Fumetti dal futuro – La storia di Deniz Camp

Chi è Deniz Camp? Dall’indie sci-fi a Marvel e DC, scopriamo insieme la carriera dello sceneggiatore che con Ultimates e Absolute Martian Manhunter ha stupito il fumetto americano

Antonio Pironti
speciale deniz camp

Con l’arrivo nelle fumetterie italiane dell’evento conclusivo dell’universo Ultimate, Ultimate Endgame, è arrivato il momento di tirare le somme su questo universo narrativo che ha rivitalizzato molti dei personaggi della Marvel Comics. Allo stesso modo, l’universo Absolute della DC si è rivelato il successo editoriale dell’anno.

Questi due universi non condividono soltanto gli intenti — ovvero dare nuova linfa ai personaggi storici delle due grandi case editrici — ma anche la partecipazione di un autore. Un autore che sta rivoluzionando l’industria fumettistica americana: Deniz Camp. Ma come è possibile che un singolo sceneggiatore stia apportando un cambiamento così significativo all’intero settore?

deniz camp

Venuto da lontano

Le origini e l’infanzia di Deniz Camp

Deniz Camp nasce nelle Filippine, da padre turco e madre filippina. Essendo da sempre un autore molto riservato sulla propria vita privata, non si conosce molto della sua infanzia, né il suo anno di nascita. Lo stesso Camp racconta però di essere cresciuto nel Midwest americano, sviluppando fin da piccolo una grande passione per gli animali e per le librerie.

Ed è proprio tra gli scaffali delle librerie che avviene il suo primo incontro con il mondo del fumetto. Nei primi anni 2000 le edizioni trade paperback — volumi brossurati che raccolgono da sei a dodici numeri spillati — erano già diffuse da tempo. Il giovane Camp inizia quindi a leggere fumetti proprio attraverso questi volumi.

A differenza di molti autori americani, infatti, fin da bambino preferisce le edizioni brossurate al classico albo mensile: gli permettevano di leggere una storia completa, quasi come se stesse sfogliando un romanzo, genere di cui era un lettore altrettanto appassionato.

JLA Morrison deniz camp

L’influenza di Grant Morrison

Il primo titolo che ricorda di aver letto con grande interesse nella maniera “classica”, cioè in formato spillato mensile, è la run di Grant Morrison su Justice League.

L’autore scozzese si rivelerà una vera e propria fonte di ispirazione per il giovane Camp. Nonostante la JLA di Morrison non sia sempre stata celebrata come uno dei lavori più iconici dell’autore di Glasgow, nel corso del tempo ha ricevuto una notevole rivalutazione da parte del pubblico.

La serie esprime infatti pienamente lo stile narrativo di Morrison applicato alle proprietà intellettuali delle grandi case editrici: scavando fino all’essenza dei personaggi, lo sceneggiatore costruisce una run in cui gli eroi vengono raccontati come autentiche divinità della cultura pop. Fin dalla prima avventura, la League si confronta con la propria natura, prendendo piena consapevolezza della propria missione.

Gli studi e la decisione di diventare scrittore

Dopo aver scoperto e assimilato gli stilemi narrativi di Morrison, Camp continua a leggere con voracità per tutta l’adolescenza. La sua curiosità lo porta a esplorare fumetti e libri di ogni tipo, provenienti da diversi paesi, rivelando fin da subito un gusto estremamente aperto e internazionale come lettore.

Nonostante questa immersione costante nel mondo della narrazione, la vocazione per la scrittura non emerge ancora con chiarezza. Pur entrando spesso in contatto con la comunità fumettistica — soprattutto grazie a Twitter e alla partecipazione alle convention — sceglie inizialmente una strada molto diversa, dedicandosi agli studi di biologia molecolare e medicina.

