Villa non riesce a smettere di pensare a suo fratello Devid, scomparso da mesi. Nel silenzio di un piccolo paese sulla costa italiana, dove il tempo sembra sospeso tra giornate tutte uguali e il rumore ovattato del mare, trova rifugio solo in Julia e Mirko, i suoi amici più fidati. Un tuffo improvviso nel mare diventa però la porta per un altrove: un mondo che mescola luoghi familiari ed estranei, popolato da creature enigmatiche e da un bambino metamorfico, Sama.
Tra realtà quotidiana e dimensione onirica, i tre ragazzi intraprendono un viaggio che li mette di fronte all’assenza, alla perdita e al desiderio di crescere, in un racconto in cui l’adolescenza si confronta con l’incomprensibile e la metamorfosi diventa inevitabile.

Crescere: metamorfosi e assenza
Il sogno della cicala, di Dario Sostegni e Raffaele Sorrentino pubblicato da Canicola, è un fumetto che si muove ai margini del fantastico, del New Weird e del racconto di formazione, scegliendo però una strada laterale rispetto alle narrazioni più canoniche del coming of age. Non c’è una crescita lineare, non c’è un prima e un dopo chiaramente distinguibili, ma un tempo sospeso, viscoso, che sembra trattenere i personaggi in uno stato di perenne transizione.
È proprio in questo spazio ambiguo che il libro trova la sua forza: raccontare l’adolescenza e l’ingresso nell’età adulta come un processo incompleto, doloroso, a tratti alienante.
La metafora centrale è dichiarata fin dal titolo. La cicala, insetto che vive a lungo sottoterra prima di emergere lasciando dietro di sé l’esuvia, diventa simbolo di una trasformazione necessaria ma non indolore. Il “sogno” rappresenta il desiderio di restare nel guscio, di rimandare il momento della muta, di non esporsi a un mondo che appare improvvisamente ostile e incomprensibile. Una metafora semplice solo in apparenza, che attraversa l’intero racconto senza mai essere esplicitata, agendo in profondità sulle immagini e sulle atmosfere.
Il sogno evocato dal titolo non va inteso solo come dimensione onirica, ma anche come desiderio. Durante la lavorazione del libro, gli autori hanno raccontato di aver immaginato il “sogno della cicala” come la possibilità, forse illusoria, di restare dentro l’esuvia, di non emergere affatto. Non tanto il sogno di diventare altro, quanto quello di rimandare la trasformazione.
Alla fine del processo, però, rimangono due elementi distinti: ciò che si è stati e ciò che si diventa. Come Pinocchio che, diventato bambino, vede il suo esoscheletro di legno dall’altra parte, anche qui la crescita coincide con una perdita irreversibile: l’infanzia resta indietro, necessaria ma impossibile da abitare di nuovo.

Un’estate sospesa tra sogno e realtà
L’ambientazione temporale è volutamente sfumata, ma non casuale. La storia è collocabile intorno al 2010, in un momento di transizione anche tecnologica: i personaggi non hanno cellulari, non sono costantemente connessi, e l’unico riferimento esplicito è l’apparizione di un Nintendo DS, inserito con grande attenzione proprio per ancorare il racconto a un’epoca precisa. Questa scelta contribuisce a rafforzare il senso di sospensione: un tempo appena precedente all’iperconnessione, in cui l’attesa, l’assenza e la noia avevano ancora spazio per esistere.
Villa, la nostra protagonista, infatti vive un’estate che sembra non finire mai: giornate tutte uguali, oggetti abbandonati, presenze percepite senza essere viste. Gli adulti sono quasi del tutto assenti; si intravede solo il padre di Villa in una brevissima scena, come a sottolineare che il mondo dei grandi è lontano e incomprensibile.

La Zona e Sama: trasformazione e significato
A un certo punto, la narrazione scivola altrove. I protagonisti entrano in una “Zona”, uno spazio mutante e alieno che richiama l’immaginario di Stalker di Tarkovskij e della Trilogia dell’Area X di Jeff VanderMeer. Il paesaggio diventa instabile, gli oggetti assumono un valore quasi sacro e l’organico prende il sopravvento sull’umano. Non è un altrove spettacolare, ma un territorio emotivo prima ancora che fisico.
Qui Villa e i suoi amici incontrano Sama, figura metamorfa e quasi elfica, profondamente legata all’elemento marino e a una dimensione non antropocentrica dell’esistenza. Sama confessa a Villa di conoscere Devid, possedendo persino un oggetto che gli era appartenuto, accrescendo la curiosità e la speranza di Villa.
Sama non è una guida né un antagonista, ma una presenza che mette in crisi i confini dell’identità. Come il Bianconiglio di Alice nel Paese delle Meraviglie, conduce oltre la soglia del reale: un percorso affascinante e inquietante, senza mappe né risposte facili. In parallelo, il viaggio di Villa richiama quello della cicala: emergere dal guscio significa affrontare l’incerto, doloroso ma necessario.

