È il classico colpo di scena che nessuno si aspetta fino all’ultimo minuto. Quando tutto lasciava pensare a un rilancio decisivo, Netflix ha scelto di non andare oltre. La corsa per acquisire Warner Bros. si chiude così, almeno per il colosso dello streaming, spalancando la porta a Paramount Skydance, guidata da David Ellison, ormai a un passo dalla conquista di uno degli studi più iconici della storia del cinema.
La decisione è stata annunciata dai co-CEO Ted Sarandos e Greg Peters con una dichiarazione che non lascia spazio a interpretazioni: alle nuove condizioni economiche, l’operazione non è più finanziariamente attraente. Una frase secca, che però racconta molto più di quanto sembri e che vi riportiamo di seguito all’interno di uno stralcio più ampio:
«L’operazione che avevamo negoziato avrebbe generato valore per gli azionisti, con un percorso chiaro verso l’approvazione da parte delle autorità regolatorie. Tuttavia, siamo sempre stati disciplinati e, al prezzo necessario per eguagliare l’ultima offerta di Paramount Skydance, l’accordo non è più finanziariamente conveniente. Per questo motivo abbiamo deciso di non rilanciare e di non allinearci alla proposta di Paramount Skydance», hanno dichiarato i co-CEO di Neflix.

Una scelta di disciplina, non di debolezza
Per mesi, l’ipotesi di vedere Netflix inglobare Warner Bros. ha alimentato analisi, speculazioni e anche timori regolatori. L’idea di unire la potenza globale dello streaming con la library e i brand storici dello studio avrebbe creato un gigante ancora più imponente nel panorama dell’intrattenimento.
Eppure, Sarandos e Peters hanno chiarito che l’operazione era sempre stata considerata un’opportunità interessante solo al giusto prezzo, non un obiettivo da inseguire a qualsiasi costo. Secondo i vertici della piattaforma, l’accordo inizialmente negoziato avrebbe garantito valore agli azionisti e presentava un percorso credibile verso l’approvazione delle autorità antitrust. Tuttavia, per pareggiare l’ultima proposta avanzata da Paramount Skydance, Netflix avrebbe dovuto superare quella soglia di convenienza che l’azienda si è imposta come linea rossa.
Dietro questa scelta c’è una filosofia ormai evidente: crescita sì, ma con disciplina finanziaria. Negli ultimi anni Netflix ha dimostrato di saper investire cifre colossali in contenuti originali, mantenendo però un controllo sempre più rigoroso sulla redditività e sulla gestione del capitale. Spingersi oltre per vincere la gara su Warner Bros. avrebbe significato alterare quell’equilibrio.
Nel comunicato, i co-CEO hanno anche ringraziato apertamente il management dello studio, citando David Zaslav, Gunnar Wiedenfels, Bruce Campbell, Brad Singer e il consiglio di amministrazione per aver condotto un processo equo e rigoroso. Parole che suonano come la chiusura elegante di una trattativa combattuta fino all’ultimo dettaglio.

Paramount in pole position: un’offerta difficile da ignorare
Con Netflix fuori dai giochi, la proposta di Paramount Skydance appare ora destinata a diventare l’accordo definitivo. Il board di Warner Bros. l’ha già definita superiore rispetto a quella del gruppo streaming, un giudizio che pesa e che rende l’esito sempre più prevedibile.
Il valore economico dell’offerta non si limita al prezzo per azione, fissato a 31 dollari. Paramount ha strutturato la proposta in modo da rassicurare e incentivare gli azionisti anche sul medio periodo, introducendo un meccanismo che prevede un pagamento aggiuntivo trimestrale a partire dall’autunno 2026. A questo si aggiunge una robusta clausola di tutela nel caso in cui l’operazione dovesse saltare per motivi regolatori, con un impegno finanziario miliardario che riduce drasticamente il rischio percepito.
Non solo. Paramount si è detta disponibile a coprire anche la penale da 2,8 miliardi di dollari che Warner Bros. dovrebbe versare a Netflix per uscire dall’accordo di fusione già esistente. Questo significa che, paradossalmente, Netflix potrebbe incassare una somma enorme proprio grazie alla rinuncia all’acquisizione.
Il mercato ha reagito immediatamente: dopo l’annuncio, il titolo Netflix è balzato di oltre il 10% nelle contrattazioni after-hours. Un segnale inequivocabile di come gli investitori abbiano letto la decisione non come una ritirata, ma come una mossa razionale e strategicamente coerente.
Cosa significa tutto questo per il futuro dello streaming
La vera domanda ora è: cosa cambia per Hollywood e per l’ecosistema dello streaming globale?
Per Netflix, la risposta sembra chiara. L’azienda ha ribadito di essere in piena salute, con una crescita organica solida e un’offerta di contenuti che continua a trainare abbonamenti e ricavi. Nel 2026 investirà circa 20 miliardi di dollari in film e serie, ampliando ulteriormente il proprio catalogo. Allo stesso tempo, tornerà ad attivare il programma di riacquisto di azioni, rafforzando il valore per gli azionisti.
In altre parole, Netflix continuerà a fare ciò che ha fatto per oltre vent’anni come società quotata: puntare sull’innovazione, sulla produzione interna e su un modello di business che privilegia l’espansione globale e la centralità della piattaforma.
Se l’operazione andrà in porto, Paramount Skydance si troverà invece alla guida di uno studio leggendario, con un patrimonio creativo e industriale che potrebbe ridefinire gli equilibri tra conglomerati tradizionali e piattaforme digitali. Sarebbe la nascita di un nuovo polo di potere capace di incidere profondamente sulla geografia dell’intrattenimento mondiale.
Il colpo di scena, quindi, non sta solo nel ritiro di Netflix, ma nella dimostrazione che anche in un’industria dominata da fusioni miliardarie esiste ancora una linea di prudenza oltre la quale non si va. Crescere non significa necessariamente comprare tutto ciò che è disponibile sul mercato. A volte significa scegliere di fermarsi.
E in questa scelta, fredda e calcolata, si nasconde forse la mossa più sorprendente di tutta la partita.
Fonte: The Hollywood Reporter

