Il Bene Comune – Rocco Papaleo e il suo cast si raccontano

Scene emozionanti e battute improvvisate, Rocco Papaleo e il suo cast svelano i dietro le quinte del nuovo film "Il Bene Comune"

Maraverse
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Arriverà nelle sale italiane il 12 marzo Il Bene Comune, il nuovo film diretto e interpretato da Rocco Papaleo. Il regista ha presentato il progetto alla stampa insieme al cast, raccontando un’opera che intreccia viaggio, musica e riflessione sul senso della comunità.

Ambientato tra i paesaggi del Parco Nazionale del Pollino, il film segue una guida escursionistica che accompagna un gruppo di detenute quasi a fine pena in una gita in montagna. Quello che nasce come un semplice percorso nella natura si trasforma però in un viaggio umano fatto di fragilità e possibilità di cambiamento.

Durante l’incontro con la stampa, Papaleo ha spiegato che l’ispirazione del film nasce proprio dal territorio e da uno dei suoi simboli naturali più rappresentativi: il Pino Loricato, albero antico e resistente che nel racconto diventa metafora della storia dei personaggi. «È un albero simbolo di elasticità e resilienza», ha raccontato il regista, spiegando come questa immagine sia diventata la chiave simbolica dell’intero film.

Fin dall’inizio dell’incontro, però, il tono della conferenza stampa è stato molto informale, segnato dall’ironia di Papaleo e dalla complicità con il cast. Lo stesso regista ha aperto la conversazione con una battuta rivolta ai giornalisti presenti in sala, rompendo subito il ghiaccio.

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Buongiorno a tutti, mi fa molto piacere vedervi. Questo è forse uno dei momenti per cui mi interessa vivere ancora, perché nutro una spudorata simpatia nei vostri confronti.

Dietro l’ironia, il film porta avanti una poetica ben precisa. Papaleo ha raccontato come il suo modo di raccontare storie sia profondamente influenzato dal teatro-canzone, linguaggio artistico che negli anni ha attraversato anche il suo percorso teatrale e musicale. Nel film le canzoni e i momenti musicali non interrompono la narrazione ma diventano parte integrante del racconto, accompagnando le emozioni dei personaggi e contribuendo a costruire quell’atmosfera sospesa tra poesia e leggerezza che attraversa l’intera storia.

La mia esperienza di regista e narratore si è molto formata attraverso l’esercizio del teatro-canzone, una forma che ho tentato nel mio piccolo ma che ha avuto illustrissimi predecessori.

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Il cast e i loro personaggi

Accanto a Papaleo che interpreta la guida Biagio — il film riunisce un gruppo di interpreti molto diversi tra loro, contribuendo alla dimensione corale della storia. Durante la conferenza stampa è emersa subito la forte sintonia tra gli attori, che hanno alternato riflessioni sul film a momenti di ironia e complicità.

Tra le protagoniste c’è Vanessa Scalera, che ha raccontato come il film le abbia permesso di recuperare un lato emotivo che pensava di aver lasciato alle spalle con il passare degli anni.

Mi ha dato l’occasione di recuperare caratteristiche che credevo sopite: un entusiasmo e un ottimismo che avevo quando avevo vent’anni. Rocco mi ha fatto scrostare un po’ di quella rigidità e far emergere quell’argento vivo che contenevo allora.

Nel racconto della lavorazione non sono mancati anche momenti più leggeri. Sempre Scalera, parlando della collaborazione con Papaleo e delle scene condivise sul set, ha scherzato davanti ai giornalisti con una battuta che ha fatto ridere tutta la sala, definendo il regista «sexy» e aggiungendo con ironia «Rocco Papaleo bacia benissimo».

Accanto a lei nel film ci sono anche Teresa Saponangelo e Claudia Pandolfi, che interpretano alcune delle detenute protagoniste del viaggio. Proprio Saponangelo ha sottolineato come il titolo del film richiami un’idea di comunità che riguarda tutti, non solo i personaggi della storia «La comunità dovrebbe riappropriarsi di tutto quello che è nostro: spazi comuni, teatri, piazze, musei, scuola, sanità».

Ha raccontato poi di come ha lavorato a stretto contatto con il regista:

In quel baraccone ero l’unica sana di mente. La struttura narrativa era precisissima, con diversi piani: onirico, viaggio, passato. Ci siamo concessi piccole improvvisazioni, e Rocco mi diceva sempre di non rinunciare alla sensualità, anche se il personaggio poi ha virato più verso l’anima da camionista.

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Claudia Pandolfi ha sottolineato invece l’armonia sul set:

Rocco tiene il set in maniera poetica e musicale. Quando entrava in scena era come se dovesse rompere un incantesimo, e sembrava quasi dispiacersi. L’elemento musicale ci ha agevolati nell’accordarci tutti. Ho trovato subito complicità, credo sia per questo che mi ha voluto nel film. È una persona contraddittoria, ma porta sempre una certa allegra malinconia.

Seguita da Rosanna Sparapano che ha aggiunto:

Se mancava una battuta a uno, tutti la sentivano. Era come vivere in una sinfonia dove ogni nota conta.

Nel gruppo c’è anche Andrea Fuorto, che interpreta il nipote del protagonista e rappresenta lo sguardo più giovane all’interno della storia. L’attore ha raccontato quanto l’esperienza sul set sia stata segnata da un forte spirito di collaborazione tra tutti i membri del cast. Unico uomo del cast oltre a Papaleo, si è distinto per entusiasmo e comicità:

«Ero carichissimo, sembrava il film fosse mio!» ha detto, aggiungendo di aver voluto inserire un’imitazione di Papaleo: «All’inizio mi aveva detto di no, ma poi ha ceduto e mi ha detto, imitandomi: “Tienila, cretino!”».

La sua performance ha strappato risate in sala stampa e ha messo in evidenza il clima scherzoso e collaborativo tra regista e cast.

Tra le presenze più particolari del film c’è infine la cantautrice Livia Ferri, alla sua prima esperienza cinematografica. Durante l’incontro con la stampa ha raccontato con autoironia il suo ingresso nel mondo della recitazione, spiegando come sia stato proprio Papaleo a coinvolgerla nel progetto e, in un certo senso, a “iniziarla” a questa nuova esperienza artistica.

Saprete sicuramente che non sono un’attrice. Papaleo mi ha dato l’opportunità di scoprire la recitazione, in un certo senso mi ha “iniziata” a questo mondo. È stata un’esperienza sorprendente e formativa, che ha intrecciato il mio percorso musicale con quello cinematografico del regista.

Tra paesaggi naturali, momenti musicali e un gruppo di personaggi costretti a confrontarsi con le proprie fragilità, Il Bene Comune si presenta quindi come un racconto corale che alterna leggerezza e riflessione, mantenendo sempre al centro l’idea di incontro e di trasformazione che nasce dal viaggio condiviso.

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La sua personalità è il mix di tutti i suoi personaggi preferiti, e non sai mai quello che ti capita. Si improvvisa fotografa e content creator e spera un giorno questo le paghi l’affitto.
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