Sergio Gerasi: «Valentina è un puro atto d’amore, aldilà di tutte le logiche editoriali»

In occasione di Lucca Collezionando 2026 siamo riusciti a scambiare quattro chiacchiere con uno degli artisti più talentuosi della sua generazione: signore e signori, è con noi il grande Sergio Gerasi

Mr. Kent
copertina intervista gerasi

Nel panorama delle fiere dedicate al fumetto e alla cultura pop, Lucca Collezionando continua a ritagliarsi uno spazio sempre più importante, diventando negli anni un appuntamento imprescindibile per appassionati, autori e collezionisti. L’edizione 2026 della manifestazione segna un momento particolarmente significativo: non solo per la crescita costante dell’evento, ma anche per il modo in cui celebra il legame tra memoria, tradizione e nuove visioni artistiche.

Tra i protagonisti di quest’anno c’è infatti un autore che, nel corso di tutta la sua carriera, ha saputo costruire un percorso riconoscibile e personale all’interno del fumetto italiano. A Lucca Collezionando 2026 firma il manifesto ufficiale della manifestazione, un’immagine che dialoga direttamente con l’immaginario della cultura pop e con uno dei personaggi più iconici della storia del fumetto: Valentina, creata da Guido Crepax. Non si tratta però soltanto di un omaggio visivo. Il suo lavoro diventa il punto di partenza per una riflessione più ampia sulla tradizione del fumetto italiano e sulla capacità di reinterpretarla con uno sguardo contemporaneo.

La manifestazione lucchese celebra inoltre il suo percorso artistico con una mostra dedicata, un viaggio tra tavole, progetti e suggestioni che raccontano 26 anni di lavoro tra fumetto popolare, progetti personali e collaborazioni con personaggi entrati nell’immaginario collettivo dei lettori. Un’occasione speciale non solo per ripercorrere la sua carriera, ma anche per comprendere meglio il suo modo di raccontare le città, i personaggi e le emozioni attraverso il linguaggio del fumetto.

In questa intervista abbiamo parlato proprio di Lucca Collezionando 2026, della responsabilità e della libertà creativa nel confrontarsi con figure iconiche come Valentina, del rapporto tra memoria e innovazione nel fumetto contemporaneo e del lungo cammino che porta un autore a trovare una propria voce.

Perché, alla fine, eventi come quello di Lucca non sono soltanto luoghi dove si incontrano libri, tavole e collezioni: sono spazi in cui il fumetto continua a vivere, a trasformarsi e a emozionare. E ascoltare il racconto di chi lo costruisce ogni giorno, matita dopo matita, significa anche ricordare perché continuiamo ad amare così tanto queste storie.

Signore e signori, su MegaNerd è arrivato Sergio Gerasi. Buona lettura!


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A Lucca Collezionando 2026 sei autore del manifesto ufficiale e protagonista di una mostra che ripercorre la tua carriera. Che effetto fa vedere il proprio percorso artistico raccontato attraverso una vera e propria esposizione?

Sono molto felice che lo staff di Lucca Crea mi abbia chiamato per realizzare il manifesto e che mi abbiano dedicato questa mostra: ne sono felice anche perché penso che ci si stia accorgendo che il progetto di riportare in vita Valentina – che pure mai è morta per inciso, gli eroi dei fumetti, si sa non muoiono mai, o quasi –  è un puro atto d’amore aldilà di tutte le logiche editoriali che ci possono essere.

Sono 26 anni che faccio questo strano lavoro (il fumettista, NdA) per cui era già capitato di essere esposto, ma di certo mai in una fiera che sta diventando anno dopo anno più importante e partecipata.

Il manifesto di quest’anno rilegge un personaggio iconico come Valentina, che ormai conosci davvero molto bene. Qual è stata la sfida più grande nel confrontarti con una figura così legata all’immaginario di Guido Crepax?

La sfida più grande era cercare di far rivivere, con le dovute proporzioni, quelle sensazioni che evocava il maestro, senza tradire la mia personalità: non un atto di copiatura, ma un omaggio forte, che potesse essere al contempo antico e contemporaneo. In generale, comunque, non ho mai ragionato troppo sul confronto, altrimenti avrei abbandonato due metri dopo il via.

Nel manifesto e nelle tavole dedicate a Valentina si percepisce un dialogo tra tradizione e contemporaneità. Come si trova il giusto equilibrio tra omaggio a un maestro e reinterpretazione personale?

Ecco già lo accennavo nella risposta precedente. L’equilibrio credo si trovi quando sei certo di aver capito il personaggio, quando hai una sufficiente dose di pensieri che sono anche i suoi, quando sai come parla e come si deve muovere nello spazio. In quel momento penso che lo si possa raccontare anche con il proprio tratto, in un altro tempo, forse con altre forme.

Valentina Sergio Gerasi

La mostra dedicata al tuo lavoro mette molto in evidenza anche il tuo rapporto con Milano, che nei tuoi fumetti sembra diventare quasi un personaggio. Che ruolo ha la città nella tua immaginazione narrativa?

