New Wave è la rubrica di MegaNerd dedicata alla nuova onda del fumetto italiano. Talenti emergenti, nuovi segni, nuove immagini per un nuovo mondo
Nel mondo dell’illustrazione e del fumetto italiano stanno emergendo sempre più artisti capaci di dialogare con il mercato internazionale senza perdere una forte impronta personale. Autori che attraversano media diversi — dal fumetto al gioco di ruolo, dai card game al boardgame — costruendo il proprio percorso tra sperimentazione, studio e passione autentica.
New Wave, la rubrica di MegaNerd.it dedicata ai talenti emergenti, nasce proprio per raccontare queste storie: percorsi non lineari, scelte coraggiose e visioni artistiche che si stanno definendo progetto dopo progetto.
In questa intervista incontriamo Daniele Di Parma, illustratore attivo nel mondo dei giochi di ruolo e delle carte collezionabili, che ha collaborato con realtà come Paizo su titoli come Starfinder. Con lui abbiamo parlato di stile, influenze, formazione, prime difficoltà professionali e di quel momento preciso in cui l’arte smette di essere un’alternativa e diventa una scelta necessaria.
Signore e signori, vi presentiamo Daniele Di Parma.
New Wave presenta Daniele Di Parma: tra illustrazione, gioco di ruolo e identità visiva
Ciao Daniele, ti va di presentarti alla nostra community?
Ciao a tutti, mi chiamo Daniele e sono un illustratore per tabletop role play games, card games e giochi da tavolo.
Quali elementi — estetici o tematici — ritieni siano il “filo rosso” che attraversa i tuoi lavori?
Non ho mai riflettuto su questa cosa, lavoro per clienti molto diversi e cambio spesso tematica e mood. Probabilmente il filo rosso è lo stile che sto cercando di avere.
Mi piace mixare le forme cartoon derivate dai manga e dal fumetto americano con uno stile di pittura più realistico. Probabilmente questo concetto attraversa tutti i miei lavori.
Curiosando nel tuo profilo Instagram abbiamo visto delle bellissime illustrazioni che hai realizzato per Starfinder, il gioco di ruolo. Ti va di parlarci di questa collaborazione?
Molto volentieri. Starfinder è il fratello sci-fi di Pathfinder, entrambi sono giochi di ruolo da tavolo pubblicati da Paizo.
Li ho conosciuti prima come giocatore, la prima edizione di Pathfinder è un gioiello che conservo con gelosia nella mia libreria.
Poi un paio di anni fa ho avuto l’occasione di mostrare il mio portfolio a uno degli Art Director di Paizo e da lì è nata una splendida collaborazione che va avanti con regolarità. Essere pubblicato su questi manuali insieme ad altri artisti fenomenali è stato per me realizzare uno dei miei sogni di quando ho iniziato questo lavoro.

Tra storytelling e illustrazione cosa preferisci?
Entrambe le cose, scusa la risposta paracula. Ma credo sinceramente che le illustrazioni migliori siano quelle con del buono storytelling dentro.
C’è un artista, un movimento o una scena culturale che ha influenzato in modo decisivo la tua identità creativa?
Difficile trovarne solo uno. Dai manga prendo Kishimoto, Toriyama e Miura. Dal fumetto occidentale Jimenez, Mirka Andolfo e Caselli.
Come illustratori moderni Essen Lash, Terry Ca e Jennifer Wuestling.
Ma sto asciugando un elenco che sarebbe infinitamente più lungo.
Riesci a ricordare il momento esatto in cui si è accesa la scintilla dell’arte?
Molto precisamente: era il 2013. Studiavo tantissimo all’università, sessioni di 8-9 ore al giorno. Avevo dimostrato a me stesso di poterlo fare, ma non mi soddisfacevano gli obiettivi.
Le cose che studiavo mi interessavano poco e non volevo dedicare tutto quel tempo solo per un pezzo di carta. L’altra cosa che facevo sempre era leggere fumetti.
A un certo punto mi sono chiesto: “Se tutta questa fatica la usassi per qualcosa che mi piace davvero?”.
Qualche giorno dopo ho fatto la rinuncia agli studi e ho iniziato a disegnare.

Ti senti più vicino a un approccio autodidatta o accademico?
Ho fatto diversi corsi, ho cercato di colmare il gap iniziando a disegnare “tardi”. Non mi sento però accademico in senso classico.
Ascoltare tanti professionisti mi ha permesso di prendere elementi diversi e integrarli nel mio workflow, che sento comunque più autodidatta.
Quali sono state le prime sfide concrete come illustratore emergente?
Dare un prezzo ai miei lavori e rispettare le scadenze. I primi lavori sono arrivati nel 2019 e non mi sentivo pronto.
Dovevo fare tutto in poco tempo e chiedere soldi per questo. Ho fatto errori, ma con il tempo ho imparato a dare valore al mio lavoro.
Tra le tue collaborazioni c’è anche The Laundry Files: com’è nato questo progetto?
Come quasi tutto: una mail in inglese che dice “Ehi, ti va di lavorare con noi?”.
Io in romano ho risposto “DAJE” in caps lock.
È un progetto bellissimo, mixa X-Files, The Office e Lovecraft. Mi ha permesso di sperimentare tantissimo e mi sto divertendo ancora oggi sulle espansioni.

Quali fonti di ispirazione alimentano di più la tua immaginazione?
Tutte: cinema, musica, fotografia, moda. Ma soprattutto i videogiochi, che sono il media che consumo di più.
Se devo fare il gioco dei nomi: Tarantino, Caparezza, Miyazaki (entrambi).
Quali sono state le letture e gli artisti che più ti hanno influenzato?
Sono stato un lettore onnivoro. Spider-Man: Back in Black è stata una delle mie saghe preferite.
Naruto fino a Pain, Berserk di Miura — da leggere assolutamente, magari dopo i 15 anni.
E poi Magic: The Gathering. A 9 anni mia nonna mi regalò un mazzo di Settima Edizione: lì ho capito che l’arte serviva a qualcosa.
Fumetti, storyboard o illustrazioni?
Fatemi fare delle illustrazioni di Magic… poi si pensa al fumetto!


