Zero Volume 1: Emergenza – La sporca guerra di spie di Aleš Kot

Dopo Il Nuovo Mondo, saldaPress porta in Italia un altro lavoro di Aleš Kot: Zero. Nel primo dei quattro volumi dedicati all’agente segreto Edward Zero, intitolato Emergenza, iniziamo a scoprire la vita di un spia dura, senza scrupoli, pronta a tutto. Ma la guerra è un fardello duro da sopportare, e anche l’agente Zero inizia a farsi delle domande. Qual è il prezzo da pagare per salvare il mondo?

recensione zero vol 1 saldapress
Seduto sul ciglio di una scogliera, in mano la sua bottiglia, un uomo comincia a raccontare una storia al ragazzino alle sue spalle. Mentre il bambino gli punta una pistola l’uomo, livido di cicatrici, con l’occhio sinistro ormai guercio, guarda impassibile verso l’orizzonte. Ma, c’è da giurarci, quello che aspetta Edward Zero non è la pallottola del ragazzo.
Comincia così Zero Vol 1 – Emergenza, un altro lavoro di Aleš Kot – dopo lo psichedelico Il Nuovo Mondo, realizzato in coppia con Tradd Moore – che saldaPress ha portato in Italia. E questo è sicuramente un bene, poiché la casa editrice emiliana ci permette di recuperare un’ottima serie indipendente, rimasta inedita per ben sette anni nel Belpaese, essendo uscita in America nel 2013 per Image Comics. Zero è stata presentata da noi in 4 volumi cartonati da libreria; il primo, intitolato Emergenza, contiene cinque capitoli della saga ed è uscito a settembre 2020.

Mentre aspetta il suo destino, Edward Zero comincia a parlare al ragazzo. Dalle sue parole, veniamo catapultati nella vita del miglior agente segreto del nostro tempo, che lavora da anni per una misteriosa organizzazione spionistica. Sotto la guida degli spietati Zizek e Cooke, Zero è addestrato fin da bambino ad essere la spia perfetta: non si fa domande e porta sempre a termine la missione. Dopo aver recuperato della tecnologia sensibile e avveniristica direttamente dal corpo di un soldato, nel bel mezzo di una schermaglia della guerra israelo-palestinese, si mette sulle tracce di un terrorista trafficante di uomini con la sua amica e collega Mina. Il complicarsi di questa missione e qualcosa di strano nei successivi obiettivi che Zizek gli dice di eliminare, spingono Edward a fare domande sul suo passato e sull’organizzazione che lo ha addestrato fin dall’infanzia. Da che cosa bisogna proteggere l’umanità? Vale la pena trasformare dei bambini in assassini per farlo?

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Non è a James Bond che guarda Kot, quando scrive la sua storia di spie: non sono le belle donne, i gadget futuristici e le adrenaliniche scene d’azione ad interessarlo. È la guerra: quella sporca, cinica, soggetta alle leggi della politica, che non ha rispetto della vita umana, anzi ne deforma ogni aspetto, a partire dalla tenera età, come dimostra la sequenza dell’addestramento del protagonista. Non è rappresentata una divisione manichea tra l’eroismo del protagonista e la cattiveria degli avversari, ma una situazione in cui il torto e la ragione si confondono – la missione di recupero di tecnologia sensibile nel mezzo di una schermaglia del conflitto israelo palestinese, per esempio – e i confini tra buoni e cattivi sfumano nel grigio degli interessi delle varie organizzazioni spionistiche, che non si fanno scrupoli a sfruttare i corpi dei loro soldati per testare nuove armi tecnologiche oppure a sacrificarli per raggiungere i propri obiettivi.

In questo senso la dedica a Garth Ennis o la citazione di Cormac McCarthy non sono affatto casuali, ma anzi aiutano a inquadrare la cifra stilistica dell’opera: l’intento non è solo divertire, ma graffiare la coscienza, far aprire gli occhi su quanto spietato e senza scrupoli sia il mondo dell’intelligence. La narrazione impostata su flashback e salti in avanti del tempo, che ad ogni episodio spiegano un tassello nuovo dell’ordito, la presenza di scene cruente, dialoghi e inserti realistici come verbali di interrogatori, qualche citazione cinematografica/fumettistica – Mina ricorda molto la Vedova Nera per fattezze e assonanza del nome e c’è addirittura una scena nel condotto dell’areazione in stile Die Hard – completano il quadro di un fumetto che diverte e fa riflettere allo stesso tempo; e col, colpo di scena finale, l’autore promette di sparigliare ancora di più le carte.

