Jujutsu Kaisen – Quando l’universo del manga incontra altre forme d’arte

MAPPA arricchisce il dibattito sull’animazione come forma d’arte, mettendo in dialogo la nuova stagione di Jujutsu Kaisen con il cinema e l’arte pittorica. In questo speciale, approfondiamo questo incredibile e meraviglioso connubio

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speciale jujutsu kaisen

Se la parola arte fa riferimento a svariate forme di espressività artistica, includendo di fatto anche il mondo della fumettistica di ogni nazionalità e quello dell’animazione che ne deriva, è altrettanto vero che queste dimensioni vengono ancora troppo spesso considerate di serie B.

Emblematico, in questo senso, è il caso delle candidature agli Oscar 2026, dove tra i grandi assenti nella categoria Miglior film d’animazione figurano proprio gli anime (benché diversi titoli, consultabili a questo link, fossero stati considerati idonei), nonostante il 2025 abbia regalato al grande pubblico numerose opere di rilievo: da titoli acclamati come Chainsaw Man – La Storia di Reze, a campioni d’incassi come Demon Slayer – Il Castello dell’Infinito, fino a lungometraggi ambiziosi come Scarlet, ChaO, 100 Meters, Mononoke e altri ancora.

È in questo clima controverso che la terza stagione di Jujutsu Kaisen sembra voler prendere la parola mostrando, attraverso il quarto episodio già trasmesso e l’opening che caratterizza questa nuova stagione, come l’animazione giapponese non sia soltanto una forma d’arte a sé, ma qualcosa di talmente ampio e potente da riuscire a dialogare con altre espressioni artistiche, in questo caso quella cinematografica e quella pittorica.

Pur essendo rimasta vaga, vi informo che alcuni riferimenti artistici anticipano eventi e personaggi che verranno presentati nel corso dell’arco narrativo. Spero così di aiutarvi a evitare anche i più piccoli spoiler.

JUJUTSU KAISEN OMAGGIA QUENTIN TARANTINO

Se il quarto episodio della nuova stagione di Jujutsu Kaisen era particolarmente atteso per gli eventi che avrebbe trasposto, è stato amato ancora di più per come questi sono stati messi in scena. Le protagoniste sono le gemelle Zenin, ritratte nel loro ultimo e sofferto momento insieme, che si conclude con la decisione di Mai di sacrificarsi per permettere alla sorella Maki di accedere al suo pieno potenziale e adempiere così all’ultima promessa che le chiede di mantenere: “Distruggi…tutto quanto”.

In quel momento, Maki, ferita ma forte (anche se mai abbastanza) e straziata dalla perdita, diventa un’assassina inarrestabile, in cerca di vendetta e distruzione. Una vendetta che si compie nello sterminio dell’intero clan Zenin.

Jujutsu Kaisen

MAKI ZENIN E BEATRIX KIDDO

È in questo contesto che si inserisce l’affascinante parallelismo tra Maki Zenin e Beatrix Kiddo, protagonista di Kill Bill. Il film cult di Quentin Tarantino segue infatti la vendetta di Beatrix Kiddo, nome in codice Black Mamba, che cerca giustizia dopo che il gruppo di assassini di cui faceva parte compie una strage durante il suo matrimonio, mandandola in coma e uccidendo così la bambina che portava in grembo. Il giorno del suo risveglio coincide con una rinascita all’insegna della vendetta e, proprio in questo senso, lei e Maki risultano estremamente simili.

Entrambe si risvegliano per diventare macchine assassine e questa somiglianza non si ferma alla sola struttura narrativa, ma culmina in una puntata che restituisce a Maki inquadrature, musiche e azioni volutamente ispirate all’iconico episodio di Kill Bill Vol. 1 ambientato nella Casa delle Foglie Blu a Tokyo, in cui la protagonista si scontra con gli 88 Folli. L’architettura del contesto risulta quasi identica, così come l’atteggiamento e molte pose di combattimento.

Ritroviamo inoltre le due figure nemiche che urlano contro la protagonista, l’utilizzo della lama come specchio che riflette gli avversari e persino le inquadrature in bianco e nero che attenuano gli eccessivi spargimenti di sangue.

Se nel caso di Tarantino questa scelta stilistica fu dettata da esigenze di censura, nell’opera animata di Gege Akutami essa diventa un vero e proprio omaggio. Infine, seppur precedente a questa scena tanto discussa, troviamo il gesto dello scalpo inflitto ai nemici: quello del padre da parte di Maki e quello di O-Ren Ishii nel caso di Black Mamba.

E non bisogna pensare che questo tributo sia avvenuto solo nell’animazione: sebbene qui risulti indubbiamente più evidente, molti di questi dettagli erano già stati notati nel manga al momento della pubblicazione, come segnale della profonda passione del mangaka per il cinema occidentale.

