La Cambogia di Lara Croft – Un reportage della Sig.ra Moroboshi


La nostra Sig.ra Moroboshi è arrivata fino in Cambogia per realizzare uno splendido reportage esclusivo sui luoghi visitati da Lara Croft. Siete pronti ad andare nella giungla insieme a lei?

La Cambogia è un Paese tragicamente meraviglioso. Zaino in spalla, acqua sempre a disposizione e un’amica che ama perdersi nella giungla quanto me, ho visto sorgere il sole sulle rovine di Angkor.

E immediatamente ho desiderato un rampino.

Lara Croft ripetutamente è stata in Cambogia e ora capisco perfettamente perché fosse così difficile orientarsi tra le rovine di Angkor. Chi segue le sue avventure da più di vent’anni, sa che Tomb Raider ha girato il mondo, profanato tombe e risolte enigmi millenari seguendo le orme del padre. Ha anche chiuso ripetutamente il proprio maggiordomo in una cella frigorifera, ma questa è un’altra storia.


Ogni volta che mi reco in estremo oriente, so che mi aspettano giorni difficili ma pieni di meraviglia. Potrei intrattenervi con mille aneddoti, parlarvi del cattivo rapporto che ho con i macachi, dell’amore rassicurante che mi scatena una ciotola di riso; dei racconti del vecchio Xiaoguo (ne parlo qui a proposito de il soffio del vento tra i pini se siete curiosi). Tuttavia oggi parlerò di alberi strangolatori e formiche rosse. Ah già, e del rampino.

Prima di arrivare a parlarvi e farvi vedere Ta Phrom, location scelta per il film Lara Croft: Tomb  Raider, chi come me ha una passione smisurata per Lara, sa che la Cambogia è una delle sue mete preferite. In realtà lei si sposta perlopiù lungo i suoi confini, arrivando proprio ad Angkor solo su The Last Revelation. È più una partenza che un arrivo ed è una delle sue avventure meglio riuscite.

Quello che accade ad Angkor è magico.

Gli occhi vi si riempiono della luce dei primi raggi del sole, se come me decidete di alzarvi alle quattro del mattino e attendere l’alba. Angkor Wat e Angkor Thom sono due siti i cui templi induisti non sono riuscita a contare, molti dei quali immersi nel silenzio della giungla che, dopo secoli, si è lentamente riappropriata dei suoi spazi. Maestose rovine sono  miracolosamente scampate alla terribile disseminazione di mine antiuomo, crudele lascito di un genocidio folle che ha soffocato con il sangue un popolo infelice qualche decennio fa. Mi raccomando, se avete intenzione di affrontare un viaggio alla volta delle rovine di Angkor e perdervi tra le meraviglie Khmer, non lasciate mai i sentieri segnati.

In questa porzione di mondo, gli alberi, detti strangolatori, hanno ripreso possesso del luogo, avvolgendo le entrate dei templi e nascondendo i volti enigmatici delle divinità.

In armonia convivono l’induismo e il buddismo. Rappresentazioni primordiali di Visnu (o Vishnu) sorgono accanto a Buddha sorridenti che vi chiedono un rispettoso passaggio lasciando pregare i fedeli.

Si perché, anche il tempio più sperduto, sicuramente è stato appena accudito da qualche fedele o dai monaci, tanto è forte l’odore dell’incenso e dei fiori di loto che colmano i basamenti delle statue.

Sopraffatta dalla contentezza (che ho dovuto contenere per evitare esplosioni di gioia incontrollate fuori luogo), appena ho potuto ho iniziato a cercare appigli per il rampino come Lara Croft toccando con mano tutte le fessure che negli anni ho mancato, gli agganci sbagliati e sconsiderati che ho tentato per esplorare i templi. Tanto ci ha fatto dannare questo benedetto rampino che alla fine ce l’hanno sostituito con un piccone (e non e che sia andata meglio). Fatto sta che, a forza di giocare a Lara Croft, un esercito di formiche rosse si è innervosito parecchio. Vi lascio immaginare cos’ha voluto dire tirar fuori la mano dall’ennesima fessura.

E veniamo agli alberi strangolatori.

A Ta Prohm, il luogo di culto famoso per gli occidentali dopo il film con Angelina Jolie, le rovine dei templi sono state letteralmente invase e i muri sacri inglobati dalla vegetazione. Si avverte una strana sensazione. Sembra quasi di dover chiedere permesso ai ficus e poi, entrare nei templi lascia senza parole. Stretti corridoi, cortili chiusi in un susseguirsi di ballerine (apsara) scolpite sulle pareti. E sempre all’interno, radici e tronchi di alberi secolari che sembrano aver inghiottito la presenza dell’uomo. Non c’è persona (compresa Angelina Jolie) che ci sia stata e che vi dirà il contrario. C’è una sacralità nell’aria a noi sconosciuta e gran parte di essa, è dovuta proprio al respiro della giungla.

Angkor è uno dei luoghi più belli e misteriosi della Terra. E se a qualcuno viene voglia di partire, io ho lo zaino sempre pronto (e questa volta il rampino me lo porto davvero).

 


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Sig.ra Moroboshi

Contro il logorio della vita moderna, si difende leggendo una quantità esagerata di fumetti. Non adora altro Dio all'infuori di Tezuka. Cerca disperatamente da anni di rianimare il suo tamagotchi senza successo. Crede ancora che prima o poi, leggerà la fine di Berserk.

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