The Dangers in My Heart è una storia che sembra all’apparenza come tante altre, ma che in realtà racchiude un mondo, quello di due adolescenti.
Kyotaro Ichikawa odia Anna Yamada, odia la sua spontaneità, la sua simpatia strampalata, la sua voglia di snack senza fondo, la sua generosità, la sua bellezza. Eppure, ha notato tutte queste cose e lei ha notato lui. Quando la ragazza gli si avvicina, capisce ben presto di aver scambiato un sentimento tanto bello con uno tanto orribile, ma solo perché non l’ha mai sperimentato. È sempre stato troppo diverso dagli altri, partire dai suoi interessi che gli altri reputano macabri, e non è riuscito a integrarsi.
Ma Yamada non l’ha solo visto, l’ha guardato. Si è accorta che sa essere divertente, premuroso, che tiene sempre coperto un occhio per timidezza, che sa ascoltare. Lei sa quello che nessuno ha mai saputo di lui. E Ichikawa deve ammetterlo: è innamorato di Yamada, dalla prima volta che l’ha vista.

The Dangers in My Heart: The Movie – Un album di ricordi
La pellicola si mostra come un album dei momenti più belli tra i due protagonisti della prima e seconda stagione, con piccole aggiunte e un momento inedito. Perciò, il consiglio è di guardare prima tutto l’anime e poi di andare al cinema. La storia è ben raccontata ma la matematica non è una opinione: in poco più di un’ora e mezza non si possono raccontare 25 episodi senza dover velocizzare per forza qualcosa. Badate bene, è un buon film (soprattutto per i fan dell’opera originale), ma la voce narrante del protagonista avrebbe potuto fare maggiormente da legante in alcune scene. E ora, se volete evitare spoiler, fermatevi qui e andate direttamente all’ultimo paragrafo della recensione.
Un dolce tuffo nel passato
È trascorso del tempo da quando Ichikawa e Yamada si sono confessati a vicenda il proprio amore e ora lui ha scritto una canzone che racconta cosa ha significato accoglierla nella sua vita.
Come ci arrivato a diventare un songwriter? Bè, ve lo spiego io. Mentre era in camera sua aveva iniziato a scrivere su un foglio ciò che si erano detti durante la confessione e sua sorella Kana, cantante nella band Primary COLOR, ha letto tutto e ha deciso di farne una canzone.
Tuttavia, Ichikawa è dovuto intervenire perché senza fare i dovuti cambiamenti gli sembrava di aver messo troppo a nudo i sentimenti di entrambi. Così la canzone per Yamada prende vita e la ragazza, quando la ascolta durante il concerto, si emoziona talmente tanto da volerlo incontrare. Lo stesso prova lui che, rimasto a casa, decide di raggiungerla.
E Ichikawa, in questo bisogno impellente che sente, corre con i pensieri a quando l’ha conosciuta. A quando l’ha vista sorridere rivolta unicamente a lui, quando l’ha vista per la prima volta in biblioteca a mangiare i dolcetti, quando hanno sfogliato insieme il suo annuario, quando sono andati in gita, quando l’ha vista per la prima volta durante il suo turno di lavoro, quando si sono abbracciati. Fino ad arrivare al ricordo più dolce: quando lei gli ha detto che prova qualcosa per lui e hanno provato a baciarsi senza riuscirci perché entrambi troppo felici e impacciati.
In quel momento esatto entrambi hanno capito cosa significa essere amati senza riserve, abbracciando tutto dell’altro: stranezze e fragilità, che sono ciò che ci rende speciali.

