Alan Moore critica il fumetto contemporaneo: “Ha perso l’accessibilità che lo rendeva speciale”

Alan Moore torna a parlare del fumetto contemporaneo criticandone prezzi, pubblico e perdita dell’accessibilità che un tempo rendeva il medium popolare e rivoluzionario

Mr. Kent

Il dibattito sullo stato del fumetto contemporaneo torna ad accendersi grazie alle parole di Alan Moore. L’autore britannico, noto per opere fondamentali come Watchmen e V for Vendetta, è tornato a riflettere sul presente dell’industria fumettistica, offrendo una lettura piuttosto critica della direzione intrapresa dal medium negli ultimi anni.

Durante una conversazione con l’organizzazione RetroFuturista, Moore ha condiviso alcune considerazioni sul cambiamento del pubblico, dei prezzi e dell’identità stessa dei fumetti. Secondo lo scrittore, il settore ha certamente guadagnato prestigio e visibilità culturale nel corso dei decenni, ma questo riconoscimento avrebbe avuto anche un effetto collaterale: la progressiva perdita di quella dimensione popolare e accessibile che, in origine, rendeva i fumetti uno strumento creativo straordinario.

Per comprendere la posizione di Moore bisogna partire da ciò che lo aveva attirato verso il fumetto quando iniziò a lavorarci: all’epoca, ricorda l’autore, il medium non godeva affatto del rispetto culturale di cui dispone oggi. Anzi, veniva spesso considerato una forma d’intrattenimento minore, quasi un prodotto di scarto della cultura popolare.

«Ciò che inizialmente mi ha attratto verso il fumetto è che era ignorato dalla cultura e considerato un mezzo spazzatura, adatto solo ai bambini o alla classe lavoratrice», ha spiegato Moore.

Proprio questa marginalità, paradossalmente, rappresentava per lui il vero potenziale dei fumetti. Essere fuori dai radar dell’élite culturale significava poter sperimentare, osare e comunicare idee forti a un pubblico vasto e spesso trascurato dai canali tradizionali della cultura.

Moore ricorda infatti che vedeva nel fumetto un mezzo capace di diffondere concetti potenti in modo diretto e coinvolgente.

«Mi sembrava che, nelle mani giuste, i fumetti potessero diventare un mezzo attraverso il quale idee utili, potenti e potenzialmente liberatorie, rappresentate in una forma accattivante e coinvolgente, potessero essere trasmesse ai giovani o alle persone meno abbienti di tutta la società, in modo rapido e avvincente, proprio a coloro che in società hanno più bisogno di quelle idee».

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L’accessibilità perduta del fumetto moderno

Secondo Moore, nel corso degli anni qualcosa si è però spezzato in questo equilibrio. Il fumetto contemporaneo, pur essendo più rispettato e più studiato di un tempo, avrebbe progressivamente perso il contatto con il pubblico più popolare.

Il problema principale, nella sua analisi, riguarda l’accessibilità economica. L’aumento dei prezzi e il posizionamento editoriale delle pubblicazioni avrebbero trasformato il fumetto in un prodotto meno raggiungibile per i lettori più giovani o per chi dispone di meno risorse.

«È diventato, in gran parte, un mezzo i cui prezzi sono fuori dalla portata dei bambini o dei poveri», ha affermato lo scrittore.

Moore osserva inoltre come il panorama creativo si sia spostato verso un pubblico molto diverso rispetto a quello delle origini.

«Sembra essere un mezzo che produce soprattutto per, da e su persone della classe media».

Si tratta di un cambiamento significativo rispetto alla natura storica del fumetto, che per decenni è stato un linguaggio narrativo profondamente legato alla cultura popolare e alla classe lavoratrice.

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Le radici popolari del linguaggio fumettistico

L’autore britannico ha voluto chiarire che la sua riflessione non nasce da un giudizio negativo verso il pubblico attuale. Il punto, piuttosto, riguarda la perdita di un equilibrio culturale che aveva caratterizzato il fumetto per gran parte del Novecento.

«Non ho nulla contro quel pubblico», ha spiegato Moore, «ma il fumetto nasceva come forma espressiva della classe lavoratrice, che ne era il pubblico e, per quanto mi riguarda, anche i migliori autori».

Nella sua visione, proprio questo legame con la cultura popolare aveva permesso al medium di sviluppare una straordinaria vitalità creativa. Il fumetto era uno spazio in cui potevano emergere idee nuove, storie provocatorie e linguaggi narrativi innovativi, spesso lontani dalle logiche più rigide della cultura ufficiale.

Oggi, invece, quella dimensione appare molto più distante. Moore non nasconde una certa nostalgia per quel tipo di produzione editoriale, pur ammettendo che difficilmente tornerà a dominare il mercato.

«Quello è il fumetto che mi piacerebbe vedere, pieno di idee nuove e accessibile a tutti», ha dichiarato. Subito dopo, però, ha aggiunto con realismo: «ma realisticamente non credo che accadrà mai».

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Il rapporto con il pubblico e la visione sui supereroi

Nel corso dell’intervista, Moore ha anche parlato del suo rapporto con i lettori, spiegando che la loro reazione non ha mai influenzato troppo il suo processo creativo. Fin dall’inizio della sua carriera ha preferito concentrarsi sulla propria visione artistica piuttosto che sulle aspettative del pubblico.

«A dire il vero, non ho mai pensato troppo alla reazione dei lettori, perché è qualcosa su cui non ho voce in capitolo».

Una posizione coerente con l’approccio radicale che ha caratterizzato gran parte della sua produzione, dalle opere più sperimentali fino alle reinterpretazioni del genere supereroistico che lo hanno reso celebre.

Proprio parlando di supereroi, Moore ha concluso con una battuta ironica sullo stato attuale del genere. Nonostante la sua enorme popolarità nel cinema e nella cultura pop contemporanea, l’autore sembra nutrire qualche dubbio sulla sua reale forza nel mercato fumettistico.

«Sono sorpreso di sentire che si sia rafforzato», ha commentato con sarcasmo. «Dai dati di vendita che ho visto, pensavo fosse ormai piegato sulle sue ginocchia vestite di spandex».

Una provocazione che riaccende il dibattito su come il fumetto stia cambiando nel XXI secolo. Tra prestigio culturale, prezzi sempre più alti e trasformazioni del pubblico, le parole di Alan Moore riportano l’attenzione su una domanda fondamentale: il fumetto è ancora il medium popolare e accessibile che lo ha reso grande?

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Appassionato di fumetti, curioso per natura, attratto irrimediabilmente da cose che il resto del mondo considera inutili o senza senso. Sono il direttore di MegaNerd e me ne vanto.
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