La decisione di intraprendere davvero la carriera di scrittore arriverà solo più tardi, tra il 2014 e il 2015. Si tratta di una scelta presa quasi con leggerezza, senza una grande esperienza nella gestione professionale di una carriera creativa, ma sostenuta da una forte curiosità e da quella voglia di imparare che spesso caratterizza i giovani sceneggiatori agli inizi del loro percorso.

Millarworld Annual del 2016 Deniz Camp

Il debutto nel fumetto indipendente

Come molti autori che desiderano entrare nel mercato statunitense, prima di collaborare con i grandi editori è necessario farsi le ossa nel panorama indipendente.

Il suo debutto avviene infatti nel Millarworld Annual del 2016, con una breve storia ambientata nell’universo delle proprietà intellettuali di Mark Millar. In particolare, il racconto di Camp si colloca nella serie Starlight, una storia di decostruzione supereroistica creata da Millar.

Questo primo contatto con il mondo del fumetto apre la strada alla carriera dell’autore nel circuito indipendente.

Maxwell’s Demons deniz camp

Maxwell’s Demons: il primo fumetto di lunga durata

Il suo primo lavoro di ampio respiro arriva l’anno successivo con l’editore indipendente Valiant Comics. Affiancato ai disegni da Vittorio Astone, illustratore italiano residente a Roma, Camp realizza Maxwell’s Demons, una serie sci-fi che racconta la storia di Maxwell Maas, un bambino che vive con un padre abusivo e che riesce a visitare mondi alternativi attraverso la porta della sua camera da letto.

È una storia che parla di empatia e accettazione, conducendo il lettore attraverso universi futuristici e inesplorati. Nelle parole dello stesso autore, pubblicate su ScifiNow:

«Nel mio fumetto, Maxwell’s Demons, il nostro personaggio principale, Maxwell Maas, sfugge a un padre violento incontrando e imparando da nuovi mondi. Molti di questi sono per lui un anatema; mondi costruiti all’interno delle carcasse di divinità spaziali morte, mondi in cui la termodinamica scorre al contrario, mondi senzienti con i propri programmi geologici. Lui – e noi – facciamo fatica a capire, a trovare qualcosa di noi in essi.

Che si tratti di alieni unicellulari o di padri alcolizzati, il progetto è lo stesso. A volte ci riusciamo, a volte falliamo. Ma dobbiamo provarci. La nostra sopravvivenza dipende da questo.

La fantascienza ci offre un luogo sicuro in cui svolgere questo lavoro. Mentre la nostra capacità e conoscenza collettive crescono esponenzialmente, la nostra saggezza collettiva rimane, nella migliore delle ipotesi, una funzione lineare. La fantascienza traccia la linea di demarcazione tra “loro” e “noi”, e ci aiuta ad affrontare cognitivamente un mondo sempre più privo di contesto.»

Questa storia permette a Camp di iniziare a esplorare il proprio stile narrativo e di comprendere quali storie desideri raccontare. Attraverso l’esplorazione di ambienti sconosciuti, l’autore analizza i conflitti dell’umanità stessa. La componente sci-fi non rappresenta il fine, ma il mezzo attraverso cui i personaggi vengono messi a nudo per confrontarsi con le proprie debolezze: debolezze profondamente umane che tutti, prima o poi, sperimentiamo nella vita.

Occhi nuovi

Il debutto con Image Comics, il terzo polo del mercato statunitense e storico rifugio per gli autori che vogliono raccontare storie fuori da Marvel e DC mantenendo il pieno controllo creativo sulle proprie opere, arriva nel 2023 con la serie 20th Century Men.

Affiancato ai disegni da Aditya Bidikar, Camp ambienta la storia in una ucronia della guerra in Afghanistan combattuta da super-soldati pronti a spingere il mondo verso una terza guerra mondiale.

Ambientata negli anni ’90 di una Terra alternativa, la serie è incredibilmente personale e autentica. Seguendo l’approccio già adottato in Maxwell’s Demons, l’autore utilizza l’ambientazione fantastica per raccontare il dramma umano e materiale della guerra da un punto di vista inedito.

