Se esistesse una ricetta segreta per costruire una grande storia horror, saremmo tutti curiosi di scoprirne gli ingredienti. Probabilmente, i grandi narratori del terrore – che si tratti di scrittori che raccontano la paura su carta o di registi che la proiettano sullo schermo – custodiscono gelosamente questa formula in un cassetto chiuso a chiave, lontano da occhi indiscreti.
La ricetta per una grande storia horror

Prendiamo due maestri indiscussi: Stephen King per la letteratura e Sam Raimi per il cinema. Ciò che li accomuna è la straordinaria capacità di creare storie in cui personaggi ordinari vengono catapultati in situazioni straordinarie ed estreme, osservandone con maniacale sadismo le reazioni.
Un esempio lampante in letteratura è “Misery“, uno dei romanzi più celebri di King, da cui è stato tratto il film “Misery non deve morire” (1990) diretto da Rob Reiner. La trama di “Misery” racconta la storia di Paul Sheldon, romanziere di successo, che si risveglia dal coma all’interno della casa di Annie Wilkes, dopo essere miracolosamente sopravvissuto a un incidente stradale. Immobilizzato da una gamba rotta, viene “accudito” dalla donna, che presto si rivela una fanatica psicopatica: per costringerlo a scrivere il suo personale sequel della saga che ha reso famoso lo scrittore, Annie sottopone Sheldon a una serie di torture fisiche e psicologiche.
L’esempio di “Misery“ non è casuale. “Send Help“, il film che segna il ritorno di Sam Raimi al genere horror a diciassette anni di distanza da “Drag Me to Hell “(2009), sembra attingere a piene mani, per tono e dinamiche, dalla celebre storia di King. Anche in “Send Help” i personaggi protagonisti sono un uomo e una donna; anche in “Send Help” vengono catapultati in situazione fuori dall’ordinario in condizioni estreme; anche in “Send Help” va in scena un storia incentrata sul ribaltamento dei ruoli declinata, ovviamente, in forma orrorifica.
“Send Help” si aggiunge ad un filone di pellicole la cui trama ruota attorno a dinamiche di potere sbilanciate dove, a dominare, è prevalentemente la figura maschile che si trova in una posizione di privilegio. A questo filone fanno parte lungometraggi quali “Opus” (2025), “Blink Twice” (2024), e il recente “Una di Famiglia” (2026). In questi film lo spazio scenico diventa trappola. Che si tratti di un’isola, di una casa o di una comunità dislocata in un ambiente isolato, lo scenario diventa progressivamente un luogo di prigionia, in cui i rapporti di potere in essere cadono e il conflitto latente esplode, risolvendosi in una progressiva inversione dei rapporti di forza.
Travolti da un insolito destino nell’azzurro mare d’agosto

La trama di “Send Help“ ruota attorno alla storia di Bradley Preston (Dylan O’Brien), un capoufficio odioso e arrogante che si diverte a bullizzare la sua dipendente Linda Liddle (Rachel McAdams). Donna talentuosa e ampiamente meritevole di una promozione, Linda accetta di accompagnare il proprio superiore in una trasferta di lavoro nel tentativo di dimostrare il suo valore professionale, sopportandone le continue umiliazioni che Bradley non gli risparmia.
Quando però, durante il volo, l’aereo su cui viaggiano precipita, i due sopravvivono miracolosamente all’incidente, ritrovandosi unici superstiti su un’isola deserta. Costretti a collaborare per sopravvivere, dovrebbero superare il rancore reciproco e unire le forze per un obiettivo comune. Ciò che ne nasce, invece, è una feroce battaglia di volontà e di intelligenza, destinata a trasformarsi in uno spietato e crudele teatro di rancore e vendetta.
Sam Raimi, il regista che ridefinisce i generi

Sam Raimi è un regista capace di lasciare un’impronta indelebile in ogni genere che ha attraversato. Nel corso della sua carriera il suo sguardo si è posato su diversi generi, riuscendo sempre a ridefinirli. Lasciando da parte un attimo il genere horror, prendiamo ad esempio la sua incursione nei cinecomics. La sua trilogia di Spider-Man arriva in un periodo in cui il genere non aveva ancora trovato una forma stabile né una vera legittimazione nell’entertainment cinematografico.
Con la trilogia di Spider-Man, Raimi non ha soltanto dimostrato che era possibile portare sul grande schermo i celebri eroi dei fumetti, ma anche che questi film potevano essere al tempo stesso spettacolari e profondamente autoriali. Un cinema capace di parlare a un pubblico vastissimo senza rinunciare a una forte identità registica, traguardo che diversi autori arrivati in seguito al genere non sono riusciti a raggiungere (basti pensare a Chloé Zhao, Taika Waititi e Nia DaCosta).
Il cinema di Raimi è immediatamente riconoscibile: un linguaggio visivo in cui il virtuosismo tecnico convive in modo naturale con un istinto profondamente umoristico e grottesco. Raimi ha sempre concepito la macchina da presa come un corpo in movimento, uno strumento espressivo con cui dare forma al proprio sguardo attraverso zoom improvvisi e primi piani fulminei, corse sfrenate, carrellate a velocità estrema e inquadrature caratterizzate da angolazioni deformanti. Tutti elementi che, prima ancora di costituire un marchio estetico distintivo, concorrono a costruire un preciso equilibrio tra tensione e una massiccia dose di humor nero.
Nel cinema horror di Raimi, paura, situazioni estreme e ironia coesistono in un equilibrio formidabile. L’eccesso non è mai fine a se stesso, ma assume un valore quasi cartoonesco, soprattutto in relazione alle interpretazioni dei protagonisti, spesso formidabili performer slapstick. I suoi personaggi sono fragili, goffi, costantemente inadeguati di fronte al male che li circonda. È proprio questa vulnerabilità, raccontata con una forza empatica che tracima dallo schermo, a restituire uno spessore emotivo ai suoi film e a distinguere il suo sguardo da quello di molti altri registi di genere. Forse è anche questo uno degli ingredienti segreti alla base di una grande storia horror.
“Send Help” è il manifesto visivo di Raimi

