Stranger Things 5: Volume 1 – L’inizio della fine

L’attesa è finita. I primi quattro episodi della quinta e conclusiva stagione di Stranger Things sono già disponibili su Netflix. Ci siamo presi qualche ora per lasciar sedimentare le emozioni che abbiamo provato nella notte insonne che ha visto il debutto di un epilogo che attendavamo da tre anni. Ed ora eccoci qua a raccontarvi le nostre sensazioni, mai come questa volta rigorosamente senza spoiler.

Mr. Rabbit
recensione stranger things 5 vol 1

Per comprendere l’impatto che “Stranger Things ha avuto sul pubblico e sull’immaginario collettivo, basta analizzare alcuni dati significativi. La quarta stagione, uscita nel 2022, si è posizionata al secondo posto tra le serie più viste di sempre su Netflix, con 1,838 miliardi di ore di visione nei primi giorni dalla pubblicazione (al primo posto resta “Squid Game con 2,205 miliardi di ore).

Volendo essere onesti, dobbiamo ammettere che stiamo semplificando parecchio il complesso sistema con cui Netflix misura il successo dei suoi titoli, basato sul totale delle ore di visione rapportate alla durata effettiva dell’intera serie. Si può discutere a lungo sull’attendibilità o sul senso di queste classifiche che spesso lasciano il tempo che trovano, ma quello che rimane evidente è che questi numeri sono davvero impressionanti.

Stranger Things, un fenomeno culturale

stranger things

Al di là dei freddi numeri  – che comunque offrono un riscontro piuttosto oggettivo – resta il modo in cui “Stranger Things è riuscita a trasformarsi in un vero fenomeno culturale ed avere un impatto così forte nell’immaginario collettivo. È stata la prima serie a sfruttare con forza il fattore nostalgia, fondendo in maniera impeccabile atmosfere ed elementi iconici degli anni ’80 con una trama che mescola horror, thriller, fantascienza e commedia.

Insomma, nonostante il vasto catalogo della piattaforma di streaming guidata da Ted Sarandos – che include titoli come “Bridgerton, “Breaking Bad e “Better Call Saul e la già citata “Squid Game “Stranger Thingsrappresenta già da sola un valido motivo per rinnovare l’abbonamento alla piattaforma della grande N.

Dopo l’uscita della prima stagione, nel 2016, l’estetica anni ’80 è tornata ovunque: nella moda, nei videoclip musicali, nelle campagne pubblicitarie e perfino nei videogiochi. Brani come “Running Up That Hill di Kate Bush sono risaliti in cima alle classifiche a 36 anni dalla pubblicazione; Il gioco di ruolo “Dungeons & Dragons ha riconquistato grande popolarità tra gli appassionati; parecchie altre produzioni televisive hanno tentato di replicarne gli archetipi narrativi, con risultati però abbastanza altalenanti.

Con “Stranger Thingstutti quanti noi abbiamo avuto l’impressione di vivere in una sorta di Sottosopra, ma di essere dalla parte sbagliata della storia: da un lato i luminosi e “lenti” anni ’80, un mondo che oggi ci appare ideale rispetto alla complessità dei tempi attuali; dall’altro, un’epoca iper-veloce, che impone standard di performance sempre più elevati. Un’epoca che ci vede immersi nei social e costantemente bombardati da informazioni. Forse più connessi, ma sempre meno empatici.

I Millenial guardano oggi agli anni 80 come se stessero osservando un mondo fantastico, quasi alieno. Chi è più avanti con l’età può affermare con orgoglio: «Io c’ero».

Bambini divenuti adulti, noi con loro

Stranger Things

Nel 2016 ci siamo affezionati a Mike, Dustin, Lucas, Will, Nancy, Jonathan e Undici, a cui si sono poi aggiunti Max ed Eddie, un gruppo di bambini alle prese con fenomeni sovrannaturali ben oltre la loro comprensione. In questi dieci anni loro sono cresciuti, sono diventati adulti, e noi siamo cresciuti insieme a loro.

Oggi sono Finn Wolfhard, Gaten Matarazzo, Caleb McLaughlin, Noah Schnapp, Natalia Dyer, Charlie Heaton, Millie Bobby Brown, Sadie Sink e Joseph Quinn: attori amatissimi e, chi più chi meno, diventati vere e proprie star di Hollywood.