Un doppiaggio strepitoso
Lo ripeto a ogni recensione che prevede la pellicola doppiata in italiano: abbiamo delle voci magnifiche e siamo veramente fortunati. Il nostro Ichikawa ha preso vita grazie a Simone Lupinacci, che molti avranno riconosciuto grazie a un ruolo che lo ha reso ancora più noto nel mondo degli anime: Midoriya Izuku di My Hero Academia.
Se all’inizio, devo ammetterlo, ero un po’ incerta su come avrebbe potuto modulare la voce per adattarsi alla apparente cupezza di Ichikawa, mi sono dovuta ricredere dopo pochissimi minuti. Nessun altro avrebbe potuto rendere così bene le sue emozioni, facendo arrivare dritti al cuore i momenti di tristezza e gioia del nostro protagonista (oltre che gli immancabili versetti che gli sfuggono quando si trova in grande imbarazzo).
Un plauso sentito va anche a Elisa Giorgio, la bella e letale Yor di SPY x FAMILY, che ha reso giustizia alle molte sfaccettature di Yamada, rendendolo un personaggio con il quale è impossibile non entrare in empatia. Incredibile la sua performance nei momenti di estrema tristezza della ragazza: sfido chiunque a non farsi venire gli occhi lucidi.
Impossibile non citare Patrizio Prata, gigante del mondo del doppiaggio italiano che ha dato vita a Zoro in One Piece, che ha diretto l’adattamento di questo film e ricoperto il ruolo del professor Maeda. La sua esperienza e il suo talento hanno fatto sì che i personaggi potessero davvero uscire dallo schermo.

Yamada è davvero una piagnona?
Vedendo la pellicola mi sono stupita di quanto sia stato messo in risalto quanto Yamada pianga, cosa che nell’anime non avevo affatto notato. È una ragazza ansiosa, decisamente emotiva, che vive la vita con intensità, però quella di piagnona è proprio una immagine che non avevo di lei e che ho paura molti avranno dopo aver visto questo film.
Mi sarebbe piaciuto vedere alcune scene che non sono state scelte, dove altri lati di lei sarebbero stati resi noti anche a chi non sapeva nulla dell’opera. Un aneddoto che sarebbe stato carino raccontare, anche magari velocemente con la musica in sottofondo come per altri momenti, è quello di quando Ichikawa si bagna a causa della forte pioggia per andare da Yamada a portarle il portafoglio che si era scordata e poi si prende la febbre.
Quando lei va a casa a trovarlo e si prende cura di lui, possiamo vedere uno dei primi momenti di intimità tra di loro e la cura che Yamada mette nel stargli vicino, al punto da ammalarsi lei stessa. Insomma, l’amore non è anche questo? Starsi vicino quando non si sta bene, con il rischio di prendersi qualcosa ma con l’unico pensiero di far stare meglio l’altro.

È un bel film?
Come tutti i film riassuntivi è veloce, un pochino troppo in alcuni punti, per poi decelerare vertiginosamente e arrivare con dolcezza al finale. Però è uno di quelli che non puoi guardare senza sapere niente. Sì, capisci cosa c’è tra loro, ma ti perdi tutti quei momenti di dolce quotidianità che sono la forza di The Dangers in My Heart.
Qualcuno mi ha detto che è il classico shojo, ma non lo è e questa è l’impressione che dà senza le “basi”. È uno scolastico, romantico, ma anche tanto divertente, profondo, che vede un ragazzo che ha alle spalle un trauma e una ragazza che nasconde le sue fragilità davanti a tutti tranne che a lui. È la storia di una adolescenza imperfetta che ha bisogno di più di un’ora e mezza per spiegarsi.

The Dangers in My Heart: The Movie
Kyotaro Ichikawa - Simone Lupinacci
Anna Yamada - Elisa Giorgio
Kana Ichikawa - Martina Felli
Chihiro Kobayashi - Laura Cherubelli
Moeko Sekine - Giulia Maniglio
Serina Yoshida - Chiara Leoncini
Haruya Nanjou - Andrea Colombo Giardinelli
Akira Momoyama - Valentina Pallavicino
Aoton - Gaia Chiaro
Kanna Ando - Camilla Villani
Yurine Hanzawa - Giada Sabellico
Sho Adachi - Marco Briglione
Honoka Hara - Erica Laiolo
Chikara Ota - Andrea Rotolo
Professor Maeda - Patrizio Prata
Professoressa Moriya - Emanuela Pacotto
Mamiya - Giada Bonanomi
Yumiko Ichikawa - Renata Bertolas
Kyotaro Ichikawa (bambino) - Annalisa Longo
Kyotaro immaginario - Jona Mennite