Milano è la città dove sono nato cresciuto e dove ancora oggi vivo e lavoro. Qui mi sono nate mille idee per progetti di lavoro, come spesso capita in questo ambiente. Solo pochi hanno poi preso vita su carta, ma in quei casi la città ci è sempre cascata dentro si è imposta come comprimario perenne alle storie che ho immaginato perché ne è stata causa e forse, di conseguenza, è stata anche l’effetto.

Guardando alle tue opere più recenti, come è cambiato il tuo modo di raccontare le città e gli spazi urbani rispetto ai tuoi primi lavori?

Il racconto della città è cambiato secondo quanto è cambiata la mia vita… anzi forse la mia età. Sono cambiati gli occhi con cui la guardo e con cui ora forse guardo altrove. Da ragazzo e nei miei primi lavori ero convinto di conoscere bene questa città; piano piano le cose sono cambiate, non solo a Milano, ovviamente, è cambiato il mondo tutt’attorno e io forse all’alba dei 50 non riesco più a capirne alcune dinamiche. Non mi piace l’esclusività a qualsiasi livello, credo che Milano stia commettendo un errore se insiste ostinatamente a tradire il suo antico carattere di accoglienza.

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Nel corso della tua carriera hai lavorato sia su progetti personali sia su personaggi del fumetto popolare italiano, da Dylan Dog a Lazarus Ledd. Come cambia il tuo approccio quando entri in universi narrativi già consolidati?

Quando devi confrontarti con personaggi che hanno una lunga storia alle spalle e una certa liturgia già scritta da altri, devi necessariamente entrarci in punta di piedi, non mettendoti mai davanti al personaggio: sarà sempre il protagonista della storia che i lettori vogliono, tu come autore arrivi dopo.

Con Dylan Dog per esempio mi sento libero di poter fornire una visione più personale solo da poco, cioè dopo circa 16 anni di lavoro sul personaggio. Quando realizzo invece storie completamente mie cerco di svestire i panni da disegnatore e mi sdoppio, e quando penso alla storia provo ad essere solo sceneggiatore. Naturalmente, però, con un occhio semi aperto su quello che è la gestione visiva del racconto sulla pagina essendo anche colui che poi la disegnerà, quindi un po’ già ci penso prima.

Molti lettori apprezzano il modo in cui nei tuoi lavori convivono dimensione intima e racconto visivo molto cinematografico. Quanto conta oggi la regia della tavola nel fumetto contemporaneo?

Penso che nel racconto per immagini la regia della tavola sia sempre fondamentale, è anche l’argomento che più mi stimola insegnare a scuola. Questo aspetto poi cambia in base alle mode, ai tempi, varia anche in base a che tipo di autore sei: ad alcuni per esempio non piace esagerare in determinate scelte registiche. Io cerco sempre di mettermi a disposizione della storia, tendo a non disegnare per il gusto di fare una bella vignetta, ma quella vignetta deve essere prima di tutto… giusta.

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Negli ultimi anni il fumetto italiano sembra vivere una nuova stagione di attenzione anche fuori dal circuito degli appassionati. Secondo te cosa è cambiato nel modo di raccontare e proporre le storie?

Questa è una domanda a cui è davvero difficile rispondere anche perché bisognerebbe forse stare a discutere anche sulle premesse. Banalmente il fatto che il fumetto sia diventato libro e che sia entrato nelle librerie, lo ha liberato (brutte tutte queste allitterazioni), dalla logica del “genere” narrativo: il racconto intimo, di sé; con il fumetto adesso si racconta davvero di tutto, dalle ricette di cucina alle inchieste giornalistiche, dal gender fluid alle grandi biografie, dall’introspezione ai grandi temi sociali… tutto ciò non poteva che differenziare il pubblico forse ampliandolo, ma disperdendo anche tanta energia.

Preferisco chiudere così un po’ sibillino, ci sarà tempo (anzi dovremo trovarne tanto) per parlare e cercare di capire quello che è successo nell’ultimo periodo e su cosa puntare per il futuro.

Eventi come Lucca Collezionando hanno un’anima particolare, molto legata alla memoria della cultura pop degli anni ’70, ’80 e ’90. Che rapporto hai con quell’immaginario e quanto ha influenzato la tua formazione?

Essendo nato alla fine degli anni ’70, ha avuto su di me un’influenza enorme, totalizzante. Non posso definirmi collezionista, ma ancora posseggo con cura gran parte degli oggetti che per esempio ho disegnato sulla locandina della manifestazione. Ripeto non sono un collezionista vero e proprio, ma ne capisco perfettamente il senso.

valentina sergio gerasi è vera

Quando lavori a un personaggio iconico come Valentina, ti capita di pensare anche ai lettori storici che lo conoscono da decenni oppure ti concentri soprattutto su chi lo scoprirà per la prima volta?

