Jaadugar – A Witch in Mongolia, il destino di un’Incantatrice

Arriva in Italia la storia di una schiava pronta a riscrivere il proprio destino e quello dell’Impero mongolo, armata dello strumento più potente di tutti: la conoscenza. Questa è la recensione di Jaadugar – A Witch in Mongolia Vol.1, pubblicato in Italia da J-Pop Manga

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copertina recensione Jaadugar

Oggi parliamo del primo volume di Jaadugar – A Witch in Mongolia, un manga scritto da Tomato Soup e pubblicato in Italia da J-Pop Manga.

L’opera, ambientata nel XIII secolo, ruota attorno alla figura di Sitara, una bambina persiana che viene ridotta in schiavitù in seguito alla morte della madre. Successivamente viene venduta a una ricca famiglia di studiosi a Tus, una città dell’Iran orientale, che si farà carico della sua istruzione.
È proprio in questa casa, e grazie all’incontro con il giovane erede Muhammad, che la ragazza comprende come la sua battaglia contro il sistema precostituito della schiavitù e contro gli impedimenti imposti dal suo sesso sarebbe impossibile senza un’arma di supporto: la conoscenza.

Il valore del sapere

All’interno del volume, l’erede della famiglia spiega alla giovane la forza del sapere attraverso una metafora affascinante, servendosi di un bacile che lascia cadere dal tetto. Il rumore dell’impatto spaventa tutti coloro che, ignari del gesto, si trovano nelle vicinanze, ma non Sitara, che aveva assistito alla scena ed era quindi preparata al suono che di lì a poco avrebbe spezzato il silenzio.
Il punto è proprio questo: una persona colta è molto più preparata agli imprevisti del futuro e può quindi prendere le proprie decisioni con maggiore consapevolezza e sicurezza.

Le strade di chi possiede il sapere sono molto più numerose rispetto a quelle di chi vive nel buio.
Questa interazione accende in Sitara un profondo desiderio di conoscenza, aprendo davanti a lei un percorso alternativo: la sua quotidianità non è più scandita soltanto dalle faccende domestiche, ma anche, e soprattutto, da intense sessioni di studio.

Questo passaggio contribuisce inoltre a costruire il rapporto di fiducia della ragazza non tanto con il signorino Muhammad, che intraprenderà presto un viaggio alla ricerca del sapere allontanandosi da lei, ma anche e soprattutto con Fatima, la padrona, che la prenderà sotto la sua ala e che ben presto si sacrificherà per lei. L’opera sembra quindi porre al centro una figura che, nella narrazione storica dell’epoca, occupava un ruolo più marginale: la donna.

Jaadugar

Sarà a seguito dell’invasione e della conquista della città da parte dell’impero mongolo guidato da Tolui, quarto figlio di Gengis Khan, che tutto il suo mondo crollerà, lasciando il posto a una grande rabbia verso coloro che le avevano portato via tutto ciò che amava. Mai come in questa situazione le parole di Mohammad torneranno alla mente della ragazza, che cercherà di sfruttare la propria cultura per avere salva la vita e recuperare il libro, tanto caro alla sua padrona, rubato dal principe mongolo: Gli Elementi di Euclide.

Il volume in questione, infatti, era stato preso da Tolui per soddisfare il desiderio di conoscenza della moglie principale, Sorgaqtani Beki (una donna che, in un mondo in cui la conquista e il potere si costruiscono con la forza, riconosce l’importanza del sapere come strumento di controllo e di prosperità).

Il problema è che, nella sua sete di conquista, il principe non aveva pensato di procurarsi un traduttore che permettesse alla moglie di comprendere il testo: un’occasione troppo ghiotta per la nostra protagonista. Accettando di servire la consorte del principe Tolui, la ragazza farà una promessa a sé stessa, sancita da un cambiamento del suo nome: d’ora in poi lei sarà Fatima (in onore della sua Padrona) e avrà la sua vendetta.

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Le donne di ieri, le donne di oggi

L’immagine della ragazza che ci viene raccontata non è quella di una persona spaventata, di un individuo vuoto e sottomesso. Benché la società ci provi, Fatima decide per sé stessa sia quando cerca di recuperare il libro dalle mani del conquistatore, sia nel momento in cui decide di usare i suoi strumenti, il suo sapere, per ottenere, con il tempo, vendetta. A questo punto, considerando anche il contesto geografico in cui la bambina è nata e cresciuta, risulta quasi immediato un confronto con le donne iraniane di oggi.

Donne che, nel silenzio dei media e nella repressione armata degli uomini, bruciano pubblicamente i simboli del controllo patriarcale, manifestano e non si arrendono. Jaadugar è una storia che dovrebbe parlarci di un passato lontano, ma che rimanda continui echi anche al nostro presente.

È pensando a tutto questo che la storia della vera Fatima (personaggio che ispira la protagonista del manga), schiava araba realmente esistita, che grazie alla sua cultura riuscì a diventare l’influente consigliera di Töregene Khatun, moglie di Ögödei Khan e reggente al posto del defunto marito dal 1242 al 1246, assume una forza ancora più attuale.

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Cos’è Jaadugar?

Una schiava che diventa un’influente figura politica? Impensabile per alcuni. Una stregoneria per altri. Ed è proprio questo alone di magia a dare il nome all’opera. Jaadugar, infatti, si può tradurre come “maga“, “strega” o “incantatrice“, proprio come lo è Sitara, oggi Fatima in questo contesto. Lei controlla le sorti del proprio destino e, con la sua sapienza, anche quelle del panorama politico mongolo di cui diventa parte integrante.

È abbastanza chiaro, giunti a questo punto, che l’aspetto centrale della storia sia proprio il sapere. In un mondo che cambia continuamente, nel bene o nel male, l’istruzione diventa lo strumento della libertà. Puoi imprigionare il corpo, ma mai la mente.
Un messaggio che, soprattutto di questi tempi, è sempre più necessario diffondere.

Lo stile di disegno

A una storia così pregna di significato, forza e volontà si contrappone un disegno caratterizzato da linee apparentemente semplici, con bianchi e neri ben differenziati. Questa scelta artistica nasce dall’ispirazione della mangaka ai manoscritti medievali, che contribuiscono a enfatizzare i momenti più potenti dell’opera.
La minuziosa costruzione degli abiti e delle ambientazioni riflette uno studio approfondito dei costumi e degli usi dell’epoca, permettendo un’esperienza di lettura ancora più immersiva.

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In conclusione…

Quella di Jaadugar è una storia che non si limita a narrare in maniera romanzata eventi storici realmente accaduti, ma pone soprattutto l’attenzione sull’importante correlazione tra sapere e libertà individuale, con un particolare accento sulla forza delle donne in un’epoca in cui non era loro permesso essere totalmente libere dalle leggi dell’uomo. Mostra, in fondo, che le “magie” delle streghe di allora fanno paura ancora oggi.

Editore: J-Pop Manga
Prezzo: € 7,50

 

Jaadugar – A Witch in Mongolia Vol.1

Jaadugar – A Witch in Mongolia Vol.1

Autori: Tomato Soup
Formato: 12x16.9 Brossurato
Dove trovarlo: Fumetteria, libreria, store online
Editore: J-Pop Manga
Prezzo: € 7,50
Voto:
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Accumulatrice seriale di manga (e gatti), cresciuta a pane, shōjo e Rumiko Takahashi. Quando la vita diventa troppo noiosa, si trasforma in Hikari e naviga con la mente tra realtà alternative. Da brava Serpeverde chiacchierona, deve sempre dire la sua!
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