Questa è la storia di una notte di San Silvestro. Non una notte qualunque, scandita dal rituale saluto all’anno che se ne va e all’accoglimento di quello che arriva. È una notte diversa, quella che ci accompagna all’alba del 2026. In apparenza tutto sembra seguire il copione di sempre: le tavole imbandite per il cenone, le piazze italiane affollate di giovani desiderosi di festeggiare in compagnia, i botti di mezzanotte e l’immutabile campionario di trash offerto dalla televisione.
Ma sarebbe ipocrita fingere il contrario: il countdown che davvero ci stava a cuore non era quello della mezzanotte, bensì quello delle 2.00 in punto, quando Netflix avrebbe finalmente pubblicato l’ultimo episodio della quinta e conclusiva stagione di “Stranger Things“, il tanto atteso gran finale destinato chiudere tutte le trame rimaste aperte per quasi dieci anni di storia dello show.
Un capodanno differente

Abbiamo tentato di ingannare l’attesa come meglio potevamo – accompagnati dall’intrattenimento musicale di Cristiano Malgioglio e Ivan Cattaneo, che la televisione nazionale ci propone puntualmente ogni anno – alternando piatti di lenticchie e partite a carte. Qualcuno di noi, quelli un po’ più avanti con l’età, ha persino osato concedersi un breve sonnellino nella mezz’ora precedente all’orario fatidico, nel tentativo di affrontare senza cedimenti le oltre due ore dell’episodio finale. Mai dubbio fu più infondato: alle 2.00 eravamo freschi come una rosa davanti alla tv e, durante la visione, non abbiamo staccato gli occhi da “Stranger Things” neanche per una frazione di secondo, come se fossimo ipnotizzati.
Negli Stati Uniti, però, sono stati più fortunati di noi. Il pubblico americano ha potuto assistere al gran finale di “Stranger Things“ direttamente nelle sale cinematografiche, e la risposta è stata straordinaria: oltre un milione di biglietti venduti, distribuiti in 620 cinema.
Dunque eccoci qua, dopo una notte insonne, a cercare di metabolizzare gli eventi che hanno portato alla conclusione uno show che, questo lo possiamo dire subito e senza timori di smentita, è destinato a lasciare una traccia indelebile nella storia della serialità televisiva. Ci troviamo nel difficile compito di condividere tutte le emozioni che abbiamo provato in questo gran finale senza incappare nella trappola dello spoiler.
Benvenuti nel mondo reale

L’ottavo episodio, dal titolo “Il Mondo Reale”, è scritto e diretto dai fratelli Duffer e giunge al termine di un percorso composto dai sette episodi precedenti, suddivisi in due volumi, che non avevano pienamente convinto. Il principale limite riscontrato è stato una narrazione eccessivamente dilatata, un difetto che abbiamo segnalato anche noi e approfondito nelle nostre recensioni del primo e del secondo volume, che vi invitiamo a recuperare.
Parte del pubblico ha inoltre criticato la scarsità di sequenze d’azione e la verbosità dei dialoghi. Un aspetto che, al contrario, non abbiamo mai considerato una vera mancanza: è apparso fin da subito evidente come Matt e Ross Duffer abbiano scelto consapevolmente di porre al centro della narrazione i personaggi, le loro incertezze e le loro idiosincrasie, accompagnandoli lungo un autentico percorso di crescita e di “viaggio dell’eroe”.
Due sentieri narrativi in un’unica trama

Una tendenza che trova piena conferma proprio in questo episodio conclusivo, dove emerge con particolare chiarezza la presenza di due binari narrativi che confluiscono in un’unica trama. Da un lato assistiamo allo scontro finale tra i protagonisti e il loro nemico mortale Vecna secondo il piano delineato al termine del secondo volume di questa quinta stagione. Non crediamo di fare spoiler nel dirvi che Vecna verrà infine sconfitto: qualcuno si aspettava davvero un epilogo diverso?
La battaglia finale si rivela epica, molto somigliante a una campagna di “Dungeons & Dragons“ e, proprio per questo, perfettamente in linea con le aspettative. A precederla è un’incursione nelle origini del villain, un approfondimento che restituisce tutte le sfumature di un personaggio che ha scelto di non credere più, abbandonandosi invece alla rabbia e alla tentazione di una rivalsa contro una società percepita come colpevole di averlo lasciato indietro.
Il personaggio di Henry/Vecna ci ha convinti pienamente, anche e soprattutto grazie all’interpretazione magistrale di Jamie Campbell Bower, senza dubbio uno degli attori più brillanti dell’intero cast. Il limite evidente di questo percorso narrativo risiede nella rapidità con cui giunge alla sua risoluzione: la vittoria arriva, puntuale, ma non priva di conseguenze. I sacrifici ovviamente non mancano e la “lotteria del toto-morto” che ha animato i social nelle ultime settimane estrae finalmente i suoi numeri vincenti per la gioia di tutti coloro che cercavano un senso in questo aspetto per noi secondario.
Non conta il fine, ma il percorso

