#10Film – La classifica dei migliori musical e film musicali di tutti i tempi (secondo noi)


 

copertina 10 film MUSICAL
Chi di voi, correndo goffamente nel vano tentativo di smaltire il pranzo di Natale appena ingurgitato, non ha sentito risuonare nella testa le note di “Maniac” immaginandosi nel corpo filiforme di Jennifer Beals? O chi, con le vacanze alle porte, non ha fischiettato il ritornello di “Summer nights” desiderando un ballo proibito sulle note di “Love is strange” (e se state facendo di no con la testa, sappiate che potete mentire a voi stessi ma non a MegaNerd)? Se lo “stile” Blues Brothers è diventato ormai un cult per intere generazioni, cosa dire delle note di “On Broadway”? Propinateci per decenni in pubblicità, spettacoli di varietà e recite scolastiche di fine anno, ormai sembra di percepirle ogni volta che si scende una rampa di scale appena più alta di un panchetto da step.

Tuttavia, malgrado l’universale empatia che questi celebri brani generano tra gli abitanti di ogni angolo della terra, esiste una differenza per nulla sottile tra musical e film musicali, sul piano narrativo come su quello della sintassi del film.

Per riassumerla in poche righe, in un musical le canzoni sono parte integrante della storia raccontata e, spesso, aggiungono elementi legati all’interiorità dei personaggi, alle loro emozioni o attese del momento (in una sorta di stream of conciousness di note e parole). Al contrario, nel film musicale, i brani risultano per lo più “disomogenei”, dieresi della narrazione filmica o vere e proprie performance dal vivo, a cui gli stessi protagonisti assistono consapevolmente. Per questo abbiamo scelto di dividere in due appuntamenti separati la TOP 10 DEI MUSICAL e dei FILM MUSICALI DI MEGANERD.


Allora, mani sulla tastiera e preparatevi a commentare! Si parte dai Musical e, certo, lo ammettiamo, in questa classifica mancheranno grandi classici e nuove rivelazioni (che cercheremo almeno di citare) ma alla base di ogni elenco che si rispetti, si dovrebbe tenere a mente un fine e, perché no, un’aspettativa. Quindi, la nostra Top10, vuole essere solo una delle tante strade per invogliare i lettori di MegaNerd a conoscere, approfondire, odiare o amare irrimediabilmente questo genere cinematografico ricco di commistioni, in cui il termine tecnico “narrazione audio-visiva”  sembra esplodere in tutta la sua potenza.

NB: per eventuali reclami, la casella MegaNerd di Madamedetourvel resta a disposizione di tutti i visitatori, anche ore pasti. Buona lettura 😉

 

la piccola bottega degli orrori10 – LA PICCOLA BOTTEGA DEGLI ORRORI (Little Shop of Horrors1986) di Frank Oz, con Rick Moranis, Steve Martin, James Belushi, John Candy, Bill Murray.

Un giovane commesso aspirante fioraio cura una misteriosa piantina cinese che scopre essere carnivora e molto, molto affamata di carne umana. Più la piantina “mangia” più cresce, fino a guadagnarsi un nome, Audrey, e a diventare un’attrattiva per i clienti della bottega di fiori.

Ispirato all’omonimo film di Roger Corman del 1960 e al Musical prodotto nel 1982, questo film non fu un vero e proprio successo di critica ma divenne presto una pietra miliare di genere per il pubblico, grazie anche al poderoso cast scritturato per realizzarlo. Candidato agli Oscar per i migliori effetti speciali, fu girato nel più grande set dei Pinewood Studios di Londra e, per chi si appassionasse alla causa, vanta anche di un finale alternativo inserito come contenuto extra nell’ultima versione Blu-Ray.

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Victor_Victoria_(1982_film)9 – VICTOR VICTORIA (1982) di Black Edwards, con John Cassidy, Black Edwards, James Garner, Julie Andrews.

Parigi, 1934. Victoria, cantante di varietà sul lastrico incontra Toddy, artista omosessuale messo al bando dal giro dei locali della città dopo aver procurato una rissa. Insieme creeranno Victor, la nuova star delle notti parigine che, ben presto, attirerà le attenzioni del boss di Chicago King Marchand il quale, dubitando dell’identità sessuale dell’artista, farà di tutto per scoprire se dietro Victor si nasconde in realtà Victoria.

Girato sempre negli studi inglesi di Pinewood, il film ricevette sette candidature agli Oscar, portando a casa la statuetta per la miglior colonna sonora e guadagnandosi, nel 2000, il 76° posto nella classifica delle cento migliori commedie americane di sempre dell’American Film Institute.

