Un tuffo dove l’acqua sembra calma
A nuoto con gli squali – La Corporation è una graphic novel autoprodotta dagli autori Gianluca Renzi, Giovanni Barbieri e Rocco Casulli. La storia prende spunto da esperienze reali nel mondo del business, rielaborate in chiave narrativa per costruire un racconto romanzato che utilizza il lavoro come vero e proprio spazio narrativo, quindi non come semplice sfondo. Il fumetto ti catapulta in quell’ecosistema fatto di ambizione, performance, gerarchie, scadenze, promozioni, sensi di colpa e compromessi che molte persone riconoscono anche senza aver mai messo piede in un grattacielo a Chicago.
La storia parte dalla provincia italiana e si muove verso la frenesia del mondo corporate, seguendo il percorso del protagonista Gastone Ricci. Nel corso della vicenda la carriera assume progressivamente un ruolo sempre più dominante: prima come obiettivo personale, poi come identità, infine come rischio.
Sul sito ufficiale questa graphic novel viene presentata così: “Segui Gastone nella sua avventura nel mondo del lavoro: dalla provincia italiana all’isterismo del mondo del business… fra amici e antagonisti.”

Tre autori, un’unica visione
Il progetto nasce dall’incontro di tre percorsi molto diversi, ma sorprendentemente complementari.
Gianluca “Luca” Renzi (Cesena, 1972) arriva ai fumetti da “avido” lettore e al mondo corporate da manager nel settore high-tech, con un’esperienza internazionale che diventa materia prima per la narrazione. Giovanni “Gianni” Barbieri (Cesena, 1968) è una firma storica della scrittura per il fumetto e la TV, insegna inoltre Narrative Design alla TheSIGN di Firenze dal 2011. Rocco Casulli (Palagiano, 1998) definisce l’identità visiva dell’opera, con una mano già sicura e uno stile riconoscibile che unisce sensibilità cromatica e solidità compositiva.
Questa combinazione è ciò che fa davvero la differenza, perché La Corporation funziona proprio perché tiene insieme due forze: l’autenticità e l’esperienza di chi “certe cose le ha viste” e la capacità di trasformarle in racconto, con ritmo, personaggi e scene da non farlo sembrare un saggio travestito da fumetto.
Come nasce il gruppo “Gli squali”
In uno scambio di domande e risposte con gli autori emerge un’origine molto concreta (e molto umana) del progetto: Renzi e Barbieri si conoscono sin da ragazzi grazie alla parrocchia di San Pietro a Cesena. La ricerca dell’illustratore, invece, è stata un passaggio decisivo: “quando Rocco ci ha presentato lo studio dei personaggi abbiamo capito che era lui: il suo Sven e il suo Gastone ci hanno conquistato immediatamente. Da allora è parte del gruppo ‘gli squali’.”
È un dettaglio che può risultare di poco conto, invece proprio nel contesto di questa storia non lo è affatto: si parla di selezione, potere e dinamiche di controllo, invece la nascita del team creativo avviene per riconoscimento del talento, non per “logiche di ruolo”.

La storia: la scalata e il prezzo
Il cuore della trama è semplice da enunciare: Gastone Ricci sogna di “diventare qualcuno” e nel farlo attraversa scelte che spostano progressivamente il baricentro della sua vita. L’opera prende ispirazione dall’esperienza lavorativa di Renzi, ma resta dichiaratamente romanzata: “È ispirata a esperienze reali, ma i personaggi e le situazioni sono stati romanzati. Scoprire cosa è reale è un gioco che lasciamo al lettore. Spoiler: Sven esiste veramente.”
Qui c’è già una chiave importante: il fumetto non ti chiede di indovinare “chi è chi” come gossip aziendale. Ti chiede piuttosto di osservare un meccanismo: quando ambizione, etica e carriera entrano in conflitto, quanto è facile raccontarsela bene mentre si scivola un centimetro alla volta?
Ciò considerato vale la pena mettere in discussione un’aspettativa comune: una storia ambientata nel corporate rischia spesso di diventare una caricatura come ad esempio “i cattivi in giacca e cravatta”. La Corporation è interessante perché evita questo cliché e lascia che il giudizio nasca dalla somma delle conseguenze, non dalle etichette.
Chi è Gastone Ricci
O meglio, probabilmente è più facile chiarire inizialmente chi non è Gastone Ricci: non è un villain né un eroe tragico. È semplicemente un ragazzo intelligente, determinato, capace di leggere le dinamiche di potere e di adattarsi con lucidità.
È proprio questa sua capacità di “stare al gioco” che lo rende interessante: non è ingenuo, ma nemmeno completamente cinico.
Nel suo percorso, però, arriva un momento in cui la carriera assorbe tutto il resto. Amici, famiglia, eventi importanti a cui avrebbe voluto essere presente diventano assenze giustificate in nome di un obiettivo più grande.
Per un periodo perde di vista ciò che conta davvero, convincendosi che sia solo una fase necessaria.
Quando si rende conto di chi sta diventando non c’è una redenzione improvvisa né una soluzione semplice: c’è piuttosto una presa di coscienza fragile e faticosa, che non cancella ciò che è stato sacrificato ma lo obbliga a riconsiderare le proprie priorità.

