Avete presente i picchi? Quegli uccelli che picchiettano ininterrottamente sui rami degli alberi? Ecco, i primi due episodi della quinta stagione di The Boys danno proprio questa sensazione: un martellante susseguirsi di azioni che non concede spazio agli indugi.
La serie prodotta da Prime Video e tratta dai fumetti di Garth Ennis e Darick Robertson ci ha abituati fin troppo bene fin dalle prime stagioni.
Ora, però, siamo di fronte all’atteso finale – e come è giusto che sia, c’è tutto: caos, fragilità, incertezze, intelligenza artificiale, fanatismo social, disinformazione. Tutto condito dalla solita scurrilità che ho sempre amato.
Dove eravamo rimasti?
Prima di approfondire i primi due episodi della serie è utile fare un passo indietro per capire dove eravamo rimasti. Nel finale della quarta stagione di The Boys, l’omicidio di Victoria Neuman per mano di Billy Butcher porta alla presidenza il senatore Calhoun, il quale ordina subito le legge marziale e concede controllo totale a Patriota che – sostenuto da un esercito di Super – si conferma come leader incontrastato degli Stati Uniti.
I Super, dunque, hanno le chiavi del pianeta Terra fra le loro mani e i Boys? Che fine hanno fatto?
Butcher è in possesso dell’unica fiala contenente un virus letale che può uccidere i Super, ed è determinato a usarla costi quel che costi. Ryan, invece, è scappato dopo aver ucciso per sbaglio Grace Mallory. Quasi tutti i membri dei The Boys vengono arrestati dai Super della Vought, solo Starlight riesce a scappare. Infine, nella scena post credits, Patriota scopre che Soldatino è ancora vivo, ibernato in un luogo segreto.

Uno specchio dei nostri giorni
Quanto può essere potente una menzogna quando riesce a imporsi come verità? E di quante informazioni ha bisogno l’opinione pubblica per restare incantata, al punto da non reagire?
Un video diffuso da Starlight, spacciato per opera dell’intelligenza artificiale, riporta al centro l’accusa di omissione di soccorso contro Patriota sull’aereo. Intorno, si scatena un caos mediatico: notizie contraddittorie, fake news che invadono reti, social ed editoria, in un flusso continuo che finisce per confondere ogni percezione. A un certo punto, distinguere il vero dal falso diventa quasi impossibile.
Sembra quasi una beffa nei confronti di chi resta indietro, di chi non riesce ad adattarsi alla nuova società americana che si sta delineando. Un sistema costruito apposta per paralizzare il pubblico, impedirgli di prendere posizione, trascinarlo in uno stato di incertezza permanente. Come Rock Hard, immobili, sopraffatti da un eccesso di informazioni che anestetizza ogni reazione.
Sono queste le prime riflessioni che mi ha suscitato la visione dei primi due episodi. Ed è evidente fin da subito che si tratta delle basi su cui poggerà l’intera quinta stagione.

La resistenza
Il contraddittorio esiste davvero, ma solo per chi è disposto a guardare oltre il velo delle apparenze. Ed è proprio lì che si inserisce uno degli archi narrativi più interessanti: quello di chi, un tempo, incarnava arroganza, egoismo e crudeltà, e oggi arriva a completare un percorso di redenzione sorprendente.
A-Train diventa l’artefice della liberazione dei Boys dalla prigionia, sacrificandosi in un gesto eroico per salvare proprio coloro che hanno sempre combattuto il male. Probabilmente è uno dei personaggi scritti meglio: il suo viaggio inizia con una donna travolta e si chiude con una donna salvata, evitata durante la fuga da Patriota. È anche uno dei pochi membri dei Sette ad aver avuto il coraggio di dire in faccia tutta la verità a Patriota: “Senza la tuta non sei niente”. Poi un sorriso, e il collo spezzato.

La resistenza, invece, brucia negli occhi di Billy Butcher, pronto a tutto pur di raggiungere il suo obiettivo finale: eliminare Patriota e la Vought una volta per tutte, anche a costo di sacrificare membri della sua stessa squadra. Una determinazione che sfiora l’ossessione e apre interrogativi tutt’altro che banali.

Nel frattempo, Hughie, insieme a Latte Materno e Frenchie, ha trascorso un anno nei veri e propri “campi di concentramento” della Vought. I segni di quell’esperienza sono evidenti: i tre appaiono ancora profondamente scossi, quasi relegati a un ruolo secondario nei primi due episodi. Una scelta narrativa che funziona, perché lascia intuire un’evoluzione futura. D’altronde, è presto per giudicare: è facile immaginare che torneranno presto al centro della scena.
Un tema che emerge con forza è quello del senso di colpa. Se Butcher è disposto a spingersi fino a un genocidio pur di salvare il pianeta e sterminare i Super, possiamo davvero dire che Hughie e Frenchie siano pronti a fare lo stesso? Sarebbero capaci di accettare la morte delle persone che amano, come Starlight e Kimiko?
Conclusioni
The Boys si conferma una serie potentissima, capace di riflettere sulle derive del potere, sul consenso e sulla manipolazione con una lucidità disarmante. Il tutto senza rinunciare a una violenza esplicita e a una satira sociale sempre più attuale.
Se queste sono solo le premesse della stagione finale, le aspettative non possono che essere altissime. Ci risentiamo a fine stagione per un’analisi completa.

The Boys - Stagione 5, primi 2 episodi
Karl Urban: William "Billy" Butcher
Jack Quaid: Hughie Campbell
Antony Starr: John Gillman / Patriota
Erin Moriarty: Annie January / Starlight
Dominique McElligott: Maggie Shaw / Queen Maeve
Jessie Usher: Reggie Franklin / A-Train
Laz Alonso: Marvin Milk / Latte Materno
Chace Crawford: Kevin Moskowitz / Abisso
Tomer Kapon: Serge / Frenchie
Karen Fukuhara: Kimiko Miyashiro / Femmina della Specie
Nathan Mitchell: Earving / Black Noir, Black Noir II
Elisabeth Shue: Madelyn Stillwell
Colby Minifie: Ashley Barrett
Aya Cash: Klara Risinger / Stormfront
Claudia Doumit: Victoria Neuman
Jensen Ackles: Ben / Soldatino
Susan Heyward: Sister Sage
Valorie Curry: Firecracker
Jeffrey Dean Morgan: Joe Kessler

