Il secondo numero di Wrestling Magazine

Torniamo a parlare di quella piccola perla (tendente al trash…) che era Wrestling Magazine, una rivista che durò solo una manciata di numeri negli anni 90, ma che è diventata un vero e proprio cult tra gli appassionati di Wrestling

wrestling vintage il secondo numero di wrestling magazine

A grande richiesta (soprattutto di mia madre che, con il pezzo della settimana scorsa, ha rivissuto con grande soddisfazione quel momento, felice per lei e tragico per me, di quando si liberò di una quantità inimmaginabile di riviste e cassette che custodivo ancora in quella che era stata la mia stanza), oggi recensiremo il secondo numero di Wrestling Magazine, il giornaletto pubblicato da Renzo Barbieri Editore srl all’inizio degli anni Novanta.

Se avete letto la nostra rubrica la settimana scorsa, sapete già che, a gennaio del 1992, mi ero recato nell’edicola del mio paese per comprare altro ma avevo fatto per caso la meravigliosa scoperta di una piccola rivista sulla cui copertina campeggiava una foto di Hulk Hogan sul set del film Suburban Commando (in Italia, Cose Dell’Altro Mondo). Si trattava del secondo numero di una pubblicazione originale italiana sul nostro sport-spettacolo preferito. O almeno una cosa del genere…

Di fatto, i redattori di Wrestling Magazine dedicavano alcune pagine al wrestling – senza raggiungere livelli eccelsi, ad essere sinceri – e riempivano il resto dello spazio con rubriche che nulla avevano a che vedere con i protagonisti della lotta professionistica. Per capirci, la copertina della seconda uscita, insieme al servizio su Hulk Hogan, richiama anche un articolo (tre pagine all’interno) su un videogioco dei Simpson. La finalità editoriale è chiara ma non è quello che intendiamo analizzare qui. A noi, da piccoli, questo “minestrone” comunque piaceva. Ed è proprio di quello che parleremo anche oggi.

wrestling magazine 2

L’editoriale di apertura, firmato anche nel secondo numero dal Direttore Esecutivo Davide Rossi, s’intitola “Siamo tutti wrestlers” e si concentra sull’eterna lotta fra il bene e il male che è da sempre al centro del “racconto” dei lottatori sul ring. La cosa più divertente, rileggendo con gli occhi del 2020, è la parte conclusiva in cui il buon Davide scrive che “un famoso wrestler (che ha voluto rimanere anonimo) una volta ha ammesso di aver vinto un incontro approfittando di un trucco fatto dal suo manager” e, per questo “non ci ha dormito per settimane”. Nel mondo del wrestling questa si chiama kayfabe (cioè la messa in scena di eventi predeterminati che vengono fatti passare per reali). Solo che nell’era di Internet (ahimè, tutto era più bello quando tutto era più superficiale!) i fan devono ricorrere alla sospensione dell’incredulità per godere dello spettacolo. Mentre nel 1992 Davide Rossi poteva informarci della redenzione di un lottatore scorretto, spacciandola per una grande lezione di vita, senza che avanzassimo alcun dubbio. Anzi, magari ci scappava pure qualche momento di riflessione!

Dell’“intervista” a Hulk Hogan (che veniva spacciata come tale ma i contenuti non erano esattamente un’esclusiva dei redattori, anzi forse non erano neanche parole pronunciate veramente dall’intervistato…), diremo solo che è incentrata sulle sue fatiche cinematografiche di quel periodo. La cosa più bella dell’intera pubblicazione, però, è senza dubbio il calendario del wrestling del 1992! Per un tifoso di una decina d’anni, quello era l’inserto definitivo: un lottatore diverso per ogni pagina ad accompagnarci durante tutto l’anno. E c’era pure una pagina con tutto il calendario del 1993, casomai non ci fossero bastati dodici mesi in compagnia dei nostri eroi!