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grasso è bello8 – GRASSO È BELLO (Hairspray, 1988) di John Waters, con Rick Lake, Leslie Ann Powers, Divine, Deborah Harry, Sonny Bono.

Tracy Turnblad, adolescente sovrappeso, impazzisce per lo spettacolo televisivo “Corny Collins Show”, che va in onda nella Baltimora del 1962. I genitori di Tracy, sono aperti e permissivi, al punto da aiutarla a trovare il modo di partecipare ad una puntata dello show. Malgrado l’aspetto fisico, Tracy vince il premio per il miglior stile di ballo e diventa la nuova star del programma, attirando su di sé le ire di Amber Von Tussle, ex reginetta dei balli televisivi. Tracey intanto, anche grazie alla popolarità raggiunta, inizia una battaglia per permettere la partecipazione dei ragazzi di colore allo show, i cui risvolti creeranno intrecci che solo il genio di John Waters riesce a far reggere.

Il più noto remake del 2007 di Adam Shankman non ha nulla a che vedere con questa piccola perla indipendente, capace di trattare con la pungente ironia del paradosso temi quali l’integrazione razziale e l’emarginazione sociale, ospitando nel cast anche Divine (al secolo Harris Glenn Milstead), personaggio feticcio di Waters, suo miglior amico, nota drag queen regina dei ruoli camp nonché musa ispiratrice del personaggio Disney di Ursula (La Sirenetta).

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grease7 – GREASE – BRILLANTINA (Grease, 1978) di Randal Kleiser, con John Travolta, Olivia Newton John, Stockard Channing, Jeff Conaway.

Sandy e Danny si conoscono in vacanza e passano molto tempo insieme; poi si salutano con la consapevolezza che lei tornerà in Australia. Quando la campanella della Rydell High School torna a suonare, però, i due si rincontrano inaspettatamente. Sandy, profondamente attratta da Danny, dovrà abituarsi allo stile di vita degli adolescenti americani, cercando di fare amicizia con le Pink Ladies, mentre Danny, che non vuole perdere la sua fama di “capo” sprezzante dei sentimenti, proverà a convincere sé stesso e il suo gruppo di amici che Sandy non è stata che un’avventura estiva.

Tratto dall’omonimo musical teatrale, Grease è un film che non ha bisogno di troppe parole; basti pensare che, a livello mondiale, ha incassato 394.955.690 dollari a fronte di un investimento iniziale di circa sei milioni. Il ruolo di Danny fu proposto inizialmente ad Henry Winkler (Fonzie) e a Patrick Swayze, ma finì con l’essere la più grande occasione (e il maggior limite) della carriera cinematografica di John Travolta. Il film ha ricevuto innumerevoli candidature ai Golden Globe, una candidatura all’Oscar per il brano “Hopelessly devoted to you” e due PCA nelle categorie “Miglior Film” e “Miglior Musical”. Vanta un sequel, datato 1982 (Grease 2), più utile a far conoscere al grande pubblico una giovanissima Michelle Pfeiffer che ad aggiungere qualcosa alla storia, innumerevoli citazioni e una telenovela venezuelana di 50 puntate, trasmessa nel 2007, ispirata totalmente alla trama di “Grease”.

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saranno famosi6 – EX-EQUO.  SARANNO FAMOSI (Fame, 1980) di Alan Parker, con Irene Cara, Lee Curreri, Laura Dean, Meg Tilly.

Tra sogni, fallimenti, storie personali e formazione, gli studenti della NYC’s High School for Performing Arts, impareranno molto sulla vita, a prescindere da quale sarà il loro crocevia per il successo.

Vincitore di numerosi premi, tra cui due Oscar (per la miglior canzone e per la miglior colonna sonora, firmata da Lesley e Michael Gore), dal film sono stati tratti uno spin-off televisivo ed uno spettacolo teatrale di successo. Cult movie degli anni ’80, è stato anche un fenomeno di costume, capace di convertire orde di adolescenti all’uso di leggins e magliette strappate, fasce dagli improbabili colori nonché iscrizioni in palestre e scuole di recitazione, il tutto (ovviamente) sulle mitiche note di …“remember my name, Fame!

chorus lineCHORUS LINE (1985) di Sir Richard Attenborough, con Michael Douglas, Alyson Reed, Vick Frederick, Cameron English, Nicole Fosse.

All’interno di un teatro in cui la penombra della platea lo protegge dal contatto diretto con i provinanti, il regista Zack darà il via ad una massacrante selezione di ballerini, in cui le aspettative dei più giovani e i racconti di vita dei più esperti si mescoleranno alla storia personale di Zack, alla comparsa in scena di un pezzo importante del suo passato.