Il vero senso di “Stranger Things” lo ritroviamo in tutta la sua potenza nel secondo sentiero narrativo, quello che ci ha decisamente emozionati di più. Mai come in “Stranger Things” non conta il fine, ma il percorso intrapreso per arrivare a quel fine. Le cose più belle di questo emozionante finale arrivano immediatamente dopo la fine di Vecna.
L’epilogo dello show è un saggio di scrittura che restituisce forti emozioni e un senso di compiutezza al tutto. In sola mezzora di show, i fratelli Duffer – che sembravano essersi incartati nelle puntate precedenti – trovano la chiusa perfetta restituendo un senso anche alle scelte che, in passato, non ci avevano convinto.
Questo epilogo rende il distacco da quel manipolo di ragazzi che abbiamo imparato ad amare ancora più difficile. Con loro siamo cresciuti, e l’atto conclusivo – suggellato dalla cerimonia di consegna dei diplomi – sancisce simbolicamente il passaggio all’età adulta, la porta d’ingresso verso quel “mondo reale” evocato dal titolo dell’episodio destinato inevitabilmente a separarli.
Ognuno di loro verrà assorbito da un mutuo, da una carriera da avviare, probabilmente da una famiglia da tirare su e mantenere. Un mondo nuovo, affascinante e, per certi versi, non meno ostile di quello immaginifico popolato dai Demogorgoni.
Il percorso di crescita è completo

In questa splendida mezz’ora finale non mancano momenti di grande intensità, come il discorso dello studente modello Dustin (Gaten Matarazzo) durante la cerimonia di consegna dei diplomi: un monologo così potente e liberatorio da relegare a semplice formalità persino quello pronunciato dal Presidente della Repubblica nella notte di San Silvestro. Non mancano neppure le sequenze più toccanti, come l’ultima partita a “Dungeons & Dragons“, prima che i manuali vengano riposti definitivamente sullo scaffale.
Un gesto denso di significato, che suggella un ideale passaggio di testimone a una nuova generazione di ragazzi, pronta a varcare la soglia del mondo dell’immaginazione. È proprio qui che i fratelli Duffer concentrano il loro messaggio più forte: attraverso il “narratore” dell’ultima campagna di “Dungeons & Dragons“ ci viene offerto un ipotetico finale alternativo agli eventi di Hawkins, un racconto che si trasforma in un invito esplicito a non smettere mai di sognare, anche quando l’età adulta bussa ormai alla porta. Infine, le immancabili citazioni: abbiamo apprezzato tantissimo l’ultima sequenza che sembra ripresa dal finale di “The Truman Show“.
Un finale epico non privo di difetti

La quinta e ultima stagione di “Stranger Things“ giunge così alla sua conclusione. Un finale indubbiamente epico, capace di emozionare e lasciare il segno, ma non privo di alcune criticità. Oltre alla già citata eccessiva decompressione narrativa degli episodi precedenti, emerge una certa disomogeneità nelle prove del cast. I momenti più cruciali della storia ruotano attorno ai personaggi di Undici e Will: purtroppo, le interpretazioni di Millie Bobby Brown e Noah Schnapp non sempre ci sono apparse all’altezza del peso emotivo richiesto, risultando talvolta poco incisive.

Stranger Things 5 - Episodio finale
Winona Ryder: Joyce Byers
David Harbour: Jim Hopper
Finn Wolfhard: Mike Wheeler
Gaten Matarazzo: Dustin Henderson
Caleb McLaughlin: Lucas Sinclair
Noah Schnapp: Will Byers
Millie Bobby Brown: Undici / Jane Ives
Natalia Dyer: Nancy Wheeler
Charlie Heaton: Jonathan Byers
Sadie Sink: Max Mayfield
Joe Keery: Steve Harrington
Cara Buono: Karen Wheeler
Matthew Modine: Martin Brenner
Dacre Montgomery: Billy Hargrove
Sean Astin: Bob Newby
Paul Reiser: Sam Owens
Maya Hawke: Robin Buckley
Priah Ferguson: Erica Sinclair
Brett Gelman: Murray Bauman
Linda Hamilton: Dr. Kay
Jamie Campbell Bower: Henry Creel / Uno / Vecna
Giuppy Izzo: Joyce Byers
Alessandro Budroni: Jim Hopper
Tommaso Di Giacomo: Mike Wheeler (st. 1)
Giulio Bartolomei: Mike Wheeler (st. 2+)
Mattia Fabiano: Dustin Henderson
Luca De Ambrosis: Lucas Sinclair
Lorenzo Farina: Will Byers (st. 1)
Emanuele Suarez: Will Byers (st. 2-5)
Chiara Fabiano: Undici / Jane Ives
Veronica Benassi: Nancy Wheeler
Federico Campaiola: Jonathan Byers
Vittoria Bartolomei: Max Mayfield
Alessandro Campaiola: Steve Harrington
Nunzia Di Somma: Karen Wheeler
Stefano Benassi: Martin Brenner
Mirko Cannella: Billy Hargrove
Luigi Ferraro: Bob Newby
Antonio Sanna: Sam Owens
Emanuela Ionica: Robin Buckley
Anita Ferraro: Erica Sinclair
Francesco Cavuoto: Murray Bauman
Isabella Pasanisi: Dr. Kay
Davide Perino: Henry Creel / Uno
Simone Mori: Vecna

