Parlare di Michael Jackson significa confrontarsi con un fenomeno che sfugge alle categorie tradizionali della cultura pop. La sua traiettoria artistica può essere accostata alla venuta della Cometa di Halley: un evento raro, che ha attraversato la nostra esistenza lasciando dietro di sé una scia luminosa, bellissima e, a suo modo, irripetibile. Come la Cometa di Halley, Michael Jackson non ha semplicemente transitato nella vita e nei cuori di tutti noi ma è stato osservato, amato, celebrato, e infine mitizzato.
Una cometa chiamata Michael Jackson

Mentre la cometa di Halley tornerà prima o poi identica a sé stessa, Michael Jackson ha continuamente mutato forma, reinventando il linguaggio musicale, visivo e performativo, diventando un fenomeno unico e irripetibile. Più che un fenomeno astronomico, Michael Jackson è stata un’anomalia, un’esplosione di talento che ha ridefinito i confini stessi dell’intrattenimento e della cultura pop. Le prossime generazioni assisteranno al passaggio di una nuova Cometa di Halley, un nuovo luminoso fenomeno capace di abbagliare ed entrare nei cuori di chi assisterà alla sua venuta. Noi, però, possiamo dire con orgoglio di essere stati fortunati, perché si, noi c’eravamo quando Michael Jackson è stato tra noi per regalarci il suo incredibile talento e la sua immortale musica.
Michael Jackson al cinema e in televisione

È del tutto naturale che una figura tanto carismatica e importante come Michael Jackson abbia trovato spazio nel cinema e nella televisione attraverso rappresentazioni molteplici e spesso divergenti, opere che alternano toni celebrativi e approcci più marcatamente documentaristici volti ad esplorare anche gli aspetti più controversi della sua esistenza. Un ritratto composito e sfaccettato, un mosaico ricco di contraddizioni che restituisce la complessità del personaggio.
Tra i titoli più rilevanti si possono ricordare “The Jacksons: An American Dream“, miniserie statunitense del 1992 trasmessa da ABC, che ripercorre l’ascesa della famiglia Jackson, dagli esordi difficili nell’Indiana fino al successo internazionale dei Jackson 5 e dello stesso Michael; “Man in the Mirror: The Michael Jackson Story“, film biografico per la televisione del 2004 che si concentra sugli anni successivi alla consacrazione dell’artista, soffermandosi anche sulle zone d’ombra che ne segnarono la carriera; “Michael Jackson: Searching for Neverland“, pellicola del 2017 che racconta gli ultimi anni della sua vita attraverso lo sguardo delle sue guardie del corpo; e infine “Michael Jackson’s This Is It“, documentario che segue le prove e la preparazione degli ultimi concerti londinesi, rimasti incompiuti a causa della sua improvvisa scomparsa avvenuta nel giugno del 2009.
Tanto è stato detto su Michael Jackson che verrebbe voglia di mettere un freno alle parole e ricordarlo esclusivamente attraverso la musica che ci ha regalato. Sta di fatto che siamo di nuovo qua, a commentare l’ennesima produzione che vuole raccontare la vita del Re del Pop. Ne sentivamo il bisogno ?
Antoine Fuqua dagli action movie al biopic

Per questo nuovo progetto dietro la macchina da presa troviamo Antoine Fuqua, cineasta americano che finora si era confrontato con il cinema d’azione (“Training Day” e “The Equalizer” tra i suoi principali lavori), qui chiamato a confrontarsi con un materiale ben più complesso e scivoloso perché il pericolo di incappare in un sonoro tonfo è altamente probabile, visto la materia che si sta maneggiando.
Il film è prodotto da Graham King, lo stesso dietro il deludente (secondo il nostro punto di vista) “Bohemian Rhapsody“, e non è difficile cogliere un’impostazione simile: un biopic spettacolare, musicalmente trascinante, ma attento a evitare le zone più controverse della vita del protagonista. Niente a che vedere con “Springsteen – Liberami dal nulla” il biopic che racconta il momento più intimo della carriera di Bruce Springsteen che coincise con la realizzazione di “Nebraska”, uno degli album più importanti del Boss.
Un progetto travagliato

Il progetto “Michael“ ha attraversato una gestazione tutt’altro che lineare. La produzione è stata segnata da continui interventi sul film: riscritture della sceneggiatura, riprese aggiuntive e revisioni strutturali, in larga parte dovute a vincoli legali legati alle accuse rivolte a Michael Jackson. In una fase iniziale, il progetto prevedeva di includere lo scandalo giudiziario del 1993 che minò l’immagine di Jackson, ma una clausola derivante dall’accordo con Jordan Chandler (il primo ragazzo ad accusare Michael Jackson di abusi sessuali) impediva qualsiasi rappresentazione diretta di quella vicenda. Questo ha costretto gli autori a eliminare intere sequenze e a rielaborare profondamente il copione.
A complicare ulteriormente il processo si è aggiunto il coinvolgimento diretto della famiglia di Michael Jackson, che ha orientato il film verso un racconto più controllato e celebrativo, evitando gli aspetti più controversi della sua vita. In questo contesto si inserisce anche l’assenza di Janet Jackson. La sorella di Michael ha scelto di non essere coinvolta nel progetto, forse a causa di tensione interne con la produzione.
Il risultato è un film che, nel corso della lavorazione, ha subito trasformazioni sostanziali: da una versione iniziale molto più ampia e ambiziosa (si parla di oltre quattro ore di girato) a un montaggio finale ridimensionato, anche in seguito a costosi reshoot e ripensamenti narrativi . Non a caso, resta concreta l’ipotesi che parte del materiale escluso possa confluire in un eventuale seguito, qualora il successo commerciale del film lo rendesse sostenibile. Non a caso, al termine dei 127 minuti di “Michael” compare una eloquente scritta, manco fosse un film di Marvel Studios qualunque: «la storia continua…»”
L’ascesa, ma non la caduta