Il film tratta i temi dell’omosessualità, dell’integrazione razziale e della violenza attraverso le canzoni e il ballo. Ancora oggi, il brano corale “One”, è tra i più noti e “scimmiottati” al mondo. La versione cinematografica di cui stiamo trattando fa storcere il naso ai puristi del Musical originale, ancora in scena in tutto il mondo e con ben 9 Tony Award conquistati, sia per le differenze di trasposizione sul piano dei singoli archi narrativi, sia per l’omissione (per questioni di adattamento e fluidità del prodotto) di alcuni tra i pezzi musicali più amati dal pubblico teatrale. Eppure, al netto delle critiche, l’atmosfera e la dimensione del film di Attenborough, riescono a far trasparire le attese, le paure, le emozioni di ogni aspirante ballerino esaminato, fino a sentirsi parte di quel: “God, I hope I get it” prima sussurrato e poi cantato a pieni polmoni dai provinanti.

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west_side_story_poster5 – WEST SIDE STORY (1961) di Robert Wise, con Natalie Wood, Richard Beymer, Russ Tamblyn, Rita Moreno.

Il territorio del quartiere popolare di New York “West Side” è conteso tra due bande rivali: i Jets, americani bianchi con a capo Riff e gli Squali, portoricani, guidati da Bernardo. La guerra per il territorio finirà solo dopo innumerevoli vicissitudini, che i protagonisti attraverseranno, prima tra tutte la storia d’amore (dal gusto shakespeariano) tra l’ex Jet Tony e Maria, la sorella del capo degli Squali.

“West Side Story” è tra i musical più conosciuti ed amati al mondo; Wise e Robbins decisero di portarlo al cinema preoccupati dall’effettiva possibilità di trasporre musiche e coreografie nel nuovo formato narrativo. Fu invece un successo che, agli stessi registi, portò il primo Oscar doppio della storia degli Academy Awards e collezionò in tutto 10 statuette (il musical Gigì del 1958, si fermò a 9). Cinquantunesimo nella classifica dell’AFI relativa ai 100 film americani più belli di tutti i tempi, ha vantato la collaborazione di Bernstein-Sondheim per le musiche (chi non ricorda “Maria” o “America”?). Nota di costume: David Lynch, per Twin Peaks (incluso l’attuale The Return), ha mutuato ben due attori dal musical hollywoodiano. Richard Beymer (Tony) aka Benjamin Horne, il proprietario del  Great Northern Hotel e Russ Tamblyn (Riff) aka Dott. Jacoby, l’eccentrico e (sempre più) anarchico psichiatra della città dei picchi gemelli.

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jesus christ superstar4 – JESUS CHRIST SUPERSTAR (1973) di Norman Jewison, con Ted Neeley, Carl Anderson, Yvonne Elliman, Barry Dennen.

Un gruppo di hippie mette in scena gli ultimi sette giorni di vita di Gesù, ma dal punto di vista di Giuda. Dall’entrata trionfale in Gerusalemme alla congiura dei Sommi Sacerdoti, passando per l’ultima cena e arrivando fino alla Crocifissione di Gesù, Giuda narra non da carnefice, ma da “vittima” di un destino ineluttabile e mastodontico.

Trasposizione sul grande schermo del musical omonimo (ancora in scena) di Tim Rice, autore dei testi, e Andrew Lloyd Webber, autore della musica, fu girato in Israele e ottenne molte nomination e riconoscimenti in ambito cinematografico. L’uscita italiana del film, dopo il vaglio preventivo dell’Osservatore Romano, fu accompagnata da accuse di blasfemia di una parte dell’opinione pubblica, per via dell’accostamento dei vangeli alla cultura hippie, risultando però un grande successo sia negli ambienti laici che in quelli religiosi. Nota di costume: Mina impersonò Maddalena in una versione di “Everything’s alright” in coppia con Sammy Barbot (nel ruolo di Giuda) durante il varietà televisivo Milleluci.

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hair3 – HAIR (1979) di Milos Forman, con John Savage, Treat Williams, Beverly D’Angelo, Annie Golden.

Claude sta per arruolarsi con i marines per andare a combattere in Vietnam. Durante un giro a Central Park conosce un gruppo di hippie che proveranno a fargli cambiare idea e lo aiuteranno a ritrovare Sheila, una ragazza conosciuta poco prima nel parco che il giovane vuole incontrare per un’ultima volta.

Basato sull’omonimo musical di Broadway, scritto e diretto dagli sceneggiatori e compositori Gerome Ragni e James Rado, la riduzione cinematografica era stata inizialmente offerta a George Lucas, che la rifiutò preferendo dirigere American Graffiti. Il film, girato poi da Milos Forman, è una sorta di compendio della contro-cultura hippy, seppur anacronistico, poiché l’uscita in sala a ridosso del reflusso degli anni ’80 lo ha inquadrato più come il ricordo di quel che erano stati gli anni ’70 appena consumati che un effettivo inno alla pace e all’amore universale. Nota di costume: Madonna e Bruce Springsteen, che presero parte ai provini, non furono poi scritturati per il film.

