Il ritorno nel Wizarding World con la nuova serie di Harry Potter targata HBO non è solo un’operazione nostalgia, è, almeno nelle intenzioni, un vero e proprio reboot narrativo capace di rileggere personaggi iconici con uno sguardo più contemporaneo. E tra questi, uno dei più osservati è senza dubbio Draco Malfoy.
A interpretarlo sarà il giovane attore Lox Pratt, chiamato a raccogliere un’eredità tutt’altro che leggera, quella lasciata da Tom Felton, l’attore che nei film ha reso Draco uno dei personaggi più riconoscibili e amati dell’intera saga. Ma Pratt sembra avere le idee molto chiare su cosa fare — e soprattutto su cosa non replicare.
Secondo quanto emerso dalle sue prime dichiarazioni, il nuovo Draco non sarà una semplice riproposizione del personaggio già visto al cinema. L’attore ha infatti sottolineato come, pur restando fedele alla sua essenza, questa versione sarà molto più stratificata. Un cambiamento che non nasce dal nulla, ma che trova terreno fertile proprio nel formato seriale.
A differenza dei film, infatti, una serie tv offre tempi e spazi completamente diversi. Non si tratta più di comprimere archi narrativi complessi in poche ore, ma di costruire personaggi episodio dopo episodio, stagione dopo stagione. Ed è qui che il Draco di Pratt potrebbe davvero fare la differenza.
L’idea è quella di andare oltre l’etichetta di “bullo aristocratico” per scavare nelle sue contraddizioni: il peso del cognome Malfoy, il rapporto con il padre, il bisogno di approvazione e quella fragilità che nei film si intravedeva appena. Non un cambio radicale, quindi, ma un’espansione. Una lente d’ingrandimento su ciò che già c’era, ma che non aveva mai avuto abbastanza spazio.

Il Draco che i film non hanno avuto il tempo di raccontare
Uno degli aspetti più interessanti emersi riguarda proprio il modo in cui Pratt guarda ai personaggi “cattivi”. Non è la sua prima volta in questo territorio narrativo. L’attore ha infatti già interpretato Jack nell’adattamento de Il Signore delle Mosche, un ruolo che condivide alcune tonalità oscure con Draco, ma che nasce da dinamiche completamente diverse.
Ed è proprio questo confronto che aiuta a capire meglio la direzione del nuovo Malfoy. Se Jack rappresenta una forma di malvagità più istintiva, quasi primordiale, Draco invece è il prodotto di un ambiente tossico, di aspettative familiari schiaccianti e di un’identità mai davvero libera di svilupparsi.
Pratt ha evidenziato questa differenza in modo piuttosto netto. Draco è un personaggio amato, ma intrappolato. Costretto a essere qualcosa che non ha scelto, incapace di sottrarsi a un sistema di valori che lo definisce prima ancora che possa capire chi vuole diventare. È una chiave di lettura che, se sviluppata bene, può trasformare completamente la percezione del personaggio.
E questa è una promessa che il franchise aveva già accennato, ma mai davvero mantenuto fino in fondo. Nei film, Draco ha avuto momenti di vulnerabilità, soprattutto negli ultimi capitoli, ma sono rimasti episodi isolati. La serie, invece, ha l’occasione di fare un lavoro più organico e coerente.

C’è anche un altro elemento da non sottovalutare. Pratt ha dichiarato apertamente di amare interpretare villain. Non perché siano cattivi in senso superficiale, ma perché offrono più possibilità. Più contrasti, più evoluzione, più spazio per giocare con le emozioni.
Ed è esattamente questo il punto: un Draco più sfaccettato non significa renderlo buono, ma renderlo interessante. Uscire dalla dicotomia semplice eroe/villain e abbracciare una zona grigia che oggi, nel racconto seriale, è praticamente indispensabile.
La serie di Harry Potter, attesa per Natale 2026 su HBO Max, si gioca molto su questa promessa: prendere una storia che tutti conoscono e farla sentire di nuovo necessaria. E se davvero partirà dai personaggi — dalle loro crepe, dalle loro ambiguità — allora Draco Malfoy potrebbe essere uno dei primi veri banchi di prova.
Perché rifare qualcosa che esiste già ha senso solo se hai il coraggio di cambiare prospettiva. E questo nuovo Draco, almeno sulla carta, sembra volerlo fare sul serio