Il significato degli oggetti
Gli oggetti che Villa colleziona non sono mai semplici feticci, ma forme ambigue di relazione con il trauma: permettono di sopravvivere alla perdita e al tempo stesso ne certificano la persistenza. Diventano presenze tangibili che mantengono vivo il legame con chi è assente, ma impediscono anche una vera separazione.
In questa tensione si colloca lo scontro interiore di Villa: il bisogno di restare aggrappata al ricordo e, allo stesso tempo, la necessità di non rimanerne prigioniera. Il rapporto con gli oggetti racconta una crescita bloccata, sospesa, in cui il dolore non viene rimosso ma deve essere attraversato, riconosciuto e trasformato.
Fratellanza e mito: Devid e Rusty il selvaggio
Il rapporto tra Villa e Devid richiama un’importante citazione letteraria e cinematografica: Rusty il selvaggio (Rumble Fish), romanzo di S.E. Hinton e film di Francis Ford Coppola. Anche qui un fratello rincorre un altro fratello, trasformato in figura mitica, distante e idealizzata.
Come nel personaggio interpretato da Mickey Rourke, Devid è più un’assenza carica di significato che una presenza reale: un simbolo, un modello irraggiungibile, che solo nel confronto finale rivela fragilità e umanità. Il riferimento a Hinton (autrice spesso sottovalutata e centrale nel racconto dell’adolescenza americana) rafforza il legame tra mito giovanile, perdita e disillusione.

Il disegno e le influenze visive
Dal punto di vista visivo, Il sogno della cicala compie una scelta audace e immediatamente riconoscibile: l’uso esclusivo del pennarello blu per tutte le tavole, dalle figure agli sfondi pieni, senza ricorrere al nero tradizionale. Questo colore conferisce alla storia un’atmosfera sospesa e liminale, capace di evocare l’acqua, la nostalgia e la memoria, ma anche un senso di inquietudine delicata, in equilibrio tra meraviglia e smarrimento. Le linee di Sostegni sono fluide e organiche, talvolta increspate, e spesso sembrano crescere e mutare insieme ai personaggi, trasformando il paesaggio in un’estensione dello stato emotivo dei protagonisti.
Il lavoro di Sostegni e Sorrentino si colloca a metà tra il fantastico e il realismo magico, con chiari rimandi al New Weird di Jeff VanderMeer e al cinema di Tarkovskij, e con un approccio narrativo che ricorda il senso di straniamento dei videogiochi Silent Hill e Persona.
Il fumetto non nasce da uno storyboard rigido. Sostegni e Sorrentino hanno lavorato per accumulo e per dialogo, passando molto tempo insieme a discutere e a far evolvere la storia in modo organico.
Il finale era chiaro fin dall’inizio, ma il percorso per raggiungerlo è rimasto aperto, lasciando spazio a deviazioni, intuizioni e trasformazioni, in piena coerenza con i temi del libro.
Il disegno, interamente realizzato a mano, non si limita ad accompagnare il testo, ma diventa parte attiva del racconto, costruendo atmosfere e silenzi che la scrittura accoglie senza spiegare.
Allo stesso modo, i testi evitano di chiudere il senso, lasciando al lettore un ruolo attivo nell’interpretazione. Ne risulta un’opera in cui nessun elemento prevale sull’altro e in cui il processo creativo riflette direttamente la metamorfosi raccontata nelle pagine.
Gli autori
Dietro Il sogno della cicala ci sono Dario Sostegni e Raffaele Sorrentino, due nomi di riferimento del fumetto autoriale italiano contemporaneo.
Dario Sostegni (Empoli, 1994), autore di Sempre insieme (Canicola, 2017), si forma in Fumetto e Illustrazione all’Accademia di Belle Arti di Bologna. Dopo esperienze in studio e collaborazioni artistiche, si dedica a progetti personali e alla promozione del fumetto con Hamelin e nello studio Titivil.
Raffaele Sorrentino (Salerno, 1990) ha collaborato con editori come Minimum Fax e Canicola, pubblicando Habitat (2015) e Fehida (2023); nei suoi lavori fonde sensibilità narrativa e costruzione di mondi, tra realismo, fantastico e introspezione psicologica. Insieme a Sostegni creano un linguaggio originale in cui disegno e sceneggiatura si completano in equilibrio tra estetica, atmosfera e contenuto emotivo.
Accanto ai percorsi individuali, Il sogno della cicala nasce da una collaborazione costruita su un equilibrio preciso: Dario Sostegni si occupa dei disegni, Raffaele Sorrentino dei testi, ma il progetto prende forma attraverso un confronto continuo e non gerarchico. Le due componenti non procedono in parallelo, bensì si influenzano reciprocamente, dando vita a una narrazione in cui immagine e parola crescono insieme.

A chi è consigliato
Il Sogno della Cicala può essere letto su più livelli, ed è proprio in questa stratificazione che sta la sua forza. È adatto sia a lettori adolescenti, che si riconosceranno nelle inquietudini e nel senso di smarrimento dei protagonisti, sia a un pubblico adulto, che potrà cogliere riflessioni profonde su lutto, memoria e trasformazione.
Pur affrontando temi complessi, il racconto resta accessibile grazie a immagini evocative e silenzi che parlano da soli. Non richiede chiavi di lettura obbligatorie: ogni lettore può costruire il proprio senso della storia, attraversando il fumetto senza bisogno di spiegazioni.
Gli autori stessi suggeriscono una lettura lenta e persino una rilettura: il libro richiede tempo e attenzione, creando una sospensione che affida al lettore un ruolo attivo, chiamandolo a riempire i vuoti e interpretare i silenzi.


