Il Diario della mia Scomparsa: la tragica biografia dell’Autore di Pollon e Nanà Supergirl

Hideo Azuma, Autore di C’era una volta Pollon e Nanako S.O.S., racconta il suo tragico passato tra vagabondaggio e alcolismo in un bellissimo volume, pubblicato in Italia da J-Pop Manga.  

recensione il diario della mia scomparsa

Azuma Sensei…

Scorrere le pagine de Il diario della mia scomparsa è davvero toccante.

Essere abituati ad associare il Maestro Hideo Azuma a personaggi iconici e spassosi come Pollon e Nanako SOS (Nanà Supergirl), ha fatto sì che il loro Autore,  altro non fosse che quel buffo cronista presente in ogni puntata di Pollon come narratore nonsense con tanto di ali e pennino in testa. Fantastico Azuma.

Pensavo, Hideo Azuma ha scritto opere assurdamente divertenti, e lui nella vita sarà altrettanto sopra le righe e sempre pronto alla battuta.

Tutto sbagliato. Azuma Sensei è prima di tutto un uomo con la sua vita fatta, anche, di crisi esistenziali, vuoti creativi, voglia di mollare tutto e cambiare.

Il diario della mia scomparsa, recentemente pubblicato da J-Pop, è un viaggio nel privato di Hideo Azuma, un autore prolifico e legato soprattutto al genere lolicon. Da noi è diventato famoso ed è tutt’oggi osannato grazie alle trasposizioni animate di C’era una volta Pollon e Nanà Supergirl, giunte nei glitterati anni ’80 e manga, solo molti anni dopo, pubblicati rispondendo alle richieste continue dei fan.

In questo volume unico Azuma Sensei, con lo stile che da sempre lo rende unico, parla di sé e delle sue cadute più che delle conquiste. C’è la fuga dalla famiglia e dal lavoro; soprattutto, c’è questa perenne insoddisfazione che lo insegue fino a fargli tentare più volte il suicidio.

Il diario della mia scomparsa

“Vado a comprare le sigarette”. Potete non crederci, ma Hideo Azuma davvero è uscito a comprare le sigarette e non è più tornato. Così, un racconto dettagliato sull’accattonaggio e sulla vita di strada del protagonista sta per avere inizio.

Il diario della mia scomparsa

Ciò che sbalordisce davvero, è l’autoironia che smarca il lettore dalla sicura tristezza e dalla sofferenza del protagonista/autore. Il diario non solo si legge tutto d’un fiato ma è divertente, fa ridere perché ne succedono di tutti i colori. D’altronde perché non esorcizzare le nostre disgrazie ridendoci su, anche quando non abbiamo nulla con cui ripararci dal freddo o da mettere sotto i denti.

Rifugiatosi nell’alcolismo, Azuma ha fatto i conti con la realtà dei conti da pagare, con una moglie che non sarà paziente per sempre e con la salute fisica e mentale che pian piano l’hanno abbandonato in balia della dipendenza.   

Il diario della mia scomparsa

Opera divisa in tre capitoli, notte, città, periodo alcolico e reparto (quest’ultimo ne è parte integrante), il diario di Azuma Sensei è un’invasione della sua sfera più privata che lui decide di concederci da sopravvissuto qual è, dopo aver vinto contro il mostro più temibile: se stesso. Una vittoria precaria che lui racconta anche in una lunga intervista rilasciata alla J-Pop in occasione dell’uscita italiana. La lucidità delle sue risposte, è amara tanto quanto il manga in sé che s’interrompe quasi bruscamente quando, ma questa è solo un’idea, quel che resta da raccontare solo il tempo potrà dirlo.

Questo diario è un’opera che non ti aspetti. Ti lascia la precarietà della vita, la debolezza che a volte ha la meglio. Tuttavia, il diario di Azuma Sensei racconta anche la speranza. I momenti bui esistono, è inutile negarlo,  ma se vogliamo, possiamo superare tutto.

Il diario della mia scomparsa

C’è una cosa che su tutte mi ha lasciato di stucco, ed è la moglie di Hideo Azuma. Una donna della quale non si dice molto ma che è rimasta accanto al marito sempre. Azuma è fuggito due volte da casa facendo perdere le sue tracce e lei ogni volta lo ha riaccolto. È stata la sua assistente, ha affrontato le crisi, il portafoglio vuoto e i rientri da ubriaco e a pezzi. Soprattutto, questa donna l’ha ricoverato contro la sua volontà senza farsi impietosire. Se Azuma Sensei ce l’ha fatta, probabilmente gran parte del merito è della grande donna che il destino gli ha riservato accanto.

Noi non possiamo far altro che ringraziarla e fermarci a riflettere per un istante. Da oggi, al papà di chi ci ha tenuto compagnia tra divinità fuori di testa e super poteri senza controllo, vorremo bene ancora di più, perché dietro tanta comicità, c’è un uomo che ce l’ha messa tutta. E lo ha fatto anche per noi.

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Sig.ra Moroboshi

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Contro il logorio della vita moderna, si difende leggendo una quantità esagerata di fumetti. Non adora altro Dio all'infuori di Tezuka. Cerca disperatamente da anni di rianimare il suo tamagotchi senza successo. Crede ancora che prima o poi, leggerà la fine di Berserk.

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