The Ultimate Warrior – La resurrezione del guerriero

L’ascesa, la caduta e la resurrezione di Ultimate Warrior, una delle più grandi stelle del mondo del wrestling

wrestling vintage ultimate warrior

Fra la fine del 1991 e l’inizio del 1992, girava voce che The Ultimate Warrior fosse morto. In paese, l’“autorevole fonte” di questa sconvolgente notizia era uno dei miei compagni di giochi che, a sua volta, l’aveva sentita dal cugino. In breve tempo, a scuola cominciarono a parlarne tutti e ognuno dava il suo personalissimo taglio al racconto. C’era chi diceva che fosse morto sul ring, chi raccontava di un tragico incidente d’auto, chi dava la colpa a una malattia. Ma il dato era “certo”: il guerriero se n’era andato. Nell’era pre-Internet, d’altro canto, le fake news si diffondevano così.

In effetti, dall’estate del 91 (o meglio, per noi da ottobre, dato il ritardo nella trasmissione di Summerslam da parte di Tele+2), dopo il match vittorioso in coppia con Hulk Hogan contro Sgt. Slaughter, Col. Mustafa e General Adnan, Warrior scomparve improvvisamente dagli schermi TV. Puntata dopo puntata, noi giovani fan ci rendemmo conto che ogni attesa era vana. Di Warrior non c’era più neanche l’ombra e, quel che è peggio, sembrava che il mondo del wrestling – che per noi, sostanzialmente, non andava oltre le trasmissioni televisive settimanali – avesse completamente cancellato una delle più grandi star del momento.

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La realtà (o almeno una versione) dei fatti venne rivelata, anni dopo, dal documentario della WWE intitolato “The Self Destruction of The Ultimate Warrior” (pubblicato anche in Italia, dalla Gazzetta dello Sport, col commento di Dan Peterson). Il guerriero aveva minacciato Vince McMahon, proprietario della federazione, di non presentarsi a Summerslam se non gli fosse stato concesso un considerevole aumento. A quanto pare, McMahon decise di stare al gioco per evitare di dover stravolgere il main event fissato per l’imminente pay-per-view, e le richieste del lottatore vennero soddisfatte. Ma, immediatamente dopo la conclusione del match, a Warrior venne consegnata una lettera di sospensione a tempo indeterminato. Fallito un tentativo di dimissioni, il guerriero si ritrovò “ostaggio” del proprio contratto, la cui conclusione era stata fissata per il mese di settembre dell’anno dopo.

Nel frattempo, a luglio del 1991, Ric Flair, la più grande star della federazione rivale, aveva lasciato la World Championship Wrestling per degli attriti col management e si era subito accordato con la World Wrestling Federation. Il problema è che, ai tempi, Flair era ancora il detentore della cintura di campione della WCW e pertanto, qualche mese dopo, in barba ai suoi vecchi datori di lavoro, cominciò a sfoggiarla durante gli show della WWF, proclamandosi “il vero Campione del Mondo”. A gennaio del 1992, infine, il “Nature Boy” completò la sua scalata al vertice conquistando anche la corona WWF durante il controverso finale della Royal Rumble, che lo vide trionfare fra i due litiganti Sid Justice e Hulk Hogan. Sembrava palese che, per l’evento più importante dell’anno, Wrestlemania VIII, McMahon stesse preparando il dream match fra le due più grandi stelle dell’ultimo decennio.


the self destruction of the ultimate warrior

Di Ultimate Warrior, invece, ancora nulla. D’altro canto, ormai da noi in paese nessuno nutriva più alcuna speranza di rivederlo in TV. Dalla notizia che era partita dal non identificato cugino del bambino di cui sopra e che si era propagata per tutta la scuola, passando di bocca in bocca, fino ad arrivare al baretto in piazza, tutti avevano avuto modo e tempo di elaborare il lutto.

Tornando dall’altra parte dell’oceano, però, per qualche strana ragione, l’incontro che tutti i fan attendevano da anni e che avrebbe finalmente sancito quale fosse il campione dominante nel mondo del wrestling, scomparve dai programmi di Wrestlemania. Anche in questo caso, esistono varie versioni dell’accaduto. In alcune interviste più recenti, Hogan sostiene che inizialmente i piani erano quelli di fargli affrontare il Nature Boy ma che Vince McMahon, ad un certo punto, prese la decisione di non far disputare il match. Flair, invece, ricorda che, seppur gli fosse stata prospettata la possibilità di combattere contro Hulk al più grande evento dell’anno, alla firma del contratto con la WWF, non vi fu mai nulla di veramente concreto in questo senso. E poi Hogan, in quel periodo, pensava più alle sue prospettive da attore che alla propria carriera sul ring. La verità, come sempre, probabilmente sta in mezzo. E qualcuno ipotizza che il reale problema fosse, piuttosto, mettere d’accordo due degli ego più enormi mai conosciuti in questo sport-spettacolo. Fair contro Hogan si sarebbe disputato solo qualche anno dopo. E non in WWF ma nella nuova ambiziosa WCW che, nella seconda metà degli anni Novanta, a suon di milioni, avrebbe strappato alla concorrenza tutti i più grandi campioni e avrebbe trionfato, per lungo tempo, nella battaglia degli ascolti televisivi, minacciando la sopravvivenza della federazione di McMahon. Ma questa è un’altra storia.

