Nella mattinata di lunedì 13 aprile 2026, Hollywood ha parlato con una voce sola e inequivocabile: oltre milletrenta tra attori, registi, sceneggiatori e produttori hanno sottoscritto una lettera aperta pubblicata sul sito BlocktheMerger.com, dichiarando la propria “opposizione assoluta” all’acquisizione di Warner Bros. Discovery da parte di Paramount Skydance, operazione valutata complessivamente circa 111 miliardi di dollari e già al vaglio delle autorità regolatorie negli Stati Uniti, in Europa e nel Regno Unito.
Tra i nomi più noti figurano Glenn Close, Joaquin Phoenix, Bryan Cranston, Ben Stiller, Jane Fonda, Kristen Stewart, Mark Ruffalo, Lin-Manuel Miranda, Denis Villeneuve, Yorgos Lanthimos e J.J. Abrams, a cui si aggiungono decine di professionisti meno celebri ma ugualmente radicati nel tessuto produttivo dell’industria dell’intrattenimento, a dimostrazione che il malcontento non riguarda soltanto le grandi stelle ma si estende capillarmente a tutta la filiera creativa.
La lettera è stata promossa da un consorzio di organizzazioni, tra cui il Democracy Defenders Fund guidato da Norm Eisen e il Committee for the First Amendment fondato da Jane Fonda, entrambe realtà impegnate nella tutela della libertà di espressione e della pluralità dei media, che hanno visto nella fusione una minaccia concreta all’autonomia editoriale e alla diversità culturale del panorama audiovisivo americano.

Hollywood – Le ragioni dell’opposizione: meno concorrenza, meno lavoro, meno storie
Il documento chiarisce senza mezzi termini quali siano i timori concreti dei firmatari: l’unione tra i due colossi ridurrebbe il numero dei principali studi cinematografici americani da cinque a quattro soli soggetti, accelerando ulteriormente quel processo di concentrazione che negli ultimi anni ha già prodotto una drastica riduzione del numero di film realizzati, un restringimento delle tipologie di storie finanziate e distribuite, e una progressiva marginalizzazione delle produzioni a medio budget e di quelle indipendenti.
Il filmmaker Damon Lindelof, creatore di Lost e Watchmen, ha accompagnato la firma con un lungo post su Instagram in cui ha ricordato che Hollywood non è soltanto un mondo di divi e red carpet, ma una vera e propria città operaia fatta di macchinisti, elettricisti, scenografi, autisti, tecnici del suono e addetti al catering, ovvero migliaia di lavoratori invisibili che ogni fusione rischia di lasciare senza occupazione quando due set storici finiscono sotto la stessa proprietà e uno dei due viene inevitabilmente ridimensionato.
La lettera avverte inoltre che la crescente concentrazione del potere decisionale in poche mani comporta che un numero sempre più ristretto di entità potenti determini cosa viene prodotto e a quali condizioni, lasciando creatori indipendenti e piccole imprese con margini di sopravvivenza sempre più esigui in un mercato già gravemente compromesso dalle precedenti ondate di consolidamento aziendale.
La risposta di Paramount Skydance e il nodo regolatorio
La società guidata dal ceo David Ellison, che aveva annunciato l’accordo a febbraio 2026 al termine di una battaglia con Netflix per gli stessi asset, ha risposto alla lettera aperta con una dichiarazione in cui descrive la fusione come un’operazione capace di unire in modo sinergico punti di forza complementari, con l’obiettivo di costruire un’azienda che possa dare il via libera a un numero maggiore di progetti, sostenere idee audaci, supportare i talenti in ogni fase della loro carriera e raggiungere un pubblico autenticamente globale attraverso piattaforme integrate.
La mobilitazione di Hollywood rappresenta tuttavia un segnale politicamente rilevante in una fase in cui l’operazione è ancora soggetta all’approvazione delle autorità antitrust: la voce di oltre mille professionisti dell’industria, amplificata dai media internazionali, potrebbe influenzare il dibattito regolatorio e alimentare pressioni affinché i revisori esaminino con attenzione gli effetti della concentrazione non soltanto sul piano economico, ma anche su quello della pluralità culturale e della libertà creativa.
Fonte: ilsole24ore.com

