Sting, il “nastro perduto” e i Monster Maniacs


Grazie a un “nastro perduto”, riusciamo a tornare alla metà esatta dei mitici anni 90, ai tempi di Slamboree ’95. Seguiremo Sting nei meandri del backstage della manifestazione e assisteremo a un match a dir poco epico: Hulk Hogan e Randy Savage vs Ric Flair e Vader.

wrestling vintage lost tape

Qualche settimana fa, sul WWE Network è uscito uno speciale di circa mezzora intitolato Sting: The Lost Tape. Cosa sarà mai questo “nastro”, che evidentemente adesso è stato ritrovato visto che viene pubblicato sul servizio streaming della federazione di wrestling più importante del pianeta?, ci siamo detti (il plurale si riferisce al solito trio di io, me e me stesso, ovviamente).

Incuriositi, abbiamo cliccato play e così siamo tornati al mese di maggio del 1995, quando l’allora rivale della WWE, la defunta World Championship Wrestling – della cui libreria video la federazione di McMahon acquisì i diritti nel 2001 – tenne il suo pay-per-view annuale Slamboree.

Sin dal suo esordio, la peculiarità di questo show era stata il segmento della Legends Reunion, cioè la cerimonia di induzione nella Hall of Fame della WCW di alcune leggende del passato. A onor del vero, la prima federazione a creare una propria Hall of Fame era stata la World Wrestling Federation nel 1993 ma, come abbiamo visto in altre puntate della nostra rubrica, da quando era stata acquistata dal magnate dei media Ted Turner, la WCW era votata alla competizione su tutti i fronti. Per cui, pochi mesi dopo, in concomitanza con il lancio della prima edizione di Slamboree, anche la compagnia di Turner istituì la propria cerimonia da tenersi ogni anno proprio durante il pay-per-view.


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Lo spettacolo offerto dalla terza edizione di Slamboree, purtroppo, fu abbastanza trascurabile. Ma l’idea di addentrarci nel backstage, per un quarto d’ora scarso, al seguito di Sting, grazie alla telecamera che quella sera lo seguiva prima e dopo il suo match, ci ha comunque convinto prima a dare un’occhiata allo speciale e poi persino ad andare a riscoprire alcuni momenti dello show, inclusi ben due incontri: quello dello stesso Sting contro Big Bubba Rogers (che poi altri non era che Ray Traylor, il lottatore che, vestendo i panni di un poliziotto in WWF, era conosciuto dal pubblico italiano come Big Boss Man) e soprattutto il main event su cui ci è saltato subito l’occhio scorrendo la lista dei match. Amanti del wrestling degli anni Novanta, preparatevi e cercate di non urlare istericamente come una fan dei Beatles negli anni Sessanta: un incontro di coppia, da una parte Hulk Hogan e Randy Savage – in WCW collettivamente conosciuti come The Monster Maniacs – e dall’altra Ric Flair e Vader.

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Ora, ditemi quello che vi pare. Slamboree 1995 sarà anche stato un evento mediocre ma io sono un uomo semplice: scorro l’elenco, leggo questi nomi, clicco tutta la vita play.

Il “nastro perduto” (e ritrovato): Sting vs Big Bubba Rogers

Sting si sta preparando negli spogliatoi. Nello specifico, è intento a ultimare il suo coloratissimo trucco facciale (ancora antitetico a quello dark stile Il Corvo che adotterà nel 1996). Lui è un granissimo atleta, un beniamino dei fan, uno dei volti della WCW. Qualità che gli vengono riconosciute da molti dei suoi colleghi, come quelli intervistati in questo video: il compianto Brian Pillman e Marcus “Buff” Bagwell che, fra l’altro, dà tutta l’impressione di non avere la più pallida idea di cosa stia filmando la telecamera che segue Sting…

E poi ci sono icone come “Macho Man” Randy Savage che con Sting sembra avere una chimica speciale. Che si tratti di un promo per uno show televisivo o di una battuta davanti a una telecamera che passa di lì, come in questo caso, Macho Man è sempre lui: oh yeahhhh!