“Michael“ racconta l’ascesa dell’artista dell’Indiana, dagli esordi con i Jackson 5 fino al culmine del successo negli anni ’80, interrompendo però il racconto prima delle fasi più controverse della sua vita, che risultano così completamente escluse.
Il film concentra gran parte della propria attenzione sul rapporto tra Michael e il padre, Joe Jackson (interpretato da Colman Domingo), rappresentato come una figura autoritaria e dispotica, capace di riconoscere nel talento del figlio una straordinaria opportunità di guadagno e disposto a sfruttarla fino in fondo, anche a costo di compromettere gli affetti familiari.
Restano invece ai margini, o vengono del tutto omessi, alcuni temi che sono cruciali nella vita di Michael: la dipendenza da farmaci, le accuse di abusi sessuali e il progressivo declino del mito. Fa eccezione il celebre incidente del gennaio 1984, quando durante le riprese di uno spot per la Pepsi un malfunzionamento degli effetti pirotecnici incendiò i capelli di Michael, provocandogli ustioni al cuoio capelluto . Un episodio traumatico che lo costrinse a lunghe cure mediche e che, secondo diverse ricostruzioni, contribuì all’inizio della sua dipendenza dagli antidolorifici
Michael Jackson viene ritratto in tutta la sua eccentricità: una figura angelica, quasi eterea, asessuata, più incline a una partita a Twister con i fratelli che a godersi la celebrità nei locali più esclusivi di Los Angeles. È un eterno fanciullo, circondato da giocattoli, animali esotici e presenze fuori dall’ordinario, come l’inseparabile Bubbles, lo scimpanzé che lo accompagnava ovunque. Ne emerge il ritratto di un essere quasi alieno ma allo stesso tempo fragile, un eterno Peter Pan precipitato sulla terra, una cometa luminosa destinata a brillare intensamente, ma sempre sul punto di dissolversi.
Due rivelazioni

Il cuore pulsante del film sono le interpretazioni degli attori protagonisti. Jaafar Jackson (nipote di Michael Jackson) offre una prova straordinaria che va al di la della somiglianza fisica. Il suo Michael è credibile nella presenza scenica, nei movimenti, nello sguardo e, soprattutto, nelle capacità di portate in scena in maniera precisa le stesse movenze che hanno reso celebre lo zio. Juliano Krue Valdi, nel ruolo del giovane Michael, voce e leader dei Jackson 5, incarna la disciplina forzata di un talento precoce e restituisce la stessa resa di Jaafar Jackson della controparte adulta.
“Michael“ è un film che scorre con il ritmo di una hit del suo protagonista: incalzante, coinvolgente, costruito su una colonna sonora che non concede tregua. La musica non è semplice accompagnamento, ma struttura portante, battito cardiaco della narrazione. Il montaggio e la messa in scena di Antoine Fuqua seguono il beat delle canzoni di Jackson, trasformando il film in un’esperienza sensoriale irresistibile. Provate a non ballare durante la proiezione, non ci riuscirete.
La storia continua…

Cosa chiediamo davvero a un biopic dedicato a un artista di questa statura? Innanzitutto rigore nel racconto, interpreti capaci di incarnare con credibilità le loro controparti reali e, naturalmente, una componente musicale trascinante. “Michael“ possiede indubbiamente tutti questi elementi sebbene, proprio nel suo finale emerge forse l’unica vera nota stonata di questo grande concerto: quella scritta «la storia continua…», che lascia intendere apertamente la volontà di un seguito, anche alla luce dell’enorme quantità di materiale rimasto escluso dal montaggio finale.
“Michael“ è un film che sceglie di celebrare piuttosto che interrogare, di mostrare la luce evitando l’ombra. Non è il ritratto definitivo di Michael Jackson, ma è un ritratto potente del suo momento più luminoso. Un racconto che cattura il passaggio di una cometa abbagliante, fugace, e proprio per questo impossibile da dimenticare.
“Michael” è al cinema a partire dal 22 aprile, distribuito da Universal Pictures.

Michael
Jaafar Jackson: Michael Jackson
Juliano Krue Valdi: Michael Jackson da bambino
Colman Domingo: Joe Jackson
Nia Long: Katherine Scruse-Jackson
Miles Teller: John Branca
Laura Harrier: Suzanne de Passe
KeiLyn Durrel Jones: Bill Bray
Kat Graham: Diana Ross
Larenz Tate: Berry Gordy
Kendrick Sampson: Quincy Jones
Jessica Sula: La Toya Jackson
Jamal R. Henderson: Jermaine Jackson
Tre Horton: Marlon Jackson
Rhyan Hill: Tito Jackson
Joseph David-Jones: Jackie Jackson
Mike Myers: Walter Yetnikoff
Deon Cole: Don King
Francesco Ferri: Michael Jackson
Gabriele Tonti: Michael Jackson da bambino
Alberto Angrisano: Joe Jackson
Gabriella Borri: Katherine Scruse-Jackson
Stefano Crescentini: John Branca
Gabriele Sabatini: Bill Bray
Riccardo Scarafoni: Berry Gordy
Simone D'Andrea: Quincy Jones
Gabriele Pellicanò: Marlon Jackson
Franco Mannella: Walter Yetnikoff
Roberto Pedicini: Don King