20th Century Men deniz camp

Concentrandosi soprattutto sui civili coinvolti in questo conflitto tra super-esseri, la serie esplora la natura dell’America moderna nel periodo post-Afghanistan.

Il racconto si distingue anche grazie al punto di vista dell’autore. Essendo cresciuto in un contesto cosmopolita, Camp osserva gli Stati Uniti con uno sguardo nuovo: il mondo esterno diventa la vera umanità, mentre l’America sembra cedere sotto il peso della propria retorica.

Ancora una volta, l’autore mette al centro i personaggi, approfondendoli fino al punto in cui smettono di essere semplici figure narrative e diventano persone reali, attraverso cui il lettore può confrontarsi con le atrocità della guerra.

Non manca anche un primo sguardo sul genere supereroistico: attraverso la presenza dei super-soldati, Camp applica alla figura del supereroe quello che potrebbe essere definito “decostruzionismo positivo”.

Pur riconoscendo che molti archetipi supereroistici nascono da inquietudini adolescenziali, l’autore non rinuncia a un’affermazione positiva del genere: in un mondo pieno di dubbi e contraddizioni, i supereroi restano archetipi capaci di fungere da collante generazionale.

Il tratto dinamico ed espressivo di Bidikar contribuisce a rendere la storia ancora più potente. I personaggi risultano realistici sia nelle scene di dialogo sia nei momenti più drammatici, mentre le sequenze d’azione mantengono sempre un equilibrio tra spettacolarità e credibilità.

deniz camp 20th century men

Insieme ai toni caldi e realistici dei colori, le tavole riescono a rendere naturale anche un soldato cyborg che combatte nel deserto, costruendo una narrazione sci-fi profondamente ancorata alla realtà.

20th Century Men è stato inserito in numerose classifiche dedicate ai migliori fumetti del 2023. Il pubblico ha apprezzato la nuova narrazione di Camp, fatta di umanità e prospettive inedite, capace di valorizzare il fumetto come linguaggio autonomo rispetto agli altri media.

Il successo della serie apre finalmente all’autore turco-filippino le porte dei grandi editori.

Children of the Vault deniz camp

La mente delle idee

Sempre nel 2023, mentre 20th Century Men era ancora in corso di pubblicazione, arriva l’annuncio di Marvel Comics: il primo lavoro di Camp per la Casa delle Idee sarebbe stato una miniserie di quattro numeri all’interno dell’iniziativa editoriale Fall of X, dedicata ai giovani mutanti Children of the Vault.

Questa miniserie permette all’autore di entrare gradualmente nella logica produttiva Marvel. Trattandosi di un progetto breve e inserito in una grande iniziativa editoriale, la libertà creativa è inevitabilmente limitata, ma Camp riesce comunque ad apprendere le dinamiche della produzione mainstream.

Sempre nel 2023, Jonathan Hickman — l’“architetto” dell’era moderna della Marvel — pubblica Ultimate Invasion, una miniserie disegnata da Bryan Hitch che dà inizio alla nuova incarnazione dell’Ultimate Universe.

L’obiettivo è lo stesso dell’etichetta originale: rilanciare i personaggi Marvel in una continuità alternativa, libera dai vincoli della storia editoriale, per attirare nuovi lettori.

Quando arriva il momento di definire il team creativo della nuova serie Ultimates, l’idea iniziale era che fosse lo stesso Hickman a scriverla. Tuttavia lo sceneggiatore preferisce dedicarsi a un personaggio che non aveva mai affrontato prima: Peter Parker.

Fu proprio Hickman a suggerire alla Marvel il nome di Camp. Affascinato da 20th Century Men, era convinto che l’autore emergente avrebbe sfruttato l’occasione per creare qualcosa di completamente diverso.

