“Questo faro che si erge su uno scoglio in mare aperto…guida la nostra nave e illumina la rotta verso il futuro…Sei tu il custode di questo faro…
è così vero?”
Lo sciabordio delle onde del mare, l’odore della salsedine e il canto dei gabbiani sono elementi che puoi sentire prendere vita intorno a te mentre leggi questo volume. Le prime pagine, infatti, finiscono per creare l’atmosfera perfetta di un racconto fantasy pregno di dolcezza e malinconia.
Kaya Azuma racconta la storia di un incontro tra quello che sembra un semplice gabbiano ferito e un uomo solitario che svolge il compito di guardiano del faro. Un incontro tra due anime alla deriva, che trovano l’una nell’altra l’apparente completezza delle loro esistenze. Quando parlo di anime alla deriva, non mi riferisco a soggetti in crisi, infelici o in preda a turbamenti emotivi, bensì a persone arrese, in un certo senso, alle sole cose che conoscono.
Il piccolo gabbiano, ad esempio, dopo essere stato soccorso da Evan, il guardiano, si trasformerà in un bambino alato che non ricorda nulla del suo passato e che vede l’inizio della propria vita esattamente da quel punto. Non si fa domande sulla propria provenienza o sulle motivazioni che l’hanno portato su quella barca in balia del mare quando è stato salvato. Lui era letteralmente un’anima persa, a cui il farista dà un nome, René, e uno scopo nella vita.
Per quanto riguarda Evan, invece, la riflessione riguarda una vita circoscritta al suo lavoro di guardiano, ereditato dal padre. Una vita solitaria, in cui l’intero ciclo delle sue giornate è scandito da attività meccaniche come mangiare, pescare, dormire e lavorare. Non c’è passione, gioia o alternativa a tutto questo, ma è con l’incontro di René che tutto inizia a cambiare, non solo nelle sue attività quotidiane, ma anche nel suo aspetto.
Se il ragazzo-gabbiano sembra crescere piuttosto in fretta (il farista apprenderà da un libro che il pullo di gabbiano diventa un giovane uccello intorno ai 45 giorni), Evan non fa che ringiovanire. L’energia vitale data dalla compagnia di questo bambino lo trasforma fisicamente, e ciò che emoziona è vedere il suo viso sorridere per la prima volta. L’apatia lasciare spazio alla vitalità.

La parte intrigante di questo volume è che tutti i misteri legati alla figura di René non vengono approfonditi, ma semplicemente accettati così come sono. Non importa il passato, non importa essere sicuri di chi o cosa dovrebbe essere: importa solo che ci sia. Importa ciò che ha da dire e il suo benessere.
In questo modo si crea un legame che motiva Evan a una maggiore apertura verso il mondo. Infatti, le scene che dalla costa desolata del faro si spostano al centro dell’isola abitata diventano sempre più frequenti e anche altri personaggi, seppur in maniera marginale, entrano a far parte del racconto. Ognuno di loro arricchisce la narrazione di una nuova vivacità, permettendo di inserirsi ancora meglio nel contesto della piccola ma suggestiva realtà marittima.
Il Guardiano del Faro e il Gabbiano – Una scelta coraggiosa?
Arriviamo ora al punto che mi fa stare un po’ sull’attenti. Ho preso questo volume ispirata dal titolo e dalle tavole evocative, ma non avevo letto la trama. Tendo a farlo spesso con quei volumi che mi parlano a un primo sguardo e sono quindi rimasta un po’ sorpresa quando ho letto la postfazione del primo volume, che avverte che il successivo entrerà nella fase più romantica dell’opera, la quale, essendo un titolo Boys’ Love, dovrebbe convertire il legame tra i due protagonisti in senso amoroso.
Ora, se è pur vero che la crescita di René è stata estremamente veloce, lo è anche il fatto che il rapporto tra i due si è costruito su una dolcezza dalle vibrazioni quasi familiari che, più che una storia tra due amanti, ricorda quella tra un padre e un figlio. Per questo mio straniamento credo sarà estremamente interessante capire come si evolverà il racconto e la loro relazione.
L’autrice dimostra sicuramente molto coraggio, perché non sarà affatto facile rimodellare un rapporto che sembrava già definito. In ogni caso, mi viene da pensare che ci troviamo davanti a un’opera che non potrà essere definita da un’etichetta, e non solo per la componente Boys’ Love, ma anche perché gli elementi misteriosi che la caratterizzano potrebbero far virare questa storia in moltissime direzioni diverse.
Parole e immagini
Penso di avervi fatto capire a sufficienza quanto questo racconto mi abbia affascinata e, tanto nei dialoghi quanto nelle tavole, è possibile coglierne il motivo. Queste ultime sono caratterizzate da una tenerezza incredibile, si soffermano sui dettagli più piccoli e danno largo spazio agli scenari marittimi, permettendo alla mente di vagare e di sognare.
Le emozioni sono descritte attraverso interazioni semplici, spesso divertenti, ma ricche di significato, che si sviluppano in maniera naturale. Non è una storia che corre e, proprio come il mare nei momenti di pace, sceglie di farsi scoprire piano piano.

Il primo volume dell’opera Il Guardiano del Faro e il Gabbiano, che dovrebbe concludersi in quattro volumi, è stato pubblicato da Flashbook Edizioni e porta la firma della mangaka Kaya Azuma.