All’inizio di aprile del 1992, all’Hoosier Dome di Indianapolis, il menù di Wrestlemania VIII offrì dunque ben due main event. Ric Flair contro Macho Man per il titolo del mondo e Hulk Hogan contro Sid Justice per chiudere definitivamente la faida iniziata con la Royal Rumble. WrestleMania VIII, oltretutto, rappresentò una novità per gli spettatori italiani perché fu il primo evento di wrestling trasmesso da Tele+2 solo per gli abbonati.

wrestlemania VII

A metà della card, dopo un bell’incontro, Randy Savage riuscì ad avere la meglio su Flair e a conquistare la cintura di campione del mondo WWF per la seconda volta in carriera. Il piatto forte, invece, venne lasciato per ultimo. Alla vigilia, sembrava piuttosto inusuale che il match di chiusura di Wrestlemania non fosse quello per il titolo ma, come avremmo scoperto da lì a poco, nel wrestling nulla viene lasciato al caso.

Sin dalle prime battute, la contesa fra l’Hulkster e il gigante Sid fu adrenalinica, quantomeno per il pubblico nell’arena che incitava a più non posso il baffuto lottatore e per tutti i bambini del mio paese che non avrebbero parlato d’altro per settimane. Quando tutto sembrava andare per il verso giusto, Hogan eseguì la sua mossa finale per chiudere l’incontro. Ci aspettavamo tutti la (solita) meravigliosa conclusione, con la vittoria del nostro eroe, ma Sid riuscì ad uscire dal conteggio di tre. Ricordo di come fossi attonito e deluso. Mai nessuno si era ripreso dal legdrop di Hulk! Non ebbi, però, il tempo di pensarci su più di tanto perché sul ring si presentò Papa Shango… Papa Shango?? Ma che diavolo c’entra Papa Shango adesso? Ad ogni modo, quella specie di santone voodoo e Sid si misero a picchiare insieme il povero Hogan e l’arbitro fu costretto a chiamare la squalifica. L’attacco però continuava e, come sempre in questi casi, sia nell’arena che a casa, tutti guardavamo verso il backstage per capire se sarebbe arrivato qualcuno a salvare dal pestaggio il nostro beniamino.

E poi si verificò uno de momenti più emozionanti che abbia mai vissuto, da spettatore del wrestling.

Quell’inconfondibile musica, qualcuno che esce da dietro le quinte e corre indiavolato verso il ring, il pubblico che reagisce con un boato. Ma niente può raccontare quel momento meglio della telecronaca originale di Dan Peterson:

«Ultimate Warrior!!! Tutti voi che avete telefonato… Ultimate Warrior rientra in questa maniera a Wrestlemania VIII!! Danza di guerra, Papa Shango sparisce…grande, grande rientro di Ultimate Warrior… e voi che avete scritto e domandato, cartoline, lettere, telefonate, fax, telegrammi, eccetera, su Ultimate Warrior, ecco la risposta: eccolo qua, vivo e in gran forma!»

Evidentemente la notizia data dal cugino del mio amico si era diffusa nel resto della penisola… ma in quel momento fummo tutti felicissimi di scoprire che era una balla! Warrior stava benissimo ed era tornato per aiutare Hogan! Cos’altro si poteva chiedere allo spettacolo del wrestling?

Uno de momenti più emozionanti che abbia mai vissuto in relazione a questo sport-spettacolo, dicevo. Ventidue anni dopo, lo stesso Ultimate Warrior mi avrebbe regalato un’altra forte emozione, anche se diametralmente opposta, purtroppo. Infatti, dopo anni di scontri e cause legali, Warrior e la WWE fecero finalmente la pace nel 2014, quando il guerriero fu indotto nella Hall of Fame, fece un’apparizione a Wrestlemania XXX e, la sera dopo, anche a Raw, dopo ben diciotto anni dall’ultima volta.

Queste furono le parole che pronunciò al centro del ring, davanti ai fan:

«Il cuore di ogni uomo, prima o poi, batte per l’ultima volta e i suoi polmoni esalano l’ultimo respiro. Se quello che quell’uomo ha fatto nella sua vita induce gli altri a credere in qualcosa di più grande, il suo spirito vivrà per sempre».

Come in un film, Warrior morì il giorno dopo per un attacco di cuore, subito dopo essersi riconciliato con la WWE e i fan. Un amaro scherzo del destino per un personaggio capace di suscitare negli appassionati, per tutto l’arco della sua carriera, emozioni contrastanti ma, allo stesso tempo, autentiche.

 

 

 

The Ultimate Warrior – La resurrezione del guerriero

 



Gianluca Caporlingua

Cresciuto (???) giocando a calcio e sbucciandomi le ginocchia sui campi in terra della provincia siciliana. Da bambino, però, il sogno (rimasto nel cassetto) era quello di fare il wrestler. Dato che mia madre non mi avrebbe mai permesso di picchiare gli altri, ho deciso di cominciare a scrivere le storie dei miei eroi. Oggi le racconto filtrandole coi ricordi d'infanzia.

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