calendario

Per me già solo quello valeva il prezzo di copertina. Mi faceva anche digerire senza problemi il fotoromanzo con i ragazzi che si picchiano, pubblicato – nelle intenzioni dell’editore – per insegnare ai giovani lettori l’autodifesa. Stavolta, per esempio, viene rappresentata una delle più “classiche” situazioni di pericolo. Quando sei seduto per i fatti tuoi e stai leggendo il tuo giornaletto preferito, c’è sempre il rischio che dal nulla compaia uno che vuole darti un calcio in faccia, no? D’altro canto, il mondo è piano di psicopatici. In un paio di scatti, però, anche in questo numero quelli dell’Accademia Europea ci spiegano come mettere al tappeto l’aggressore. E se non bastasse, ci sono anche due pagine di marchetta a un negozio che vendeva articoli di boxe e kickboxing, che vengono presentati come il materiale necessario per “esercitarsi al meglio e per raggiungere nel più breve tempo possibile i migliori risultati… anche per quanto riguarda il wrestling o la difesa personale”. La realtà è che da noi del wrestling si sapeva solo quel poco che veniva trasmesso in televisione, quindi se ne conosceva solo la facciata spettacolare e cartoonesca. Tutto il resto era materiale per alimentare le illusioni di bambini che sognavano di diventare come i supereroi. Che, d’altronde, è sempre stato anche uno dei motivi per cui ognuno di noi legge una rivista, un libro o un fumetto.

wm autodifesa

Nonostante la ristrettezza dei contenuti inerenti lo sport-spettacolo che tanto amavamo (e amiamo ancora oggi), c’è da dire che già da questa seconda uscita di Wrestling Magazine si nota un progressivo miglioramento. Per esempio la rubrica della posta è piena di lettere inviate da piccoli appassionati, mentre in quella dei disegni, “Wrest Art”, invece di bizzarri guerrieri medievali, vengono pubblicati dei bellissimi disegni dei lottatori realizzati dai lettori.

Come detto, la pubblicazione sarebbe andata avanti ancora per poco più di un anno, mantenendo sempre il “vizio” di spaziare in mondi che col wrestling avevano la stessa attinenza che ha Cristiano Ronaldo col basket (in un numero la copertina è dedicata allo show American Gladiators, per esempio, mentre in un altro è addirittura occupata dal protagonista della serie televisiva Flash degli anni Novanta). Ma la voglia di migliorarsi si nota nell’evoluzione della qualità dei contenuti delle uscite seguenti. Viene raccontata, con tanto di report degli incontri e foto, la tappa milanese al Forum di Assago del WWF Rampage Tour del 1992, per esempio. Oppure viene dato spazio anche alla WCW, federazione che ai tempi da noi non veniva trasmessa, e ad altre federazioni americane e giapponesi, avvalendosi persino dei contributi inviati da qualche lettore. E poi compaiono anche le classifiche e i risultati di alcuni eventi non trasmessi in tivù.

Insomma, l’intenzione di arricchire la rivista con materiale sempre più in linea col suo titolo sembrava esserci tutta. Forse, però, ad un certo punto mancarono i soldi per andare avanti (maledetto vil denaro!), tanto che all’inizio del 1993, con l’uscita del numero dodici, Wrestling Magazine chiuse i battenti anticipando il periodo di blackout che avrebbe colpito anche le trasmissioni televisive a partire dalla fine del 1994.

Noi quarantenni, però, la porteremo sempre nel cuore come una meravigliosa testimonianza di un’epoca più semplice e, forse anche per questo, al netto della nostalgia tipica dell’infanzia, più bella.

 

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Gianluca Caporlingua

Cresciuto (???) giocando a calcio e sbucciandomi le ginocchia sui campi in terra della provincia siciliana. Da bambino, però, il sogno (rimasto nel cassetto) era quello di fare il wrestler. Dato che mia madre non mi avrebbe mai permesso di picchiare gli altri, ho deciso di cominciare a scrivere le storie dei miei eroi. Oggi le racconto filtrandole coi ricordi d'infanzia.

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