C’è un anno che, più di altri, rischia di segnare un prima e un dopo nella storia del Marvel Cinematic Universe. Non parliamo del 2008, quando Iron Man diede il via a un progetto che avrebbe cambiato per sempre Hollywood, ma del 2026, un anno che oggi viene osservato con attenzione quasi maniacale da analisti, addetti ai lavori e fan. Il motivo è semplice: Marvel Studios ha deciso di concentrare le proprie carte migliori in un’unica finestra temporale, affidandosi a due brand che, almeno sulla carta, dovrebbero rappresentare una garanzia assoluta.
Da un lato Spider-Man: Brand New Day, dall’altro Avengers: Doomsday. Due titoli che non sono soltanto nuove uscite cinematografiche, ma veri e propri test di sopravvivenza per l’MCU contemporaneo.
Quando anche Spider-Man e Avengers diventano una scommessa
Durante un’intervista rilasciata a TheWrap, Paul Degarabedian, analista senior di Comscore, ha utilizzato parole che difficilmente lasciano spazio a interpretazioni ottimistiche. Secondo Degarabedian, il 2026 potrebbe essere l’anno più importante per l’MCU, secondo solo alla sua nascita. Il punto centrale del suo ragionamento è tanto semplice quanto spietato: Marvel ha puntato tutto sui suoi franchise più forti, quelli che per anni sono stati considerati “a prova di proiettile”.
Spider-Man e Avengers, infatti, rappresentano l’essenza stessa del successo Marvel al cinema. Se persino questi titoli dovessero deludere, non ci sarebbero più alibi da spendere. Niente scuse legate a personaggi di nicchia o a esperimenti narrativi: un eventuale fallimento metterebbe seriamente in discussione l’idea stessa di un futuro solido per il Marvel Cinematic Universe.

Il box office non perdona più
A rendere il quadro ancora più complesso interviene Jeff Bock, analista di Exhibitor Relations, che invita a guardare con realismo agli ultimi risultati al botteghino. Gli incassi sotto le aspettative di Thunderbolts* e I Fantastici Quattro: Gli Inizi non sono semplici incidenti di percorso, ma segnali di un cambiamento strutturale.
Secondo Bock, ciò che un tempo veniva considerato il “minimo sindacale” per un film Marvel oggi non esiste più. L’MCU era sinonimo di miliardi di dollari garantiti, ora invece bisogna rivedere completamente le aspettative su quanto un cinecomic possa realisticamente incassare nel mercato attuale. Il pubblico è cambiato, l’offerta è aumentata e la concorrenza – sia cinematografica che domestica, tra streaming e intrattenimento digitale – è più feroce che mai.
Un mercato globale profondamente trasformato
Uno degli aspetti più critici riguarda il mercato internazionale. Per anni, la Marvel ha potuto contare su incassi esteri robustissimi, con la Cina a fare da pilastro fondamentale. Oggi, quello scenario sembra appartenere a un’altra epoca. Come sottolinea Bock, il mercato è cambiato radicalmente e questo si riflette soprattutto fuori dagli Stati Uniti.
I blockbuster americani non riescono più a imporsi in Cina come un tempo, con rare eccezioni legate a titoli animati o a brand percepiti come più “neutrali”, come nel caso di Zootropolis 2. In questo nuovo contesto, la Marvel appare meno centrale, quasi marginale rispetto a qualche anno fa. Un dato che pesa enormemente quando si parla di film da centinaia di milioni di dollari di budget.

Il peso ingombrante della Fase 3
A offrire una prospettiva più storica è Dave Gonzales, co-autore del libro MCU: The Reign of Marvel Studios. Secondo Gonzales, uno degli errori più comuni nel valutare l’attuale stato dell’MCU è il continuo confronto con la Fase 3. Un confronto che, di fatto, non può che risultare penalizzante.
La Fase 3 non è stata soltanto un successo commerciale, ma un vero e proprio fenomeno culturale, sociale ed economico. Un allineamento irripetibile di fattori: personaggi amatissimi, una narrazione coerente costruita nel tempo e un pubblico che percepiva ogni uscita come un evento imperdibile. Pensare di replicare quel livello di impatto oggi, secondo Gonzales, è semplicemente irrealistico.
Il 2026 tra nostalgia e necessità di rinnovamento
È proprio qui che il 2026 assume un significato simbolico così forte. Spider-Man: Brand New Day e Avengers: Doomsday non rappresentano solo il ritorno di volti familiari, ma incarnano il tentativo di Marvel Studios di riconnettersi con il pubblico facendo leva su ciò che funziona, senza però poter ignorare un contesto profondamente mutato.
Il rischio è evidente: affidarsi esclusivamente alla nostalgia potrebbe non bastare più. Allo stesso tempo, questi film devono dimostrare che l’MCU è ancora capace di raccontare storie rilevanti, emozionanti e in grado di parlare a una nuova generazione di spettatori, non solo a chi era in sala ai tempi di Endgame.
Un futuro che passa da due film
In definitiva, il 2026 non sarà solo un altro capitolo nella lunga storia del Marvel Cinematic Universe. Sarà un banco di prova decisivo. Se Spider-Man e Avengers riusciranno a riconquistare pubblico e box office, l’MCU potrà reinventarsi e continuare a evolversi. In caso contrario, sarà inevitabile una profonda riflessione su cosa significhi oggi fare cinema supereroistico su larga scala.
Non si tratta più di dominare il mercato come un tempo, ma di dimostrare di avere ancora qualcosa da dire. E mai come ora, il futuro della Marvel sembra dipendere da una singola, delicatissima, annata cinematografica.