Work-life balance ed etica
Il tema del work-life balance è centrale, ma la risposta degli autori lo sposta su un piano molto più elevato: non è solo il numero di ore lavorate in rapporto al tempo libero, bensì la trasformazione silenziosa dell’identità personale. Loro lo dicono così: è facile essere “assorbiti” dalla carriera in modo pericoloso, trascurando affetti e relazioni e arrivando a minare i principi con cui ci siamo formati. Il punto di svolta diventa riconquistare lucidità e prospettiva per tornare a scegliere consapevolmente.
La frase che rimane impressa (attribuita a Gastone Ricci) è: “Il vero rischio non è lavorare troppo, ma smettere di accorgersi di chi stiamo diventando.”
Ed è qui che il fumetto fa una cosa onesta che ho apprezzato particolarmente: non demonizza il desiderio di riuscire, ma mette sotto la lente il modo in cui quel desiderio, senza contrappesi reali, diventa un sistema chiuso.
Disegni, colori e scelta stilistica
Dal punto di vista visivo l’identità di questa graphic novel passa dal lavoro di Casulli: gli autori raccontano che le ambientazioni (uffici americani, città europee, hotel) sono state ricostruite attraverso reference fotografiche e documentazione, mentre le palette cromatiche cambiano scena per scena con dominanti fredde o calde in base all’atmosfera.
La tecnica scelta è quella dell’acquerello digitale, secondo il metodo che Casulli ha affinato negli anni, applicato qui in un lavoro durato circa due anni per la realizzazione del primo volume.
Questa scelta funziona molto bene e con coerenza, perché addolcisce la durezza dei contenuti senza sminuirla: accompagna il lettore con colori accoglienti, mentre la storia ti mostra dinamiche spesso spietate.


La scelta dell’autoproduzione
Un altro elemento che rende La Corporation un caso interessante è la scelta dell’autoproduzione: “pieno controllo creativo e tempi decisionali rapidi” come affermano gli autori, ma anche la possibilità di curare direttamente marketing, comunicazione, promozione e divulgazione, carta e rilegatura.
È facile romanticizzare l’autoproduzione come gesto “puro”, ma la verità è più complessa: l’autoproduzione è libertà e, allo stesso tempo, carico extra. Qui però sembra una scelta coerente con il tema stesso della saga: parlare di lavoro lavorando davvero su ogni pezzo della filiera.
La cura si percepisce anche nella qualità del libro fisico: carta di buona grammatura, resa cromatica che valorizza l’acquerello digitale e una rilegatura solida che sostiene le oltre 200 tavole senza appesantire la lettura. È evidente che la scelta dell’autoproduzione è stata sia una decisione strategica che un modo per mantenere coerenza tra contenuto e contenitore.
La saga continua
A fine 2025 è uscito il secondo volume della saga: A nuoto con gli squali – La Successione. Questo secondo fumetto porta Gastone avanti di vent’anni e lo getta in un nuovo mare popolato da un tipo di squali differente: oltre a quelli della corporation inizia a nuotare tra quelli del mondo finanziario, in particolare in occasione di una successione patrimoniale da cui non può sottrarsi per un debito morale pregresso.
C’è già un terzo volume in lavorazione che completerà la trilogia e, a livello temporale, si collocherà fra i primi due, con presentazione prevista per fine 2026.


Perché leggerlo
La Corporation potrebbe fare al caso tuo se ti interessano storie di scelte e conseguenze. Funziona anche se non conosci il linguaggio corporate, perché non ti chiede competenze pregresse: la lettura rimane accessibile anche a chi non possiede familiarità con il linguaggio aziendale, perché chiede semplice riconoscimento emotivo grazie a una narrazione centrata sulle relazioni umane e sulle motivazioni dei personaggi (la rincorsa, la pressione, l’auto-narrazione, i compromessi piccoli che diventano grandi).
Detto questo, vale anche una precisazione importante: se cerchi un fumetto che spiega il mondo aziendale con precisione quasi documentaristica, non è quello che troverai. Qui sei più nel territorio del romanzo morale che del reportage, ed è una scelta legittima: la realtà è materiale di partenza, non obiettivo finale.
Terminata la lettura emerge una sensazione sottile di inquietudine. Il racconto spinge a riconsiderare alcune convinzioni sul successo, sul riconoscimento e sul prezzo che si è disposti a pagare per entrambi.
Alla fine, la domanda che resta e che il fumetto sembra voler lasciare volutamente aperta non è “quanto è cattivo il sistema?”, ma: quando stai nuotando per arrivare da qualche parte, come capisci che hai iniziato a nuotare solo per restare a galla?


