Il Testamento di Ann Lee – Fede e utopia in una storia vera con Amanda Seyfried

Il testamento di Ann Lee: come una giovane sposa di Manchester divenne la guida spirituale degli Shakers e cambiò la storia religiosa americana.

Sfiorata
copertina recensione il testamento di ann lee

Il Testamento di Ann Lee si apre nella Manchester di metà Settecento con la forza silenziosa di un’epoca che trasuda miseria e devozione in egual misura, raccontando la storia vera di Ann Lee, giovane sposa di un fabbro ferraio segnata da quattro gravidanze interrotte che trasformeranno il suo dolore privato in una vocazione collettiva destinata a cambiare la storia religiosa del Nuovo Mondo.

La regista Mona Fastvold, già nota per il lavoro di scrittura al fianco di Brady Corbet ne Il bambino del miracolo, costruisce con questo secondo lungometraggio da sola dietro la macchina da presa un’opera ambiziosa e radicata in una precisa idea estetica del cinema storico, dove la ricostruzione d’epoca non è mai mero esercizio di stile ma diventa strumento narrativo per scandagliare l’interiorità di una donna che il suo tempo non riesce a contenere né a comprendere.

Ann Lee, interpretata da una Amanda Seyfried molto brava, approda alla setta quacchera degli «shakers» come chi trova finalmente un linguaggio per dire ciò che dentro di sé aveva sempre saputo ma non aveva mai avuto gli strumenti per esprimere: la frugalità come virtù, l’astinenza sessuale come purezza dello spirito e l’egalitarismo tra uomini e donne come manifestazione concreta della comunione divina.

Il testamento di Ann Lee

Regia e fotografia: un’estetica rigorosa e luminosa

Mona Fastvold dimostra una maturità registica notevole nel gestire spazi narrativi dilatati senza mai cedere alla tentazione della spettacolarizzazione facile, preferendo invece un ritmo contemplativo che affida alla fotografia, curata con un senso quasi pittorico della luce, il compito di raccontare stati d’animo che il dialogo, a tratti, non riesce del tutto a sostenere.

Le inquadrature della Manchester industriale e fumosa dei primi minuti si contrappongono con forza evocativa ai paesaggi della Nuova Inghilterra dove Ann e i suoi discepoli approdano nel 1774, e questo salto visivo, dal grigio opprimente dell’Inghilterra al verde sconfinato e minaccioso dell’America, è forse il gesto cinematografico più riuscito dell’intero film, capace di condensare in pochi tagli di montaggio l’idea di un mondo che si rinnova solo attraverso il coraggio radicale della fuga e del ricominciamento.

La scelta di girare in formati e temperature cromatiche che evocano la tradizione della pittura fiamminga e olandese del Seicento conferisce all’intera opera un senso di sacralità visiva che si sposa perfettamente con il tema centrale del film, ovvero la tensione irrisolvibile tra il corpo come prigione e lo spirito come unica via di liberazione, un tema che la Fastvold declina con coerenza stilistica dall’inizio alla fine senza mai sbilanciarsi verso interpretazioni troppo facili o consolatorie.

Il testamento di Ann Lee

Il testamento di Ann Lee – Il cast: Seyfried e McKenzie su tutto, qualche eccesso recitativo

Amanda Seyfried offre quella che è probabilmente la sua interpretazione più complessa e sfaccettata, riuscendo a far coesistere nella stessa figura la fragilità di una donna devastata dal lutto e la potenza carismatica di una guida spirituale capace di trascinare decine di persone dall’altra parte dell’oceano sulla sola forza della propria visione del divino, senza che questo passaggio da vittima a profetessa risulti mai meccanico o inverosimile.

Al suo fianco, Thomasin McKenzie conferma ancora una volta di essere una delle attrici più interessanti della sua generazione, capace di abitare il silenzio con la stessa intensità con cui abita le scene di maggiore tensione drammatica, e il duetto tra le due protagoniste, costruito su sguardi, esitazioni e silenzi carichi di significato, è un elemento importante del film, molto più di qualsiasi dialogo esplicito.

Il resto del cast, che include Lewis Pullman, Christopher Abbott, Tim Blake Nelson e Willem Dafoe, si muove con professionalità nel perimetro che la regia assegna loro, anche se in alcune scene collettive, particolarmente quelle che rappresentano le cerimonie rituali degli shakers, si ha la sensazione che alcuni interpreti recitino con un’enfasi leggermente sopra le righe, come se la pressione del contesto storico-religioso li portasse a esasperare gesti e intonazioni invece di affidarsi alla sottrazione che il tono generale del film richiederebbe.

Il testamento di Ann Lee

La colonna sonora: il vero punto di forza del film

Il pregio più autentico e indiscutibile de Il Testamento di Ann Lee è senza dubbio la sua colonna sonora, che intreccia con intelligenza rara i canti religiosi della tradizione shaker, austeri, ripetitivi, ipnotici nella loro semplicità melodica, con un commento orchestrale contemporaneo che amplifica senza soffocare l’emozione delle sequenze più cariche di tensione spirituale, creando una tessitura sonora coinvolgente.

