È di qualche giorno fa la notizia legata allo scandalo della piattaforma digitale Manga One, che avrebbe pubblicato sotto pseudonimo un autore condannato per reati sessuali su una minore.
Questo caso sta facendo discutere non soltanto per il reato in sé, ma soprattutto per come è stato gestito dalla casa editrice Shogakukan e per le dichiarazioni uscite nelle ultime ore da parte degli altri autori presenti sull’applicazione Manga One.
Ricostruiamo gli eventi
Shoichi Yamamoto aveva una serie in corso sulla piattaforma Manga One dal titolo Daten Sakusen già nel 2015.
Nel 2020 arrivò una pausa che l’editore giustificò come un “problema di salute” del mangaka, ma in un secondo momento la serie venne ufficialmente cancellata.
La faccenda era in realtà molto più torbida. Yamamoto venne infatti arrestato e multato per violazione della legge giapponese sulla pornografia minorile, legato al possesso di diverso materiale, a sfondo sessuale, riguardante la minorenne. Ma non è finita qui. Secondo quanto riportato dal quotidiano Ashita no Keizai Shimbun, insieme a questa condanna è stata aperta anche una causa civile che ha portato il Tribunale di Sapporo, il 20 febbraio 2026, a stabilire un risarcimento di 11 milioni di yen alla vittima da parte di Yamamoto.
La studentessa avrebbe intentato una causa anche contro la scuola superiore, ma la richiesta sarebbe stata respinta dal Tribunale.
Secondo la ricostruzione delle indagini, gli abusi sulla ragazza sarebbero iniziati nel 2016, quando lei aveva solo 15 anni. Yamamoto avrebbe usato la sua posizione di insegnante e il suo lavoro di mangaka per avvicinare la studentessa e abusare di lei ripetutamente nel tempo.
Nel racconto delle violenze subite non si parlerebbe “solo” di umiliazioni e violenze fisiche, ma anche psicologiche, protratte fino a dopo il diploma della ragazza. Con il tempo, la vittima avrebbe sviluppato un disturbo post-traumatico da stress e un disturbo dissociativo dell’identità.
Ad ampliare lo scandalo è arrivata la notizia della riassunzione, nonostante la condanna, del mangaka nel 2022 da parte della piattaforma con l’opera Jojin Kamen, pubblicata sotto lo pseudonimo di Ichiro Hajime.
Ad oggi questa scelta è stata percepita dal grande pubblico come un tentativo di “protezione” nei confronti di Yamamoto.

Le dichiarazioni di Shogakukan
La risposta alle accuse è arrivata il 27 febbraio 2026 con un comunicato ufficiale, nel quale Shogakukan ha confermato l’identità di Yamamoto dietro lo pseudonimo. La casa editrice ha sottolineato che una sua opera precedente era stata interrotta proprio a seguito del suo arresto e ha annunciato la sospensione immediata della distribuzione di tutte le opere legate al mangaka.
Nel comunicato, l’azienda ha ammesso di aver sottovalutato la gravità delle azioni compiute da Yamamoto e di non essersi comportata nel modo più corretto. Per questo motivo ha promesso un rafforzamento dei processi interni, al fine di evitare che episodi simili possano ripetersi.
In merito alle voci riguardanti il coinvolgimento di un editor in una chat che coinvolgeva vittima e carnefice, con lo scopo di “comprare” il silenzio della prima con un pagamento di 1,5 milion di yen, l’azienda ha dichiarato che il suo intervento non sarebbe stato finalizzato a un tentativo di insabbiamento, bensì a una richiesta espressa dalle due parti. La sua presenza sarebbe servita esclusivamente a insistere per un accordo tra le parti alla presenza degli avvocati.
Shogakukan ha inoltre annunciato, con un secondo comunicato, l’istituzione di una commissione d’inchiesta per chiarire il coinvolgimento dell’editor e le dinamiche che hanno portato alla riassunzione di Yamamoto.
La casa editrice ha infine presentato le proprie scuse alla vittima, ai lettori, all’illustratrice Eri Tsuruyoshi (che si occupava di Jojin Kamen e che afferma di aver appreso la notizia tramite i social) e a tutti gli altri creatori che contribuiscono al progetto MangaOne.
Il giornale Mainichi Shimbun ha riferito che l’avvocatessa della vittima, Hiroko Kotake, ha dichiarato:
“Sebbene non sappiamo quanto il direttore e la Shogakukan fossero a conoscenza della gravità del suo crimine, dovrebbero essere ritenuti socialmente responsabili“.
Shogakukan ha risposto, tramite il suo ufficio stampa, che esaminerà il caso e adotterà le “misure necessarie”.
Nel frattempo, gli avvocati di Yamamoto hanno annunciato l’intenzione di presentare ricorso, alimentando ulteriormente lo sdegno pubblico.
Le reazioni degli altri autori
A seguito degli eventi accaduti, diversi autori che pubblicano sulla piattaforma hanno preso posizione pubblicamente, dando vita a una vera e propria azione di boicottaggio collettiva.
Le dichiarazioni sono moltissime, di seguito ne riportiamo alcune:
Kanehito Yamada (Frieren) e Rumiko Takahashi (Inuyasha, Ranma 1/2) hanno ritirato le loro opere da Manga One (rimangono comunque fruibili altrove).
Eri Tsuruyoshi, illustratrice di Jojin Kamen, ha pubblicato una dichiarazione sul suo account X (ex Twitter) in cui prende apertamente le distanze da Yamamoto, dichiarandosi vicina alla vittima e alla sua famiglia e scusandosi con i lettori per quanto accaduto.
Ryūhei Tamura (Cosmos) e Ai Minase (Namida usagi) hanno chiesto il ritiro delle loro opere dalla piattaforma, così come Minoru Takeyoshi, che ha deciso di interrompere la pubblicazione dell’opera Plant Pathology Wishes Your Tomorrow dall’app.
Della stessa idea sembra essere anche Miko Mitsuki (Honey Blood).
Shogakukan e Tatsuya Matsuki
Purtroppo la vicenda che lega Shogakukan all’assunzione di persone condannate per crimini su minori non finisce qui. Infatti anche il mangaka Tatsuya Matsuki, creatore di Act-Age, arrestato nel 2020 per molestia sessuale su minori e condannato a un anno e sei mesi di reclusione, con una sospensione condizionale della pena di tre anni, sarebbe stato riassunto quattro anni dopo da Manga One e avrebbe continuato a lavorare sotto lo pseudonimo di Miki Yatsunami all’opera Seisou no Shinrishi.
Shogakukan ha affermato che il mangaka avrebbe seguito una terapia psicologica dalla quale sarebbe uscito riabilitato e che, per questo motivo, avrebbero deciso di riassumerlo.
La scelta di un nuovo nome sarebbe invece stata un atto di premura nei confronti delle vittime.
Il pubblico, però, non ha visto la cosa nella stessa ottica e le polemiche sono state tali da spingere alla sospensione dell’opera di Tatsuya Matsuki.

Fonte: animenewsnetwork