E non si sbagliava.

ultimates deniz camp

La serie Ultimates debutta nelle fumetterie americane nel giugno 2024 (noi abbiamo dovuto aspettare solo fino ad agosto per l’edizione italiana, grazie a Panini che ha notevolmente ridotto il gap temporale che separa l’edizione USA da quella italiana). Già dal primo arco narrativo — intitolato Aggiustare il mondo — la serie si presenta come una delle proposte più innovative del mercato statunitense.

La premessa è semplice: dopo essersi risvegliato nell’universo privo di supereroi creato dal Creatore (una versione malvagia di Reed Richards), il giovane Tony Stark decide di restituire agli eroi il destino che è stato loro rubato. Per farlo inizia a riunire una nuova squadra destinata a combattere il Consiglio dei Creatori e riportare il mondo alla sua forma originaria.

Le ragioni per cui questa serie può essere definita rivoluzionaria sono molteplici.

Prima di tutto i personaggi: ognuno di loro possiede uno spazio narrativo ben definito ed è costruito con una forte autoconsapevolezza. Sono eroi consapevoli delle proprie fragilità, incapaci di liberarsi completamente da alcune inquietudini adolescenziali, e proprio questo li rende psicologicamente complessi.

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Il secondo elemento riguarda l’approccio narrativo di Camp. L’autore si muove nella zona grigia tra il decostruzionismo radicale di Alan Moore e la celebrazione consapevole di Grant Morrison.

Pur sembrando contraddittorie, queste due prospettive trovano equilibrio nella scrittura di Camp: alcuni aspetti del genere supereroistico meritano di essere criticati, altri invece vanno preservati e valorizzati.

Il terzo elemento riguarda la gestione dell’azione. Nei suoi fumetti la classica battaglia finale non è un semplice espediente spettacolare: diventa una parte fondamentale della narrazione, un momento in cui i personaggi si confrontano non solo con i villain ma anche con sé stessi.

Un aspetto particolarmente interessante è la versione di Hawkeye presente in questo universo. In Ultimates #5 viene introdotto Charli Ramsey, nativo americano appartenente alla tribù Oglala Lakota, che raccoglie l’eredità dell’arco di Clint Barton dopo il rifiuto di quest’ultimo di unirsi alla squadra.

Il fatto che, più avanti nella storia, venga rivelato che il personaggio è anche bisessuale aggiunge nuove sfumature alla rappresentazione culturale dell’universo Marvel. Il dialogo con Captain America sulla natura dell’America durante il reclutamento sintetizza perfettamente il pensiero di Camp: se è vero che tutti possiamo essere supereroi, allora è giusto che i supereroi rappresentino davvero tutti.

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Le matite e le copertine di Juan Frigeri dimostrano quanto azione e introspezione possano convivere senza annullarsi a vicenda. Nelle scene di dialogo il tratto riduce gli sfondi per concentrarsi sui micro-movimenti degli occhi e delle espressioni facciali, rendendo i personaggi estremamente vivi.

Nelle sequenze d’azione il processo si ribalta: l’ambiente prende vita e guida l’occhio del lettore, creando una dinamicità naturale.

La serie ha ricevuto un’acclamazione quasi unanime dalla critica, con una media voto di 9,4 su IGN e vendite molto superiori alla media del mercato. L’entusiasmo dei lettori per la conclusione dell’universo Ultimate — Ultimate: Endgame — dimostra quanto affetto si sia creato attorno a questi personaggi nel corso degli anni.

Il successo della serie ha consacrato definitivamente Deniz Camp come autore capace di muoversi con la stessa efficacia tra fumetto indipendente e mainstream.

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Ciao, Marziani! È tempo di rivoluzione!

Per gli appassionati di letteratura, il nome Thomas Pynchon non è certo sconosciuto. Il leggendario scrittore americano, più volte candidato al Premio Nobel per la letteratura, è uno dei massimi esponenti del postmodernismo.

La letteratura postmoderna è caratterizzata da tecniche narrative come frammentazione, paradosso e narratore inaffidabile. I romanzi di Pynchon si muovono spesso sul confine tra reale e irreale, dove i personaggi oscillano continuamente tra razionalità e irrazionalità.

