Doomsday Clock n.1 – Johns e Frank sfidano il mito di Watchmen

Arriva finalmente in Italia Doomsady Clock, l’ambiziosa maxiserie ideata da Geoff Johns e Gary Frank che si propone non solo di essere un sequel del seminale Watchmen, ma anche di unire i personaggi creati da Alan Moore e Dave Gibbons con l’universo DC

recensione doomsday clock 1

Attenzione: la seguente recensione contiene alcuni spoiler sulla storia.

Finalmente il giorno è arrivato. Doomsday Clock, l’ambiziosa maxiserie scritta da Geoff Johns e Gary Frank è arrivata in Italia. Qui ci troviamo di fronte a un qualcosa di davvero speciale, che riscrive totalmente la storia recente dei personaggi DC e li fa incontrare, per la prima volta in assoluto, con i protagonisti di Watchmen, il capolavoro firmato Alan Moore e Dave Gibbons.

Capite bene quanta pressione possano aver avuto gli autori nel realizzare quello che – a tutti gli effetti – è il sequel di uno dei capisaldi della storia del fumetto. Eppure, con l’incoscienza che solo una crisi di vendite può dettare, i due hanno alzato la testa, accettando la sfida: confrontarsi con il mito, guardare negli occhi la leggenda. Se riusciranno nel loro intento, lo scopriremo esattamente tra un anno (sperando in uscite puntuali, ovviamente).

Per comprendere al meglio un’opera come Doomsday Clock vi serviranno due elementi fondamentali: in primis aver letto Watchmen e in secondo luogo sapere cos’è accaduto negli ultimi tempi nel DC Universe. Perché i semi di questa maxiserie hanno cominciato a germogliare già da qualche tempo e Johns aveva iniziato a spargere indizi sin dal 2016. Ma procediamo con ordine e cerchiamo di capire come si arriva a questo incredibile (e fino a poco tempo fa impossibile) crossover.

Alla fine dell’opera di Moore e Gibbons avevamo visto Nite Owl e Spettro di Seta (Silk Spectre) ritirarsi definitivamente dall’attività supereroistica. Rorschach era stato ucciso dall’onnipotente Dottor Manhattan, mentre il Comico era morto per mano di Adrian Veidt, “l’uomo più intelligente del mondo”, conosciuto anche come Ozymandias. Quest’ultimo aveva addirittura organizzato un finto attacco alieno, uccidendo milioni di persone a New York al solo fine di concludere la guerra fredda tra Stati Uniti e Russia, inaugurando una nuova era di pace, prosperità e disarmo nucleare, grazie al fondamentale aiuto del Dr. Manhattan.

L’apertura di Doomsday Clock n.1 ci riporta subito in quel mondo, ma qualche anno dopo: se in Watchmen accadeva tutto nel 1985, qui ci troviamo nel 1992. Il mondo ha scoperto la grande menzogna di Adrian Veidt grazie alla pubblicazione del diario di Rorschach (cosa che accade nell’epilogo della storia originale) e nelle primissime pagine vediamo una folla inferocita bramare il sangue di Ozymandias, che ormai si ritrova a vivere da fuggiasco. C’è una voce fuori campo che racconta gli eventi, facendoci subito ambientare in questo mondo disperato: è quella del nuovo Rorschach, la cui identità al momento è avvolta nel mistero. Ci viene fornito solo un piccolo indizio, relativo al colore della sua pelle.

È proprio lui che, togliendosi un guanto, dimostra a un’incredula Marionetta, di essere un’altra persona rispetto a colui che conosceva. Non poteva essere altrimenti, ma almeno abbiamo la conferma che la continuità interna di Watchmen sia stata rispettata: qui non è stato stravolto niente, è il racconto che prosegue nel modo più naturale possibile.

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Già, Marionetta. Johns introduce sia lei che suo marito, il Mimo, in un modo tanto naturale quanto spiazzante. Rorschach riesce a farli evadere di prigione per coinvolgerli in un progetto folle e disperato, ordito proprio da Ozymandias. L’uomo più intelligente del mondo sa bene che il mondo è sull’orlo del collasso e vorrebbe in qualche modo riportare le cose alla normalità.
Certo, per farlo occorrerebbe un intervento “divino”… e l’unico con poteri del genere è sempre lui, il Dr. Manhattan, che attualmente si trova in un altro universo. Johns, che ce la mette davvero tutta per ricreare il climax di Watchmen e bisogna ammettere che sì, ce la fa. La sensazione, almeno in questo primo numero, è proprio quella di continuare la lettura del capolavoro degli anni 80.

Quel cinismo, quel modo di raccontare con una determinata suddivisione delle tavole in 9 vignette, quel modo così incisivo di raccontare le cose: tutto, ma proprio tutto urla un rispetto davvero enorme nei confronti dell’opera originale. 
Anche – e forse soprattutto – questo momento qui, in cui Adrian Veidt confessa di avere un cancro. Ozymandias sta morendo (almeno questo è quello che ci suggerisce). Il male che ha portato sulla Terra sta per tornargli indietro. Forse.

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Passiamo ora ai supereroi DC: come e in che modo possono incontrare i protagonisti di Watchmen? Per rispondere a questa domanda dobbiamo fare un piccolo passo indietro, fino ad arrivare al primissimo indizio, lasciato ovviamente sempre da Geoff Johns durante la fine della sua run sulla Justice League dell’era New52. Poi c’è stato lo speciale Universo DC: Rinascita, in cui abbiamo capito che alla fine, forse, tutto il casino con il continuum spazio-temporale non era stato creato dalle azioni di Barry Allen, ma da un’entità superiore, con poteri divini, che aveva iniziato a interferire con l’universo degli eroi DC. Aveva iniziando il suo operato togliendogli la speranza. Togliendogli persino degli anni di vita, stravolgendo completamente le loro storie personali. Quello che agli occhi del lettore sembrava un reboot, in realtà non erano altro che le azioni del Dr. Manhattan, intenzionato a manipolare questo universo.

Non sappiamo bene il perché, ma certamente lo scopriremo nel corso dei prossimi mesi.

Nel frattempo, mentre alcuni segnali iniziavano a farsi evidenti, Batman e Flash hanno indagato su una misteriosa spilla con uno smile insanguinato. Vi dice niente?

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Tanti misteri, tante domande, le vite di un intero universo stravolte per il volere di un essere divino. Che finora nessuno ha mai visto, ma solo vagamente percepito.

Torniamo ora a Doomsday Clock. Il primo numero si chiude con una sequenza flashback che riguarda proprio Superman: l’uomo d’acciaio sta dormendo e sogna esattamente la notte in cui perse i suoi genitori: le figure che nell’epoca pre-Flashpoint erano state così determinanti nel rendere umano Clark, in questa nuova realtà sono morte quando il nostro eroe era ancora al liceo, rendendolo orfano.

Superman rivive quel momento come se fosse vero, arrivando persino a svegliarsi tra le urla. Un vero e proprio incubo, direte voi.
Certo. A tutti capita, di tanto in tanto.

Ma non a Clark.

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Sta per accadere qualcosa e quella strana luce blu che entra dalla finestra è lì a testimoniarlo.
Il primo numero ci lascia con una voglia incredibile di leggerne ancora, ci sorprenda e ci spiazza in un modo che non avremmo mai immaginato. Il sequel di Watchmen non sarebbe potuto iniziare meglio.

 

 

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Mr. Kent

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Appassionato di fumetti, curioso per natura, attratto irrimediabilmente da cose che il resto del mondo considera inutili o senza senso. Sono il direttore di MegaNerd e me ne vanto.

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