The Great Khali, il gigante della Hall of Fame (no, non è uno scherzo)

A sorpresa, nella Hall of Fame della WWE di quest’anno entrerà anche The Great Khali, il Punjabi Nightmare che deve tutto alla sua imponente stazza, più che alle sue doti atletiche

copertina wrestling vintage the great khali

Wrestlemania è dietro l’angolo e, dopo uno degli anni più difficili della storia recente, anche il nostro amato sport-spettacolo rivede un po’ di luce con l’annunciata presenza di circa 25.000 spettatori in entrambe le serate in cui sarà diviso l’evento del prossimo fine settimana.

Oltre allo Showcase of the Immortals, sul WWE Network avremo modo di assistere – il 6 aprile – alla cerimonia della Hall of Fame, durante la quale verranno celebrate la classe del 2020 – che è rimasta “congelata” lo scorso anno per via del Covid – e quella del 2021. Nelle ultime settimane, per il prestigioso riconoscimento sono stati annunciati i nomi di Eric Bischoff (ne abbiamo parlato anche in questa rubrica), Rob Van Dam, Molly Holly, Kane e… The Great Khali.

Aspetta…The Great Khali? Ma veramenteeee? No, dai, non scherzare…

No, (purtroppo) non sto scherzando. L’arca della gloria del wrestling in cui, negli anni, sono stati scolpiti i nomi di leggende del calibro di Hulk Hogan, Bret Hart, Shawn Michaels, Macho Man, Ultimate Warrior, Steve Austin e Bruno Sammartino – solo per citarne alcuni – da quest’anno includerà anche il gigante indiano. Una cosa che, se ce la raccontassero fra cent’anni in un futuro post-apocalittico nel quale è andata distrutta qualunque prova video a sostegno della narrazione, considereremmo una leggenda metropolitana al pari degli avvistamenti del mostro di Loch Ness.

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Il Punjabi Nightmare – come veniva chiamato –, più che una stella della disciplina, è sempre stato un fenomeno da baraccone che deve tutto alla sua impressionante stazza, grazie alla quale è stato accolto nel grande circo che è il wrestling professionistico e, saltuariamente, ha trovato spazio anche in alcune pellicole di serie B di Bollywood. A occhio, direi che come attore non deve essere proprio un tipo da oscar, ma non ho mai avuto la fortuna (modalità sarcasmo ON) di vedere un suo film. Invece, posso affermare senza timore di essere smentito dagli esperti che, sul ring, il colosso indiano non ha mai avuto qualsivoglia talento o capacità.

Vederlo all’opera era come fissare un armadio per quindici minuti di fila. Imponente e statico. Sempre uguale. Le sue mosse finali erano una semplice chop, cioè una manata sulla testa dell’avversario (e, per la verità, quelle mani che si ritrova sono davvero grandi).

Oppure la cosiddetta Khali Vise Grip con cui spremeva fra le manone la testa degli avversari come si fa con un limone.

Ecco, è tutto qui.

Il suo debutto avviene nel migliore dei modi nell’aprile del 2006. A Smackdown è in corso un match fra Mark Henry e Undertaker. Improvvisamente, da dietro le quinte compare questa montagna d’uomo che – devo essere sincero – così, dal nulla, in quell’occasione sortì nel pubblico l’effetto desiderato dalla dirigenza della WWE. Fra lo stupore generale, infatti, Khali si fa lentamente strada fino al ring. Poi, dopo un breve faccia a faccia col becchino, assorbe i colpi di quest’ultimo come se fossero acqua fresca e lo mette kappaò con un’unica manata in testa.

Ma, come detto, The Great Khali non era esattamente quello che definiremmo un grande lottatore, per cui, oltre a usare i suoi possenti arti come armi di distruzione di massa, riusciva a fare ben poco. Per battere gli avversari, al massimo, prima della solita botta in testa o della spremuta di cranio, si concedeva quella che in WWE chiamavano Punjabi Plunge: essendo più alto di qualunque altro wrestler del roster della WWE (e vorrei ben vedere dato che le persone di due metri e sedici non sono facilmente reperibili al supermercato), Khali era solito sollevarli “delicatamente” da terra tirandoli su per il collo per poi sbatterli al tappeto come quando si butta un sacco nel bidone dell’immondizia.

Ma queste cose possono impressionare il pubblico una…due…tre volte, se va bene. Poi, in uno spettacolo d’azione come quello della lotta professionistica, se sai fare solo tre mosse in croce, diventi noioso e troppo prevedibile. E la gente, a lungo andare, si stufa.

Ad ogni modo, a luglio del 2007, il titolo del mondo è vacante e, per coronare un nuovo campione, viene indetta una Battle Royal con venti partecipanti. Khali è uno di essi e rimane fra gli ultimi tre sul ring insieme a Batista e Kane. Mentre questi due tentano disperatamente di buttarsi fuori dal ring l’un l’altro, il gigante indiano arriva, tomo tomo, cacchio cacchio, li solleva da terra e, facendoli passare da sopra la terza corda, li fa accomodare sul pavimento fuori dal quadrato. Nuovo campione del mondo!

Da quel momento una serie infinita di successi…no, non proprio.

Il suo regno da campione dura solo sessantuno giorni e sono pure troppi, fidatevi. A quel punto per la WWE c’è solo una strada percorribile: farlo diventare un personaggio comico.

Comincia l’era del Punjabi Playboy, durante la quale Khali si diletta a baciare donne non propriamente piacenti e apparentemente innamorate di lui, con gli intermezzi galanti – di cui avremmo fatto volentieri a meno – ripresi dall’apposita Khali Kiss Cam durante gli show televisivi. I grandi main event sono ormai un lontano ricordo e, fino al 2014, quando si ritirerà dal wrestling, l’ex Nightmare passerà il tempo in dimenticabilissime vignette televisive con personaggi come Santino Marella o Hornswoggle o si cimenterà in gare di ballo con Fandango.

Ma allora, in conclusione, perché The Great Khali verrà introdotto nella Hall of Fame? Lungi da noi pensare che il tentativo della WWE di espandersi ulteriormente sul prolifico mercato indiano c’entri qualcosa con questa designazione! Si tratta certamente di una semplice coincidenza. E poi, non tutti i nomi presenti nel salone della fama della federazione di Stamford sono degni di essere chiamati leggenda. Ma ci sono lo stesso, che ci piaccia o meno.

Un attimo… ora che ci penso, in effetti, nella sezione della Hall of Fame riservata alle celebrità c’è anche Donald Trump, introdotto con la classe del 2013. Ma sapete che, in fin dei conti, The Great Khali non è il membro più scandaloso?

 

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Gianluca Caporlingua

Gianluca Caporlingua

Cresciuto (???) giocando a calcio e sbucciandomi le ginocchia sui campi in terra della provincia siciliana. Da bambino, però, il sogno (rimasto nel cassetto) era quello di fare il wrestler. Dato che mia madre non mi avrebbe mai permesso di picchiare gli altri, ho deciso di cominciare a scrivere le storie dei miei eroi. Oggi le racconto filtrandole coi ricordi d'infanzia.

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