Bia, la Sfida della Magia – L’anime voyeur tra sottovesti e puntate mai andate in onda


A 37 anni dalla prima messa in onda italiana, ripercorriamo la storia di Bia, la Sfida della Magia. Un anime divertentissimo devastato dalla censura italiana

«I miei seni sono la prova che posso fare qualsiasi cosa… le mie lacrime fanno mettere i ragazzi in ginocchio»

Direi che è un ottimo modo per iniziare a parlare di Majokko Megu-chan o, se preferite Bia, la Sfida della Magia. Messa da parte la nenia storica di Andrea Lo Vecchio e i Piccoli Stregoni, siamo in grado di sfatare il mito dei Monty Python e dire che possiamo aspettarcela eccome l’Inquisizione Spagnola, perché questo è un verso della sigla originale.

Dopo trentasette anni dalla prima messa in onda in Italia (1981) della leggendaria sfida per la conquista del trono del regno della magia, possiamo concludere dicendo che sì, questo è un Paese che si avvale dei Marines quando si parla di censura.

Oggi gli ammiccamenti a un pubblico adolescente costituiscono l’ordinaria amministrazione e nessuno ci fa più caso, ma nel 1981, quando i diritti dell’anime della Toei furono comprati dalla Rai, si decise d’intervenire per edulcorare un prodotto che, riconfezionato, era perfetto per i più piccoli. Peccato ovviamente. Ma tant’è. Aggiungo che l’intervento, nel caso specifico, fu abbastanza anomalo. Non potendo stravolgere tutte le scene licenziose di cui le vicende sono piene, l’attenzione si concentrò soprattutto sulle tematiche affrontate. Quando l’aria si faceva davvero pesante, si eliminava l’episodio dalla messa in onda.


La fortuna vuole che viviamo una seconda età dell’oro a casa nostra quando si tratta di produzione giapponese da importare e caldamente vi consiglio di recuperare l’originale voyeurismo e gli insegnamenti di Bia, la Sfida della Magia.

 

Rivedere quest’anime oggi ha raddoppiato il piacere della mia visione di bambina, perché le avventure di Bia e della sua rivale, Noa, oggi le ho apprezzate a dovere.

Per quanto il titolo venga inserito nel calderone del genere majokko tutto rosa e fronzoli, ricordiamoci che Bia è una strega e non una maga. Già così la musica cambia registro. A volte è necessario partire da una giusta terminologia. Un po’ come per Ransie la Strega, Tokimeki Tonight che no, non è una strega. È una creatura  magica che viene dal Regno Supremo con una sovrannaturale dote vampiresca. Cambia o no l’impressione che si ha di un’opera?

Di cosa parla Bia?

Sulla Terra è in corso la selezione per la futura Regina delle Streghe che regna incontrastata su un altro pianeta. Senza che gli umani si accorgano di nulla, due ragazze, Meg e Non (Bia e Noa) svolgono il loro apprendistato e quotidianamente sono chiamate a sfidarsi su tutto. Le giovani ragazze sono affidate alle cure e ai consigli di due streghe anziane trasferitesi tempo addietro sulla Terra e sposate con due umani. A giungere sul nostro pianeta ci sarà anche Choo-san (Ciosa), un emissario della Regina chiamato a redigere rapporti quotidiani sui progressi delle ragazze e che trama alle spalle di Bia per far vincere la sua rivale, alla quale va però riconosciuto che questa cosa proprio non va giù. Coprotagonista eccezionale, bella e altezzosa, Noa è la ciliegina sulla torta di un anime rivolto prettamente a un pubblico femminile, il quale sa perfettamente di che sostanza è fatta la rivalità in ogni campo. Lo impariamo praticamente dall’asilo.

Ora. Mentre questa godibile trama fa da sfondo a piccole avventure quotidiane ad episodi autoconclusivi, un’altra caratteristica contraddistingue lo scorrere della storia fino alla sua conclusione: il candido intimo di Bia godibilmente in bella vista ogni volta che se ne presenta l’occasione. Esperimento quasi unico nel suo genere per i tempi, Bia è sicuramente da annoverare tra le apripista del fan service che ora è solo un altro elemento messo lì quando vediamo un anime. Creamy Mami cantava innocenti canzoni, Magica Emi indossava i collant 50 denari per i suoi trucchi di magia. Bia cadeva per terra facendo vedere le mutandine a tutti, portava camice da notte trasparenti e si copriva di schiuma nella vasca da bagno. Bei ricordi, eh lettori di MegaNerd?

Come non menzionare inoltre il terzo incomodo della storia, l’ambiguo Choo-san (Ciosa).

Stereotipo del pervertito giapponese, è il canale perfetto per comprendere –  scherzosamente –  la mania che ha dato vita, tra l’altro, al burusera, ovvero l’ossessione per tutto ciò che è stato indossato dalle studentesse. La nostra protagonista è perennemente vittima del fratellino Rabi che non perde occasione per svestirla e di quel pervertito di Ciosa, appunto che oltre a spiarla nella sua intimità, le escogita tutte per spogliarla pubblicamente. Il tutto avviene sempre in maniera giocosa, c’è tanta malizia quanto basta e si ammicca agli spettatori che nel frattempo tifano per l’una o l’altra strega.

Sorprendentemente adulto e dotato di un finale che soddisfa le aspettative, Bia, la Sfida della Magia è un anime che va assolutamente visto e riproposto alle nuove generazioni. Questa volta per intero.

In Bia si affrontano i problemi quotidiani degli adolescenti, si vive la scuola e la famiglia. I rapporti affettivi sono ben costruiti e ancora capaci di comunicare ai ragazzi che, speriamo, possano imbattersi nella visione dell’anime. Attenzione ai nostri marines: otto episodi non videro mai la luce in Italia. Tematiche adulte e atmosfera giudicata troppo cupa, furono le motivazioni ufficiali che fecero optare per l’eliminazione integrale degli episodi. Avendoli visti molti anni dopo, in piena fibrillazione per il fascino del proibito, vi posso assicurare che sono perfettamente in linea con le altre puntate dell’anime. Certo, gli argomenti trattati non sono felici, tra tutte un paio di puntate sono dedicate al suicidio, ma oggi più che mai credo sia errato sottrarre i ragazzi a certe tematiche.

Bia, la Sfida della Magia è storia, non si discute. Adesso godetevelo da adulti, vi assicuro che il piacere raddoppia.

Shalanda lettori di MegaNerd!


Sig.ra Moroboshi

Contro il logorio della vita moderna, si difende leggendo una quantità esagerata di fumetti. Non adora altro Dio all'infuori di Tezuka. Cerca disperatamente da anni di rianimare il suo tamagotchi senza successo. Crede ancora che prima o poi, leggerà la fine di Berserk.

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