Scream 7 – Il ritorno di Sidney Prescott e l’illusione della paura perfetta

Scream 7 riporta Sidney Prescott al centro della saga e riapre le porte della casa degli omicidi del 1996. Un capitolo che punta sulla memoria collettiva e sul ritorno dei volti storici, ma che fatica a reinventare davvero il mito di Ghostface

Alberica Sveva Simeone

Ghostface è tornato. Ma questa volta impugna il coltello con una mano e la nostalgia con l’altra.

Con Scream 7 la saga slasher più meta della storia dell’horror prova a chiudere il cerchio, riportando al centro la sua eroina simbolo e riaprendo, letteralmente, le porte del passato. Il risultato? Un’operazione che seduce con i ricordi, ma fatica a sorprendere.

Ritorno alle origini per Scream: la casa degli omicidi e il peso della memoria

Il film si apre con la tradizionale scena iniziale ad alta tensione, marchio di fabbrica del franchise sin dal 1996. Questa volta a rispondere al telefono è Michelle Randolph (nota per il ruolo di Ainsley Norris in Landman), perfetta nei panni della nuova “dama dell’urlo”. La sequenza è costruita con mestiere: telefonata, domande sui film horror, minaccia crescente, sangue. Tutto al posto giusto.

Eppure qualcosa non scatta. Forse perché conosciamo ormai ogni regola del gioco, forse perché la saga stessa ci ha abituati a ribaltare le aspettative. Qui, invece, lo schema viene rispettato con fedeltà quasi filologica. L’effetto è più rassicurante che scioccante. Randolph funziona, ma la sua presenza dura troppo poco per lasciare il segno.

La vera dichiarazione d’intenti arriva subito dopo. L’azione si sposta nella casa dove morirono Billy Loomis e Stuart “Stu” Macher, i due assassini originali del primo capitolo diretto da Wes Craven nel 1996. Quel luogo, simbolo dell’orrore, è diventato una sorta di casa-museo dove, pagando, si può trascorrere una notte immersi in memorabilia e ricostruzioni macabre.

Scream 7

È un’idea brillante sulla carta: la trasformazione della tragedia in attrazione turistica, l’ossessione per il true crime, la spettacolarizzazione del dolore. Un perfetto spunto meta, in linea con lo spirito originario della saga. Ma anche qui, l’esecuzione resta prevedibile. La giovane coppia che decide di vivere l’esperienza non fa in tempo a scattare qualche foto che la serata si trasforma in un massacro annunciato.

L’operazione nostalgia è servita.

Il cuore emotivo del film è il ritorno di Sidney Prescott, ancora interpretata da Neve Campbell. Sidney ora vive lontano dai riflettori, è sposata, ha ricostruito la propria vita e soprattutto è madre. La sua tranquillità viene spezzata quando Ghostface torna a colpire, minacciando direttamente sua figlia Tatum (Isabel May), chiamata così in onore dell’amica perduta nel primo film.

Il percorso narrativo ricalca volutamente alcune dinamiche del capitolo originale. Dalle interazioni di gruppo ai sospetti interni, fino ai dialoghi che strizzano l’occhio agli spettatori storici, tutto sembra costruito per evocare il passato. Più che citazioni, sono vere e proprie riproduzioni strutturali. Il film gioca sul déjà-vu, ma lo fa in modo talmente esplicito da togliere forza alla tensione. La nostalgia funziona, ma diventa presto l’unica vera leva emotiva.

Scream 7

Ghostface perde mordente, la saga cerca una nuova identità

A rafforzare l’effetto revival contribuisce il ritorno di Marco Beltrami, assente nei due capitoli precedenti. Il compositore riprende e riarrangia i temi storici, compreso l’iconico “Sidney’s Lament”, che torna riconoscibile sin dalle prime note. Qui la memoria sonora colpisce nel segno. La musica riesce a evocare l’atmosfera del 1996 senza risultare anacronistica ed è uno degli elementi più riusciti del film.

Il problema principale, purtroppo, resta Ghostface. Non è più il killer goffo ma resistente dei primi capitoli, né la presenza feroce e brutale vista in Scream VI. In questo episodio appare meno caratterizzato, meno iconico. Si muove, colpisce, uccide. Ma manca quel carisma oscuro, quella follia lucida che lo trasformava in un’identità distinta.

La saga ha sempre saputo sorprendere pur restando coerente con il proprio spirito metacinematografico. In questo capitolo, però, il momento chiave risulta meno incisivo rispetto agli standard consolidati. Il colpo di scena c’è, ma non esplode come dovrebbe.

Scream 7

Fa sempre piacere rivedere Gale Weathers, interpretata da Courteney Cox, che porta in scena professionalità e ironia. Il suo personaggio resta uno dei più solidi e riconoscibili dell’intera serie. Meno incisivi, invece, i cameo di Matthew Lillard e David Arquette: l’intento celebrativo è evidente, ma l’effetto sorpresa risulta limitato.

Alla regia e alla sceneggiatura troviamo Kevin Williamson, mente storica del primo capitolo. La sua firma si avverte nei dialoghi e nella struttura meta. Tuttavia, la sensazione è che il film preferisca giocare in difesa piuttosto che rischiare. Intrattiene, regala qualche jump scare ben calibrato e alcune sequenze tese funzionano. Ma il finale, invece di esplodere, si sgonfia.

Scream 7 è un film che si lascia guardare, soprattutto per chi ha amato l’originale. È un’operazione affettuosa, quasi romantica nei confronti dell’immaginario che ha reso iconica la saga. Ma l’horror vive di rotture e sorprese. Quando la formula diventa eccessivamente familiare, il rischio è l’assuefazione.

Gli orrori di Woodsboro tornano al cinema dal 25 febbraio. La location cambia, alcuni volti anche. La domanda resta la stessa: chi si nasconde sotto la maschera?

E soprattutto: per quanto ancora basterà la nostalgia a tenerci incollati allo schermo?

Scream 7

Scream 7

Paese: USA
Anno: 2026
Durata: 114 minuti
Regia: Kevin Williamson
Sceneggiatura: Kevin Williamson, Guy Busick
Casa di produzione: Spyglass Media Group, Project X Entertainment
Distribuzione italiana: Eagle Pictures
Interpreti e personaggi:
Neve Campbell: Sidney Prescott
Courteney Cox: Gale Weathers
Isabel May: Tatum Evans
Jasmin Savoy Brown: Mindy Meeks-Martin
Mason Gooding: Chad Meeks-Martin
Anna Camp: Jessica Bowden
Joel McHale: Mark Evans
Mckenna Grace: Hannah Turman
Celeste O'Connor: Chloe Parker
Sam Rechner: Benjamin "Ben" Brown
Asa Germann: Lucas Bowden
Mark Consuelos: Robby Rivers
Ethan Embry: Marco Davis
Timothy Simons: George Willis
Michelle Randolph: Madison
Jimmy Tatro: Scott
David Arquette: Linus Riley
Matthew Lillard: Stuart "Stu" Macher
Scott Foley: Roman Bridger
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Classe '78, romana. Coltiva sin da piccola l'interesse per il genere horror e il cinema. Appassionata di cultura pop, film anni '80, amante della città di New York e dei viaggi in generale. È autrice, podcaster e youtuber. Ha pubblicato numerosi racconti e romanzi e scritto diversi soggetti cinematografici e televisivi. È sceneggiatrice di Dylan Dog per Sergio Bonelli Editore e saggista per Odoya Edizioni.
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