Il “caso” Death Note a 11 anni dalla sua uscita in Italia: un fenomeno che sembra non finire


copertina death note

Anno Domini 2017, precisamente agosto. Uscirà la decima ristampa di Death Note. Cercavo alcune uscite di cui si sono perse le tracce nel tempo e Planet Manga mi schiaffeggia moralmente così.

Correva l’anno 2003 quando Tsugumi Ohba e Takeshi Obata su Weekly Shonen Jump pubblicavano i primi capitoli di “Desu Notu”, il manga più noioso e marchettaro che abbia mai letto. Ben 108 capitoli di dialoghi lunghi, spocchiosi, tracotanti di nulla spacciato per thriller psicologico. Personaggi che si vestono da H&M, talmente odiosi che pure io che c’ho una pazienza infinita, l’ho persa al settimo volume (e ne mancavano ancora cinque). Un’agonia.

Quando finisco di sfogarmi, vi dico anche cosa mi è piaciuto. Promesso.


Anche i sassi sanno cos’è un Death Note. Tuttavia, per dovere di cronaca, ve lo spiego in breve anch’io.

Il Death Note è il quaderno degli shinigami (dei della morte).

Ogni shinigami ha il suo, così evitano di litigare. Su questi quaderni sono scritti i nomi delle persone la cui dipartita è stata decisa. Ogni volta che un dio della morte annota il nome di qualcuno, acquista tanti anni di vita quanti ne rimanevano da vivere sulla Terra all’essere umano scelto. Possiamo averne uno a testa anche noi, lo trovate sistematicamente in ogni fiera del fumetto accanto alle bacchette di Harry Potter.

Lo shinigami Ryuk si stava talmente annoiando a far crepare la gente che lascia cadere il proprio quaderno sulla Terra in cerca di un po’ di sano divertimento.

ryuk

Ecco che entra in scena il personaggio più odioso del cosmo, nonché il protagonista di questo manga: Light Yagami, la mente più logorroica dell’universo. Si tratta di un brillante studente giapponese di 17 anni cinico, sprezzante, si crede un gran figo, mentre è solo un cesso con la divisa scolastica color cachi e quando il quaderno gli capita tra le mani con tanto di istruzioni per l’uso, decide di usarlo scrivendo il nome di due criminali che immediatamente stramazzano male. Commessi i due omicidi, Light si sente figo come un Dio e avvia un piano di sterminio di tutti i criminali del mondo per rendere quest’ultimo un posto migliore eliminando ogni tipo d’ingiustizia. Detto da uno che vuole ammazzare tutti, la coerenza va a farsi benedire.

light

Finora siamo messi così. Uno è pazzo e uccide gente, l’altro, Ryuk si diverte con questo giochetto e passa il tempo mangiando mele. E ci prendiamo una pausa.

Qualcuno ricorderà Anime Night su MTV immagino. Successe questo:  persone che senza aver mai letto o visto una ceppa di min… manga, improvvisamente si scoprirono giappominchia e conoscitori di tutto lo scibile importato dal Giappone. Con una sorta di gioco del telefono adattato agli anni duemila, s’iniziò a inneggiare al capolavoro e a ritenere Death Note un’opera matura e profonda. Ancora sto cercando di risalire al tizio che per primo l’ha detto, ti troverò prima o poi, maledetto giappominchia. Che Death Note debba tutta la sua fama proprio per il gran parlare che se n’è fatto, nel bene o nel male, e che tuttora si continua a fare, è il primo dato che c’interessa. Non è però sufficiente. I meganoidi dell’editoria fanno un lavoro eccellente su questo titolo.

Planet Manga avvia una tiratura bassa della serie, edizione regolare, per poi partire con ristampe in edizione limitata e varie edizioni a scadenza breve: Gold Edition, Gold Deluxe Edition, Black Edition. Nonostante il ciclostile non sa più quale edizione confezionare, aò, Death Note non se trova. Perennemente esauriti i numeri. A me lo prestò Saki con tante di quelle raccomandazioni che mi venne l’ansia di vivere. La sfortuna volle che mi si distruggesse letteralmente tra le mani il numero 6, ve lo giuro. Ho girato tutto il mercato nero di Death Note popolato di perfidi quindicenni per poterglielo ricomprare. Un incubo. E questo è l‘altro tassello fondamentale. Il mercato dell’usato e ultima – ma non per importanza –  l’età di coloro che si sono avvicinati al titolo. Eccoci qui. Siamo arrivati alla decima ristampa. Ai tempi scoppiò un vero e proprio caso, e questo manga ebbe un successo senza precedenti, non si salvò nessuno. Molti di noi ci sono arrivati per gradi, avevano vissuto il successo di Dragonball (che ha tutta un’altra genesi), hanno letto prima, dopo, sono riusciti a darne una visione critica. Altri non sono sopravvissuti e non sappiamo che fine abbiano fatto. Non che ce ne freghi qualcosa, a dirla tutta.

