivano i loro alveari proprio degli stessi punti in cui gli ara di Spix nidificavano, capite bene che la loro sorte era segnata da tempo.

Altre sette specie condannate all’estinzione sono il Cichlocolaptes mazarbarnetti, il Philydor novaesi, il Melamprosops phaeosoma, il Charmosyna diadema, il Vanellus macropterus, il Glaucidium mooreorum e l’Anodorhynchus glaucus. Sono tutti uccelli dei quali l’ultimo esemplare in natura è stato visto tra la fine degli anni ’90 e gli inizi del 2000. Per il Melamprosops phaeosoma, un fringuello delle Hawaii conosciuto col curioso nome comune di Poo uli, il 2004 è stato l’anno della morte dell’ultimo esemplare tenuto in cattività, quindi la sua situazione è molto più drammatica rispetto a quella dell’ara di Spix. Gli scienziati hanno pubblicato lo studio su Biological Conservation, sperando che i dati raccolti possano essere usati  per riclassificare le specie inserite e aggiornare il codice relativo allo stato di conservazione.


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