E, da questo punto di vista, “Send Help” rispecchia fedelmente questo manifesto artistico. Alcune sequenze, come quella dell’incidente aereo o quella il duello mortale di Linda con il cinghiale (non ci spingiamo oltre per evitare di imbatterci nel campo minato dello spoiler) restituiscono una massiccia dose di gore unita ad impatto visivo tipico della cifra stilistica di Raimi. Il regista statunitense, supportato dalla brillante sceneggiatura di Damian Shannon e Mark Swift, sembra voler accogliere lo spettatore inorridendolo e, allo stesso tempo, facendolo ridere. Raimi sembra quasi dirci: «divertitevi e spaventatevi, siete parte dello scena».
Bradley Preston e Linda Liddle incarnano perfettamente il profilo tipico dei personaggi delle storie di Raimi. I due si ritrovano letteralmente scaraventati fuori dallo loro comfort zone, in luogo lontano che è uno spazio enorme ma che nasconde presenze minacciose, esplorate attraverso movimenti di macchina nervosi che trasformano ogni angolo in una potenziale fonte di pericolo. Le ferite, l’infermità fisica e la mancanza di cibo trasformano quello spazio in un luogo angusto, chiuso, claustrofobico.
Bradley Preston è un uomo che, tra le pareti dell’ufficio e dietro l’apparente rispettabilità di costosi abiti da white collar borghese, esercita un abuso di potere dai tratti apertamente patriarcali nei confronti della brillante e competente impiegata Rachel McAdams. Quando però i due si ritrovano in un’isola deserta con la necessità di sopravvivere allora i rapporti di forza si ribaltano, trasformando la vittima in carnefice. Bradley, anche a causa di una gamba ferita che gli consente a malapena di camminare, non dimostra alcuna abilità pratica per affrontare la situazione attuale.
A differenza di Linda che, grazie alle competenze maturate per via della sua passione in tecniche di sopravvivenza, riesce a muoversi alla grande, dimostrando di essere nel suo habitat naturale. Questa situazione, del tutto nuova, diventa una formidabile leva per la giovane donna di mettere in scena la sua lenta e spietata vendetta nei confronti del suo dispotico capo.
Rachel McAdams come il Chuck Noland di “Cast Away”

Un vecchio spot pubblicitario diceva che per dipiengere una grande parete serve un pennello grande. Parafrasando questo assioma, possiamo dire che per fare una grande storia horror servono grandi attori. Ed è esattamente quello che dimostrano di essere Rachel McAdams e Dylan O’Brien che, con le loro interpretazioni, costruiscono ad arte personaggi ricchi di sfaccettature facendo leva su un uso sapiente del corpo e delle espressioni facciali.
La McAdams non è nuova a performance attoriali di alto livello. Tipicamente impegnata in commedie romantiche e pellicole dai toni drammatici è con “Il Caso Spotlight“(2015) di Tom McCarthy che ottiene la sua prima candidatura al Premio Oscar come miglior attrice non protagonista. Con “Send Help”, l’attrice canadese si spinge oltre i suoi limiti nel portare in scena un personaggio che la mette alla prova in modi mai affrontati prima, dimostrando di essere all’altezza della sfida. La sua Linda, da donna mal vestita, vessata in ufficio e dalla bocca sporca del panino al tonno appena mangiato sulla scrivania, si trasforma nella versione femminile, ma più cattiva e vendicativa, di Chuck Noland in “Cast Away” (2000).
Che dire invece di Dylan O’Brien ? Per ammirare la sua bravura basta concentrarsi su suoi primi piani in cui l’attore americano, noto per essere il protagonista nella trilogia di film “The Maze Runner“, rifà il verso a Bruce Campbell con apprezzabili risultati.
Il ritorno in grande stile di Sam Raimi

Con “Send Help”, Raimi torna in forma smagliante al genere horror, riproponendo in maniera formidabile tutto il suo manifesto artistico. “Send Help” ci ha divertito, ci ha spaventato e ci ha fatto vivere quasi due ore di azione, risate e paura che da parecchio tempo non provavamo davanti al grande schermo. “Send Help” è un ritorno riuscito, che dimostra ancora una volta come il vero orrore, nelle mani giuste, nasca sempre dalle relazioni e dalla fragilità umana. Serviva come il pane questo ritorno di Sam Raimi. Viva Sam Raimi !
“Send Help” è al cinema a partire dal 29 gennaio, distribuito da 20th Century Studios Italia.

Send Help
Rachel McAdams: Linda Liddle
Dylan O'Brien: Bradley Preston
Edyll Ismail: Zuri
Dennis Haysbert: Franklin
Xavier Samuel: Donovan
Chris Pang: Chase
Thaneth Warakulnukroh: capitano della barca
Emma Raimi: River
Kristy Best: Polly Perera
Federica De Bortoli: Linda Liddle
Daniele Giuliani: Bradley Preston
Erica Necci: Zuri
Francesco Pannofino: Franklin
Davide Perino: Donovan
Fabrizio De Flaviis: Chase
Oreste Baldini: capitano della barca
Veronica Benassi: River
Giulia Franceschetti: Polly Perera