Nonostante la lunga pausa (3 anni) che ha separato la quarta stagione dal gran finale, la connessione empatica con questi personaggi non si è mai spezzata. La prova lampante sono le scene di entusiasmo che hanno visto 9000 fan scatenati che hanno accolto il cast alla recente edizione di Lucca Comics & Games 2025.

Come tutte le belle storie, anche “Stranger Things è destinata a giungere al termine. La quinta e ultima stagione arriva proprio in questi giorni, pronta a chiudere le vicende di Hawkins. La strategia dei fratelli Duffer, showrunner della serie, sembra essere partorita dalla menta malata di Vecna in persona: il Volume 1, che comprende gli episodi 1-4, è stato pubblicato il 27 novembre; il Volume 2 (episodi 5-7) uscirà il 26 dicembre, mentre il Gran Finale sarà disponibile il 1º gennaio 2026.

Tutti gli episodi saranno rilasciati alle 2 del mattino (ora italiana). L’intento non dichiarato è quello di creare un hype prolungato che, nell’arco di un mese e mezzo, mantenga tutti con il fiato sospeso. Il periodo che ci separa dall’inizio del 2026 diventerà così il mese di “Stranger Things: saremo sommersi da spoiler, teorie, indiscrezioni dei soliti insider bene informati, leaks e congetture. Tutti elementi che contribuiranno a costruire l’atmosfera di attesa perfetta in vista del Gran Finale.

La stagione conclusiva è finalmente arrivata

stranger things

Ed eccoci qui: abbiamo visto i primi quattro episodi di questa quinta stagione, e abbiamo deciso di non partecipare alla corsa a chi pubblica per primo le proprie impressioni. Abbiamo scelto di non esprimere un giudizio a caldo, ma di lasciare sedimentare le emozioni che questo “inizio della fine” ci ha trasmesso, prendendoci il tempo per dare a voi popolo di MegaNerd il tempo necessario per fruire degli episodi e a noi di formulare un’opinione il più lucida possibile.

Ci rendiamo conto che recensire quattro episodi che rappresentano solo una parte dell’intero show è un esercizio che rischia di risultare sterile, perché porta inevitabilmente a un giudizio provvisorio e facilmente confutabile. Soprattutto, siamo consapevoli che, mai come in questa occasione, uno spoiler può essere considerato un vero e proprio reato punibile dal codice penale, per cui eviteremo il più possibile dettagli sulla trama.

Altro piccolo disclaimer prima di cominciare con le nostre argomentazioni: non intendiamo lanciarci nel consueto “mega riassunto” delle stagioni precedenti. Il web e i social ne sono già pieni, quindi ci permettiamo il lusso di soprassedere.

Di nuovo alla caccia di Vecna

stranger things

La quinta stagione di “Stranger Things” riparte dal 1987, esattamente un anno dopo le vicende della quarta stagione. Joyce (Winona Ryder) e Hopper (David Harbour) sono una coppia ricostituita. Max (Sadie Sink) giace in coma su un letto d’ospedale dopo che Undici (Millie Bobby Brown) l’ha riportata indietro dalla morte nel finale della quarta stagione. Il resto del gruppo si ritrova ad Hawkins per studiare un nuovo piano per scovare Vecna e ucciderlo definitivamente. Il regnante del mondo del sottosopra non sembra però rimanere con le mani in mano. La sua urgenza è quella di rapire nuove giovanissime vittime per perseguire il suo oscuro piano.

Questi primi quattro episodi, della durata media di circa 1 ora, sono scritti e diretti da Matt e Ross Duffer, tranne il capitolo tre (“La Trappola”) scritto da Caitlin Schneiderhan e diretto da Frank Darabont, il regista ungherese naturalizzato statunitense che ha già diretto diverse trasposizione cinematografiche di opere di Stephen King – tra cui “Il Miglio Verde“, “Mist“, “Le Ali della Libertà” – oltre ad essere stato il primo showrunner della serie tv “The Walking Dead“.

Il taglio scelto dagli autori per questo avvio di stagione appare chiaro fin da subito: invece di concentrarsi sui grandi colpi di scena narrativi, il focus è rivolto alla caratterizzazione dei personaggi, la cui crescita dovrebbe risultare evidente tanto quanto quella degli attori che li interpretano (il condizionale non è usato a caso, ci torneremo).