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Senza paura di creare disomogeneità o confondere il lettore con continui cambi di stile, la scelta dell’editore è stata quella di affidare il comparto grafico a un disegnatore diverso per ogni capitolo. Ad aprire le danze è Micheal Walsh (Secret Avengers, Rocket Racoon), che col suo stile retrò, le linee decise e il sapiente utilizzo dei colori caldi e dei neri molto accentuati, azzecca perfettamente l’ambientazione della missione che si svolge in Medio Oriente, a metà tra spy story e racconto di guerra. Segue a ruota Tradd Moore (Silver Surfer: Nero, Il Nuovo Mondo) che ha il compito di illustrare le sequenze dell’addestramento di Zero e degli altri agenti, quando erano ancora a scuola. Il disegnatore con il suo caratteristico stile, fatto di linee sinuose e ricercate, quasi caricaturali, si concentra sui visi e sulle espressioni di adulti e adolescenti, che porta all’estremo rifacendosi anche ad alcuni stilemi del fumetto orientale.

Anche in questo caso il giudizio è più che positivo e il cambio di ambientazione – lo spy story declinato in chiave teen – è onorato nella maniera  più appropriata, sfruttando i punti di forza di un artista tanto eclettico quanto bravo. Al timone del terzo capitolo troviamo Mateus Santoluoco (Teenage Mutant Ninja Turtles) che riporta l’atmosfera spionistica in primo piano mostrando la missione ambientata in una festa di gran gala. Le sequenze  sono ben caratterizzate e stilizzate all’eccesso per garantire la resa migliore dell’azione e il climax finale, grazie alla colorazione fresca e decisa e alla giusta scansione delle scene, è destinato a rimanere impresso nei nostri ricordi. Segue a ruota Morgan Jeske (Change), incaricato di disegnare l’episodio più ricco di azione. L’artista si scatena col suo tratto sporco, ruvido e sgraziato e valorizza al meglio la sceneggiatura della missione di inseguimento nella favelas, particolare perché quasi del tutto priva di dialoghi. Grazie alla chiarezza delle tavole di Jeske, non se ne sente la mancanza. Chiude il cerchio Will Tempest (Material), con un tratto pulito e particolareggiato che risalta particolarmente grazie all’uso accentuato di colori freddi, veri protagonisti degli sfondi. Sebbene sia inusuale come scelta – soprattutto considerando che, sebbene ci siano molti cambi di ambientazione e salti tra passato e presente, la trama mantiene una sua coerenza di fondo – l’alternanza al tavolo da disegno di tanti artisti non compromette il risultato finale e, anzi, sembra che ciascun autore sia stato scelto per valorizzare l’atmosfera più corrispondente alle proprie corde.

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Zero vol 1: Emergenza è davvero una bella scoperta: divertente, pungente, realistico: il fumetto di Aleš Kot è destinato a lasciare il segno. Sicuramente il primo numero è un ottimo biglietto da visita e i semi gettati promettono di germogliare in un affresco ancora più duro e disturbante nelle prossime uscite. Perché l’esistenza è un perpetuo stato di guerra, come impara Zero nel primo volume, e Aleš Kot ha intenzione di mostrarcela in tutta la sua brutalità. Aspettiamo quindi con ansia il prossimo numero per vedere cosa ha in serbo lo scrittore, che si conferma essere tra i migliori della sua generazione.

 

 

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Zero vol. 1 - Emergenza

Zero vol. 1 - Emergenza

Storia: Aleš Kot
Disegni: Michael Walsh, Tradd Moore, Mateus Santolouco, Morgan Jeske, Will Tempest
Formato: 16,8 x 25,6; Cartonato
Pagine: 160 a colori
Volumi usciti: 1 - in corso
Prezzo: € 19,90
Editore: saldaPresszero
Voto:

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Mario Aragrande

Nato con un fumetto in mano, sono cresciuto a pane e supereroi. Mentre aspettavo che il ragno radioattivo mi mordesse, ho sviluppato un'ossessione per musica, cinema e serie TV, che tento di tenere a freno, tra le altre cose, con la mia penna. Perché da una grande passione derivano - spero - grandi recensioni.

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