È significativo, e non casuale, che uno dei momenti più potenti dell’intero film sia proprio una scena corale in cui Ann Lee canta: la musica riesce a fare ciò che la sceneggiatura in alcune sequenze non riesce a fare, ovvero trasmettere il senso di estasi e di fede come esperienza fisica e non solo intellettuale, con una immediatezza emotiva che nessun dialogo scritto avrebbe potuto raggiungere con altrettanta efficacia.

Il cast dimostra, peraltro, una preparazione musicale impressionante: tutti i principali interpreti cantano dal vivo con una padronanza delle tecniche vocali del periodo che contribuisce enormemente alla credibilità storica dell’opera e trasforma le sequenze musicali in autentici momenti di cinema puro, dove il confine tra recitazione e performance si dissolve in qualcosa di più difficile da definire e proprio per questo più interessante da vivere.

Il testamento di Ann Lee

Il testamento di Ann Lee – La sceneggiatura: ambizioni alte, qualche dialogo che convince meno

Il punto più debole del film è paradossalmente la sceneggiatura firmata dalla stessa Fastvold insieme a Brady Corbet, che in alcune scene sembra faticare a trovare un registro dialogico all’altezza della forza visiva e sonora che li circonda: ci sono scambi di battute che suonano un po’ fuori luogo e artefatti, come se il testo stesse cercando di spiegare ciò che le immagini avrebbero potuto mostrare con maggiore efficacia, tradendo una certa insicurezza narrativa nel lasciare al solo linguaggio cinematografico la responsabilità del racconto.

La costruzione del personaggio di Ann Lee funziona meglio nelle sequenze in cui la Fastvold rinuncia alla parola e si affida alla gestualità, all’uso dello spazio scenico e alla musica, mentre tende a incrinarsi nelle scene in cui il testo pretende di articolare in modo esplicito le ragioni teologiche e politiche della predicazione di Ann, ragioni che nella realtà storica probabilmente avevano la forza dell’intuizione e dell’estasi più che della argomentazione razionale.

Non si tratta di una debolezza che compromette l’insieme, il film funziona nella sua totalità, ma di una tensione irrisolta tra la volontà di rispettare la complessità storica del personaggio e la necessità cinematografica di renderlo accessibile a un pubblico contemporaneo, una tensione che i migliori biopic riescono a sciogliere con eleganza e che qui rimane, in certi passaggi, visibilmente aperta.

Il testamento di Ann Lee

Giudizio finale: un’opera imperfetta ma necessaria

Il Testamento di Ann Lee è un film che vale la pena vedere per molte ragioni: per la forza delle sue immagini, per la performance di Amanda Seyfried e Thomasin McKenzie, per una colonna sonora che rappresenta uno dei lavori più riusciti sentiti nel cinema recente di ambientazione storica, e per il coraggio di affrontare una figura come Ann Lee, una donna che nel Settecento predicava l’uguaglianza di genere e l’astinenza sessuale come rivoluzione spirituale, con rispetto e senza condiscendenza.

Mona Fastvold firma un’opera che non è priva di imperfezioni, la sceneggiatura avrebbe potuto essere più cesellata, alcune scene recitative sono meno riuscite di altre, ma che nel suo complesso riesce a restituire la vertigine di una vita vissuta all’insegna di una fede capace di spostare le persone letteralmente e metaforicamente, attraversando un oceano per costruire nel cuore della Nuova Inghilterra un mondo nuovo fondato su principi che il Settecento chiamava eresia e che oggi potremmo chiamare, con un certo stupore, modernità.

Il Testamento di Ann Lee

Il Testamento di Ann Lee

Paese: USA, Regno Unito
Anno: 2025
Durata: 137 minuti
Regia: Mona Fastvold
Sceneggiatura: Mona Fastvold (con Brady Corbet)
Casa di produzione: A24 / produzione indipendente
Distribuzione italiana: The Walt Disney Company Italia
Interpreti e personaggi: 
Amanda Seyfried — Ann Lee
Thomasin McKenzie — Mary (voce narrante)
Lewis Pullman - William Lee
Christopher Abbott — Abraham (marito di Ann)
Tim Blake Nelson - Pastor Reuben Wight
Stacy Martin - Jane Wardley
Matthew Beard - James Whittaker
Scott Handy - James Wardley
Viola Prettejohn - Nancy Lee
Jamie Bogyo - Richard Hocknell
David Cale - John Hocknell
Shannon Marie Woodward - Mrs. Cunningham
Willem van der Vegt - Ann's Father
Jeremy Wheeler - John Townley
George Taylor - George Whitefield
Roy McCrerey - Mr. Shattuck
Voto:
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Scrittrice compulsiva, cinefila cronica. Quando non scrivo, parlo di film come se fossero reali
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