Il Viaggio dell’Eroe di Will e dei suoi amici

stranger things

Tra tutti, abbiamo apprezzato in modo particolare l’evoluzione del rapporto tra Will (Noah Schnapp) e sua madre Joyce. Will è sempre stato l’elemento più fragile del gruppo, il primo ad aver varcato il confine tra il nostro mondo e il Sottosopra e uno dei pochi ad essere sopravvissuto a quell’esperienza traumatica. Ora è costretto ad affrontare le proprie insicurezze  – alimentate dal bisogno quasi soffocante di protezione di sua madre – e a trasformarle in una propria identità. Il cliffhanger che chiude il Volume 1 non rappresenta solo la svolta narrativa più significativa, ma è anche metafora del suo viaggio dell’eroe interiore che il ragazzo, finalmente, porta a compimento.

Poi c’è Mike (Finn Wolfhard), forse il più nerd del gruppo, quello che non rinuncerebbe a una partita di “Dungeons & Dragons” per nulla al mondo. Gli eventi di Hawkins lo costringono a un ingresso rapido nell’età adulta, portandolo a riconoscersi come punto di riferimento per gli altri.

Abbiamo Dustin (Gaten Matarazzo), probabilmente il personaggio la cui caratterizzazione è rimasta più stabile nel tempo. Simpatico e brillante, rappresenta la componente comica dello show, ma anche quella più luminosa: è colui che mantiene un approccio positivo alla vita, nonostante l’orrore che li circonda. Dustin è il più determinato di tutti ed rappresenta un vero e proprio motore per il gruppo: «Cattureremo Vecna e lo ucciderò con le mie stesse mani. Gli strapperò il cuore dal petto».

Infine c’è Max (Sadie Sink), una ragazza dal passato difficile, dal look ribelle e inseparabile dal suo skateboard. Oggi la sua vita è sospesa in un letto d’ospedale, ma i Duffer Brothers le hanno costruito attorno una vera e propria quest onirica (tanto per restare in tema di giochi di ruolo) che attinge a piene mani dall’immaginario fantasy. Max è probabilmente il personaggio con cui il pubblico ha instaurato il legame emotivo più forte, grazie soprattutto al talento cristallino di Sadie Sink, capace di imporsi con intensità anche accanto a figure narrative più centrali. Siamo sicuri che il personaggio di Max potrà avere un ruolo decisivo anche nell’imminente gran finale.

L’evoluzione dei personaggi adulti

stranger things

Anche i personaggi adulti ricoprono un ruolo significativo in “Stranger Things”. Di Joyce – madre iperprotettiva ma risoluta a debellare il male da Hawkins- abbiamo già parlato, quindi vale la pena soffermarsi su Hopper (David Harbour). Lo ritroviamo nuovamente impegnato in una sottotrama separata dal resto del gruppo, affiancato come sempre dalla fedele Undici. Sembra che i due abbiano firmato un contratto riservato con Netflix che imponga loro di limitare al minimo le interazioni con gli altri personaggi.

Da un lato comprendiamo il dispositivo drammatico che sostiene Hopper: un uomo dal carattere duro ma segnato da una fragilità profonda, animato dal desiderio di redenzione dopo un passato tragico in cui ha perso tutto. Dall’altro, però, questa sottotrama appare debole, quasi fine a se stessa, e porta semplicemente alla riscoperta di un personaggio appena accennato nelle stagioni precedenti. Non l’aiuta di certo la performance attoriale di Milly Bobby Brown, attrice sopravvalutata la cui carriera deve tutto a “Stranger Things”.

Piccole lacune di un grande affresco

stranger things

Concentrare questi primi episodi sulla caratterizzazione dei personaggi è, a nostro avviso, una scelta intelligente, pensata per costruire il massimo livello di empatia in vista di un finale destinato a esplodere, con risvolti potenzialmente tragici. Tuttavia, è proprio su questo fronte che la serie mostra le sue debolezze più evidenti. Il problema principale, impossibile da ignorare, è la discrepanza tra il tempo narrativo trascorso nella storia e quello biologico degli attori che la interpretano.

Ci ritroviamo così davanti a personaggi che dovrebbero essere adolescenti ma che appaiono inevitabilmente più maturi dell’età prevista dal copione. Il risultato è un effetto complessivo poco credibile, che finisce per influire sul tono generale della serie, che ci saremmo aspettati più cupo e drammatico.

Intendiamoci: non mancano sequenze fortemente drammatiche e ricche di venature horror, ma sembra quasi che i fratelli Duffer abbiano scelto di mantenere volutamente un registro più leggero, quando era il momento di spingere il pedale del dramma e di sfruttare l’età dei suoi interpreti, magari facendo un balzo temporale narrativo che li avrebbe portati direttamente negli anni 90.