Quando lavoro su Valentina così come su qualsiasi altra storia non penso a chi debba rivolgersi la storia che sto facendo, ma semplicemente cerco di farla al meglio. Dopodiché i libri sono stati letti ed apprezzati sia da lettori storici sia da quelli giovani che magari Valentina la conoscevano solo di nome… Posso dirti sinteticamente che il famoso “target di riferimento” è meglio lasciarlo al marketing.

Nel tuo percorso artistico c’è sempre stata una forte attenzione alla dimensione emotiva dei personaggi. Da dove nasce questa esigenza di raccontare soprattutto le fragilità e i lati più umani?

Sono sempre stato affascinato dal teatro e credo profondamente che il fumetto abbia dei lati comuni con questa arte drammatica: lì c’è una certa esasperazione dell’interiorità, proprio per rendere vivo e visibile a tutti l’atto performativo. Allo stesso modo penso che dei personaggi disegnati e poi stampati su carta, quindi bidimensionali, abbiano bisogno di questa carica emotiva per risultare vivi e credibili.

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Un bellissimo Wolverine disegnato da Sergio Gerasi

Guardando avanti: su cosa ti piacerebbe sperimentare nei prossimi anni, sia dal punto di vista grafico che narrativo?

L’approccio grafico del segno ha avuto talmente tanti scossoni dentro la mia testa in questi 26 anni che non cerco più nulla di nuovo, o quantomeno per adesso son soddisfatto così. Da ragazzo, alla mia prima fiera del fumetto (era Torino Comics mi pare), vidi che sul treno di ritorno a Milano c’era seduto Sergio Toppi, di fronte a lui un sedile vuoto.

Non c’erano ancora i posti numerati, medioevo quindi. Mi ci fiondai immediatamente e lui, vedendo la mia cartelletta, disse “Ah, lei è un collega!”. Dopo essermi ripreso da un colore vermiglio sulle gote, iniziammo una meravigliosa chiacchierata sul fumetto sul disegno e lui mi disse che ogni disegnatore dovrebbe puntare a essere riconosciuto appena si apre un suo albo o un suo libro, senza vederne il nome nei crediti o in copertine. Ora credo di essere arrivato a quel punto, non vorrei che continuando a cambiare, alla fine non mi riconosca più nessuno.

Dal punto di vista narrativo, invece, ci sono tanti ambiti che vorrei sperimentare, anzi chiuderei così: amo talmente tanto il fumetto in ogni sua forma che vorrei provare a disegnare qualsiasi cosa, dai supereroi ai manga.

Grazie davvero per averci dedicato del tempo ed essere stato così disponibile nei nostri confronti. In bocca al lupo per tutto, non vediamo l’ora di leggere il tuo prossimo fumetto!


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Sergio Gerasi

Sergio Gerasi, autore del poster di Lucca Collezionando 2026, esordisce nel 2000 come disegnatore sulle pagine di Lazarus Ledd (Star Comics) per poi disegnare molte altre serie tra cui Jonathan SteeleNemrod e Valter Buio.

Dal 2010 lavora per la Sergio Bonelli Editore su Dylan Dog ed Eternity (Premio Micheluzzi e premio Gran Guinigi come miglior serie italiana del 2023). Sempre per SBE ha realizzato anche Mercurio Loi, un albo della collana Le Storie (L’ultima Trincea, n°21), Cani Sciolti Orbit Orbit (insieme ad altri disegnatori) scritto da Caparezza.

Per ReNoir Comics realizza con Davide Barzi G&G (ripubblicato da BeccoGiallo), graphic novel omaggio a Giorgio Gaber e da autore unico Le Tragifavole.

Dal 2014 al 2020 pubblica tre graphic novel per Bao PublishingIn Inverno le mie mani sapevano di mandarino (ripubblicato da Corriere/Gazzetta nella collana Visioni), Un romantico a Milano (Premio Andrea Pazienza 2018) e L’Aida (pubblicato anche in Francia da Ankama Editions).

Dal 2024 inizia una collaborazione con Feltrinelli Comics e Archivio Crepax per scrivere e disegnare nuove storie attualizzate di Valentina di Guido Crepax. I primi due libri si intitolano Valentina è vera (Premio Coco a Etna Comics 2025) e Valentina quanto ti amo.

Ha collaborato alle trasmissioni TV di Michele Santoro (da Servizio Pubblico a M – La7 e Rai3), realizzando le inchieste a fumetti. Ha disegnato per importanti riviste e quotidiani nazionali tra cui Gazzetta dello SportLa Lettura e 7 del Corriere della Sera.

È batterista e fondatore della punk rock band 200Bullets.

Si esibisce in teatro insieme ai Formazione Minima con spettacoli di teatro-canzone illustrato dedicati a Giorgio Gaber.

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Appassionato di fumetti, curioso per natura, attratto irrimediabilmente da cose che il resto del mondo considera inutili o senza senso. Sono il direttore di MegaNerd e me ne vanto.
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