Addio a Robert Duvall, indimenticabile nel Padrino e in Apocalypse Now: aveva 95 anni

Addio a Robert Duvall, gigante del cinema americano: dal consigliere Tom Hagen ne Il Padrino al colonnello Kilgore di Apocalypse Now, fino all’Oscar per Un tenero ringraziamento, il ritratto di un attore che ha attraversato mezzo secolo di storia di Hollywood

Mr. Kent

Lunedì si è spento a 95 anni Robert Duvall, uno degli interpreti più autorevoli e rigorosi del cinema americano. È morto nella sua casa di Middleburg, in Virginia, chiudendo un percorso artistico che ha attraversato oltre mezzo secolo di storia hollywoodiana. Con lui scompare uno dei volti simbolo della New Hollywood, un attore capace di imporsi con discrezione, senza mai cedere alla spettacolarizzazione, ma lasciando un’impronta profonda in ogni film a cui ha preso parte.

Da Tom Hagen al colonnello Kilgore: i ruoli che hanno fatto la storia

Per intere generazioni di spettatori, il suo nome resta legato a due capolavori diretti da Francis Ford Coppola: Il Padrino e Apocalypse Now. Nel primo, Duvall interpretava Tom Hagen, l’avvocato e consigliere della famiglia Corleone. Una figura apparentemente defilata, eppure centrale nell’economia narrativa del film. Hagen non era un Corleone di sangue, ma ne incarnava lo spirito: razionale, disciplinato, lucido anche nei momenti di massima tensione. La sua calma misurata faceva da contrappunto all’autorità carismatica di Marlon Brando e all’ambizione crescente del Michael Corleone di Al Pacino. Duvall costruì il personaggio con un lavoro sottilissimo su toni e pause, trasformandolo in uno dei pilastri silenziosi della saga.

Se Tom Hagen rappresentava il controllo e la diplomazia, il colonnello William “Bill” Kilgore di Apocalypse Now era l’esatto opposto: un personaggio larger than life, simbolo dell’assurdità della guerra del Vietnam. Con il suo cappello da cavalleria e l’ossessione per il surf tra le esplosioni, Kilgore incarna l’arroganza e la follia del conflitto. La celebre battuta «Amo il profumo del napalm al mattino» è entrata nell’immaginario collettivo, diventando una delle frasi più citate della storia del cinema. Eppure, anche in un ruolo così sopra le righe, Duvall evitò la caricatura, mantenendo un equilibrio che rendeva il personaggio inquietantemente credibile.

William “Bill” Kilgore di Apocalypse Now robert duvall

Limitare la sua carriera a questi due titoli sarebbe però riduttivo. Negli anni Settanta, stagione di straordinaria vitalità per Hollywood, Duvall seppe imporsi come uno degli interpreti più versatili della sua generazione. In Quinto potere di Sidney Lumet diede volto al dirigente televisivo Frank Hackett, incarnazione cinica del potere mediatico. Il film, feroce critica al sistema dell’informazione spettacolarizzata, gli offrì l’occasione di esplorare un registro diverso, fatto di ambizione e freddezza manageriale.

Anni dopo, in Un giorno di ordinaria follia di Joel Schumacher, interpretò il sergente Martin Prendergast, poliziotto prossimo alla pensione incaricato di inseguire il protagonista interpretato da Michael Douglas. Anche in questo caso, Duvall evitò gli stereotipi, costruendo un personaggio sfumato, umano, capace di empatia e determinazione.

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La sua filmografia è un mosaico di figure diversissime: militari, cowboy, uomini di legge, cantanti, leader politici. Questa capacità di attraversare generi – dal war movie al western, dal dramma politico al racconto intimista – è stata una delle chiavi della sua longevità artistica.

I premi e il riconoscimento internazionale

Il riconoscimento più prestigioso arrivò con l’Oscar come miglior attore protagonista per Un tenero ringraziamento di Bruce Beresford. Nel film interpretava Mac Sledge, cantante country alcolista in cerca di redenzione. Una prova intensa e raccolta, lontana dall’epica dei grandi kolossal, che mise in luce la sua straordinaria sensibilità interpretativa.

Nel corso della sua carriera Duvall fu candidato complessivamente sei volte agli Academy Awards, incluse le nomination per Il Padrino e Apocalypse Now, a conferma della continuità e dell’eccellenza del suo lavoro. Per Apocalypse Now vinse anche un Golden Globe e un BAFTA, consolidando il suo status internazionale.

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Ottenne inoltre altri tre Golden Globe: uno ancora per Un tenero ringraziamento, uno per la miniserie Colomba solitaria, in cui interpretava l’ex Texas Ranger Augustus “Gus” McCrae, e uno per Stalin di Ivan Passer, dove diede volto al dittatore sovietico Iosif Stalin.

Osservando nel suo insieme la carriera di Robert Duvall, emerge il profilo di un attore che ha sempre privilegiato la profondità alla spettacolarità. Lavorava per sottrazione, affidandosi a dettagli minimi, a uno sguardo o a un’inflessione della voce per definire un carattere. Non aveva bisogno di eccessi per dominare la scena: bastava la sua presenza, solida e inconfondibile.

Con la sua scomparsa si chiude definitivamente un capitolo della New Hollywood, quella stagione irripetibile in cui il cinema americano osò interrogare il potere, la guerra e l’identità con uno sguardo adulto e disincantato. L’eredità che lascia è fatta di film che continuano a essere studiati, citati e amati, e di personaggi che, ancora oggi, parlano con sorprendente attualità al pubblico contemporaneo.

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Appassionato di fumetti, curioso per natura, attratto irrimediabilmente da cose che il resto del mondo considera inutili o senza senso. Sono il direttore di MegaNerd e me ne vanto.
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