TARANTINO E IL CINEMA ASIATICO

Una piccola nota, che può risultare molto interessante per chi non ha ancora recuperato la pellicola della saga di Tarantino, è che lo stesso regista è un grande appassionato di cinema asiatico e, in particolare, di animazione giapponese. Tanto da aver commissionato e inserito, nel primo film sulla sposa vendicativa, un capitolo interamente animato che racconta la terribile storia di O-Ren Ishii.

Jujutsu Kaisen

Jujutsu Kaisen

Il mini-capitolo è stato diretto dal regista Mahiro Maeda e prodotto dallo studio Production I.G., che nel suo catalogo vanta titoli di grande rilievo come Ghost in the Shell, Haikyuu!! e Psycho-Pass.

UNA GALLERIA D’ARTE NELL’OPENING DI JUJUTSU KAISEN

Quando si guarda Aizo, la sigla di apertura della terza stagione di Jujutsu Kaisen, non si può fare a meno di parlare di una vera e propria galleria d’arte. E non solo per le opere figurative, prevalentemente occidentali, che vengono riportate, ma soprattutto per il dialogo potente che queste riescono a instaurare con le scene dell’anime. L’opening crea un connubio perfetto di energia e tensione, delineando con efficacia l’atmosfera che caratterizzerà l’arco narrativo del Culling Game.

L’opening Aizo è stata realizzata dai King Gnu, già autori di SPECIALZ, sigla della stagione precedente di Jujutsu Kaisen.

I SOLI DI MAX ERNST (Pittore e scultore tedesco, 1891-1976)

La sigla si apre sullo sfondo di una città tinta di rosso, capovolta, con una sorta di enorme sole che troneggia sopra la testa di Yuji e che verrà riproposto con una certa frequenza nel corso di tutti i 90 secondi del video. Il riferimento è ai panorami misteriosi e inquietanti di Max Ernst e ai suoi soli, che preannunciano una realtà alterata e disturbante, preda di un disagio crescente che, nel caso dell’anime, è probabilmente rappresentato dalle manovre dietro le quinte di Kenjaku e dal suo Culling Game.

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MAKI ZENIN COME EROINA DI KUNIYOSHI (Pittore giapponese, 1798-1861)

Kashiwade no Hanoshi (1830) di Utagawa Kuniyoshi viene mostrata in un brevissimo frame e in seguito sostituita da un disegno molto simile, ma con Maki nel ruolo del combattente. L’opera raffigura un samurai sul punto di abbattere una tigre con la sua lama.
Si tratta di un atto di sopravvivenza, che Maki rivivrà proprio nel quarto episodio della nuova stagione, quando, per recidere ogni legame con un passato e un presente fatti di violenza, uccide coloro che la volevano morta: la sua famiglia.

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YUTA INCONTRA LA VIOLENZA DI KUNIYOSHI (Pittore giapponese, 1798-1861)

In questa rappresentazione concitata di Yuta si riconosce chiaramente il tocco di Kuniyoshi, che questa volta si presenta però come una fusione di due opere differenti: Morozumi Tosarada (1849 circa) e Takiyasha the Witch and the Skeleton Spectre (1844). Se nell’opera originale di Morozumi Tosarada il guerriero punta la lama verso se stesso per togliersi la vita dopo una sconfitta sul campo di battaglia, qui l’immagine si ribalta, mostrando un Yuta ancora combattivo, nonostante l’evidente difficoltà della situazione.

A fargli da spalla troviamo Rika, rappresentata come lo spettro evocato nel secondo quadro citato, ma il cui ruolo offensivo non è rivolto contro il protagonista, come nell’opera originale, bensì contro i suoi nemici. Ne risulta una rappresentazione che sembra voler strizzare l’occhio alla tragicità degli episodi storici a cui si ispira, ma che al tempo stesso ne modifica la narrazione, facendo convivere nella battaglia anche un bagliore di speranza.

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LA MADRE MORTA DI EGON SCHIELE (pittore e incisore austriaco, 1890-1918)

Il riferimento all’opera Death Mother I (1910) di Schiele è particolarmente evidente: proprio come nel quadro originale, sono presenti due figure, una madre apparentemente in fin di vita e un bambino energico, caldo tanto nei colori quanto nella presenza. Nell’opera di Schiele il bambino viene avvolto da una madre che, ormai troppo debole, tenta di scaldarlo in un ultimo atto d’amore.

Nella dimensione di Jujutsu Kaisen, però, la realtà si fa ben più tragica: il bambino, incarnato da Yuji, nella sua innocenza non si accorge che il corpo che lo ha messo al mondo è morto da tempo e che a muoverlo non è altri che Kenjaku. È in questo momento che i veli che lo avvolgono assumono metaforicamente la sembianza di un utero, non più simbolo di protezione, bensì di prigionia e avvisaglia di un futuro già scritto, maledetto.

L’utero maledetto riconnette così la storia di Yuji a quella di Choso.

