Il Marvel Cinematic Universe (MCU) sta attraversando una delle sue fasi più turbolente, e questa volta il nemico non è un titano intergalattico, ma una ristrutturazione aziendale senza precedenti. La scorsa settimana, The Walt Disney Company ha dato il via a un’ondata di licenziamenti che ha colpito trasversalmente ogni settore, dal comparto home video fino a ESPN. Tuttavia, c’è una divisione che è stata colpita con una violenza inaspettata: i Marvel Studios, che hanno visto praticamente dissolversi il proprio storico team di Visual Development.
Per oltre vent’anni, questo gruppo di artisti ha forgiato l’anima visiva dell’universo Marvel. Dalle armature di Iron Man ai costumi iconici dei supereroi, ogni dettaglio che abbiamo amato sul grande schermo è passato dalle loro matite. L’ironia della sorte è stata catturata perfettamente da un post di Wesley Burt, uno dei concept artist storici, che ha raccontato con amarezza di aver ricevuto la notifica del licenziamento proprio in una sala riunioni decorata con il suo murale di Loki.
Michael Uwandi, un ex membro del team che ha lavorato a progetti recenti come Moon Knight e Captain America: Brave New World, ha spiegato a Polygon come questo gruppo fosse il cuore pulsante della narrazione visiva. Spesso questi artisti iniziavano a lavorare prima ancora che esistesse una sceneggiatura, creando immagini chiave (keyframes) che avrebbero poi ispirato i registi e definito l’atmosfera dell’intera pellicola.

Un’eredità di vent’anni cancellata in un istante
La decisione di smantellare un team così radicato non è solo una questione di numeri, ma di identità. Kevin Feige, da grande fan dei fumetti, aveva voluto fortemente questo dipartimento interno per garantire che la traduzione dalla carta alla pellicola fosse fedele e coerente. Ma, a quanto pare, la convivenza tra il team di sviluppo visivo e gli altri reparti (come quello dei costumi) non è stata sempre priva di frizioni politiche interne.
Molti si chiedono perché ridurre drasticamente proprio ora il Visual Development. Secondo alcune fonti, il team era stato ampliato a dismisura durante la corsa ai contenuti per Disney+, e ora che gli studios stanno cercando di “rallentare” e ottimizzare i costi, quel personale è stato considerato sacrificabile. Uwandi, però, definisce questa mossa come “miope”. Avere un team interno significa avere una memoria storica e una familiarità che permettono di accelerare i tempi di produzione e mantenere uno stile unico e riconoscibile. Esternalizzare tutto a freelance o a team esterni rischia di frammentare la visione d’insieme che ha reso grande il marchio Marvel.
Il rischio più concreto riguarda la coerenza. Gli artisti interni erano veri appassionati della materia originale; sapevano esattamente come spingere il design verso il futuro senza tradire il cuore dei fan. Chi arriva dall’industria cinematografica tradizionale, al contrario, tende spesso a voler “scappare” dall’estetica eccessivamente fumettistica, rischiando di snaturare l’opera.

L’elefante nella stanza: l’intelligenza artificiale sostituirà gli artisti?
Inutile girarci intorno: quando si parla di tagli così drastici nel mondo creativo digitale, il pensiero corre immediatamente all’uso della Generative AI. Uwandi ha ammesso che non ne sarebbe sorpreso, sebbene non ci siano conferme ufficiali. Ancora più inquietante è la testimonianza di un’altra fonte anonima, secondo cui alcuni collaboratori esterni — portati sui set dai vari registi — avrebbero già iniziato a utilizzare l’IA nei loro processi creativi, anche se Marvel non lo ha mai dichiarato apertamente.
Tuttavia, non tutti sono convinti che la colpa sia delle macchine. Un terzo membro del team sostiene che la scelta di Disney sia puramente economica: l’obiettivo non sarebbe sostituire gli umani con gli algoritmi, ma trasformare il lavoro dipendente in lavoro freelance. In pratica, l’azienda preferirebbe riassumere le stesse persone (o altre) solo su base contrattuale, progetto per progetto, eliminando i costi del personale fisso e i relativi benefit.

Resta il fatto che per la Marvel si chiude un’era. Questi artisti hanno mostrato una lealtà incredibile per due decenni, scegliendo di restare legati allo studio invece di cercare fortuna altrove. Vedere questo legame spezzato per ragioni di bilancio lascia un senso di vuoto non solo tra i professionisti del settore, ma anche tra i fan che temono un calo qualitativo nelle prossime fasi del franchise. Se il futuro del cinema sarà dettato solo da fogli di calcolo e freelance precari, la “magia” della Casa delle Idee potrebbe diventare solo un ricordo sbiadito.