C’è anche l’intervista di rito con “Mean” Gene Ockerlund. Poi si passa finalmente a menar le mani in un Lights Out Match, qualunque cosa voglia dire. Guardando l’azione sul ring, siamo abbastanza certi che sia solo uno dei miliardi di nomi con cui negli anni sono stati pubblicizzati gli incontri senza squalifica (perché, sapete, chiamarli semplicemente “no disqualification match” pare brutto).

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Sting e Big Bubba se le danno di santa ragione e il pubblico accompagna ogni mossa. Alla fine il nostro eroe trionfa imprigionando Bubba nella Scorpion Deathlock e facendolo cedere. Le ultime immagini del “nastro perduto” raccolgono i commenti di Sting che lamenta la fisicità della contesa appena conclusa: è stata dura ma l’idolo dei fan è riuscito a spuntarla ancora una volta.

The Monster Maniacs (Hulk Hogan & Macho Man) vs Ric Flair & Vader

Il piatto forte della serata. Il match per cui ogni bambino degli anni Novanta sarebbe rimasto incollato allo schermo. Oltre al buon Vader, che da piccoli non conoscevamo perché non lottava in WWF e, quindi, non lo potevamo ammirare sugli schermi italiani, ci sono tre veri e propri pilastri della nostra infanzia: Hogan, Savage e Flair nello stesso match, ragazzi! Mancherebbe solo The Ultimate Warrior… aspetta, in realtà la WCW ne aveva una copia. Si trattava di Rick Wilson, un lottatore che assomigliava fisicamente al mitico guerriero, si vestiva come lui, si muoveva come lui. Ma la federazione di Ted Turner lo chiamava The Renegade. Come quei giocattoli tarocchi che assomigliano tanto all’originale ma, guardandoli meglio, si capisce subito che non lo sono. Quindi dalla parte di Hogan e Macho Man, per non farci mancare nulla, abbiamo anche la copia di Ultimate Warrior che, a bordo ring, ha il compito di tenere a bada Arn Anderson, accompagnatore di Flair e Vader.

L’azione sul quadrato non è male. Il Nature Boy è un vero animale da palcoscenico (o sarebbe meglio dire “da ring”) e le sue divertenti scene da “cattivo” sono perfettamente complementari a quelle da “buono” di Hogan: Ric lo colpisce, Hulk si incazza e lo guarda con gli occhi spiritati, Ric allora non trova di meglio da fare che mettersi in ginocchio pregandolo di non fargli del male. Ad un certo punto si trova sul ring con Macho Man e questi lo lancia verso il paletto. Flair fa la sua classica capriola e finisce sul lato esterno delle corde. Boom: pedata in faccia di Hogan e il Nature Boy va a crollare comicamente sul corridoio di entrata.

Tutto questo è meraviglioso.

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Poi c’è Vader che è un mastodonte capace di spettacolari salti dal paletto. E, di contorno, le scaramucce fuori dal quadrato fra Anderson e Renegade (che è un costante “vengo lì e ti distruggo” ma non da un pugno che sia uno durante tutta la durata del match) aggiungono ulteriore confusione a uno scontro già caotico di suo.

Alla fine la spuntano i “buoni”. Poco importa che, dopo essere stati sconfitti, i “cattivi” abbiano comunque l’ultima parola attaccando il padre di Macho Man, l’ex wrestler Angelo Poffo, indotto un’ora prima nella Hall of Fame e presente fra il pubblico.

Il bambino che è in me è comunque estremamente soddisfatto.

 

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Gianluca Caporlingua

Cresciuto (???) giocando a calcio e sbucciandomi le ginocchia sui campi in terra della provincia siciliana. Da bambino, però, il sogno (rimasto nel cassetto) era quello di fare il wrestler. Dato che mia madre non mi avrebbe mai permesso di picchiare gli altri, ho deciso di cominciare a scrivere le storie dei miei eroi. Oggi le racconto filtrandole coi ricordi d'infanzia.

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