Light il cachi, soprannominato Kira, miete vittime rimanendo nell’ombra e riuscendo ad agire al di sopra di ogni sospetto. Quando l’Interpol si mette a indagare sul killer spietato a piede libero, Light riesce a entrare nella squadra investigativa che nel frattempo ha chiesto aiuto a un detective privato conosciuto come Elle (L).

elle

Vogliamo bene a Elle perché ci fa incazzare e ci fa contemporaneamente tenerezza. Sembra un criceto spaurito che non dorme da tre anni. Perennemente con le scarpe in lavatrice poiché non le indossa mai, buttato a un angoletto intento a mangiar schifezze e a scervellarsi sulle mosse di Kira.

Entra in scena l’antagonista di Light dunque, un’altra mente logorroica e geniale che con gli stessi dati che ha l’Interpol, riesce a scoprire chi si cela dietro Kira. Si raggiungono livelli d’infamia paurosi visto che entrambi aspettano l’uno un passo falso dell’altro.

Deliri di onnipotenza, hikikomori che fanno i detective e shinigami. Dai che manca qualcosa, se ne sono accorti tutti. E allora ecco che entra in scena Misa Amane.

misa

Misa potrebbe anche non far parte della storia. Tuttavia nasce prettamente per attrarre il pubblico maschile che compra shonen attorno a questa figura idealizzata: è una ragazza profondamente ingenua, piuttosto sciocca, ma soprattutto è una idol: si veste da Gothic Lolita, e le Gothic Lolita dieci anni fa andavano come la panna sul gelato.

Diciamo che quando i nodi vengono al pettine e i due antagonisti si scontrano, il ritmo è buono e la curiosità di sapere come andrà a finire si fa sentire. Poi gli autori, probabilmente i primi che hanno accusato deliri di onnipotenza come Light Yagami, decidono che la storia deve continuare, che H&M ha pagato per un altro anno e tirano fuori un ideale secondo e ultimo capitolo di Death Note. Possiamo, infatti, dividere l’opera in due fasi, la prima che giunge a termine con il volume sette, la seconda dal volume otto sino alla conclusione. Qui compariranno Near e Mello. Il Primo fonderà la SPK, un’organizzazione che ha come scopo quello di catturare Kira. Il secondo, Mello, condivide gli scopi di Near appoggiandosi però alle organizzazioni mafiose.

Death Note è questa roba qui. Personaggi stereotipati, dialoghi lunghi e insopportabili, quaderni mortali. È come vengono miscelati gli ingredienti che fa arrabbiare, le subdole mosse del mercato per vendere e tutte le migliaia di trote che hanno abboccato.

Tralasciando la mancanza di originalità della storia di base, visto che in molti, compresa me, ci vedono una scopiazzatura del Faust per molti aspetti, l’elemento che più mi colpì ai tempi, fu il filo conduttore di tutta la trama. Peccato per come sia stato impostato il resto.

Death Note è una storia che ci parla del vuoto individuale: la noia. E lo fa a più livelli dandone una visione prima addirittura divina e poi umana. Un dio della morte è tremendamente annoiato e per rendere le proprie giornate interessanti decide di sperimentare l’uso del proprio quaderno con cui decreta della vita e della morte degli esseri umani, lasciandone l’uso a un mortale. Light a sua volta è un ragazzo che sembra non essere interessato a nulla di quello che lo circonda. La facoltà di erigersi a Tristo Mietitore o ancora più su, a Dio direttamente, è quanto lo risveglia dalla noia quotidiana da cui non riceve più nessuno stimolo. È interessante l’esperimento di partenza, il sottotesto che ci parla di libero arbitrio. A un ragazzo viene dato il potere di decidere sulla vita e la morte. Che uso sarà in grado di farne?

death

Credo che la conclusione l’abbia già spiegata Goethe, appunto, quando Mefistofele sfida Dio, proponendo una scommessa, per scoprire quanto l’animo di un uomo è plagiabile. Quanto è plagiabile l’anima di Light Yagami?

Scopritelo se non lo avete ancora fatto e fatemi sapere.

L’errore che non gioca a favore della storia è essere spacciata ancora per capolavoro quando non lo è, a mio parere. È una storia diventata prodotto commerciale, action figures, gadget, cosplay che sicuramente si fa leggere. Quindi fatelo e poi però concedetevi tutte quelle storie che davvero meritano e che il panorama del fumetto giapponese offre, anche a noi, come immenso regalo.

Dal salotto della Sig.ra Moroboshi

Abbiamo parlato di:

deathnoteDEATH NOTE

Testi: 
Tsugumi Ōba
Disegni: Takeshi Obata
Prezzo: € 4,50 
Volumi:
13, completa (12 + 1 guida alla lettura)
Editore originale: 
Shūeisha
Editore italiano: Panini Comics/Planet Manga
Note: Ad agosto 2017 uscirà la decima ristampa

VOTO: 6

 



Sig.ra Moroboshi

Contro il logorio della vita moderna, si difende leggendo una quantità esagerata di fumetti. Non adora altro Dio all'infuori di Tezuka. Cerca disperatamente da anni di rianimare il suo tamagotchi senza successo. Crede ancora che prima o poi, leggerà la fine di Berserk.

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