Bene, ma non benissimo

stranger things

Nel quarto episodio la serie accelera all’improvviso: qui accade davvero di tutto e la componente action diventa centrale. La messa in scena è spettacolare e il cliffhanger che chiude il Volume 1 non solo è una sequenza destinata a essere rivista più volte, ma diventerà anche una fonte inesauribile di teorie su come la storia potrebbe evolversi nelle prossime puntate. E non poteva essere altrimenti: non potevamo mica lasciarci con un “nulla di fatto”!

Se dovessimo racchiudere il nostro giudizio su questi primi quattro episodi in una frase, sarebbe: «Bene, ma non benissimo». Sappiamo che ci aspettano ancora altri cinque episodi prima della conclusione e che un giudizio ora lascia il tempo che trova, quindi non ci aspettavamo grandi colpi di scena o svolte narrative clamorose. Ottima l’idea di puntare sulla caratterizzazione dei personaggi, ma meno riuscito il tono generale dello show: oltre alla evidente discrepanza d’età tra attori e personaggi e una linea comica talvolta invadente, si nota anche una sceneggiatura fin troppo didascalica, che soffoca uno dei principi fondamentali di ogni buona narrazione: il celebre “Show, don’t tell”.

Molto efficace, invece, il colpo di scena finale: costruito alla perfezione, raggiunge esattamente l’obiettivo prefissato. Adesso, più che mai, non vediamo l’ora di scoprire cosa accadrà nelle prossime puntate. Siamo convinti che ci attenda un finale davvero epico.

“Stranger Things 5 – Volume 1” è su Netflix a partire dal 27 novembre.

Stranger Things 5 - Volume 1

Stranger Things 5 - Volume 1

Paese: USA
Anno: 2016-2025
Stagioni: 5
Episodi: 38
Durata: 45-142 min (episodio)
Ideatori: Duffer Brothers
Interpreti e personaggi:
Winona Ryder: Joyce Byers
David Harbour: Jim Hopper
Finn Wolfhard: Mike Wheeler
Gaten Matarazzo: Dustin Henderson
Caleb McLaughlin: Lucas Sinclair
Noah Schnapp: Will Byers
Millie Bobby Brown: Undici / Jane Ives
Natalia Dyer: Nancy Wheeler
Charlie Heaton: Jonathan Byers
Sadie Sink: Max Mayfield
Joe Keery: Steve Harrington
Cara Buono: Karen Wheeler
Matthew Modine: Martin Brenner
Dacre Montgomery: Billy Hargrove
Sean Astin: Bob Newby
Paul Reiser: Sam Owens
Maya Hawke: Robin Buckley
Priah Ferguson: Erica Sinclair
Brett Gelman: Murray Bauman
Linda Hamilton: Dr. Kay
Jamie Campbell Bower: Henry Creel / Uno / Vecna
Doppiatori e personaggi:
Giuppy Izzo: Joyce Byers
Alessandro Budroni: Jim Hopper
Tommaso Di Giacomo: Mike Wheeler (st. 1)
Giulio Bartolomei: Mike Wheeler (st. 2+)
Mattia Fabiano: Dustin Henderson
Luca De Ambrosis: Lucas Sinclair
Lorenzo Farina: Will Byers (st. 1)
Emanuele Suarez: Will Byers (st. 2-5)
Chiara Fabiano: Undici / Jane Ives
Veronica Benassi: Nancy Wheeler
Federico Campaiola: Jonathan Byers
Vittoria Bartolomei: Max Mayfield
Alessandro Campaiola: Steve Harrington
Nunzia Di Somma: Karen Wheeler
Stefano Benassi: Martin Brenner
Mirko Cannella: Billy Hargrove
Luigi Ferraro: Bob Newby
Antonio Sanna: Sam Owens
Emanuela Ionica: Robin Buckley
Anita Ferraro: Erica Sinclair
Francesco Cavuoto: Murray Bauman
Isabella Pasanisi: Dr. Kay
Davide Perino: Henry Creel / Uno
Simone Mori: Vecna
Dove vederlo: Netflix
Voto:
Condividi l'articolo
Follow:
Stanco dal 1973. Ma cos'è un Nerd se non un'infanzia perseverante? Amante dei supereroi sin dall'Editoriale Corno, accumula da anni comics in lingua originale e ne è lettore avido. Quando non gioca la Roma
Nessun commento

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *