Ghost Cat Anzu – Una grande avventura per dirsi addio

Ghost Cat Anzu, dopo il passaggio ai Festival di Cannes e di Annecy, arriva nelle sale italiane con un evento speciale dal 9 all'11 marzo. Noi di MegaNerd lo abbiamo guardato in anteprima e siamo qui per dirvi la nostra.

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copertina recensione ghost cat anzu

Dirsi addio non è mai facile, che sia in vita o a causa di un decesso. Separarsi da una persona cara non solo crea un vuoto dentro di noi, ma provoca spesso anche delle spaccature tra chi è rimasto. Karin, la protagonista di Ghost Cat Anzu, lo sa bene: da quando la mamma non c’è più il papà sembra essere quasi un estraneo per lei, qualcuno sul quale non può fare affidamento. E allora quale migliore idea se non quella di andarsi a riprendere la persona che le manca più di ogni altra cosa al mondo?

Ghost Cat Anzu – Un vuoto impossibile da colmare

Pellicola che prende le fila dall’omonimo manga di Takashi Imashiro, Ghost Cat Anzu si propone sin da subito come un racconto leggero, una sorta di slice of life dalle forte tinte fantastiche. Ma, a ben vedere, ci narra del vuoto che la piccola Karin sente dentro di sé. Arrivata da Tokyo con il padre, che chiama per nome, per passare qualche giorno in compagnia del nonno che si occupa del tempio in veste di monaco. La promessa era che sarebbe stato solo per qualche giorno, in modo da fare in tempo a tornare in città per l’anniversario della morte della mamma, ma quasi subito la ragazzina viene lasciata alle cure dell’uomo di fede e dello strano gatto di nome Anzu.

Il padre ha delle faccende da sbrigare, debiti da pagare, e preferisce che Karin ne resti fuori. Lei, però, lo vive come un vero e proprio abbandono dall’unica persona che gli è rimasta che, una volta ancora, si mostra inaffidabile e senza un occhio di riguardo nei suoi confronti.

La voragine che sente per l’imminenza dell’anniversario della morte della madre diventa ancora più grande quando il padre non si presenta il giorno promesso e lei, grazie ad Anzu che si rivela essere un bakeneko (yokai, spirito giapponese), si incammina verso Tokyo per cercare nuovamente un contatto con la mamma.

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Anzu – Dal bakeneko a Doreamon: uno spirito fuori dagli schemi

Sin da subito è chiaro che Anzu, al quale in Italia presta voce il nostro Maurizio Merluzzo, non è un gatto comune: è grande quanto e più di un uomo, parla e… va in moto. Karin, come tutti noi, rimane sorpresa dalla sua figura e le viene ben presto svelata la sua natura. Anzu è stato un gattino qualunque, trovato e adottato in un giorno di pioggia dai nonni, che ben presto mostra una straordinaria qualità: gli anni passano per tutti ma non per lui.

Da micetto domestico si trasforma in un bakeneko in piena regola, ovvero uno yokai che sembra abbia origine se molto ben curato dalla sua famiglia, per la quale prova un forte attaccamento. Il suo peso aumenta, fino a farlo diventare il gattone che Karin ha ora di fronte, che all’occhio degli amanti di un vecchio ma longevo cartone ricorda il nostro Doraemon.

Al contrario di lui, però, Anzu cerca di vivere una vita completamente normale, è perfettamente integrato nella sua comunità e non offre soluzioni. Anzi, spesso è dispettoso con chi gli sta intorno, ignora le regole e si comporta contemporaneamente da gatto e umano. Però qualcosa nel suo aspetto, nel fatto di provenire in qualche modo da un’altra dimensione, l’accompagnare la sua giovanissima amica in una avventura straordinaria, ci ricordano un po’ il rapporto tra Doreamon e Nobita. Mai semplice, spesso conflittuale, ma sempre fondato sull’affetto.

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Animazione – La tecnica del rotoscopio

Anche questo film, come 100 Metri, è stato girato con la tecnica del rotoscopio. Ma di cosa si tratta?
Ideata nel Novecento da Max Fleischer, inizialmente venne utilizzata per studiare al meglio i movimenti degli umano e degli animali per renderli più realistici nelle pellicole, fino ad essere poi usato come lo conosciamo oggi. Le scene vengono girate dal vivo, in quello che chiamiamo live action, e poi animate prendendo quelle riprese a modello per fare sì che tutto risulti il vero possibile.

Quello che mi sento di dire per quanto riguarda Ghost Cat Anzu, da persona che non si intende di dettagli tecnici a proposito delle tecniche di animazione, è che la resa non sia stata altrettanto potente come il su citato 100 Metri, nel quale il movimento degli sportivi era davvero reso in modo spettacolare. Lì il rotoscopio ha fatto la differenza, mentre qui non sembra aggiungere nulla.
Badate bene, non sto parlando di brutte animazioni, ma semplicemente di un tocco in più che non mi è sembrato essere stato dato.

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Considerazioni finali

Ghost Cat Anzu, noto in patria con il titolo Bakeneko Anzu-chan, è un buon film che ha ricevuto nomination e premi, che si rivela essere molto più profondo che al primo impatto. Tuttavia, sembra mancargli qualcosa, quella scintilla che riesce a fartelo rimanere impresso. Sono belle le piccole riflessioni che fa fare, anche il riuscirsi a dire addio con un sorriso, ma ha peccato in una cosa per quanto mi riguarda: le emozioni vere.

Da persona fortemente empatica, non sono riuscita ad avvicinarmi mai davvero a Karin, non ho sofferto davvero con lei, e questo mi ha fatto pensare.
Qualcuno direbbe “bello, senz’anima” e forse sarà brutale, ma è l’espressione che più gli si avvicina.

Ghost Cat Anzu

Ghost Cat Anzu

Durata: 97 minuti
Anno: 2024
Regia: Yôko Kuno & Nobuhiro Yamashita
Sceneggiatura: Shinji Imaoka
Edizione italiana: Dynit
Voto:
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Otaku orgogliosa da sempre, lettrice onnivora e divoratrice di anime. Incontrare Junji Ito e Inio Asano è il suo sogno. Spera un giorno di fare una JoJo pose con Araki sensei.
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