 

cantando sotto la pioggia2 – CANTANDO SOTTO LA PIOGGIA (Singin’ in the rain, 1952) di Stanley Donen, con Gene Kelly, Donald O’Connor, Debbie Reynolds.

Hollywood, 1927: Don passa dal varietà al cinema muto ed ottiene un grande successo al fianco della bella e famosa Lina Lamont, con cui intraprende una relazione. Il giovane attore però, incontra la ballerina e cantante Kathy e se ne innamora, scatenando le ire di Lina, preoccupata anche dalla sua tenuta come attrice nel passaggio al cinema sonoro.

Film emblema e pellicola di formazione sul mondo del cinema e sul passaggio, drammatico e pionieristico, dal muto al sonoro (lo stesso che portò Norma Desmond sul suo “Viale del Tramonto”). Al 5° posto della classifica AFI dei migliori film di tutti i tempi e al 1° di quella di genere Musical, il brano “Singin’ in the rain” fu interpretato per la prima volta nel musical Hollywood che canta e poi ripreso, in innumerevoli versioni on e off screen, tra cui quella del drugo Alex in una scena di Arancia Meccanica. Detentore di molte candidature e premi, è considerato il miglior musical puro (scritto ed adattato per il cinema) di tutti i tempi.

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the rocky horror picture show1 – THE ROCKY HORROR PICTURE SHOW (1975) di Jim Sharman, con Tim Curry, Susan Sarandon, Barry Bostwick, Meat Loaf.

Janet e Brad, giovane coppia in procinto di sposarsi, viaggia per raggiungere il proprio professore universitario (Prof. Scott), per comunicargli la lieta decisione ma, per un guasto improvviso all’auto (in una notte da lupi), sono costretti a fermarsi e a cercare riparo. Bussano così alla porta del castello del dottor Frank-N-Furter, “alieno” sceso sulla terra per dar vita a Rocky Horror, un essere “mostruoso” ma custode di importanti segreti del genere umano. Tra scomparse, cadaveri e la venuta del Prof. Scott, i due giovani saranno iniziati al sesso e prenderanno parte al macabro show di Frank-N-Furter.

Il film è tratto dall’omonimo spettacolo teatrale del 1973, sceneggiato e musicato da Richard O’Brien che appare anche come attore, nel ruolo del mitico maggiordomo Riff Raff. Al primo posto della classifica dei “50 film cult di tutti i tempi” di E.W., il film ha saputo trattare il sesso esplicito e le tematiche connesse con grandissima abilità, dimostrando la banalità dei parametri che definiamo comunemente come “normali” e collocandosi, in una fase storica di scoperta e rivoluzioni, come prodotto di costume e di contro-cultura apprezzato e studiato da ogni generazione di cinefili. L’azione è introdotta e conclusa da un narratore esterno, un criminologo e, per quanto riguarda la versione italiana, la pellicola non è mai stata doppiata godendo, al contrario, di molteplici revisioni testuali del comparto sottotitoli. Il Cinema Mexico di Milano, nel 2005, contestualmente ai festeggiamenti per il trentennale del film, ha stabilito una sorta di “record”: trent’anni consecutivi di proiezione del The Rocky Horror Picture Show nella medesima sala, a dimostrare quanto anche il pubblico italiano sia attratto dalla pellicola. The Rocky Horror Picture Show è un compendio della cultura occidentale con citazioni che vanno da Michelangelo al Titanic e che hanno contribuito a renderlo il cult di cui parlavamo. Nel 1981, lo stesso Sharman, ha diretto quello che è possibile catalogare come “sequel ufficiale” del film, dal titolo Shock Treatment che, pur riprendendo personaggi (ed in parte interpreti) dell’originale, non riesce a creare una storia altrettanto strutturata. La FOX ha realizzato, nel 2016, un tv-movie-remake dell’originale, dal titolo: The Rocky Horror Picture Show: Let’s Do the Time Warp Again, per la regia di Kenny Ortega.

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Madamedetourvel

Cinefila innata, politica per “sbaglio”, videomaker per vocazione. Sorvolando sui numerosi difetti, è grande sostenitrice dell’(auto)ironia, della cioccolata e delle sigarette fumate al buio. A metà del terzo giro di boa tenta di amare l’umanità, di non decomporsi e di trovare risposte a domande che – fortunatamente – continueranno a cambiare.

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