Quando a Deniz Camp viene proposto di occuparsi della serie Absolute Martian Manhunter all’interno del nuovo universo Absolute della DC Comics, decide di applicare proprio questa sensibilità narrativa al fumetto.

Con l’aiuto ai disegni di Javier Rodriguez, la serie può essere descritta con una sola parola: indefinibile.

Punk? Postmoderna? Pionieristica?
Gli aggettivi potrebbero essere molti, ma nessuno riuscirebbe davvero a descriverla completamente. Perché questa serie non si limita a essere raccontata: va letta e vissuta.

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Il fumetto prende tutte le certezze che il lettore crede di avere sul medium e le capovolge completamente. Fin dalle prime pagine diventa chiaro che l’opera vuole spingere il linguaggio del fumetto oltre i suoi confini abituali: già nel primo numero una singola tavola non basta più, mentre l’ultima pagina richiede addirittura di essere osservata sotto un fascio di luce per essere compresa fino in fondo, perché l’immagine si estende su due pagine che devono essere unite.

Al centro della storia c’è John Jones, un uomo sopravvissuto miracolosamente a un attentato. Dopo quell’evento traumatico entra in contatto con il Marziano, un’entità ultraterrena che decide di manifestarsi assumendo la forma dell’alieno verde dell’immaginario collettivo, così da poter comunicare con lui.

Anche dal punto di vista visivo, l’opera rifiuta quasi sempre le strutture tradizionali. Le tavole raramente seguono una gabbia convenzionale e lo stesso vale per la trama, che si muove in modo libero e imprevedibile. Il fumetto sfiora spesso il meta-racconto, dialoga direttamente con il lettore e lo invita a esplorare ogni pagina come se fosse un’esperienza a sé.

La narrazione rivela pienamente il suo disegno solo dopo i primi numeri, ma il vero cuore dell’opera è soprattutto nell’esperienza di lettura: vivere il fumetto nella sua forma più pura, scoprendo quanto il medium possa espandersi attraverso la fusione di stili artistici diversi.

Eppure, nonostante la durata relativamente breve — appena dodici numeri, attualmente in corso di pubblicazione in Italia — la serie è riuscita a lasciare un segno profondo, non soltanto nel fumetto americano ma anche oltre i suoi confini. Molti autori sono convinti che la portata della sua influenza diventerà davvero evidente soltanto con il passare degli anni.

Un po’ come accade per i romanzi di Thomas Pynchon, si tratta di un’opera destinata a restare senza tempo.

Assorted Crisis Events deniz camp

Roulette

Tra i prossimi progetti di Deniz Camp figurano una nuova serie per Vertigo intitolata Bleeding Heart e una serie antologica pubblicata da Image Comics, Assorted Crisis Events. Quest’ultima racconta come persone comuni reagiscono a un evento straordinario e inquietante: il collasso del tempo stesso.

La serie è attualmente in corso di pubblicazione e sta già suscitando un dibattito molto positivo tra lettori e critici. Ancora una volta, Camp dimostra di saper utilizzare la fantascienza come cornice per storie profondamente umane, in cui le grandi idee speculative diventano il modo per esplorare paure, speranze e fragilità dei personaggi.

Una cosa, però, appare ormai evidente: Camp continuerà a pubblicare fumetti e a sorprendere il pubblico con nuove direzioni creative. La sua carriera assomiglia sempre più a una roulette imprevedibile, in cui ogni nuovo progetto può rivelarsi qualcosa di inatteso.

E noi lettori restiamo lì ad aspettare il prossimo giro della ruota, pronti a scoprire da quale direzione arriverà il suo prossimo colpo creativo… e magari anche il suo prossimo capolavoro.

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Salve a tutti! Mi chiamo Antonio e studio storytelling, le mie più grandi passioni includono i fumetti, i film e le storie in generale