Dexter – Quando un serial killer incontra Dio


Chi non conosce Dexter Morgan? Tecnico ematologo e serial killer, maestro della doppia vita che per anni con la sua storia ha appassionato e spaventosamente fatto immedesimare migliaia di spettatori.

Partendo dalle vicende del romanzo La mano sinistra di Dio di Jeff Lindsay, nel 2006 Showtime crea l’adattamento televisivo Dexter che ci accompagnerà fino al 2013.

A quattro anni di distanza dall’ultimo episodio, Dexter rimane una delle serie cult più famose e controverse. Molte sono state le critiche nei suoi confronti e del suo andamento nel corso delle otto stagioni, partendo dalla prevedibilità dei personaggi fino ad arrivare al tanto odiato finale aperto. L’opinione più comune è che le prime tre stagioni (per alcuni anche solo la prima) siano uno scalino sopra le altre, a livello di sceneggiatura e profondità dello stesso protagonista. In effetti, è nelle prime stagioni che abbiamo cominciato ad addentrarci nella mente del nostro serial killer ed è sempre qui che siamo rimasti affascinati dalla sua profondità e dalla sua distorta visione della realtà.

Tuttavia vogliamo spezzare una lancia a favore della serie nel suo intero, perché se è vero che proseguendo con le stagioni sentiamo di perdere il lato più misterioso di Dexter, seguire la sua vita sotto altri aspetti ci ha permesso di assistere alla sua crescita, al disperato tentativo di convivenza col suo passeggero oscuro e alla ricerca di quelle emozioni a lui sconosciute che sono alla base delle relazioni umane.


Attraverso l’osservazione delle persone che lo circondano e il confronto tra la sua vita e quella degli altri, Dexter cerca di comprendere il concetto di esistenza normale e significativa, e così facendo ogni stagione viene caratterizzata dall’analisi di un diverso modo di legarsi alla realtà.

Quest’analisi è portata avanti non solo tramite l’interazione con colleghi e familiari, ma soprattutto tramite il confronto con gli antagonisti, i serial killer che di stagione in stagione vanno a toccare un tasto diverso della sua personalità disturbata.

 

Probabilmente una delle figure più affascinanti in questo caso è Travis Marshall, Il killer del giorno del giudizio, restauratore e appassionato religioso convinto che il giorno del giudizio sia imminente.

Alla luce delle sue convinzioni, Travis tenta di lanciare messaggi al mondo utilizzando le immagini del libro dell’Apocalisse di Giovanni: le scene del crimine riproducono infatti il drago a sette teste (o più semplicemente il numero sette), i cavalieri dell’Apocalisse e la figura dell’angelo, oltre a citare più volte il simbolo dell’alfa e dell’omega e a utilizzare animali simbolici come i pesci e le locuste.

 

Interpretato da Colin Hanks (figlio del famoso Tom), Travis appare nella sesta stagione e rappresenta il punto di partenza per un discorso più generale sul credo, che caratterizza tutte le dodici puntate.

Trovandosi di fronte a un credo così forte infatti, Dexter comincia a riflettere sulla fede e sul senso di possedere dei valori, rendendosi conto soprattutto di non aver mai avuto nessun credo al di fuori del codice insegnatogli dal padre.

Il caso del Killer del giorno del giudizio coincide inoltre con la crescita di suo figlio Harrison e col suo raggiungimento dell’età in cui gli insegnamenti, che siano religiosi o etici, diventano necessari e cominciano a definire la sua identità e il suo posto nella società.

Da questo punto di vista la sesta stagione è caratterizzata da un parallelo tra la follia religiosa dell’antagonista e le riflessioni del protagonista sull’importanza di credere in qualcosa nella vita, e dimostra ancora una volta la profondità di una serie che merita di essere apprezzata ben oltre la terza stagione.

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L'Oscuro Passeggero

Il mio nome rispecchia la mia solare personalità. Sono appassionata di letteratura, drogata di serie tv e spacciatrice d'immagini per MegaNerd su Instagram.

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