Dopo aver sconvolto il pubblico con La Casa – Il Risveglio del Male, Lee Cronin torna a confrontarsi con un’icona assoluta del cinema horror. Questa volta lo fa scegliendo una delle figure più antiche e affascinanti dell’immaginario collettivo, firmando una rilettura radicale e inquietante: Lee Cronin – La Mummia. Non un semplice remake, ma una reinterpretazione cupa e contemporanea che promette di ribaltare ogni aspettativa.
Cronin abbandona l’avventura esotica e il fascino archeologico delle versioni classiche per addentrarsi in territori molto più intimi e disturbanti. Al centro del racconto non c’è la scoperta di una maledizione, ma una ferita impossibile da rimarginare: la scomparsa di una bambina nel deserto, un evento che spezza per sempre l’equilibrio di una famiglia.
Una storia di perdita che diventa orrore puro
La trama prende avvio da un mistero devastante. La giovane figlia di un giornalista svanisce nel nulla, inghiottita dal deserto senza lasciare traccia. Otto anni passano senza risposte, lasciando dietro di sé solo dolore, sensi di colpa e un vuoto impossibile da colmare. Quando la famiglia, ormai spezzata, cerca di sopravvivere al lutto, accade l’impensabile: la ragazza ritorna.
Quello che dovrebbe essere un miracolo, un momento di gioia assoluta, si trasforma rapidamente in qualcosa di profondamente sbagliato. Il ritorno non porta sollievo, ma apre la porta a un incubo che cresce scena dopo scena. Cronin costruisce l’orrore partendo dall’emotività, insinuando il dubbio che ciò che è tornato non sia davvero ciò che è stato perduto.
È qui che La Mummia si distingue: l’orrore non nasce solo dall’antico e dal sovrannaturale, ma dal trauma, dalla paura di accettare una verità che potrebbe essere peggiore della perdita stessa.
Un cast solido per un incubo emotivo
A dare volto e corpo a questa discesa nell’oscurità è un cast internazionale di grande spessore. Jack Reynor guida il film affiancato da Laia Costa, May Calamawy e dalla giovane Natalie Grace, con la partecipazione di Veronica Falcón.
La scelta degli interpreti suggerisce un film fortemente incentrato sulle dinamiche familiari e psicologiche, dove la tensione nasce dai silenzi, dagli sguardi e da ciò che non viene detto. Un terreno ideale per il cinema di Cronin, che ha già dimostrato di saper fondere orrore viscerale e dramma umano.
Oltre alla sceneggiatura e alla regia firmate dallo stesso Cronin, il film può contare su una squadra tecnica di altissimo livello. Alla fotografia troviamo Dave Garbett, mentre le atmosfere prendono forma grazie alle scenografie di Nick Bassett. Il montaggio è affidato a Bryan Shaw, i costumi a Joanna Eatwell, e le musiche a Stephen McKeon, chiamato a dare voce sonora all’orrore e al dolore che attraversano il film.
Un contributo fondamentale arriva anche dal casting, curato da Terri Taylor e Sarah Domeier Lindo, garanzia di scelte mirate e coerenti con il tono del racconto.

Una produzione che punta in alto
Lee Cronin – La Mummia nasce dalla collaborazione tra New Line Cinema, Atomic Monster e Blumhouse, con la produzione affidata a James Wan, Jason Blum e John Keville. Una combinazione che, negli ultimi anni, è diventata sinonimo di horror di qualità, capace di unire visione autoriale e successo commerciale.
La distribuzione sarà curata da Warner Bros. Pictures, che porterà il film nelle sale italiane a partire dal 16 aprile 2026.
Una Mummia come non l’abbiamo mai vista
Con questo progetto, Lee Cronin sembra voler riscrivere completamente il significato stesso del mito della Mummia. Non più solo un mostro risvegliato dal passato, ma una manifestazione del dolore, del tempo e delle conseguenze emotive che nessuna sepoltura può davvero contenere.
Se le premesse verranno mantenute, La Mummia potrebbe diventare uno degli horror più intensi e sorprendenti dei prossimi anni. Un film che non si limita a spaventare, ma che scava a fondo, lasciando il segno ben oltre l’ultimo fotogramma.