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MAI E MAKI COME I BAMBINI ADDORMENTATI DI PETER RUBENS (Pittore fiammingo, 1577-1640)

I due bambini che dormono (1612-1613 circa) di Rubens, ritratto spesso attribuito ai nipoti del pittore, scambia i suoi protagonisti con le due sorelle Zenin, colte mentre dormono in un momento di quiete. Qui il rossore sulle guance delle due bimbe, l’innocenza della loro giovane età e la loro vicinanza richiamano in maniera struggente e definitiva quell’ultimo momento di unione che avranno proprio nell’episodio quattro, quando entrambe, sdraiate a terra e in fin di vita, si rincontreranno in una sorta di visione che modificherà per sempre il loro tragico destino.

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YAGA E PANDA NEL GIARDINO DI CLAUDE MONET (Pittore francese, 1840-1926)

Camille Monet e un bambino nel giardino di Argenteuil (1875) sono raffigurati in una cornice di incredibile serenità, tra fiori colorati e volti sereni che riscaldano l’intero quadro. La stessa sorte viene qui affidata a Yaga e Panda, immersi nella quiete prima della tempesta. C’è chi riconosce nella figura del bambino di Monet il figlio Jean, e questo renderebbe la trasposizione in Jujutsu Kaisen ancora più difficile da digerire, poiché ci viene mostrata la sincerità di un rapporto vero, quello tra padre e figlio, autentico e capace di andare oltre la natura di Panda, solo per farci vivere con maggiore crudezza quelli che saranno i sacrifici futuri imposti da questo legame d’amore.

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MADRE CON IN BRACCIO UN BAMBINO DI KATHE KOLLOWITZ (Scultrice e pittrice tedesca, 1867-1945)

Una madre con in braccio un bambino (1916), un’immagine dolce ma potente, specialmente se contestualizzata in successione alle altre. Non è ancora chiaro chi debbano rappresentare le due figure che sostituiscono quelle del disegno originale, ma risulta piuttosto evidente il contrasto tra le immagini di genitorialità dell’opening e quelle della serie. Il tutto rende l’effetto finale della sigla ancora più angosciante.

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L’URLO DI EDVARD MUNCH (Pittore norvegese, 1863-1944)

Un Urlo (1893) sintomatico di un’angoscia profonda, che si allinea perfettamente con il clima che permea questa stagione dell’anime. Il caos interiore non è più solo mentale, non appartiene più a un singolo individuo, ma imprigiona tutti in una spirale di colori sanguinanti, confusi e grida disperate, che si intensificheranno con l’inizio del Culling Game.

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GLI SCENARI DI TANADORI YOKOO (Illustratore giapponese, 1936)

Dark Night Light Path N City-V (2000-2005 circa) offre lo spunto perfetto per la realizzazione di un contesto apparentemente normale, ma permeato dal dubbio su quale strada intraprendere. Un preludio al destino incerto del Culling Game.

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I TRE GIUDICI DI HONORè DAUMIER  (Pittore e scultore francese, 1808-1879)

I tre giudici (1858-1860) è un’opera che sembra voler alludere all’espansione del dominio di Hiromi, personaggio che diventerà sempre più centrale durante gli eventi di questa stagione, che gli permette di giudicare e condannare i suoi avversari come fossero in un tribunale.

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IL BACIO DI GUSTAV KLIMT (Pittore austriaco, 1862-1918)

Se Il Bacio ( 1907-1908) di Klimt rappresentava l’incontro di due teneri amanti, qui la situazione è molto diversa: tragica, ma anche ironica per chi conosce il personaggio che accompagna Yuta in questo bacio. Kurourushi, uno spirito maledetto dall’aspetto particolarmente inquietante, apparirà presto nel Culling Game. Un’immagine che suggerisce ironia e che potrebbe smorzare la tensione, se non fosse per il contesto in cui viene utilizzata.

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MAI ZENIN COME OFELIA DI JOHN EVERETT MILLAIS (Pittore e illustratore inglese, 1829-1896)

I destini di Ofelia (1851) e di Mai sono effettivamente molto simili, entrambi legati al suicidio. Ofelia è una figura accecata dalla disperazione per un amore non ricambiato e per la morte del padre, che trova la fine in un fiume, circondata dai fiori. In un’immagine di tremenda bellezza, allo stesso modo viene rappresentata Mai: il nero della sua veste e la bellezza meno celestiale della sua presenza sembrano  voler suggerire che, nel suo caso, la morte non è un segno di resa, ma un atto di forza, esercitato nel momento in cui decide di sacrificarsi per sua sorella e per la propria vendetta.

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Ulteriori riferimenti artistici, per l’opening sono individuabili in Ghost in the Shell: Stand-Alone Complex, Fight Club e nella copertina dell’album The Dark Side of the Moon dei Pink Floyd.

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La terza stagione di Jujutsu Kaisen – The Culling Game Part 1, iniziata l’8 gennaio di quest’anno, è attualmente in corso su Crunchyroll.

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Accumulatrice seriale di manga (e gatti), cresciuta a pane, shōjo e Rumiko Takahashi. Quando la vita diventa troppo noiosa, si trasforma in Hikari e naviga con la mente tra realtà alternative. Da brava Serpeverde chiacchierona, deve sempre dire la sua!
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