Kathleen Kennedy dice addio a Lucasfilm: si chiude un ciclo storico

Kathleen Kennedy lascia ufficialmente la guida di Lucasfilm dopo quasi 14 anni: al suo posto arriveranno Dave Filoni e Lynwen Brennan. Ripercorriamo le tappe salienti della sua gestione, di un’eredità su Star Wars fatta di enormi successi, scelte controverse e un futuro ancora tutto da definire

Mr. Kent
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L’era di Kathleen Kennedy alla guida di Lucasfilm è ufficialmente terminata. Dopo quasi quattordici anni come presidente dello studio – un incarico assunto nel 2012, poco prima dell’acquisizione da parte di Disney – la produttrice lascia il vertice della casa fondata da George Lucas, segnando la fine di una delle fasi più intense, complesse e discusse nella storia di Star Wars.

Per molto tempo si era parlato di una sua permanenza fino alla fine del 2025 o addirittura al 2026, soprattutto per garantire continuità a progetti chiave come The Mandalorian & Grogu. La conferma dell’uscita anticipa invece la conclusione di un ciclo che ha visto Lucasfilm trasformarsi profondamente: dal ritorno di Star Wars nelle sale cinematografiche all’espansione massiccia sullo streaming, passando per un periodo di successi clamorosi al box office e di tensioni creative che hanno diviso pubblico e critica.

Nel suo messaggio di commiato, Kennedy adotta un tono sobrio e riconoscente. Ricorda come, quando George Lucas le chiese di prendere le redini dello studio, non avrebbe mai potuto immaginare cosa l’aspettasse. Parla di un “privilegio” durato oltre un decennio, del talento straordinario incontrato lungo il percorso e dell’orgoglio per ciò che è stato costruito insieme. Ma soprattutto guarda avanti: il suo futuro non è lontano dal cinema, bensì di nuovo immerso nella produzione, con l’intenzione di sviluppare film e serie insieme a collaboratori storici e a nuove voci destinate a rappresentare il futuro dello storytelling.

kathleen kennedy lascia lucasfilm dave filoni

Il nuovo corso: Dave Filoni e Lynwen Brennan alla guida di Lucasfilm

Con l’uscita di scena di Kennedy, Lucasfilm inaugura una nuova fase affidata a due figure interne allo studio, profondamente legate alla sua identità: Dave Filoni e Lynwen Brennan. Filoni assume il ruolo di presidente con leadership creativa e Chief Creative Officer, mentre Brennan diventa co-presidente con responsabilità operative e strategiche. Entrambi rispondono direttamente ad Alan Bergman, ai vertici di Disney Entertainment.

La scelta manda un messaggio preciso: continuità più che rottura. Filoni è da anni considerato uno dei principali “custodi” dell’universo di Star Wars, un autore cresciuto accanto a George Lucas e capace di muoversi tra animazione e live action con una conoscenza quasi enciclopedica del canone. Brennan, dal canto suo, rappresenta la solidità gestionale, avendo guidato per anni il lato business dello studio.

Nelle sue dichiarazioni, Filoni sottolinea quanto il suo amore per la narrazione sia stato plasmato dai film di Kathleen Kennedy e George Lucas, definendo un privilegio l’opportunità di aver imparato il mestiere da entrambi. Il suo ringraziamento è rivolto non solo a Kennedy, ma anche a Bob Iger e Alan Bergman, a testimonianza di una transizione pensata come passaggio di testimone, non come cambio traumatico di direzione.

Sul piano concreto, la priorità immediata è chiara: garantire stabilità ai prossimi film in arrivo. Kennedy, pur lasciando la presidenza, resterà coinvolta come produttrice in due progetti chiave. Il primo è The Mandalorian & Grogu, diretto da Jon Favreau, un film pensato per portare sul grande schermo uno dei fenomeni più popolari dell’era Disney+. Il secondo è Star Wars: Starfighter, diretto da Shawn Levy e interpretato da Ryan Gosling, un progetto stand-alone che potrebbe rappresentare una nuova direzione narrativa per il franchise.

Questi titoli funzioneranno da ponte tra vecchia e nuova gestione, assicurando che il cambio al vertice non interrompa una roadmap già avviata e particolarmente delicata.

kathleen kennedy lascia lucasfilm

Un’eredità complessa: trionfi, divisioni e il peso di Star Wars

L’eredità che Kathleen Kennedy lascia a Lucasfilm è tutt’altro che semplice da riassumere. È una storia fatta di enormi successi e di controversie altrettanto rumorose, spesso amplificate da un fandom tra i più appassionati – e polarizzati – dell’intrattenimento contemporaneo.

Dal punto di vista strategico, uno dei suoi meriti più evidenti è stato l’aver spinto Star Wars con decisione verso lo streaming. The Mandalorian è diventato un vero fenomeno culturale e uno dei pilastri fondativi di Disney+, introducendo personaggi iconici come Grogu e dimostrando che la galassia lontana lontana poteva funzionare anche in forma seriale. A questo si è aggiunto Andor, una serie più adulta e politica, spesso lodata per la qualità della scrittura e per il coraggio di esplorare zone meno battute del mito di Star Wars.

Sul fronte cinematografico, la trilogia sequel (Il risveglio della Forza, Gli ultimi Jedi, L’ascesa di Skywalker) ha incassato miliardi di dollari e ha riportato Star Wars al centro dell’immaginario pop di una nuova generazione. Allo stesso tempo, però, ha diviso profondamente il pubblico. Alcune scelte creative – in particolare quelle de Gli ultimi Jedi e le correzioni di rotta successive – hanno acceso dibattiti che non si sono mai realmente spenti.

Accanto ai successi, ci sono stati anche inciampi evidenti. Solo: A Star Wars Story è spesso citato come esempio di espansione troppo rapida, mentre altri progetti annunciati nel corso degli anni si sono arenati in fase di sviluppo, alimentando la percezione di una gestione a volte incerta sul piano produttivo. È il rovescio della medaglia di un franchise enorme, sottoposto a pressioni industriali, aspettative economiche e reazioni emotive senza precedenti.

Eppure ridurre l’era Kennedy a una sequenza di polemiche sarebbe ingiusto. La sua è stata soprattutto un’operazione di traghettamento: portare un mito nato nel cinema degli anni ’70 dentro l’ecosistema dell’intrattenimento moderno, fatto di streaming, franchise globali e conversazioni online costanti. Che la si consideri un successo totale o una gestione controversa, ha definito un’epoca.

Ora spetta a Filoni e Brennan capire quale Star Wars verrà dopo: più sperimentale o più prudente, più orientato al cinema-evento o alla serialità, più autoriale o più coordinato. Con le prossime uscite già fissate e un’eredità così ingombrante alle spalle, il futuro della galassia lontana lontana è appena entrato in una nuova, decisiva fase.

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Appassionato di fumetti, curioso per natura, attratto irrimediabilmente da cose che il resto del mondo considera inutili o senza senso. Sono il direttore di MegaNerd e me ne vanto.
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