Halle Berry: “Ho vinto l’Oscar, ma Hollywood non ha aperto le porte”

L'unica donna afroamericana vincitrice dell'Oscar come Miglior Attrice, Halle Berry, svela come il prestigioso premio non abbia abbattuto le barriere razziali a Hollywood

Sfiorata
Halle Berry

Halle Berry, prima e unica donna nera ad aver conquistato l’Oscar come Miglior Attrice protagonista nella storia degli Academy Awards, ha rilasciato dichiarazioni che hanno colpito l’industria cinematografica durante un’intervista a The Cut per promuovere il suo nuovo film Crime 101. L’attrice ha condiviso una riflessione amara riguardo alle aspettative tradite dopo la storica vittoria agli Oscar del 2002 per il ruolo in Monster’s Ball, facendo emergere una verità scomoda, ma necessaria sulla persistenza delle barriere razziali.

Le sue parole rivelano come, nonostante il riconoscimento più prestigioso del cinema mondiale, le porte di Hollywood non si siano spalancate come lei aveva ingenuamente sperato quella notte di ventiquattro anni fa, dimostrando la tenacia di ostacoli sistemici nell’industria del cinema americano.

Le aspettative infrante: nessun camion di copioni alla porta

Con sincerità disarmante, Halle Berry ha confessato di aver creduto fermamente che la mattina successiva alla cerimonia si sarebbe trovata di fronte a un’abbondanza incredibile di opportunità professionali, aspettandosi di vedere arrivare “un camion pieno di copioni” davanti alla porta di casa sua dopo il trionfo agli Academy Awards. L’attrice era convinta che il premio avrebbe finalmente demolito ogni barriera esistente nell’industria nei confronti delle attrici afroamericane, ma la realtà si rivelò ben diversa e decisamente più cruda di quanto immaginato nella notte della vittoria.

Nonostante la statuetta dorata, si trovò ancora a confrontarsi con gli stessi ostacoli, le medesime domande cariche di pregiudizi e le identiche resistenze affrontate per tutta la carriera, costringendola a una dolorosa presa di coscienza sul razzismo hollywoodiano.

Halle Berry

Halle Berry – “La mattina dopo ero ancora nera”: il razzismo sistemico di Hollywood

La dichiarazione più potente emersa dall’intervista è stata: “Ero immensamente orgogliosa di quell’Oscar, ma la mattina successiva ero ancora nera”, parole che sintetizzano la frustrazione di artisti afroamericani costretti a confrontarsi con un’industria incapace di guardare oltre il colore della pelle anche dopo il riconoscimento del talento.

L’attrice ha descritto le conversazioni ricorrenti con registi e produttori che, di fronte alla possibilità di ingaggiarla per nuovi progetti, si ponevano domande profondamente razziste: “Se mettiamo una donna nera in questo ruolo, cosa significa per l’intera storia? Dobbiamo necessariamente scegliere anche un protagonista maschile nero? Il nostro progetto diventa automaticamente un film ‘nero’ destinato a un pubblico specifico?”. Queste domande riportate con amarezza rivelano come Hollywood continui a considerare la “bianchezza” come standard neutro e universale, mentre qualsiasi diversità viene percepita come una scelta particolare che richiede giustificazioni narrative specifiche ed elaborate per essere accettata dai decisori dell’industria cinematografica.

Oltre il cinema: attivismo e nuovi progetti

Oggi Halle Berry si è trasformata in un’attivista determinata nel campo della diversità cinematografica e della salute femminile, tematiche che considera profondamente interconnesse nella lotta per l’uguaglianza. Parallelamente alla carriera cinematografica con progetti come Crime 101, Berry ha fondato nel 2020 l’azienda Respin, focalizzata sulle esigenze delle donne in menopausa, un argomento ancora troppo spesso tabù nella società contemporanea nonostante riguardi milioni di persone. Recentemente si è scontrata con il governatore californiano Gavin Newsom per il veto a una legge che avrebbe garantito maggiori tutele alle donne in questa fase della vita.

Fonte: deadline.com

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Scrittrice compulsiva, cinefila cronica. Quando non scrivo, parlo di film come se fossero reali
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