Vi siete mai domandati come cambierebbe la vostra esistenza se fosse possibile colmare, anche solo per qualche ora, quei vuoti emotivi che nessuno riesce a vedere ma che pesano come macigni? Se la solitudine potesse essere addomesticata, se l’assenza di un padre, di un partner, di un amico potesse essere “interpretata” da qualcuno disposto a offrirvi una presenza credibile, attenta, premurosa?
In Giappone, dagli anni ’90, esiste davvero un servizio chiamato “Rental Family”: un’agenzia che mette a disposizione attori professionisti pronti a impersonare familiari, amici, colleghi o partner per eventi sociali, cerimonie, incontri importanti o, più semplicemente, per alleviare la solitudine. È un fenomeno che nasce in una società fortemente strutturata, dove l’immagine pubblica e il senso di appartenenza hanno un peso enorme, ma che tocca corde universali. Perché il bisogno di sentirsi amati, riconosciuti, sostenuti non ha confini culturali.
Il confine sottile tra finzione e bisogno di appartenenza
È da questo presupposto affascinante e perturbante che prende forma Rental Family, il film diretto dalla regista giapponese Hikari (pseudonimo di Mitsuyo Miyazaki), un’opera che si insinua con delicatezza nelle pieghe più intime dell’animo umano. Hikari non si limita a raccontare un mestiere insolito, lo usa come lente per osservare le crepe invisibili che attraversano le vite dei suoi personaggi, interrogandosi sul confine sottilissimo tra finzione e verità, tra dovere professionale e coinvolgimento emotivo.

Protagonista della storia è Philip, interpretato da Brendan Fraser, un attore americano trapiantato a Tokyo da otto anni. Un tempo divenuto famoso per aver vestito i panni di un improbabile supereroe – un gigantesco tubetto di dentifricio in una pubblicità diventata di culto – Philip è oggi un uomo ai margini, senza prospettive, con poche risorse economiche e ancora meno certezze. Ma soprattutto è un uomo solo. Dalla finestra del suo appartamento osserva le vite degli altri scorrere luminose, scandite da relazioni, affetti, ritualità quotidiane che a lui sembrano precluse.
Quando gli viene proposto di lavorare come “familiare a noleggio”, Philip inizialmente esita. L’idea lo turba. Fingere un legame così intimo non è forse una forma di inganno? Non si rischia di mercificare i sentimenti? Eppure, accettando l’incarico, scopre una verità inattesa: aiutare qualcuno, anche attraverso un ruolo, può restituire colore a un’esistenza sbiadita.
Le richieste che arrivano all’agenzia sono le più diverse e rivelano un catalogo struggente di fragilità umane. C’è chi affitta uno sposo per rassicurare genitori tradizionalisti e ottenere finalmente la libertà di amare chi desidera davvero. C’è chi ha bisogno di un padre per iscrivere la figlia a una scuola prestigiosa di Tokyo, dove l’immagine familiare è ancora un requisito implicito. C’è chi cerca una presenza che possa assistere un genitore malato di Alzheimer, un tempo attore celebre, oggi smarrito nella nebbia della memoria. Ogni incarico diventa un tassello di un mosaico emotivo complesso, in cui il dolore si intreccia con la speranza.
Hikari sceglie un tono capace di oscillare tra leggerezza e profondità, alternando momenti ironici a scene di intensa introspezione. Il film non giudica mai i suoi personaggi, ma li accompagna con uno sguardo empatico, demolendo progressivamente quel muro che separa la menzogna dal sincero desiderio di fare del bene. Perché, quando una finzione produce conforto reale, possiamo davvero definirla solo un inganno?

La rinascita emotiva di un uomo attraverso un ruolo ‘a noleggio’
Il punto di svolta emotivo arriva quando Philip assume il ruolo di “finto padre” per una bambina. In quel rapporto, inizialmente costruito su un copione, si insinua qualcosa di autentico. L’uomo scopre quanto la solitudine abbia condizionato la sua vita, quanto sia devastante sentirsi superflui, e quanto, al contrario, sia salvifico sapere che qualcuno ti aspetta, ti sorride, ti riconosce. La bambina, grazie a quella presenza, trova stabilità e fiducia e Philip, a sua volta, riscopre una dimensione di senso che credeva perduta. Le loro vite migliorano insieme, in un delicato equilibrio tra realtà e rappresentazione.
Il film pone anche interrogativi scomodi. È lecito mentire per rendere qualcuno felice? Si può sospendere l’etica tradizionale in nome di un bene emotivo immediato? E se, nel momento in cui nasce un sentimento sincero, la finzione cessasse di essere tale? Rental Family non offre risposte definitive, ma invita lo spettatore a esplorare le proprie convinzioni, a interrogarsi sui propri bisogni inespressi.
Dopo l’intensa prova in The Whale, Brendan Fraser regala un’altra interpretazione di straordinaria vulnerabilità. Il suo Philip è fragile ma mai patetico, disilluso ma ancora capace di stupore. Fraser riesce a comunicare con uno sguardo il peso del passato e, insieme, la timida speranza di una rinascita. La sua performance vibra di umanità, toccando corde profonde e universali.

Rental Family è un film che accarezza lo spettatore con dolcezza, che affronta una critica sociale sottile ma incisiva – quella di una società in cui l’apparenza spesso conta più dell’essenza – senza mai perdere di vista il cuore pulsante della storia: il bisogno irriducibile di connessione. È un’opera emozionante, commovente, capace di lasciare un senso di pienezza inattesa.
Si esce dalla sala con la consapevolezza che forse tutti, in fondo, recitiamo dei ruoli per sopravvivere. Ma se attraverso quei ruoli riusciamo a donare e ricevere amore, allora la linea tra finzione e verità diventa meno netta, più umana.
Dal 19 febbraio al cinema. Non lasciatevi sfuggire l’occasione di scoprire un film che non si limita a raccontare una storia, ma vi invita a guardarvi dentro e, forse, a sentirvi un po’ meno soli.

Rental Family - Nelle Vite degli Altri
Brendan Fraser: Phillip Vandarploeug
Takehiro Hira: Shinji
Mari Yamamoto: Aiko
Shannon Mahina Gorman: Mia Kawasaki
Akira Emoto: Kikuo Hasegawa
Shino Shinozaki: Hitomi Kawasaki
Kimura Bun: Kota Nokano
Helen Sadler: Sonia
Neri Marcorè: Phillip Vandarploeug
Taiyo Yamanouchi: Shinji Tada
Elena Perino: Aiko Nakajima
Serena Cianfriglia: Mia Kawasaki
Hal Yamanochi: Kikuo Hasegawa
Jun Ichikawa: Hitomi Kawasaki
Christian Vespe: Kota Nokano
Valentina De Marchi: Sonia

