Samvise diventa Samplicio: la nuova traduzione de Il Signore degli Anelli

La nuova traduzione de La compagnia dell’anello di Tolkien (1°volume de Il Signore degli Anelli) cambia molti nomi e utilizza registri linguistici differenti da quelli noti

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Tutti gli appassionati della grande opera di J. R. R. Tolkien sapranno sicuramente che dal 30 ottobre è in libreria La compagnia dell’anello, primo volume della nota trilogia Il Signore degli Anelli, con una traduzione nuova di zecca curata da  Ottavio Fatica in collaborazione con l’AIST (Associazione Italiana Studi Tolkieniani). Gli altri due volumi usciranno a distanza di sei mesi l’uno dall’altro.

Bisogna però dire che questa nuova traduzione di The Lord of the Rings pubblicata da Bompiani ha lasciato piuttosto perplessi i tanti fan di Tolkien, partendo sin dalla copertina, che potete vedere di seguito:

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L’immagine proposta sembra avere davvero poca attinenza con l’opera (anche se una parte di pubblico potrebbe trovare affinità con il suolo di Mordor visto nell’adattamento cinematografico di Peter Jackson).

La nuova traduzione del capolavoro di Tolkien si propone di essere più fedele al materiale di partenza. I fan, però, hanno mostrato un certo risentimento da quando è apparsa in rete la quarta di copertina del nuovo libro, con la “nuova” poesia dell’Anello.


Potete leggerla in questo post, pubblicato dall’AIST su Facebook:

https://www.facebook.com/tolkieniani/photos/a.1071668819539283/2508700135836137/?type=3&theater

Ad ogni modo, ciò che sembra maggiormente destare preoccupazione negli appassionati di Tolkien, come si legge sul sito ufficiale dell’AIST, sembra essere la resa dei nomi e quella dei registri linguistici.

Tenendo presente che il famoso traduttore Ottavio Fatica, nel tradurre i nomi dell’opera, ha seguito passo passo la Guide to the Names in The Lord of the Rings scritta proprio da Tolkien come aiuto per i traduttori, nella lettura di questo primo libro scopriamo che il fido compagno d’avventura di Frodo, Samvise, diventa nella traduzione di Fatica Samplicio. Questa scelta, dopo il primo stupore iniziale, non dovrebbe però sorprendere dal momento che, facendo visita all’appendice F della guida di Tolkien, si scopre che l’originario nome da hobbit di Sam è Banazîr, che significa “half-wise, simple”, reso da Tolkien con Samwise, che si rifà a sua volta al termine anglosassone samwís, il cui significato è molto simile. Il tutto a sottolineare la fedeltà di Fatica al libro di Tolkien.

Rimanendo nell’ambito dei nomi, ed evidenziando ancora una volta l’omaggio e la fedeltà all’opera originale, vediamo come Gaffiere diventa Veglio (per sottolineare il significato originale di “anziano degno di rispetto”), il cognome Oldbuck/Brandybuck viene tradotto con Vecchiodaino/Brandaino, mentre Steward diventa Castaldo. L’AIST evidenzia anche il termine Farthing, che Tolkien utilizza originariamente per indicare “la quarta parte di”, e che Fatica traduce con Quartiero e non con quartiere, proprio per mostrare elegantemente che c’è differenza rispetto al termine quartiere che fa parte del nostro lessico familiare. Hobbiville diventa Hobbiton e non si cita più l’Assemblea Nazionale degli Hobbit, in un mondo dove, in effetti, il concetto di nazione non esiste.

Per quanto riguarda, invece, l’uso del linguaggio, c’è da ricordare come Tolkien utilizzi registri linguistici differenti a seconda dei personaggi, del contesto in cui essi operano e delle persone con cui hanno a che fare. Così mentre Frodo, Merry e Pippin parlano e scherzano in maniera informale tra loro, diventano più cortesi nel parlare con gli Elfi o con personaggi di un certo spessore. Mentre Sam utilizza normalmente un linguaggio più rustico e sempliciotto, cerca di essere più “aulico” nel rivolgersi a Gandalf o a Frodo, e così via. Ottavio Fatica cerca di rispecchiare fedelmente queste differenze di toni, parole e registri con la resa italiana del linguaggio di Bombadil che, secondo l’AIST, sarebbe una delle più difficili, per il suo affondare direttamente negli studi classici di Tolkien.

Com’è normale che sia, l’opinione pubblica è divisa in merito al valore, alla qualità e al piacere stesso della traduzione di Ottavio Fatica. C’è chi apprezza la fedeltà al materiale sorgente di Tolkien, che renderebbe fluida e piacevole la lettura dell’opera stessa, mentre altri non concordano con le scelte linguistiche e stilistiche della traduzione. 

Ma come si dice: nel bene o nel male, purché se ne parli.

 

Fonte: MondoFox


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